La lista dei profumi

 
La lista dei profumi non è più facoltativa,
se l’uno dovrai sapere di rose
il quindici ti forniremo di tabacco e catrame e zolfo e marmellate acide
mentre alla fine del mese sarai tu a fornirci di sangue
                                                                                     dagli occhi.
Le lavanderie automatiche ripuliranno il tuo viso
facendoti rotolare come una gallina prima che le venga spezzato il collo.
.
Prima però, amore, voglio dirti che verrò a bere dalle piccole rughe delle tue mani
dove decollano pesci volanti e tappini rossi delle penne rosse
e ti dirò che sei la figura perfetta della visione
la perforazione di una stella attraverso la vena
il sangue di cristo
l’universo in miniatura
una gabbia per uccelli
divelta
           su una spiaggia occidentale.
.
Ma dal momento che la lista dei profumi non è più facoltativa
credo che farò di tutto per non morire prima del prossimo secolo
non posso permettere a queste stupide forze invisibili di separarci
che vengano pure a prendere dai miei occhi il sangue colorato degli dei
che mi strappino dal collo la pelle
per le loro borsette aziendali
che distribuiscano parti del mio pene dalle macchinette automatiche
che si prendano anche il mio cuore nero per far accendere le luci
dei casinò
io (se non mi avranno già strappato la lingua per farci linguette per le scarpe)
griderò che sono venuto con le peggiori intenzioni:
.
VENGO PER L’EUCARISTIA ED IL DISARMO!!!
.
Scusami amore se non sono ancora venuto tra le tue labbra di sotto
e se non fossi uno sbandato sarei una stella
credo che questi assassini della lista dei profumi
non abbiamo ancora capito
che tremo ancora quando tento di amare – e chi dovrebbero ammazzare? Me?
.
Siamo venuti. L’uno su l’altra.

Massimo Pastore

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Struggendosi soavemente

 
Il cuore represso
dalla maledetta ragione,
agli occhi cèla …
l’immaginaria visione
.
Propensa all’amore…
ma dal dominio forzato
dei sensi inebriati
.
invola la mente…
struggendosi soavemente

Ciro Germano

Published in: on giugno 14, 2012 at 07:08  Comments (4)  
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Bologna

Ci sono porti intravisti dal mare
e città sorvolate di fretta
dove arriva il tuo viaggio distratto
Bologna invece ti abbraccia
è visione emersa dal cuore
che sale da bassa pianura
e rossa di terra e di umore
innalza il tuo sguardo
e due dita a indicarti il suo cielo
Mi ricordo ero giovane un giorno
dei giorni padrone e dei sogni
Un sogno era là a portata di mano
ed io giocavo a pensarmi una vita
scegliendola nuova e diversa
nel grembo di madre benevola e opìma
scrigno turrito di amore e buon tempo
aperto al mondo e a tutte le strade
Ma gli anni passano e i sogni invecchiano
chissà mai se una Dotta insegnante
uno sbaglio di troppo mi avrebbe evitato?
Ora che imbianco vorrei chiederlo a lei
ma la trovo nebbiosa e distante
E’ una donna violata e percossa
la bella che perse un dì l’innocenza
tra un nero di sangue e di macchine bianche
e più allegra non danza sull’aia
ormai tutta sommersa di “neve
Ma io con giovani occhi la guardo
come fanno in eterno gli amanti
e mi immagino scendere un giorno
sul sagrato di quella stazione:
ad accogliermi vedo già i musici
cantastorie sapienti e poeti
che il mio tempo hanno allietato
Loro sì che il mestiere conoscono
di scacciare quei neri fantasmi
e tra un sorso un accordo e un sorriso
torneranno a narrarmi gioiosa
di Bologna la sua favola antica.

Massimo Reggiani

Suggestione

È sera e sono in ascolto, l’ora tarda
aiuta le voci di cuori giovani che vagano intorno
Con lenti passi s’accostano fra loro
Avvicinano i loro visi e sento
i loro cuori cantare versi d’amore
Mi siedo e li osservo;
essi passeggiano vanno e vengono

Il mio tempo scorre lentamente
Tutto il resto tace,
case silenziose fanno da contorno, le foglie
non stormiscono, il fiume è immobile
La luna appare improvvisa
Illumina creando ombre suggestive
modificando l’intorno.

Ho occhi pesanti di sonno
ma irrequieto ed impaziente
accendo la lampada della mia anima
Illumino la via che mi conduce a te
Corro come pazzo verso
l’immagine del mio desiderio

Ti afferro saldamente,
ma tu mi eludi mi allontani
la splendida visione fugge via,
la luna piena si accomiata
ed io allora canto
perché questo amore
è semplice come una canzone.

Marcello Plavier

Amore in una notte novembrina

AMÅUR INT NA NÒT NUVENBRÉṄNA

Eletrònica viṡiån
t î däntr ed mé
cån la fôrza d un prè
ed viôl råssi.

E rimiràndet
l inpiànt eletrònic
ch’l à däl mièra ed bítt
dänter al sô arduèr,
caziè da un solitèri pundghén,
al mî softuèr
al và in tíllt
e am scâpa un ûrel:
a vrêv andèr in òrbita
cån té
al’èlba dal plenilóṅni
d una nòt nuvenbréṅna.

Pò,
bel conpiûter mî,
cme una sajatta tótt dû,
in viâż vêrs l incgnusó
sänza mai pió
vultèrs indrî!

 §

Elettronica visione
sei dentro a me
con la forza di un prato
di viole rosse.

E rimirandoti
l’impianto elettronico
che ha migliaia di bit
dentro al suo hardware,
cacciati da un solitario topino,
il mio software
va in tilt
e mi sfugge un urlo:
vorrei andare in orbita
con te
all’alba del plenilunio
d’una notte novembrina.

Poi,
bel computer mio,
come un fulmine tutti due,
in viaggio verso l’inconosciuto
senza mai più
voltarci indietro!

Sandro Sermenghi

The Sound of Silence

Hello darkness my old friend,

I’ve come to talk with you again

Because a vision softly creeping

left it’s seeds while I was sleeping

And the vision that was planted in my brain

still remains, within the sounds of silence

In restless dreams I walked alone,

narrow streets of cobblestone

‘neath the halo of a streetlamp

I turned my collar to the cold and damp

when my eyes were stabbed by the flash of a neon light

split the night… and touched the sound of silence

And in the naked light I saw

ten thousand people maybe more

people talking without speaking

people hearing without listening

people writing songs that voices never share

noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,

silence like a cancer grows,

hear my words that I might teach you

take my arms that I might reach you

but my words, like silent raindrops fell…

and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,

to the neon god they made

And the sign flashed out its warning

in the words that it was forming

And the sign said, “The words of the prophets

are written on the subway walls and tenement halls,

and whisper the sounds of silence.

§

IL SUONO DEL SILENZIO

Salve oscurità, mia vecchia amica

ho ripreso a parlarti ancora

perché una visione che fa dolcemente rabbrividire

ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo

e la visione che è stata piantata nel mio cervello

ancora persiste nel suono del silenzio

Nei sogni agitati io camminavo solo

attraverso strade strette e ciottolose

nell’alone della luce dei lampioni

sollevando il bavero contro il freddo e l’umidità

quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon

che attraversò la notte… e toccò il suono del silenzio

E nella luce pura vidi

migliaia di persone, o forse più

persone che parlavano senza emettere suoni

persone che ascoltavano senza udire

persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato

e nessuno osava disturbare il suono del silenzio

“Stupidi”  io dissi, “voi non sapete

che il silenzio cresce come un cancro

ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,

aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi”

Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia,

e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio

e la gente si inchinava e pregava

al Dio neon che avevano creato.

e l’insegna proiettò il suo avvertimento,

tra le parole che stava delineando.

e l’insegna disse  ” Le parole dei profeti

sono scritte sui muri delle metropolitane

e sui muri delle case popolari”

e sussurrano nel suono del silenzio

PAUL SIMON E ART GARFUNKEL


Ricordo il magico istante

Ricordo il magico istante:

Davanti m’eri apparsa tu,

Come fuggevole visione,

Genio di limpida beltà.

Nei disperati miei tormenti,

Nel chiasso delle vanità,

Tenera udivo la tua voce,

Sognavo i cari lineamenti.

Anni trascorsero. Bufere

Gli antichi sogni poi travolsero,

Scordai la tenera tua voce,

I tuoi sublimi lineamenti.

E in silenzio passavo i giorni

Recluso nel vuoto grigiore,

Senza più fede e ispirazione,

Senza lacrime, nè vita e amore.

Tornata è l’anima al risveglio:

E ancora mi sei apparsa tu,

Come fuggevole visione,

Genio di limpida beltà.

E nell’ebbrezza batte il cuore

E tutto in me risorge già –

E la fede e l’ispirazione

E  vita e lacrime e amore.

ALEKSANDR SERGEEVIČ PUŠKIN

LA CONOSCENZA

Soltanto gli esseri umani sono giunti a un punto in cui non sanno più perché esistono. Non usano i propri cervelli e hanno dimenticato la conoscenza segreta dei loro corpi, dei loro sensi, dei loro sogni. Non usano la conoscenza che lo Spirito ha messo in ciascuno di loro; non sono nemmeno consapevoli di questo, e avanzano ciecamente  barcollando sulla strada che non porta in nessun luogo – un’autostrada lastricata, che loro stessi costruiscono e spianano in modo da giungere più velocemente al grande buco vuoto che troveranno alla fine, pronto a inghiottirli. E’ una superautostrada comoda e veloce, ma so dove conduce. L’ho visto. Ci sono stato nella mia visione e pensarci mi fa rabbrividire.

CERBIATTO ZOPPO

(sciamano Sioux Lakota)

Sirena


Sparsi son gli anni che pensier raccoglie,
negli intimi sentieri d’un passato,
oziosi giaccion secchi come foglie,
braman l’oblio d’un animo provato.
S’affaccia uggioso il dì che cenerino,
d’algido sol longevo intirizzisce,
d’ombra s’avvolge nel fatal cammino,
la vita col suo tempo che finisce.

Ma d’un tratto color d’arcobaleno,
il sentimento grave già rischiara,
grigior scompare al dilagar sereno,
per carezza di melodia sì rara.
A tal voce di grazia il ciel s’incanta,
agili note dipingon di colore,
destata speme che si fa cotanta,
immersa in un’armonia d’amore.
Toni soavi d’eleganza effondi,
inebriante onirica visione,
or che leggiadra al tuo udir confondi,
trepido cor vibrante d’emozione.
A stregato miraggio t’assomiglio,
ch’appare meco per mutar di canto,
al maliardo tuo suon dolce periglio,
resister mai saprò ch’ora è già tanto.
Epigono io son di cicisbei,
dell’Odisseo non miro a far l’istesso,
pòrtati col destino ai giorni miei,
il duettar con te bramo dappresso.

Gian Franco D’Andrea

Canzone dell’inverno

La mia visione è un fiore sepolto,
niente errore,
il tempo delle cose perfette ha il suo tributo
fatto di neve, ed erba infeltrita.
Così muovo
appena le maniglie d’oceano
per trovarti
piccola bolla d’aria più acerba.
Ti do baci.
Con presunzione e atti di fede,
ti do baci
sulle Venezie asciutte degli inguini,
do baci
spremuti come arance d’inverno,
sopra il nudo, che tieni come certi segreti
di nessuno.

Massimo Botturi