Notte strana

Sono alla fine del secondo pacchetto,
e forse ne fumerò altre ancora
in questa notte strana che di me
non ne vuole sapere.
Vorrei viaggiare nei sogni che
mi vedono vittima e carnefice,
coraggioso e impaurito.
Questa è una notte strana amica mia,
silenzio ideale per nuova poesia,
pensare a te che lontana mi pensi
e mi scacci.
Pensiero leggero e ingombrante,
essenza di incertezza per te
Notte strana che non vuole essere
nè madre ne culla
Sono fuori dal mondo che aspetto
ogni sera per fermare la morte
che ogni giorno mi entra negli occhi,
nelle orecchie che ha voce di donna,
pianto di bambino, disperazione
di uomini senza patria, senza lavoro.
Maledetta notte che mi ha chiuso fuori
negandomi il suo onirico abbraccio.
Dorme il mio cane sulla poltrona,
ha il muso sereno di chi di una carezza
gioisce, sogna le corse sui prati
chissà se il tuo lume ha smesso di brillare,
se anche tu hai cominciato a sognare
notte strana la mia, dormi tu , dorme
il mio cane…svegli restiamo io e …
questa notte infame.

Claudio Pompi

In guerra

“In guerra, la verità è la prima vittima”

ESCHILO

Published in: on gennaio 7, 2012 at 07:10  Comments (4)  
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Cuore deforme di felino selvatico

Ogni passo – un agguato
Ogni riposo – in allerta
Ogni sguardo – famelico

Ma quanto saprebbe essere delicato
Se solo la vittima non avesse paura!
Se solo non fuggisse
E lo guardasse negli occhi!

Sarebbe uno sguardo d’amore profondo
E nessuno sarebbe più al sicuro di quella preda –
Ed i suoi occhi pieni del suo respiro
Limerebbero il cuore deforme dell’obbligato felino

Nicole Marchesin

Published in: on dicembre 10, 2011 at 07:27  Comments (7)  
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Assemblea condominiale

Ognuno contro tutti,
e tutti contr’ognuno…
un abbaiar di cani
che s’azzuffano per niente

Ciascuno espone
le proprie motivazioni,
immancabilmente respinte…
con disapprovazione

Nessuno vuol pagare
la bolletta straordinaria;
s’inficiano le vetuste
tabelle millesimali ;
si rinnovano i rancori
per quella vecchia concessione;
si discute degli abusi,
e delle aree in pertinenza…
e blà, blà,blà,
e ancora blà, blà, blà,
all’eccedenza.

Ognuno è vittima…
dell’avverso condominio,
e dopo ore ed ore
di accanite discussioni ,
senza arrivare a capo
d’alcuna conclusione…
solo per la stanchezza
si ripongono le spade…
per l’armistizio

Ciro Germano

Ti auguro

Je te souhaite
Je te souhaite de ne pas réussir ta vie.
Je te souhaite de vivre autrement que les gens arrivés.
Je te souhaite de vivre la tête en bas et le coeur en l’air,
les pieds dans tes rêves et les yeux pour entendre.
Je te souhaite de vivre sans te laisser acheter par l’argent
Je te souhaite de vivre debout et habité,
de vivre le souffle en feu, brûlé vif de tendresse.
Je te souhaite de vivre sans titre, sans étiquette, sans distinction,
ne portant d’autre nom que celui de l’humain.
Je te souhaite de vivre sans que tu aies rendu quelqu’un victime de toi-même.
Je te souhaite de vivre sans suspecter ni condamner, même du bout des lèvres.
Je te souhaite de vivre sans ironie, même contre toi-même.
Je te souhaite de vivre dans un monde sans exclu, sans rejeté,
sans méprisé, sans humilié, ni montré du doigt.
Je te souhaite de vivre dans un monde où chacun aura le droit
de devenir ton frère, de devenir ton prochain.
Un monde où personne ne sera rejeté du droit à la parole,
du droit d’apprendre à lire et de savoir écrire.
Je te souhaite de vivre libre, dans un monde libre.
Je te souhaite de parler, non pour être écouté, mais pour être compris.
Je te souhaite de vivre l’inespéré,
c’est-à-dire que je te souhaite de ne pas réussir ta vie.

 §

Ti auguro di non avere successo nella vita.

Ti auguro di vivere in modo diverso rispetto alle persone “arrivate”.

Ti auguro di vivere con la testa in basso e il cuore in aria,

i piedi dentro i tuoi sogni e gli occhi per sentire.

Ti auguro di vivere senza lasciarti comprare dal denaro

Ti auguro di vivere in piedi e con una casa,

di vivere il respiro nel fuoco, bruciato vivo dalla tenerezza.

Ti auguro di vivere senza marca, senza etichetta, senza distinzione, senza altro nome che quello di umano.

Ti auguro di vivere senza rendere nessuno tua vittima.

Ti auguro di vivere senza sospettare o condannare, nemmeno a fior di labbra.

Ti auguro di vivere senza ironia, nemmeno contro te stesso.

Ti auguro di vivere in un mondo senza esclusi, senza rifiutati,

senza disprezzati, senza umiliati, senza accusati con il dito.

Ti auguro di vivere in un mondo dove ciascuno avrà il diritto

ti divenire tuo fratello, di divenire il tuo prossimo.

Un mondo dove a nessuno sarà rifiutato il diritto di parola,

il diritto di imparare a leggere e scrivere.

Ti auguro di vivere libero, in un mondo libero

Ti auguro di parlare, non per essere ascoltato, ma per essere compreso.

Ti auguro di vivere l’inaspettato,

vale a dire che ti auguro di non avere successo nella vita.

JEAN DEBRUYNNE

Abele


Ma quanti colpi
ancora nei secoli
poi le luci della ribalta
spettano al carnefice
che deve motivare
il suo insano gesto
e magari chiedere perdono
ai parenti della sua vittima
come se si potesse perdonare
per interposta persona
ma su chi ricade realmente
tutto il sangue innocente
la storia ricorda Caino
(che nessuno lo tocchi)
Ma Abele
in quanto silenzio assoluto
rincorre l’ombra
del suo posto nella Storia?

Maria Attanasio

Lontano…


Lontano da brividi e bruciature
lo stomaco che non resiste
il cuore in fibrillazione
come uno che ha paura
e continuamente si gira
per guardarsi le spalle
salvarsi la pelle
un minuto ancora di vita felice
povera e goduta.

Lontano da me che sono
mio nemico mi sono fatto croce e chiodi
della mia sconfitta senza fede
e senza resistenza alle intemperie
ho creduto di essere vento
e poter ritornare come tempesta
sul mio stesso male.

Lontano ma dentro
tutte le cose io sento vibrare
la voce dei vivi e la memoria dei morti
io sono il fiato nella corsa
dell’alce scampato all’imbecillità
del cacciatore
vado più veloce del piombo
del passato fattosi fucile
per colpirmi di colpe nemmeno pensate
divento il sospetto ed il ragionevole dubbio
di questo tempo dove non c’è più scampo
solo per chi resta vittima
della follia di un attimo.
Lontano dove nessuna luce è cattiva
dispongo le mie carte migliori
e mi gioco la vita
pur di essere ancora viva.

Maria Attanasio

O rustica Fidile

Caelo supinas si tuleris manus
nascente luna, rustica Phydile,
si ture placaris et horna
fruge Lares avidaque porca

nec pestilentem sentiet Africum
fecunda vitis nec sterilem seges
robiginem aut dulces alumni
pomifero grave tempus anno.

Nam quae nivali pascitur Algido
devota quercus inter et ilices
aut crescit Albanis in herbis,
victima, pontificum securis

cervice tinguet; te nihil attinet
temptare multa caede bidentium
parvos coronantem marino
rore deos fragilique myrto.

Inmunis aram si tetigit manus,
non sumptuosa blandior hostia
mollivit aversos Penatis
farre pio et saliente mica.

§

Se avrai alzato le palme al cielo quando la luna è nascente, o rustica Fidile, se avrai placato i Lari con l’incenso, col raccolto nuovo e con una scrofa affamata, nè la vite feconda soffrirà per lo scirocco pestilenziale nè le messi per la ruggine che rende sterili nè i delicati capretti soffriranno le intemperie del tempo autunnale. Infatti fra le querce e i lecci dell’Algido nevoso pascola o cresce nelle erbe d’Alba la vittima designata che tingerà la scure dei pontefici; non è cosa da te che li incoroni con rosmarino e delicato mirto mettere alla prova i piccoli dei con una grande strage di pecore. Se tocchi con mano innocente l’altare, nessuna sontuosa offerta piega i Penati ostili più dolcemente del buon grano e del sale saltellante.

QUINTO ORAZIO FLACCO     (Odi 3,23)

Chi sei?

Dallo specchio mi guarda
e domanda,
cercando negli occhi risposta,
senza astio
né potere di sorta,
della mia vita
vittima sei
o carnefice ?

Kinita

Published in: on luglio 17, 2010 at 07:15  Comments (7)  
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Denaro


Pagate a vista: “Ventimilalire”
primo traguardo
era un assegno rosa;
orgogliosa, lo appesi
al lume di cucina.
Non li avrei spesi,
ma la vita è altra cosa.
Divenni anch’io vittima supina
di mala pianta
che prospera dove
son gli orti dell’avaro
sì, denaro è il suo nome
ma spesso chi lo muove
non lo nomina affatto
usa sinonimi:
grano, pizzo, usufrutto
competenza, conquibus
o “corpo del reato”;
io lo definirei
“l’innominato”
Quando è sporco si lava
con  passaggi di vasca
finchè torna più limpido
sempre alla stessa tasca.
Certamente infettivo
passa di mano in mano
eppur senza cautele
tanto chi ne è privo
pullula di anticorpi
mentre là dove abbonda
il passaggio è virtuale.
Utile negli eventi
ti libera, ma attenti
a non esserne schiavi
spesso per ottenerlo
i cosiddetti scaltri
mani “poco pulite”
rovinano le vite
…degli altri!
eh, forse dopo tutto
era meglio il baratto
lo fece anche Esaù
ma era il tempo che fu!

Viviana Santandrea