La storia non insegna

La storia che chiama
ma nessuno risponde
è più forte di tutto
la bestia dell’uomo
la prepotenza sull’altro
la stupidità del potere.

Il selciato è levigato
da millenari cammini
tutti distanti
dall’amore del prossimo
per vivere sopra
per non pensare alla morte.

Il tutto condito
con grande ignoranza
delle esperienze passate
che insegnano solo
a quei sfortunati
a cui funziona la testa.

Le parole son canti di lupi
fattesi volpi
per ingannare chi ascolta
con la mitria e il bastone
il bavaglio alla bocca
la prigione e l’esilio.

Lorenzo Poggi

La luna nuova

The baby moon, a canoe, a silver papoose canoe,

sails and sails in the Indian west.
A ring of silver foxes, a mist of silver foxes,

sit and sit around the Indian moon.
One yellow star for a runner,

and rows of blue stars for more runners,

keep a line of watchers.
O foxes, baby moon, runners,

you are the panel of memory, fire-white writing

to-night of the Red Man’s dreams.
Who squats, legs crossed and arms folded,

matching its look against the moon-face, the star-faces, of the West?
Who are the Mississippi Valley ghosts,

of copper foreheads, riding wiry ponies in the night?

—no bridles, love-arms on the pony necks,

riding in the night a long old trail?
Why do they always come back

when the silver foxes sit around the early moon,

a silver papoose, in the Indian west?

§

La luna nuova, una canoa, una piccola canoa d’argento,

naviga e naviga fra gli indiani dell’ovest.

Un cerchio di volpi argentate, una nebbia di volpi argentate,

stanno e stanno intorno alla luna indiana.

Una stella gialla per un corridore,

e file di stelle azzurre per molti corridori,

mantengono una linea di sentinelle.

O volpi, luna nuova, corridori,

voi siete il quadro della memoria, bianco fuoco che scrive

questa notte i sogni dell’Uomo Rosso.

Chi siede, con le gambe incrociate e le braccia piegate,

guardando la luna e i volti delle stelle dell’ovest?

Chi sono i fantasmi della valle del Mississippi,

con le fronti di rame, che cavalcano robusti pony nella notte?

Senza briglie le braccia sui colli dei pony,

cavalcando nella notte, un lungo, antico sentiero?

Perchè essi ritornano sempre

quando le volpi argentate siedono intorno alla luna nuova,

una canoa d’argento, nell’occidente indiano?

CARL SANDBURG

La passeggiata


Partiam partiamo, partiamo pure
del ludibrio in liquidazione
verso le folli ematiche avventure
vendesi un’oncia di illusione
con lampone panna e cioccolato
e latte fresco di Pigmalione
il sindaco è stato avvisato
sull’invetriata si fa produzione
di talco sottovuoto inscatolato
audace odoroso apireno limone
sosta negli angoli della via
come candido flaccido lenone
refrigerati galloni di poesia
con stringhe ecologicamente mute
vivacizzate da vaporosa zia
volpi mattamente astute
introdotte dentro a scritte
regalano sacchi di vedute
su fitte palafitte di ditte
smercianti liriche con carmi
avanzan pinte di motoslitte
a decalitri sfilano gendarmi
pubblicitariamente inermi
per evitare azzardati allarmi
intanto kilometri di vermi
si sbracciano per contrabbandare
l’utilità di trilioni di germi
tu! non te ne devi mai andare
da questo splendor di parapiglia
il consumo è virile adorare
spanne fantastiche di meraviglia
subdolamente ad arte preparata
con due quattro palle e una biglia
seminar di metrica squinternata
di single su triangoli di terra
intenzionalmente sgraffignata
offresi slanciato zappaterra
per produrre bulbi di Tropea
da esportare in Inghilterra,
per un tantino di prosopopea
lo strambotto entra in idillio
con una lifting rifatta dea
scatta esternazione e cipiglio
in povero pleonasmo ridondante
di presunzione certamente figlio
sbilenco guercio stravagante
fra tesi ed arsi perde piede
stralunando il supremo garante
tutti quanti il con cui si siede
posate bene ad INIZIO APRILE
se in primavera ponete fede
si può svuotare il vecchio barile
perché il parlar non sia indarno
è pronto il detersivo del Brasile,
si scancelli quel figuro scarno
risciami allegramente la gente
peripateticamente sul lungarno
poi di nuovo a casa finalmente
torniam torniamo, torniamo pure
seduti all’ombra di alloro aulente!

Sandro Sermenghi