Una città

Il grano seminato dalle stelle
È rivenduto al mercato nero;
Scuoto un sacco di nuvole,
Il mercato stasera chiuderà.
La luna è un vitello affamato
Che succhia mammelle inaridite.
Legata a un palo la madre-terra
Lecca la mangiatoia del cielo.

All’ingresso dell’ospedale
Quante parole giacciono malate,
Come verità, giustizia, fede,
— tutta la folla dei valori.
Qualcuno forse prescriverà
Un farmaco salutare,
Ma sembra per il momento
Che il limite è stato raggiunto.

In questa città ci sono posti
Dove vivono i senza-fuoco-né-luogo.
Sono in realtà bisognosi
E la loro vita dolcemente se ne va
La prima notte di vecchiaia
Gli ha detto all’orecchio
Che in questa città la loro giovinezza
Eterna è stata rubata.

La notte è stata fredda, all’alba hanno trovato
Nella via un corpo non identificato.
Il falò brucia e nessuno piange.
È morto un filosofo, un poeta, un mendicante.

Tra le braccia di un uomo una ragazza
Ha gridato, si è morsa a sangue:
Al posto di polizia ridono,
Nei caffè se la godono;
Gli strilloni passano per le strade
Vendendo le notizie per un paisa
Facendo a pezzi il suo corpo.

Sotto un albero di fuoco la gente
Si incontra e ride e canta.
Vorrebbero nascondere che sono morti
Ognuno porta una pietra bianca,
Ognuno vegli sul suo cadavere.

Si sente il rumore delle macchine.
La città è una stamperia
E ogni uomo è una parola isolata,
Ogni profeta un tipografo
Che vuole metterle assieme,
Ma non ne nasce mai una frase.

Questa città si chiama Delhi,
Ma potrebbe averne un altro:
Che importanza ha un nome?

Tra le lenzuola sporche del presente
La notte sogniamo il futuro,
O meglio ci pensiamo, lo immaginiamo,
Prima di inghiottire un sonnifero.

AMRITA PRITAM

Published in: on settembre 13, 2019 at 07:09  Lascia un commento