Domani

MAÑANA

«Mañana». La palabra
iba suelta, vacante,
ingrávida, en el aire,
tan sin alma y sin cuerpo,
tan sin color ni beso,
que la dejé pasar
por mi lado, en mi hoy.
Pero de pronto tú
dijiste: «Yo, mañana…»
Y todo se pobló
de carne y de banderas.
Se me precipitaban
encima las promesas
de seiscientos colores,
con vestidos de moda,
desnudas, pero todas
cargadas de caricias.
En trenes o en gacelas
me llegaban -agudas,
sones de violines-
esperanzas delgadas
de bocas virginales.
O veloces y grandes
como buques, de lejos,
como ballenas
desde mares distantes,
inmensas esperanzas
de un amor sin final.
¡Mañana! Qué palabra
toda vibrante, tensa
de alma y carne rosada,
cuerda del arco donde
tú pusiste, agudísima,
arma de veinte años,
la flecha más segura
cuando dijiste: «Yo…»

§

“Domani”. La parola
libera, vacante, senza peso,
si muoveva nell’aria,
così senz’anima e corpo,
senza colore nè bacio,
che l’ho lasciata passare
al mio fianco, nel mio oggi.
Ma all’improvviso tu
hai detto: “Io, domani…”
E tutto si è animato
di carne e di bandiere.
Mi si precipitavano
addosso le promesse
di seicento colori,
con vestiti alla moda
nude, ma tutte
ricolme di carezze
In treni o gazzelle
mi giungevano – acute,
suoni di violini –
snelle speranze
di bocche verginali.
O veloci e grandi
come navi, di lontano,
come balene
da mari remoti
immense speranze
d’un amore senza termine.
Domani! Che parola
vibrante, tutta tesa
di anima e carne rosata,
corda dell’arco dove
tu hai messo, acutissima,
arma di venti anni,
la freccia più sicura
quando hai detto: “Io…”

PEDRO SALINAS Y SERRANO

Nel bosco sospeso

 
Nel bosco sospeso nel tempo fantastico
rimane dolce, amorevole idea
legata al ramo gentile
per grazia d’un tenero picciolo
d’anima fragile
che al primo soffio di vento audace
rimarrà indifesa
costretta alla resa.
Rideranno dispettosi i folletti
le fate intoneranno canto felice
l’unicorno tornerà prodigioso a calpestare
felci argentate di terra rigogliosa
e tu magia dun sogno d’amore,
tornato dalle braccia del cielo meraviglioso,
risuonerai come dolce tamburo
nel mio cuore vibrato e pizzicato
da mille violini baciati
da labbra di stelle soffuse.

Roberta Bagnoli

I sogni che non ho fatto mai

Respirano tra melodie impossibili
scritte da mano d’angelo all’istante
senza l’ausilio di nemmeno una
di quelle sette note che conosco.

E suonano, suonano incessanti
con violini buffi ai quali poi darò
i nomi di fantastiche Meduse
e posti sacri dove custodirli.

E vibrano, vibrano da Dio
toccando corde di chitarre vento,
sicuramente meglio di certi cuori
intensi, innamorati da impazzire.

E odorano, odorano di rosa,
la specie più esclusiva inesistente,
aspettando che almeno li accarezzi,
i sogni che non ho fatto mai.

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 22, 2011 at 07:16  Comments (3)  
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La notte

 
La notte infatti è quel che resta del giorno
un silenzio che tradisce trasparenze
e dei suoi suoni reconditi se ne fa vita
come la musica nascosta dei violini nella stanza dell’amore ma…
è questo che disturba il tempo che resta
che senza tregua ti sorpassa i sogni ed i sospiri
mentre giochi con la pelle mentre soffi sui profumi di lei
che ti abbraccia ma si è questo che disimpegna nella notte
…non passa mai…
anche se vaghi con la lanterna dei tuoi sensi a cercar di non morirne…
a cercarne il bacio che ti resti tra le pareti della notte.

Enrico Tartagni

Infinito è l’approdo


Infinito è l’approdo
scale da brivido
per il sogno inaudito
ancora è livido il sole
trema e dipinge
d’istinto nel cuore
fiati di aquilone,
sospiri d’arcobaleno
mentre la luna ascolta
e sussurra vibrazioni antiche
d’arpe e violini
sfiorate da ali d’angelo
accordi armonici
che ormai sulla terra
hanno perso dimora.

Roberta Bagnoli

Mille violini

Mille violini
suonano intorno alle cùne di freschi virgulti.
Piccole nubi bianche dell’aurora,
rosate, pallide, leggere come alito
d’un bimbo che sorride.
Ora quando grigiastre plumbee,
le nubi del dolore
s’addensano paurose su questo
sole gracile, malato,
piccole ansie al bimbo:
lacrime dell’età più bella,
negli occhioni limpidi
aperti di stupore alla vita
che fugaci tremanti brillavate.
Perché non ritornate, a ricoprir
con tenue velo le pupille
stanche, in queste ore tristi del mattino,
tornando anche per poco
come in un gioco magico d’incanto?

Paolo Santangelo

Published in: on febbraio 26, 2011 at 07:09  Comments (6)  
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…Chissà quando

D’incanto m’appare nel vento
l’inquietudine dei tuoi occhi
Prorompono taciute le bugie
e il tuo Romeo
con gli stivali da Ussaro
come un alibi compiuto
per non morire

– ilari risate carezze pazzie –

Ti vedo rovistare
le mie carte
il mio cuore
fra i violini tzigani
e un certo pizzicore

E tu
certamente dimentica
inconsapevole amore
chissà quando
precipitando
mi chiamerai

Silvano Conti

Published in: on febbraio 14, 2011 at 07:15  Comments (2)  
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Fuga di morte

TODESFUGE

Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends
wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts
wir trinken und trinken
wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne er pfeift seine Rüden herbei
er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich morgens und mittags wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng

Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags und morgens wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith er spielt mit den Schlangen
Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags der Tod ist ein Meister aus Deutschland
wir trinken dich abends und morgens wir trinken und trinken
der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft
er spielt mit den Schlangen und träumet der Tod ist ein Meister aus Deutschland

dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith

§

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti

Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti

Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

PAUL CELAN

Violini

Basta
una costola d’acero montano,
una scheggia d’ebano
perché nelle rosse solitudini
degli abeti
rinasca
l’anima tersa.

Anileda Xeka

Published in: on dicembre 18, 2010 at 07:00  Comments (4)  
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In sogno

L’avia ciamate ‘n seugn
un seugn parej, da gnente,
un seugn da ten-e li.

Na rondola a sgaria
e asmijava che ij violin
a sonejsso  al post dal vent!

Un seugn da tene- li,
per j’ore mie pi scure,
per quand aj meuir el di
da pijelo s’unt la man
e pian pian sfarfafajielo

Ma ariverà la neuit !!

§


Ti avevo chiamata in sogno
un sogno così, da nulla,
un sogno da tenere li

Una rondine garriva
e pareva che i violini
suonassero al posto del vento!

Un sogno da tenere lì
per le ore mie più scure,
per quando muore il giorno,
da prenderlo sulla mano
e piano piano sbriciolarlo

Ma arriverà la notte !!

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 11, 2010 at 07:21  Comments (3)  
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