Violino antico

Suonava per la via il suo violino antico,
magico strumento reso scuro dal tempo.
Antiche, straniere e struggenti armonie
fluivano nell’anima mia portate dal vento.
Le agili dita sulle tese corde danzavano,
il capo ondeggiante, gli occhi socchiusi,
cercar pareva nella mente melodie
che scese dal cielo i cuori riempivano.
Disegnava nell’aria magiche figure
quell’arco da maestra mano guidato,
viaggiarono ascoltate nel tempo, ballate
in notti dall’odore di tizzone bruciato,
nel profumo di candele in sale fastose,
nel momento di tregua di un povero soldato,
nelle feste gitane sulle vie polverose,
accarezzando il cuore delle novelle spose.
Al tempo sopravvisse quel magico liuto,
simbolo è la musica di arte immortale.
Da quante mani fu suonato, posseduto
e quante mani ancora, dopo l’avranno.
Piccolo, grandioso strumento d’armonia,
tra mille mani perpetuerai il tuo viaggio,
è tuo destino suonar di tristezza e allegria
con nuovi padroni dal cuore randagio.
È questo che pagherai come ovvio tributo,
da un uomo sei nato e con lui hai vissuto.
Scivola nell’aria una malinconica sinfonia,
vola lasciando dietro struggente traccia,
si allontana da me cercando un’altra via
oppure un’assolata e solitaria piazza.

Claudio Pompi

Suona un violino

.
nel crudo inverno
e una folgore
spadaccina
mi scinde.
Volano
gli affanni
liberi uccelli
sui mari
nel tempo-spazio
fluisco
verso
foreste di rose.
.
Graziella Cappelli
.
Published in: on febbraio 19, 2012 at 06:51  Comments (18)  
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Visioni asimmetriche

 
 
Un altro giorno di baldoria
dentro questa botte ferrata di pensieri giulivi
dove un violino disaccordato
dimenticava le sue passioni d’amore.
.
Intorno nuvole d’allegoria
si muovevano annichilite da voli di gabbiani
in festa per una barca di gomma piuma
che rifiutava l’acqua del mare.
.
Giovani musulmani in preghiera,
avvinghiati a pietre sconosciute,
sorridevano abbracciando ombre di speranza,
confuse da una pietà senza lacrime.
.
Il grande capo di questa immensità
ordinava a tutti di coprirsi di polvere bagnata
Muti i lamenti, lontani i dolori,
gli occhi socchiusi per tanto splendore.
.
I treni viaggiavano senza fili elettrici
e le rotaie erano scie di fuoco
dove la fede umana moriva in anfratti profondi
di felicità, sposata all’eterno desiderio.
.
Chi guidava i treni super veloci  e trasparenti
guidava anche il mondo che in quest’era post-moderna
andava al rovescio, oltrepassando tutti i muri
fatti  di bugie e i cantastorie erano contenti.
.
Non c’erano fiori perché la cenere
ridondava le sponde della bellezza, consunta
da mani di granchio che graffiavano
i figli appena nati da questa terra martoriata.
.
Gli alberi invece crescevano a dismisura,
sfidando gli aeroplani e i raggi del sole,
abbattuti all’ora del tramonto
da rivoli quieti di una luna stanca.
.
La botte ferrata era sempre piena
Ora rotolava tra sentieri di formiche operose,
schiacciando pietre del tempo futuro,
riflesse nella pioggia benefica di primavera.
.
E gli uomini offesi da rumori strazianti
dormivano, supini, con la meraviglia
che annunciava loro altri giorni di festa
senza bandiere e proclami.

Gavino Puggioni

Ndr: questa poesia, inedita, ha avuto una significativa menzione, con pubblicazione in antologia, al XXVII Premio Mondiale di Poesia Nosside 2011, di Reggio Calabria

Cuore blu

In te, una semplice maglietta
ma col profumo del desiderio
una sintonia di sguardi d’oltremare
d’indaco rivestiti.
In te parole mai esistite
inventate solo per me
come corde di violino
tasti di un pianoforte
parole da far vibrare i sensi
fino a tingere di blu il cuore
come cielo trapuntato di stelle.
In te quell’attimo di follia
di lecita trasgressione
che trasforma case in castelli
coperte in tessuti di broccato.
In te filigrane di coralli e perle
guglie di merletti
elevate al cielo
come braccia alzate dopo una rosa rossa.
In te nuvole di spuma
prati viola profumati di lavanda.
In te fughe repentine
dove la realtà cede il posto al sogno.
Il mio.

Sandra Greggio

Silente un piano

 
Nell’angolo più oscuro,
accosto a una parete,
giaci dimenticato,
ambisci le mie dita.
.
Vibravano le corde,
per rapide carezze,
 gemmavan melodie,
fondendosi con l’aria.
.
Ora sugli spartiti
le chiavi di violino
son punti di domanda
su ciò che fu il passato.
.
Ed era in tempi lieti
che davi le tue note,
sorte da sentimenti
e dolcemente amate.
.
Così resta il ricordo
con forte nostalgia,
per ciò che più non torna,
pensosa anima mia.
.
Ma quella tua presenza
mi rassicura ancora.
Centellino speranza
che cresce d’ora in ora.
.
Ritornerò a sfiorare
quei tasti neri e bianchi.
 Quei suoni, nel lor volo,
profumeranno il tempo,
l’anima addolciranno.

Piero Colonna Romano

Neve di maggio

Il silenzio sui campi fioriti
e nel silenzio c’è la tua essenza.
Leggera e impalpabile
cade e risale
la neve di maggio.
Fiocchi inafferrabili portati via dal vento tiepido
ad essi affido i miei pensieri.
Mi lascio andare, sprofondare
nella pace di un campo di papaveri in fiore
e vedo te
il tuo viso
il tuo sorriso.
Eleganti e maestosi
i caldi fiocchi
volano via orizzontalmente
ovattano l’erba e i fiori in boccio
riempiono di significato
la primavera,
come tu riempi il mio cuore.
Un glicine carico
espande il suo profumo generoso
C’è odore di te.
Il cielo mi chiama
e nel silenzio chiudo gli occhi
un violino suona silenzioso dentro
e un passero cinguetta cantando.
C’è suono di te.
Una forza smisurata
mi esplode dentro
e inspiro l’essenza
l’odore,
il suono.
Lacrime improbabili allagano gli occhi.
Che sia questa la felicità?

Sandro Orlandi

L’ipotesi dei tuoi versi

Dei tuoi lacci
son l’inutile preda !

Il tuo tempo
è un
violino villano
di chi ha
ancora speranza

sei tu
che ancora
……….
mi sfiori le corde
con note dolenti

dei tuoi …se
rabbiosa m’imperlo
di pensieri la fronte

alla mia cruna
mantieni il tuo spirito
ma…
è un filo ribelle
per me
che tramo la notte

confesso che….

su di una torre rimango
a mirar del tuo mare

malgrado

il tuo ego
dipinga il silenzio
per un altro
tuo

Assolo

Pierluigi Ciolini

Published in: on novembre 27, 2010 at 07:16  Comments (3)  
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Parole

C’è la parola vestita da sposa
e quella che è meglio lasciare per strada.
E hai quella cosa ch’è mille parole:
la pelle più bianca di un uovo
la luce; o forse parola più grande di luce.
Parola di dio, direbbe qualcuno.
Parola che a te ti farei solo bene,
sfregandoti come un cerino bagnato.
Ci sono parole
che fanno l’amore più pieno e più rosso
perché stare zitti è impossibile, a volte
e tutti gli artisti ti appaiono insieme
a contendersi il merito, come bambini.
Su chi t’abbia fatto quel culo a violino,
quel naso che succhia il mio nettare melo.
Ci sono parole che muovono il mondo
che alzano i turni al lavoro
la gente. Parole riscatto
giustizia, decoro.
Parole che è meglio lasciare da parte,
procedere prima a carezze, su in fronte.
Parole d’addio che farebbero a pugni,
parole per ridere senza rancore.
Parole qui, al posto del t’amo
nessuna.

Massimo Botturi

Piccola morte per ridere

PETIT MORT POUR RIRE

Va vite, léger peigneur de comètes!
Les herbes au vent seront tes cheveux ;
De ton oeil béant jailliront les feux
Follets prisonniers dans les pauvres têtes…
Les fleurs de tombeau qu’on nomme Amourettes
Foisonneront plein ton rire terreux…
Et les myosotis, ces fleurs d’oubliettes…
Ne fais pas le lourd : cercueil de poètes
Pour les croque-morts sont de simples jeux,
Boîtes à violon qui sonnent le creux…
Ils te croiront mort – les bourgeois sont bêtes –
Va vite, léger peigneur de comètes!

§

Va’, sfreccia leggero pettinatore di comete!
L’erba al vento sarà la tua folta chioma;
dal tuo occhio spalancato scaturiranno
fuochi fatui, prigionieri di sciagurate teste…
I fiori del sepolcro, definiti passioni,
accresceranno l’eco del tuo riso atterrito….
E le miosotidi, quei fiori di segrete…
Non dargli peso: le bare dei poeti
per i becchini non sono che stolti giochi,
custodie di violino suonano vuote melodie…
Ti crederanno morto – idioti borghesi –
va’, sfreccia leggero pettinatore di comete!

TRISTAN CORBIÈRE

Intesa

Cercami nell’arsura
come pura acqua sorgiva,
nel rigore come tiepido raggio,
nella tristezza
come tenue carezza.
Cercami nell’illusione
come ineffabile melodia,
nella menzogna
come verità assoluta.
Mi troverai
sulle ali fallaci della fantasia
come approdo sicuro in tempesta.
Ci incontreremo
nel breve incanto dell’evanescenza lunare
nell’alternarsi delle stagioni
nelle struggenti note di un violino stonato
…………………….
con un sorriso …complice di
indicibili segreti!

Michela Tarquini