Io e l’airone cinerino

 
Fermo ritto immoto là nella risaia
verde un airone cinerino, fisso io
curvo sul paracarro d’una strada
al ciglio, quello le larghe ali stese
lentamente poi pigro prende il volo
quali che siano i suoi pensier con lui
volando stanno, mi alzo io barcollo
a terra cado dagli affanni miei gravato.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

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Published in: on luglio 14, 2012 at 07:20  Comments (6)  
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Le coccinelle sul filo di grano

Dietro ogni spiga del grano dorato
nascosta è una virgola di cielo.
Scorre sullo stelo,
il passo frettoloso
di gialle coccinelle in fila indiana.

S’arrampicano e giungono su in cima
una dietro l’altra, ordinate.
Sorprese e incantate,
lo guardano, quel sole,
come lì giunto fosse solo allora,

nascosto, prima, dal bosco ombroso e fitto
di gambi lunghi e snelli.

Per nulla impensierite dal tragitto,
sotto le elitre preziose d’arte,
le alette tenerelle
ardon per la voglia di tuffarsi
là dove ancora dormono le stelle,
e avvicinar la fonte incandescente
nel fuoco azzurro, come uccelli in volo.

Fan come la chimera speranzosa
fa, salendo come fumo d’incenso
nel grande spazio della cattedrale:
sale fine colonna e sempre più
si spande e riempie il vuoto
e l’improfuma,
e va a lambire
i vetri colorati dove il sole
entra col raggio polveroso e pare
del ciel la grazia e la benedizione.

Armando Bettozzi

Ho perso qualcosa

 
ho perso qualcosa ma non so cosa. qualcosa di importante
sicuramente perché ha mille pietre pesanti l’assenza
che mi schiacciano il petto.
la parola era volo? la penna cammino? e il foglio destino,
forse?
.
farfuglio un cielo di aquiloni
un vecchio sogno rifugio marcisce tra i denti.
.
ma non ho trovato quel che avevo perso, né seppi
mai cosa. so solo che mi sono smarrita cercando
e non c’è nemmeno la tua mano padre che mi conduca
a me se stessa.

Anileda Xeka

Published in: on maggio 20, 2012 at 07:32  Comments (3)  
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Sulle orme di Lee Masters e di Mario (mio padre)

 
Te lo ricordi il rombo dei motori
che sfrecciavano giù per la via Emilia?
…… Con te io ritornavo adolescente
a quando, abbandonata la montagna,
mi accoglieva la fabbrica
e quell’odore d’olio e di benzina
che ti entra nel sangue
e te lo pompa al ritmo dei pistoni.
Quanto entusiasmo mettevo a dipanare
la matassa dei sogni!  E con la tuta
fresca di bucato, pedalando felice
correvo incontro al sorriso di tua madre.
E poi la guerra!  Ma in tanto dolore
il tuo vagito a riscaldarmi il cuore.
E ti ricordi quel vecchio Benelli?
Le corse in moto in aperta campagna
quando indicavo il volo degli uccelli,
le loro voci, a te che  mi guardavi
forse un poco annoiata;
tu mi sfuggivi,  ma io ti riprendevo:
“ Non si sta mai davanti al cacciatore!”
Poi… ci fermavamo a coglier ciclamini.
 .
Veloce il tempo e inesorabilmente
crescevi e ricercavi altri orizzonti.
Restavo solo, ma in cuore sapevo
che prima o poi avremmo ritrovato
più matura l’intesa.
Ma l’ ingiusto destino era in agguato:
avevo in cuore un solo sentimento:
vederti  DONNA……….mah!
scadeva lì il mio tempo!

Viviana Santandrea

Come…

Nel vento volan parole e fogli
mentre il mare sbatte su gli scogli

e a piedi nudi vago su la sabbia
lasciando indietro la mia rabbia

senza la tua anima sulla mia pelle
e come la notte senza luna e stelle

come senza l’aria non si può campare
come l’edera senza l’albero avvinghiare

ma nell’alba sono sempre solo
come gabbiano all’orizzonte in volo

con le parole si può volare
e l’immenso mare traversare

ma sul finir devo planare
e sulla mia spiaggia ritornare

e nel silenzio ascoltar un momento
la musica di questo mar nel vento

e pensar delle parole
dicono son pittore
ma senza te è …..

come dipinger senza colore

Pierluigi Ciolini

Come al solito

 
Stamani come al solito tutto è al suo posto
solo la strada è vuota
nel parco i soliti cani giocano
i padroni chiacchierano fra loro
qualcuno s’aggiunge nuovo
tutto rientra in coro
un fruscio, un salto, un volo
a vela in volo s’aprono spianati ali al cielo
in un soffio atterrano al suolo
intanto s’affollano alla mente gli impegni
e…Tutto s’ingrana come sempre
melo male che sono sempre impegnata
così do buca alla solitudine.

Rosy Giglio

Published in: on aprile 12, 2012 at 07:17  Comments (6)  
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Pane quotidiano

Prime Luci di
un’altra alba
si poggiano
su nuvole grigie
disegnate dal vento
portando pane caldo
a facce sconosciute
senza buongiorno
briciole cadono
su una tavola di asfalto
che apparecchio inconsapevole
a passeri che mi seguono
nel volo del mattino

intanto…………
piove
e fino a che pioverà
mi asciugherò
lacrime di pioggia

Pierluigi Ciolini

Published in: on marzo 18, 2012 at 06:52  Comments (5)  
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Speranza

Non è che lo stentato volo d’ali
di passerotti pavidi e inesperti
che al sol di primavera
cercano ansiosi di lasciare il nido,
questo cercare nella notte buia
un lume che consoli
se neanche d’una lucciola il lumino
s’accende ad indicare una speranza.

Come aquila volteggi e non ti fermi…
Forse è vergogna di non saper dare
speranza a chi nemmeno più ti cerca
tanto assente sei stata!
Si che in loro è fiorito solo il seme
del tuo inverso: la disperazione.

Ma se non speri tu…povero mondo,
con la speranza che non ha speranza!

Armando Bettozzi

Published in: on marzo 17, 2012 at 07:25  Comments (5)  
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A Lucio (4 marzo 2012)

Salgo sull’autobus affollato di domenica
gli occhi di tutti dicono la stessa cosa
la mia mano ha una rosa
rossa nel pugno per allontanare il dolore
per il rosso di vita che scorre
le strade del centro
semideserte al solito la domenica
sono oggi piene di gente
uno sciamare verso una direzione
qua in piazza il tuo volto sull’arenaria del palazzo
in atteggiamento pensoso eppur scanzonato
ci guarda tutti
noi qua a saperci senza di te
ci vien da piangere: non ci sei più
ci vien da ridere: ci sono le tue canzoni
fregata la morte
le tue canzoni di cuore e di rondini
ora sei un volo
anche i carabinieri stanno a volti mesti
sul filo del pianto
arriva una ragazza occhiali scuri
volto gonfio di chi ha versato
molte lacrime labbra rosa rossetto
vorrei chiamarla con noi non piangere sola
ci abbracciano idealmente tutti
ci abbracciamo negli occhi
è il miracolo di questa città
di Lucio che è là chissà dove
eppure è qua in mezzo a noi
c’è chi dice che è crollata una torre
non ci si pensava che un mito pare
immortale ma come tutti poi muore
com’è morto Gesù non c’è scampo
saliremo tutti su quel treno
senza tirare il freno prenderemo
il largo

un ricordo per Lucio che ci ha uniti con le sue canzoni
a tutti voi

Alessandra Generali

La gioia di scrivere

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola “bosco”.

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

WISŁAWA SZYMBORSKA