Dalla ferrovia

 
In questo…
mattino stupendo
colmato dall’azzurro
del cielo assaporo
i  profumi d’un tempo
Rivedo…
la gente distesa, e sopita,
i bagnanti che
s’avviano al mare
col loro soffuso vociare
Le barche all’ormeggio
nelle acque quieti
ed il treno…
che passa sinuoso
col  fischio armonioso
tra il mare e le case
I bianco/rosa oleandri
attaccati alle mura,
e  della fontanella,
il gioco continuo
dello zampillo
Un quadro finito
dai tanti colori
da immortalare su tela…
da un valente pittore

Ciro Germano

Suono di pioggia


si sta bene
sotto le onde d’oca
ascolto quel rumore diverso
come un ballo festoso
cambiano i suoni, i ritmi, di
quel scrosciare imprevedibile
un rito che invoca tacchi di flamenco
sferzate di luce piena
disegnano lance in volo
e corde d’acciaio precipitano
balzando a zampillo
ruote schiacciano a ventaglio
vuoti riempiti
e suoni si ripetano, anche nella mente
tra ricordi di baci bagnati,
una pioggia, gustata
nella placida pigrizia

Rosy Giglio

Giro di sito

Girovagare con due torce in mano
una per la speranza
una per dire addio
e senza fare un passo oltre la soglia
chinarsi un poco
a raccattare i resti

portano ancora i segni di ganasce
i polsi, sortilegi da piccole spelonche
avatar di ripiego

si presuppone un luogo
fatto di spaziature e di frequenze
speziate, amaramente amare
o restare insediati
tra virgolette e sbarre

ho gli occhi di gramigne
mi passa un velo che li fa di nebbia
e i miei colori – oh, i miei colori!-
mi tradiscono il vero.

Tu mi racconterai di giorni alterni
di quando senza redini
criniera al vento
eri il satiro di una ninfa triste.

Forse ti additerò una stella
infissa nel mio petto, una tardiva
stella. D’un tempo infinitesimo sarai
zampillo e sogno
e non t’accorgerai d’essere eterno.

Cristina Bove

L’ultimo presepe


L’unica cosa che funziona a casa
mia è il Presepe da Te allestito
allora: nel duemilaeotto, da me
e Tuo figlio lasciato tutto l’anno,
fino al presente il duemiladieci,
due Gennaio. Ma Tu fosti chiamata
in Casa dell’Eterno: quattordici
Gennaio zeronove all’ore due.
Viandante malinconica,  giungesti
alla mia magionetta solitaria
tra campi di grano. Muto tremavo
su quella soglia, immerso di splendore
del tuo sguardo. Tutta gloria del sole
e tutto l’oro della messe bionda,
irradiava la tua pallida fronte.
«lo son quello che cerchi» bisbigliai,
ma non hanno i miei occhi serenità
azzurre del linguaggio, obliato
da quel cielo sopra il tuo capo. Questa
offerta cadde ai tuoi piedi, inutile,
come canto che nessun cuore ascolta.
Incontrare l’Amor tra giochi e risa,
in una gioia spumeggiante come
zampillo: non conosci che amore
la più divina e tremenda delle
nostre tristezze,  che la felicità
più completa sgorga da un apogèo
di sofferenza. Lenta nel cammino,
Tu andasti oltre .. e di Te non vidi
più che ombra,  crescere a dismisura
sopra un suolo deserto. Fintanto che
l’ultimo il sole a Te spariva, mentre
partivi per sempre. Donato ho tutte,
tutte le spighe del mio campo,  tutte
le più care ricchezze. Ora al lume
delle stelle, spigolo il poco resto
che hai dimenticato di raccogliere
nel mio povero sito, o che hai lasciato
cadere dietro Te.

Paolo Santangelo

Published in: on gennaio 12, 2010 at 07:14  Comments (8)  
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