San Pietro in Volta

Striscia di terra sul mare protesa
qual lunga rete intrecciata
da mani callose di pescatori.

Pennellati di giallo quei muri
d’ azzurro e di verde.
Ed occhi ridenti, da porte aperte
sul mare affacciate.

E odore di salso e di cibo.

Esperte mani, attraverso finestre,
affrancan dal guscio e vongole e cozze.

E vola il pensiero a quei bianchi scogli
là dove gabbiani si stanno saziando.

Così io mi cibo di tale bel sogno
dell’aria che allarga
e cuore e polmoni.

Tra scogli incastona
conchiglie mia isola,
lambita da onde
di bianchi merletti.

Al tombolo ricamati
da rughe di donne
davanti al focolare
durante lunghi inverni di vita.

Sandra Greggio

Boh!

Ma che dici
quella cacca l’ha fatta
il tuo gatto soriano
il mio è
educato
mangia tacchino e vongole
e fa le sue feci
là nell’angolo del
mio giardino
ma quell’oleandro striminzito
penzola volgarmente
sul mio
terrazzo
e porta vermi e malanni
Ma signora non si vergogna
suo figlio
la sera
canta e pure da tenore
e il Grande Fratello
è a quell’ora
cacchio si sposti no!
Con quelle mani
m’insozza la carrozzeria

E respirate la mia
stessa aria
avete sempre ragione
e cercate l’occasione
per farvi
piacere
tutti quelli che dovrebbero restare
al loro paese
e poi fate
beneficenza
come se foste davvero voi
del mondo la speranza
e vi vedo
che non andate in Chiesa
anche se dite
di pregare alla vostra maniera
e
pagate le tasse
disturbate sui tram
con la vostra tosse
e riempite le
pagine dei giornali
con lettere di protesta
mentre io vorrei leggere i
vostri necrologi
e mi fate ombra
siete vento che porta tempesta

E voi, pezzenti,
testimoni freddolosi
di sguardi disgustati
e cravatte ben zavorrate,
con le vostre pupille
verde semaforo
e le unghie lerce
dei miei avanzi,
siete degni
della Città di Dio.
Contrabbandate favelas
qui, sotto il naso
del mio salotto buono,
rovinandomi l’aroma
del meritato caffè,
magari raccolto
proprio dalle vostre
lorde mani nere.

Mandrie di nubi
vomitano dal cielo
acque inquinate con zolfi
e residui di smog
La terra tutta
ormai nel vuoto spazio
si sotterra vergognosa
della stupida umanità
Non riesco pensare
al cibo stamane
Cosa sarà farina
di sterco
oppure carne di ratto
Certo avere un cavallo alato
e raggiungere un mondo
lontano dall’uomo
terrestre sarebbe
fantastico

O forse la soluzione
a tutto questo
troiaio
è semplice
buttare nel cesso
le chiavi
di tutte le nostre case
nei tombini per strada
quelle delle nostre automobili
chissà che si ritrovi
un po’ di umanità

Tinti Baldini, Maria Attanasio, Flavio Zago,

Marcello Plavier, Kinita

Le donne del Delta


Le donne del Delta
hanno colori nei sorrisi
e risaie antiche nelle mani,
sono donne
che hanno traslocato la vita
per città e lunghi corpi di fabbrica,
le donne del Delta sono sole,
hanno foto dei loro uomini nei portafogli
e figli che parlano italiano,
sono donne che
hanno visto il fiume
portar via le loro case di fatica,
le donne del Delta
hanno orti e giardini
dove suda il loro tempo di pomodori e rose,
sono donne che
ridono di loro giocando a carte
all’ombra della vite,
le donne del Delta sono pescatrici
immerse nell’alba del mare
per vongole e telline,
sono donne che hanno voci,
pennelli, ricami
e canti di libertà,
le donne del Delta
sono padri, madri, sorelle, amanti
e non piangono per il buio delle loro sere,
sono gli uomini che non ci sono più,
sono belle le donne del Delta.

barche di carta