Quadrifoglio

 
Amore spontaneo
di quella età fresca
come l’erba appena nata
tra terre immigrate
il primo quadrifoglio
confinò tra pagine.
amore strano attraeva lo sguardo
dietro reti metalliche
labbra ruminavano primizie
code a  tergicristallo spazzavano
sovente volavano criniere nel vuoto
e zoccoli appianavano il tempo
s’affrettava il pensiero, correvo
per allargare fessure
infilando carezze e quadrifogli

Rosy Giglio

Radure rare

Sai Sire,
a volte anche il principe si lascia;
a volte, quando la macchia si fa fitta
e non riesce a galoppare a briglie sciolte,
là, deve uno spiazzo lo attende
carezza le redini e smonta
dal devoto destriero.

Non scuote più al vento e pigra s’affloscia,
la morbida piuma del suo cappello.
Non più vibranti criniere,
non ritmi pressanti di zoccoli fieri
e l’aria smette di garrire.

Disteso, sulla pace dell’odore dell’erba
immerso, nel tepore di raggi tra fronde,
ritrova la consapevolezza del respiro
e un cuore saggio che insiste a pulsare.

Sussurrano vene e mormorano rivi
di riflessi argentati e sassi sinuosi.
Richiami svolazzano garruli, curiosi;
l’ala senza tempo avvince i pensieri.

– Stimare la sosta, per librare la corsa;
gustare il poco, per non strozzare nel tutto.
Provare la fame, per godere del cibo;
saggiare il solo, per amare il noi. –

Riscopre l’essenza del seme nudo,
la fonte che, nembo, rivive la luce.
Ritorna il pastello di forme sfumate
e radici celate a dir di foreste

“ … ora dimmi, dimmi mio Sire,
quante radure concedi agli eredi?
A quanti pennacchi consenti la tregua
e a lame lucenti l’inguainato riposo? “

Ed è il ponente a dipingere il cielo,
a stagliare profili velati di bruma.
L’ombra esitante cavalca nel forse.
Un principe oscuro ricerca l’azzurro.

Flavio Zago

Il cavallo

Il mio cavallo ha zoccoli d’agata
e garretti lievi come ali d’uccelli.
Una freccia piumata è il suo corpo,
la sua coda è una nuvola nera.
La sua criniera è di vento.
Due grandi stelle ha per occhi,
le sue orecchie sono come piante di mais,
e la sua testa è fatta d’acque impetuose
che sgorgano da sacre sorgenti.
I suoi denti sono candide conchiglie
che serrano briglie d’arcobaleno.

Quando il mio cavallo nitrisce
altri cavalli multicolori si accostano,
snelli e veloci come donnole.

Quando il mio cavallo nitrisce
io mi sento al sicuro.

CANTO NAVAJO

Cavalli


sulle brughiere;
zoccoli immersi nel sogno
e sfrangiate criniere
annerite dal grigio.

Cavalli
né suoni né nitriti
stanno ritti e pazienti
le teste elevate
sul freddo pianeta
aspettano l’alba
strigliati dai tremori
sfocano avvallamenti
e nell’abbandono

sfumano le nari.

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 22, 2010 at 07:09  Comments (9)  
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Il tuono

 

 Il tuono calpesta
con zoccoli cupi
le grigie praterie del cielo
mosse dal vento.
Con rotto brontolio
s’allontana galoppando
verso l’orizzonte
verso la striscia
di luce rosata
che inghirlanda
il nero vestito
delle nuvole pregne.
Infine s’acqueta,
e scroscia la pioggia
ristoratrice
madre amorosa
degli esseri tutti.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 9, 2009 at 07:20  Comments (3)  
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