Lo cammino tuo

 
Si lo pensiero inganna lo tuo sentire
e d’una coltre vela sì tanto lo vedere    
 .
netta lo vanto che t’accompagna
d’umil vesti ricopri l’intero tuo
 .
e dallo core apri a musica soave
per ascoltar lo canto che solo  suona
di virtude e beltade
 .
riscoperto diverrà lo senso
che nelle genti incontri
ancora nello cammino tuo
 .
non sia malizia e tracotanza
nè  bestemmia detta  nello peccato abiuro
a non aver compreso lo fin dello creato

Il Passero

La Giustizia

Tra le quattro vertù ch’er monno spera
ch’averiano d’avé li cardinali
ce sta dipinta la Giustizia vera
come l’hanno da fa li tribunali.
Tiè in mano uno spadone e ‘na stadera:
carca un agnello sutto li stivali:
e stà bennata có ‘na benna nera,
quann’io pé me je metterìa l’occhiali.
Ma come, cristo!, ha da trovà la strada,
cusì orba la povera Giustizia,
de contà l’oncia e de calà la spada?
Come pò vede mai si la malizia
de li curiali je dà grano o biada,
e s’è zucchero-d’orzo o regolizzia?

GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI

Amo

Amo la libertà
di scelta
di decisione, d’intuizione
Amo l’ identità
Amo la giustizia
Amo l’amicizia

Amo quando bussa sera
lucerna della luna
Amo l’orizzonte
dove si fa fonte
viva
l’anima
sgorgo di salvezza

Amo tenerezza
gentilezza
i miei intensi sensi
Amo amori densi
Cuori
immensi

Amo
virtù verità
Amo dignità
sobrietà nei sorrisi

Amo fiordalisi
nelle sfaccettature
Amo vite dure
mani callose
giardini di rose

Amo finezza
Amo stoltezza
Amo il sacco pieno e
quello vuoto
Amo il moto e nuoto
amando.
(scusate se ho scritto “Amo” troppe volte
questa è la mia sorte…)

Aurelia Tieghi

L’orologio

Horloge! dieu sinistre, effrayant, impassible,
dont le doigt menace et nous dit: Souviens-toi!
Les vibrantes Douleurs dans ton coeur plein d’effroi
se planteront bientôt comme dans une cible;

ainsi qu’une sylphide au fond de la coulisse;
chaque instant te dévore un morceau du délice
à chaque homme accordé pour toute sa saison.

Trois mille six cents fois par heure, la Seconde
chuchote: Souviens-toi! – Rapide, avec sa voix
d’insecte, Maintenant dit: le suis Autrefois,
et fai pompé ta vie avec ma trompe immonde!

Remember! Souveniens-toi! prodigue! Esto memor!
(Mon gosier de métal parte toutes les langues).
Les minutes, mortel folâtre, sont des gangues
qu’il ne faut pas lâcher sans en extraire l’or!

Souviens-toi que le Temps est un joueur avide
qui gagne sans tricher, à tout coup! c’est la loi.
Le jour décrôit; la nuit augmente; souviens-toi!
Le gouffre a toujours soif; la clepsydre se vide.

Tantôt sonnera l’heure où le divin Hasard,
où l’auguste Vertu, ton épouse encor vierge,
où le Repentir même (oh! la dernière auberge!),
où tout te dira: Meurs, vieux lâche! il est trop tard!

§

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;

il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.

Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!

Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!

Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.

Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!

CHARLES BAUDELAIRE

Gentile è la guerra

WAR IS KIND

Do not weep, maiden, for war is kind.

Because your lover threw wild hands toward the sky

And the affrighted steed ran on alone,

Do not weep.

War is kind.

Hoarse, booming drums of the regiment

Little souls who thirst for fight

These men were born to drill and die

The unexplained glory flies above them

Great in the battle-god, great, and his

kingdom –

A field were a thousand corpses lie.

Do not weep, babe, for war is kind.

Because your father tumbled in the yellow trenches,

Raged at his breast, gulped and died,

Do not weep.

War is kind.

Swift, blazing flag of the regiment

Eagle with crest of red and gold,

These men were born to drill and die

Point for them the virtue of slaughter

Make plain to them the excellence of killing

And a field where a thousand of corpses lie.

Mother whose heart hung humble as a button

On the bright splendid shroud of your son

Do not weep.

War is kind.

§

Non piangere ragazza, perché gentile è la guerra.
E se il tuo amato levò disperate le mani al cielo
e terrorizzata la cavalcatura proseguì da sola,
non piangere.
Gentile è la guerra

Cupi rimbombanti tamburi del reggimento,
piccole anime assetate di lotta,
questi uomini nacquero per esercitarsi e morire.
La gloria inspiegata vola sopra di loro,
grande è il Dio delle Battaglie, grande, e il suo
Regno
un campo su cui giacciono mille cadaveri.

Non piangere, piccola, perché gentile è la guerra.
E se tuo padre rotolò nelle gialle trincee,
devastato il petto, e singhiozzò e morì,
non piangere.
Gentile è la guerra

Rapida sventolante bandiera del reggimento,
aquila dalla cresta di rosso e di oro,
questi uomini nacquero per esercitarsi e morire.
Spiega loro la virtù del massacro,
fagli capire il merito dell’uccidere
e un campo su cui giacciono mille cadaveri.

Madre, il cui cuore penzolò umile come un bottone
sull’abbagliante splendido sudario di tuo figlio,
non piangere.
Gentile è la guerra.

STEPHEN CRANE

Virtù

 
A Sandrèn
 
Virtù, vetusto vate, vaticini?
Veliero vanamente veleggiato
valore volentieri vagheggiato
vespertino viaggio vacillante.
Vuoi volare? Vai verso vertigini,
vacue vulve villose vociferanti,
vessatori vampiri, virginali vamp,
vessilli vanagloriosi, vascelli vinti,
violenze, vanità, viltà? Vira!
Vai veloce, valica valli, volteggia
vinci vizi virulenti, vagheggia
vaghezze, vini vigorosi, volovàn
voci vereconde, vellica voglie veraci,
varca vestiboli, vesti violetti velluti,
verga vividi versi virtuosi. Vale!

Silvano Rocca

Del prode Cecco l’acerba vertù

 

(n.d.r.  Il brano, un vero e proprio saggio di virtuosismo poetico con citazioni e riferimenti anche d’attualità,  prende ispirazione/pretesto dal IV Capitolo de “L’Acerba”, opera principale di Cecco d’Ascoli -Francesco Stabili-, poeta ed intellettuale del ‘300 finito al rogo per le sue tesi eretiche)

 
Del IV la vertute (1) l’altro iorno
Colpimmi e a meco averla l’impio male
I’ vuolsi allontanarlo da l’intorno:
Tentai di spaventarlo col sonetto,
Lo metro che mi vien più naturale,
Ma invece la terzina viense a getto.
.
Da vero vertüoso e grande vate
A la beltate femmena i’ m’affida,
Ofrendole di rose e di patate:
Poi pria che ‘l pomo giù da’ tralci preso,
Pria che niun sangui e niun venga suicida,
Nobilitata l’alma, un cero è acceso!
.
Li celi donqua pien di leggerezza
Immo mirando ‘l ben che non si sface,
Ché la vertute è madre di saggezza:
Como l’Ulivo ch’à limpiezza soa,
E ‘l grido popolare non si tace
Ne l’Urbe nazionale mea e toa.
Convene allor che i trami sien diritti,
Sì che in padella zòmpin… pesci fritti!

(1) Leggendo il IV cap.lo di Acerba di Cecco d’Ascoli Stabili, Ancarano 1269/Firenze 1327 arso per eresia, poema in sesta rima incompiuto all’inizio del V cap.lo, notai che era ripetuta sette volte la parola “vertù/vertute/virtù”. Con povere ricerche scoprii che, nei secoli, anche alcuni fìlosofi avevano parlato di virtù e dintorni fra loro e fra gli altri: 1 Socrate, Atene, 470/399 a.C.; 2 Platone, Atene, 427/347 a.C.; 3 Aristotele, Stagira, 384/322 a.c.; 4 Zenone di Cizio (Cipro), 333/263 a.c. ideatore dello Stoicismo nel 300 ad Atene; 5 Machiavelli Niccolò, Firenze, 1469/1527; 6 Bruno Giordano, Nola 1548, arso al rogo in Roma 1600; 7 Galilei Galileo, Pisa, 1564/1642; 8 Campanella Tommaso, Stilo RC, 1568/1639; 9 Hobbes Thomas, Malmesbury, 1588/1679; l0 Cartesio/René Descartes, La Haye Touraine, 1596/1650; 11 Vico Giambattista, Na­poli, 1668/1744; 12 Shaftesbury Anthony Ashley Cooper, Londra 1671/1713; 13 Montesquieu Charles-Louis de Secondat di La Brède, Bordeaux, 1689/1755; 14 Hutcheson Francis, Drumalig, 1694/1746; 15 Hume David, Edimburg 1711/76; 16 Smith Adam, Kirkcaldy, 1723/90; 17 Kant Immanuel, Königsberg/Kaliningrad, 1724/1804; 18 Hegel Georg Wilhelm , Stoccarda, 1770/1831; 19 Feuerbach Ludwig, Landshut, Baviera, 1804/72; 20 Bauer Bruno, Eisenberg, Sassonia-­Altenburg, 1809/82; 21 Spaventa Bertrando, Bomba CH, 1817/83; 22 Marx Karl, Treviri, 1818/83 e 23 Engels Friederich, Barmen, Wuppertal, 1820/95: “i due del Manifesto del Partito Comunista (1848)”; 24 Labriola Antonio, Cassino, 1843/1904; 25 Husserl Edmund, Prossnitz, Moravia, 1859/1938; 26 Croce Benedetto, Pescassèroli AQ, 1866/1952; 27 Gentile Giovanni, Castelvetrano TP, 1875/1944; 28 Heidegger Martin, Messkirch, Baden-Wiirtemberg, 1889/1976; 29 Gramsci Antonio, Ales CA, 1891/1937.

Sandro Sermenghi

Quasi

QUASE

Ainda pior que a convicção do não, a incerteza do talvez
é a desilusão de um “quase”.
É o quase que me incomoda, que me entristece, que
me mata trazendo tudo que poderia ter sido e não foi.

Quem quase ganhou ainda joga,
quem quase passou ainda estuda,
quem quase morreu está vivo,
quem quase amou não amou.

Basta pensar nas oportunidades que escaparam pelos dedos,
nas chances que se perdem por medo,
nas idéias que nunca sairão do papel
por essa maldita mania de viver no outono.

Pergunto-me, às vezes, o que nos leva a escolher uma vida morna;
ou melhor, não me pergunto, contesto.
A resposta eu sei de cor,
está estampada na distância e frieza dos sorrisos,
na frouxidão dos abraços,
na indiferença dos “bom dia”, quase que sussurrados.
Sobra covardia e falta coragem até pra ser feliz.

A paixão queima, o amor enlouquece, o desejo trai.
Talvez esses fossem bons motivos para decidir
entre a alegria e a dor, sentir o nada, mas não são.
Se a virtude estivesse mesmo no meio termo,
o mar não teria ondas, os dias seriam nublados
e o arco-íris em tons de cinza.
O nada não ilumina, não inspira, não aflige, nem acalma,
apenas amplia o vazio que cada um traz dentro de si.

Não é que fé mova montanhas,
nem que todas as estrelas estejam ao alcance,
para as coisas que não podem ser mudadas
resta-nos somente paciência,
porém, preferir a derrota prévia à dúvida da vitória
é desperdiçar a oportunidade de merecer.

Pros erros há perdão; pros fracassos, chance;
pros amores impossíveis, tempo.
De nada adianta cercar um coração vazio
ou economizar alma.
Um romance cujo fim é instantâneo ou indolor não é romance.
Não deixe que a saudade sufoque, que a rotina acomode,
que o medo impeça de tentar.

Desconfie do destino e acredite em você.
Gaste mais horas realizando que sonhando,
fazendo que planejando, vivendo que esperando
porque, embora quem quase morre esteja vivo,
quem quase vive já morreu!!

§

Ancor peggio della convinzione del no, l’incertezza del forse

è la disillusione di un”quasi”.

E’ il quasi che mi disturba, che mi intristisce,

che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato e non è stato.

Chi ha quasi vinto gioca ancora,

Chi è quasi passato studia ancora,

Chi è quasi morto è vivo,

Chi ha quasi amato non ha amato.

Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,

alle opportunità che si perdono per paura,

alle idee che non usciranno mai dalla carta

per questa maledetta mania di vivere in autunno.

Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;

o meglio, non mi chiedo, contesto.

La risposta la so a memoria,

è stampata nella distanza e freddezza dei sorrisi,

nella debolezza degli abbracci,

nell’indifferenza dei “buongiorno” quasi sussurrati.

Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.

La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.

Forse questi possono essere motivi per decidere tra allegria e dolore, sentire il niente, ma non lo sono.

Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi

e l’arcobaleno in toni di grigio.

Il niente non illumina, non ispira, non affligge, nè calma,

amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di sè.

Non è che la fede muova le montagne,

nè che tutte le stelle siano raggiungibili,

per le cose che non possono essere cambiate

ci resta solamente la pazienza,

però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria

è sprecare l’opportunità di meritare.

Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;

per gli amori impossibili, tempo.

A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.

Un romanzo la cui fine è istantanea o indolore non è un romanzo.

Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,

che la paura ti impedisca di tentare.

Dubita del destino e credi a te stesso.

Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,

facendo piuttosto che pianificando, vivendo piuttosto che aspettando

perchè, già che chi quasi muore è vivo,

chi quasi vive è già morto!!!

LUÍS FERNANDO VERÍSSIMO

Dedicata a Marcello

Sonetto dell’amore totale

SONETO DO AMOR TOTAL

Amo-te tanto, meu amor … não cante

O humano coração com mais verdade …

Amo-te como amigo e como amante

Numa sempre diversa realidade.

Amo-te afim, de um calmo amor prestante

E te amo além, presente na saudade.

Amo-te, enfim, com grande liberdade

Dentro da eternidade e a cada instante.

Amo-te como um bicho, simplesmente

De um amor sem mistério e sem virtude

Com um desejo maciço e permanente.

E de te amar assim, muito e amiúde

É que um dia em teu corpo de repente

Hei de morrer de amar mais do que pude.

§

Ti amo tanto, amore mio …
non canti il cuore umano
con maggiore verità ….

Ti amo come amico e come amante
in una sempre diversa realtà.
Ti amo per affinità,
di un quieto amore prestante
e ti amo al di là,
presente nella nostalgia.

Ti amo, infine, con grande libertà
per l’eternità e a ogni istante.
Ti amo come un animale, semplicemente
di un amore senza mistero e senza virtù
con un desiderio massiccio e permanente.

E amandoci così, molto e sempre
un giorno nel tuo corpo all’improvviso
morirò per aver amato più di quanto ho potuto.

MARCUS VINICIUS DE MORAES

Assuefazione alla demagogia

È un titolo impossibile
assuefazione alla
demagogia! E un empito
di poesia balla
e al labbro balza su!
E vedo tangentopoli
con sprechi di miliardi
e spero per i popoli
che non sia troppo tardi
ma vinca la virtù!
Sì, sgombreranno l’autobus
rendendoci il maltolto
stolti quei ladri luridi
che hanno o non hanno volto
miseri parvenu!

Sandro Sermenghi