Certi sapori dolci

Il buio della notte
partorisce ombre,
culla di silenzi l’orizzonte.
Dalle pagine vecchie
d’altri tempi
certi sapori dolci
celati tra frantumi
di uno specchio
affiorano
ridenti
arrampicati
alle vetuste zolle…
l’onda evade
dall’isocronismo dei tamburi
straripa nei campi
sulle corsie fiorite…
primavera
come nebbia si aggira
pellegrina
tra pagine sbiadite
cantando
con la valigia
dell’odore antico
aspetta il treno.

Giuseppe Stracuzzi

Giornata Mondiale della Poesia 2011

La segnalazione mi è venuta da Roberta, e devo dire che sarebbe stato imperdonabile lasciare l’evento sotto silenzio!  Per quanto sempre in affanno ed in lotta contro il tempo, il nostro Cantiere non può ignorare la Giornata Mondiale della Poesia istituita dall’UNESCO, che coincide ogni anno con l’arrivo della primavera (sempre che quest’anno ce la faccia ad arrivare….). Speriamo davvero che significhi qualcosa, in questo mondo così gravemente colpito da sciagure non sempre inevitabili e non sempre da attribuire alla natura,  un mondo che sembra immerso in un inverno perenne di stoltezza, indifferenza e prosaico egoismo.  La poesia è ancora viva, perchè  è un bisogno dell’umanità: nulla è perduto, finchè ci saranno i poeti a dar voce alla speranza.

In questa pagina di Google potrete vedere alcune delle iniziative che si stanno svolgendo in questi giorni per celebrare l’evento. Noi nel nostro piccolo vogliamo contribuire con un piccolo omaggio alla nostra più grande poetessa, scomparsa da poco più di un anno,  nata proprio il 21 marzo di ottant’anni fa:

 

IL VOLUME DEL CANTO

Il volume del canto mi innamora:
come vorrei io invadere la terra
con i miei carmi e che tremasse tutta
sotto la poesia della canzone.
Io semino parole, sono accorta
seminatrice delle magre zolle
e pur qualcuno si alza ad ascoltarmi,
uno che il canto l’ha nel cuore chiuso
e che per tratti a me svolge la spola
della sua gaudente fantasia.

ALDA MERINI

Non lontana dalle rondini


mi dispiace  io sono
figlia della luna
sono figlia del vento io
non attendo qui
che passi la fortuna
questo non era il mio destino
non nei gesti piccoli ripetuti
non segnata la mia strada
nel soffoco di un appartamento
asfissia in gesti secchi e ordinati
.
non ero nata per stare
lontana dalle rondini
.
ma col cielo sopra in pace
andare screziata di nuvole
immersa nel blu ad occhi spalancati
scalzi i piedi fra le zolle
nei campi appena arati
narici aperte ai profumi
nelle pupille vecchi contadini
.
mia madre è una tredicenne
dalla pelle scura
treccine ai lati del viso
patate nelle mani
sono figlia di quell’età
di quella povertà e ne
sento dentro la grazia
e la fatica la semplicità
amore terra dignità
.
non sono nata per stare
lontana dalle rondini

azzurrabianca

Un impero di soprusi

Un impero di soprusi                                                                                                                                                                                                                                           sta crollando,
sogni
voltano verso l’alba,
guardano
sotto zolle di sdegno
l’onda che si scioglie
dal patrio opportunismo
dei predoni.
Le gocce di grano
sono forti di cielo,
domani forse fiori
nasceranno
sull’orma di radici
profumo amalgamando
sulle sponde.
Ora nel silenzio della sera
mentre il sangue
scorre nelle strade,
stelle si radunano nel cielo
dove rapaci
lasciano il potere,
si sente più forte l’incontro
di sguardi abbracciati,
e l’urlo pacato dei morti
diventa un vento
forte
come un canto
che scuote l’indolenza.

Giuseppe Stracuzzi

Chi ricorda la guerra?

Tornerò indietro
cavalcando cavalli di frisia
e rovi uncinati
della nostra pazzia.
Milioni di cadaveri
usciranno dall’armadio
spargendosi a terra
come foglie d’autunno.
Ricostruiremo la scena
del torrente di sangue
che fa rossa la terra
e nera la falce

appollaiata sui cespugli.

“Siamo pronti a morire soldati
per la borsa del nostro padrone
che altrimenti non può più smerciare
i cannoni che noi fabbrichiamo.

“Siamo pronti a morire soldati
per la patria che sempre ci ha dato
tanta fame da farci crepar”.

S’alza il canto dalle zolle
e dalle trincee.

Risuona lontano nelle fabbriche

e nei campi
disperdendosi lento
come eco senza voce.

Lorenzo Poggi

Poesia


Poesia strana creatura
diafana e accigliata
passi nello sconcerto generale
fra volti di pietra
e zolle di cielo
volteggi inquietante
come etereo fantasma
vaghi…vaghi alla ricerca
di bocche di sole
accese dal ruggito del vento
incessante lamento
d’inascoltata verità.
Nessuno si accorge
di te bionda creatura
condannata a lasciare tutto
in cambio di spiragli
di luce e speranza.
Poesia creatura esiliata
ancora sogni
e regali orizzonti sublimi
all’uomo accecato e sconfitto.
Poesia amica delle mie notti solitarie,
delle infinite e appassionate battaglie civili
che dai fiato agli stolti e illusi poeti
sei solfeggio d’assolo melodioso
o eterno vagheggio d’anima innamorata?

Roberta Bagnoli

Schiava degli anni

Schiava degli anni
ti abbandoni nel presente
grigiore dei giorni,
rari sussulti di ricordi
negli occhi vuoti
si affacciano.

Son lontane
le spighe dorate,
morbidi tappeti
sulle zolle riarse
dei poggi.

L’ulivo rugoso
ancorato alle pietre
più non sporge
alla via assolata:

Al chiodo la falce
malata di ruggine,
muto il frinire
delle cicale alla calura.

Rapito
il muggito delle bestie
nei tetri capannoni.

Graziella Cappelli

Ottimismo

Il tempo delle attese è finito.
Ora sempre pani freschi sulla tavola
e colori vivaci tutt’intorno.

Spargeremo semi a piene mani
e zolle di speranza in faccia al mondo.

Perle di smeraldi e verdi rubini
saliranno dal fondo del mare
cantando e vociando
per farsi notare.

Nell’aria agitata dalle ali del vento
voleranno cestini con petali di rosa
e schiamazzi dalle finestre aperte
non più omertose.

Tra i coriandoli degli sbandieratori
e le statue verniciate dei mimi
la piazza festante uscirà all’aperto
senza vergogne e senza pudori.

Lorenzo Poggi

Sola è la terra


Sospesa quasi immota nel pensiero
resto aggrappata alla riva di questa vita
che mi respira addosso aria settembrina
di dolce brezza mattutina.
Filtro umori arcaici, strani
di terra rivoltata, stanca ormai
di mostrare ferite nelle zolle aperte.
Geme la terra e brama come fresca sposa
il bacio dello sposo a coronamento
della sacra e desiderata unione.
Implora la terra la gemma della pace,
non ha più forza di additare le orrende fosse comuni,
vuole dimenticare le vergognose foibe,
teme il ritorno angosciante delle Ardeatine.
E’ immacolata la terra,  sola a ricordare,
sola a piangere e ad aspettare;
l’hanno tradita gli uomini quasi colpita a morte
ma non ha perso la fede, né la speranza,
silenziosa e quieta aspetta che attecchisca il seme
gettato per distratta dispersione,
se avrà fortuna e attenzione
potrà dare vigore all’intera piantagione:
sarà pane d’amore e di compassione
per ogni generazione.

Roberta Bagnoli

Come una giostra

Il sol ridente
scrive sulle zolle
la prima fogliolina,
dice mamma
gioia degli anni…
figli
vanno riflessi
scorrazzanti padri
rinnovellati,
rincorrenti sempre
come una giostra
contro il tempo arido
che strappa,
per nuovi cieli
strade di speranze.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on marzo 9, 2010 at 07:19  Comments (6)  
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