Morire

“Vivi come se dovessi morire domani. Pensa come se non dovessi morire mai”

JIM MORRISON

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Published in: on febbraio 16, 2012 at 07:25  Comments (2)  
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Ho fatto la piega al copriletto

Alle compagne di stanza a Monte Sole

 
Ho fatto la piega al copriletto
dalla stampa a fiori
disegnati con precisione
come in un erbario rinascimentale
ho lisciato steso con la mano il bordo
e rivedo i nostri letti sempre disfatti
più mi prendo cura di questo
più do spazio al nostro ricordo
il nostro vivere essenziale
senza soffermarci in particolari per i quali
non c’era tempo
– a che serve avere un letto in ordine
guardarlo composto prima di entrarvi? –
eppure adesso che con le mani lo tendo
mentre servo questo piacere di fare
e vedere le cose a posto
voi come in un rito rivivete
questa notte ho sognato tanti ragni
entravano dalla finestra nel mio bagno
sembrava vero ed ho avuto paura
mi sono svegliata alle quattro
ed ero sola

azzurrabianca

Fahrenheit 451

 
Risplendono fiamme
nell’est del paese.
.
Ritorna il ricordo
di roghi passati,
accesi da chiese
nefaste ed oscure.
.
D’Egitto Cirillo
bruciò biblioteca
e santo lo fece
il clero di poi.
.
 Così come tutti
tiranni del mondo
Benito con Adolf
bruciarono libri
assieme a Francisco,
temendo cultura.
.
Così anche oggi
ripete la storia
la lega padana.
Distorce il passato,
 inventa regioni.
Di scomodi libri
farà delle pire.
.  
Ma ancora son vivi
quegli uomini libro,
memoria di tutto
sapere del mondo
 e ultimo sogno
d’un viver civile.

Piero Colonna Romano

D’impronte mobili

E se il mio scrivere
fosse estiva pigrizia
da nascondere al sole?
Mai ho voluto parlare di rivalse
poiché uccise
dal centro periferico
d’esibizionistica prosa inesistente
al cospetto d’impronte mobili
su inchiostro d’avventurosa superbia.

Non transigo nelle rime inesatte del mio vivere
la perfezione delle arrendevolezze mai scoperte
(o sciolte)
come ghiacci imponenti sui poli;
non sarei in grado di stratificarmi
in scienza disordinata
accampata nell’intonazione
d’un caos curativo delle mie ferite
seminate, ormai, dalla longevità
malsana della sua stessa bellezza.

La densità gassosa delle maledizioni interiori
lasciano all’aria senza tempo
il fulcro esistenziale d’un vivere
senza mèta
poiché amiamo le magiche incoscienze
che non osano, con naturalezza, filtrare
persuasioni associate all’arrivo d’armi
nell’immobilità inerme del loro stesso sapore.

Glò

Insostenibilità assistita

 
Dalle unghie mi scorrono
fili spinati non riavvolgibili
da urti remoti di piccoli passati
.
lo smalto è un focolaio inavvertibile
su coprenti pienezze di muffa
per inerzia alla debolezza
.
il mestiere del respiro
rattoppa altri rumori
come fermento coprente
.
(… perdo…)
.
la sostanziale tragedia
tra filamenti di rughe si urla
ad adrenalinico incazzo
.
per sommosse scommesse
tra un me ed io rispolverato
in determinata accoglienza
.
un vivere acquietato
(perdente)
nell’accettazione
d’uno zero agonizzante.

Glò

Historia de un amor

Ya no estas mas a mi lado corazón
en el alma sólo tengo soledad
y si ya no puedo verte
por qué Dios me hizo quererte
para hacerme sufrir mas.

Siempre fuiste la razón de mi existir
adorarte para mi fue religión
en tus besos yo encontraba
el calor que me brindaba
el amor y la pasión.

Es la historia de un amor
como no hay otro igual
que me hizo comprender
todo el bien, todo el mal
que le dio luz a mi vida
apagándola después
hay que vida tan obscura
sin tu amor no viviré.

Siempre fuiste la razón de mi existir
adorarte para mi fue religión
en tus besos yo encontraba
el calor que me brindaba
el amor y la pasión.

Es la historia de un amor
como no hay otro igual
que me hizo comprender
todo el bien, todo el mal
que le dio luz a mi vida
apagándola después
hay que vida tan obscura
sin tu amor no viviré.

Siempre fuiste la razón de mi existir
adorarte para mi fue religión
en tus besos yo encontraba
el calor que me brindaba
el amor y la pasión.

§

STORIA DI UN AMORE


Non sei più accanto al mio cuore
Nell’animo ho solo solitudine
E se non posso più vederti
Perché Dio ha voluto che ti amassi
Per farmi soffrire di più?

Sei sempre stata la ragione del mio vivere
Adorarti è stata per me una religione
Nei tuoi baci io trovavo
Il calore che mi portava
L’amore e la passione

È la storia di un amore
Come non ce ne sono uguali
Che mi ha fatto capire
Tutto il bene, tutto il male
Che ha dato luce alla mia vita
Ma spegnendola subito dopo
Che vita buia
Senza il tuo amore non vivrò

Sei sempre stata la ragione del mio vivere
Adorarti è stata per me una religione
Nei tuoi baci io trovavo
Il calore che mi portava
L’amore e la passione

È la storia di un amore
Come non ce ne sono uguali
Che mi ha fatto capire
Tutto il bene, tutto il male
Che ha dato luce alla mia vita
Ma spegnendola subito dopo
Che vita buia
Senza il tuo amore non vivrò

Sei sempre stata la ragione del mio vivere
Adorarti è stata per me una religione
Nei tuoi baci io trovavo
Il calore che mi portava
L’amore e la passione

È la storia di un amore
Come non ce ne sono uguali
Che mi ha fatto capire
Tutto il bene, tutto il male
Che ha dato luce alla mia vita
Ma spegnendola subito dopo
Che vita buia
Senza il tuo amore non vivrò

Sei sempre stata la ragione del mio vivere
Adorarti è stata per me una religione
Nei tuoi baci io trovavo
Il calore che mi portava
L’amore e la passione

CARLOS ELETA ALMARÁN

Migranti

Il problema non è morire
il problema è vivere.

Non vivere per non morire
ma vivere per vivere.

Meglio la morte che non vivere.

Di queste massime da un po’ di tempo
si sciacqua la bocca il Mediterraneo.

Vengono fuori tra un’onda e l’altra
come gemiti dal fondo.

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 27, 2011 at 06:53  Comments (8)  
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L’ultima mossa

Con uno zaino di rovi
sulle spalle incurvate
a virgola,
foglie morte e sassi
al mio passaggio;
colava dalle mie ferite
il sangue per segnar la strada
del ritorno, semmai ci fosse stato.

Ritorni che hanno sfiancato
membra, eluso e dipanato
verità taglienti
dai tangibili segni,
camuffati
per opportuna esigenza
e quieto vivere, nell’amor proprio
di una nuova chance….

L’ultima mossa ora ti chiedo
prima del prossimo imbrunire,
non calpestarmi il cuore
nè la virgola rimpicciolire
a un punto nero.

Beatrice Zanini

Il vestito


Appenderò al chiodo dei ricordi
anche quest’abito ormai dismesso.
Mi ha vestito nell’età che passa
e ora, tanto consunto quanto lindo,
io non lo butterò nel cassonetto.

Non lo regalerò a quel barbone
del terzo ingresso del supermercato,
neanche alla donna dai capelli neri
seduta il martedì fianco alla chiesa
e non perché avaro io sia diventato.
E’ cosa mia, è cosa del mio cuore
e un dì potrei rimetterlo di nuovo.
Fosse così, riacquisterei gli odori
di tutti i giorni appena consumati,
delle mie carni ahimè modificate
dall’avanzare del bastardo tempo.
Intanto, nella sala mi rivesto
d’uguale taglia ed ugual modello
con due tre ghirigori in meno
per lasciar spazio al vivere concreto.

E tasche…
tasche grandi quanto basta
per fare accumulo del mio futuro.

Aurelio Zucchi

L’ispirazione

Detta così l’ispirazione:
la mia libera fantasia s’appiglia
sempre a quei luoghi dov’è umiliazione,
dov’è sporcizia e tenebra e indigenza.
Laggiù, laggiù, con più umiltà, più in basso, –
di là si scorge meglio un altro mondo…
Hai mai visto i bambini a Parigi
o sul ponte i poveri d’inverno?
Dischiudi gli occhi, schiudili al più presto
sul fittissimo orrore della vita,
prima che un grande nubifragio spazzi
tutto quello che c’è nella tua patria, –
lascia maturare il giusto sdegno,
prepara al lavoro le braccia…
E se non puoi, fa sì che in te si accumuli
e divampi il fastidio e la mestizia…
Ma di questo vivere mendace
cancella l’untuoso rossetto
e, come talpa timida, nasconditi
sotto terra alla luce ed impietrisci,
tutta la vita odiando con ferocia
e tenendo in dispregio questo

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK