Il tuo sorriso

Brillio di stelle è sceso a generarlo
quel tuo sorriso fresco di rugiada
e quando vai gentile per la strada
pare che a tutti tu voglia donarlo.

Lieve è il tuo andare ed è un piacer guardarlo,
la veste ondeggia ed il profumo aggrada
sembra prodigio che dal cielo cada,
regala incanto e si può solo amarlo.

Se nei miei sogni mi verrà a cercare
il tuo bel riso che cuori spalanca
e toglie ad ogni vivere tormento,

di certo mi darà l’incantamento
quel rivederlo (…il fiato già mi manca)
e d’amore un canto farà gemmare.

Piero Colonna Romano

Published in: on novembre 28, 2020 at 07:25  Comments (9)  

Epitaffio per un poeta

(…ripensando Spoon River)

Poeta sognatore d’illusioni
mosse guerra alla vita
e ne rimase ucciso.

Le sue poesie
andarono sprecate,
schernito fu da villanzon di strada.
Pur d’amore affamato e pur di vita
la pace e la virtù andò sognando,
per darle a un mondo bieco e disperato,
ma un dì s’accorse d’esser sbeffeggiato.
Così chiuse nel sale il suo cammino
e qui sussulta ancor
nel ricordare.

Or dorme, dorme e dorme
in turpe compagnia
sulla collina.

Piero Colonna Romano

Published in: on novembre 12, 2020 at 07:04  Comments (4)  

Rilettura di Notturno

M’abbaglia sopra un poggio tra le canne
il luccicar del mare.
Vedo volare in cerchi alto un gabbiano,
nell’acque terse poi
nel turchese saetta a toglier vita.

Vago per bianche dune acceca il sole
ed attimi consumo.
Ripenso amor lontani e sembran vele
che là verso orizzonte
vanno e par magia frusciar dell’onde.

Lento tramonta il sole e accende il mare
il silenzio m’avvolge.
Un’ombra spegne dossi e canne e il tempo
pare che resti fermo,
come sono in amor l’ore d’attesa.

Resto nel buio e in quella gran quiete
piano si scioglie un pianto
muto e lento e mi è conforto soltanto
il palpitar di stelle.
Così salso respiro e il mar m’accoglie.

Piero Colonna Romano

Published in: on ottobre 21, 2020 at 06:59  Comments (2)  

Panama paradise

Presto andremo al funerale
della Lega che sta male.
Magistrati birichini
le discopron gli altarini.

Da lontano vien cultura:
appropriarsi era premura
di quei soldi dello stato …
e diamanti han pur comprato.

Laurea lesta diè Tirana
e bastò ‘na settimana
di vacanza in quel bel sito
…tanto poi pagò Belsito.

Con i fondi dello Stato
pur le multe hanno pagato,
fondi che, per distrazione,
ebbero a disposizione.

Ma altri tempi erano quelli
e del giglio quei cervelli
inventaron cose oscene,
per poi uscire dalle scene.

Tutto cambia con Matteo!
Ma davvero?… Marameo!
Or svaniscono milioni,
e coi russi…tentazioni.

Capannoni stan comprando
ad un prezzo molto blando,
quindi inventan differenza
con contabile esperienza.

Dei ricavi che ne fanno?
Per scansar del fisco il danno
c’è in Helvetia un paradiso
…e va a Panama un sorriso.

Ne vedremo delle belle:
cantan come rondinelle
tre contabili coinvolti,
auspicando essere assolti.

Ma Matteo sa proprio niente,
non conosce quella gente.
Come sempre a sua insaputa
dal ciel sorte gli è caduta.

Piero Colonna Romano

Published in: on ottobre 7, 2020 at 07:15  Comments (10)  

Candela

Sul muro danzar vedo un’ombra scura,
al lento consumarsi di candela,
ombra ch’è generata da paura,
paura che la mente già mi gela.

Rileggo della vita la scrittura
che con fatica il mio pensiero svela,
rivedo amori grandi e l’avventura
che della strada fecero la tela.

Svaniscono i ricordi lentamente,
guizzerà ancora prima di morire,
poi il buio resterà e tristemente

la mente vagherà senza più meta,
senza più sogni lieti da gioire
e come quella fiamma infin s’acqueta.

Piero Colonna Romano

Published in: on settembre 17, 2020 at 06:51  Comments (7)  

Della pianta d’incenso il mito e il girasole

(libera interpretazione da Metamorfosi)

mutataque servat amore
(Ovidio -Metamorfosi-)

Venere visse quale ingiuria oscena
quel che il marito Efésto le approntò:
dopo l’amor con Marte fu gran scena
la rete che frementi li mostrò.
L’Olimpo esplose di risata amena,
Apollo il tradimento a lui narrò,
quindi la bella dea, per vendicarsi,
lo volle di mortale innamorarsi.

Ma era Clizia la ninfa che amava,
quando da dea fu volto per incanto.
Gran smania al dio Leucòtoe dava
e Clizia resta sola col suo pianto.
Così Apollo per sedurla approntava
(dalla sua stanza le amiche cacciando)
travestimento da madre di quella
…per insegnar l’amore a verginella.

Il luminoso aspetto poi riprese
e con baldanza presentò se stesso
“Io son colui che ha molte pretese,
ma deliri d’amor dona col sesso.
Sarai felice per un lungo mese,
nel tuo ricordo permarrà ‘sto amplesso.”
Poi come sempre agì molto infoiato:
…lo stupro era per lui neppur peccato.

Per gelosia, furente Clizia allora,
da Orcamo, ch’era il re, corre a narrare
di quella il sesso, ahimè, che la divora,
e indietro no, non vuole più tornare.
La rabbia prende il re, la legge onora,
condanna figlia a morte ad affogare.
In fondo a buca viva viene messa,
con terra, dappertutto, vien soppressa.

Dall’alto del suo carro Apollo vede
e cerca d’aiutar l’ultima amante:
di quella terra coi suoi raggi crede
che lo spostarla fosse già bastante.
Quando capì che il piano non succede
di nettare e di nardo fu abbondante.
Così la donna in pianta si mutò,
per quei profumi, incenso diventò.

Ma intanto Clizia, disperata e triste
per giorni e giorni sol rugiada beve
e sol l’andar del carro per lei esiste.
Dall’alba a occaso ha cuor sempre più greve,
ma il grande amore ancor di più resiste.
Per quest’amore il dio qualcosa deve,
così per premio e per riconoscenza
bel fiore la farà di gran presenza.

Le gambe divengon salde radici
e il corpo vien stelo fuor dalla terra.
Son foglie le braccia e sembran cornici
pel volto che fiore appar nella serra,
di poi gialli schizzi, vaghi artifici,
lo cingon, donando incanto alla terra.
Così la ninfa si mutò in quel fiore
che sempre segue il sole per amore.

Piero Colonna Romano

Published in: on giugno 21, 2020 at 07:22  Comments (4)  

Sono diversamente anziano

Nessuno l’aveva invitata,
ma forse mi ero distratto,
pel mondo girai come un matto,
neppure l’avevo pensata.
Andavo per campi e sentieri,
per prati fioriti e olezzanti,
in tasca ero senza contanti,
felice ma senza pensieri.

Amavo soltanto il mio mare,
le vele portavan lontano,
amico mi era un gabbiano,
scordavo persin di mangiare.
Amore spandei a piene mani,
felice soltanto di darlo
e dentro non c’era quel tarlo
per ciò che riserva il domani.

Nessuno l’aveva invitata,
vecchiezza di colpo t’assale
ed uno ci resta anche male
vedendo finir la giornata.
Così passa il tempo e lo vedi
se paghi il biglietto ridotto
e se costa men d’un biscotto
d’averli fregati ti credi.

Ma all’oltre ch’è senza futuro,
dov’hai proprio nulla da fare,
non riesci nemmeno a pensare,
è come cozzar contro un muro.
Allora con l’ultimo fiato,
per scherzo ma senza conforto,
e forse a ragion, forse a torto
già vecchio mi son ritrovato.

Già, vecchio… ma in modo diverso
perché io rimango nel cuore
poeta ricolmo d’amore
che ancor sulla gente riverso.

Piero Colonna Romano

Published in: on giugno 6, 2020 at 07:25  Comments (9)  

Nemesi

Da tempo la natura violentata
diceva ira, quella più funesta.
In coma era per quella folle festa
che l’uomo delirando avea approntata.

Così a vendetta, di molto adirata,
lanciò sulla carogna disonesta
un virus che divenne una tempesta
e germogliaron salme a grandinata.

Azion d’igiene è quella che viviamo,
molto ricorda biblica sanzione,
ch’esser dovrebbe per l’uomo lezione.

Ma la speranza è vana e lo sappiamo,
‘ché quello, quando tutto finirà,
ai suoi peccati, ratto, tornerà.

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 4, 2020 at 07:42  Comments (10)  

Nihil sub sole novum

Nunc ratio quae sit morbis aut unde repente

mortiferam possit cladem conflare coorta

morbida vis hominum generi pecudumque catervis,

expediam.

(Lucrezio,  De rerum natura, l.VI v.1090/1094)

 

(Spiegherò ora ciò che causa le malattie e come

e di dove sorga d’un tratto una forza malefica

e comporti una micidiale rovina

sia tra gli uomini sia delle caterve degli animali.

-traduzione dal latino di Ugo Dotti-)

 

“Ciò ch’è stato sarà,

ciò ch’è fatto rifà

così mai sotto il sole

il nuovo si vedrà”

Così dell’uomo ragionò Qoelet,

vedendo un rio peccare.

Oggi che l’uomo scorda pur l’amare,

madre natura scambia per toilette.

E son gli stessi i tempi: per giorni avvelenati

vengon da bui passati quei virus che fan scempi.

Serve boccata d’aria, pel mondo ch’è asfissiato

che per punir peccato regala ‘sta malaria.

Per covid 19, ch’è igiene obbligatoria,

Natura ha la vittoria, ci spedirà poi altrove.

Passata la tempesta ci resterà speranza

che il ben divenga istanza per fare vita onesta.

Purtroppo, insegna storia, chi è morto è il sol cambiato

ma il vivo, da salvato, riprenderà la boria.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on aprile 2, 2020 at 07:30  Comments (9)  

Topante

Un giorno un topo vide, s’era di primavera,
un’elefanta al bagno, scendeva già la sera.
Fu galeotto il lago, magici quei colori
e alla visione il topo narrò dei suoi bollori:
“O dolce mia piccina di te m’innamorai,
del cuor la mia regina per sempre tu  sarai.”

La dolce elefantessa, che invero fu stupita,
rispose un po’ perplessa: “Vorretti per la vita.
M’ahimè topino bello digià promessa fui,
voler di mio fratello ma anche pur d’altrui.
Ma ‘sta tenzone amara, tra cuore ed il dovere,
io scioglierò stasera. Branco deve sapere !”

Scese nella radura, vide tutti gli astanti,
nel cuore la paura, ma col dover davanti:
in cerchio tutti quanti scrutavan la gran rea,
e udirono vocianti quello che dir volea.

Quindi iniziò un tumulto: “Perché tu vuoi codesto?
Da che paese arriva? Non vedi ch’è foresto?
Non mangia le banane. Col corpo pien di peli
ai nostri dei non crede, sconosce i lor vangeli.
Persino i boscaioli la caccia già gli danno
e la foresta è piena di chi ci arreca danno.

Quel pugno di briganti,  così venian dicendo,
la mente le turbaron, lacrime van scendendo.

Poi si levò il gran saggio: “Mia elefantessa rogna,
tu sai che a noi fa aggio che sposi chi t’agogna.
Al branco un grande dono quel giorno porterà,
deh chiedi il suo perdono, d’amor ti riempirà.
E poi non ti scordare, siamo la razza pura,
con quello che  vuoi fare, tu ne farai lordura.
Perciò quest’io ti chiedo, curvo su mie ginocchia,
non darci questo spiedo, cessa di far la ‘ntrocchia.”

Sdegnata ed avvilita così lasciò il consesso,
s’arrampicò in salita tornando al suo possesso.
L’amato che attendeva di molto trepidante,
sentenza chiese allora, la voce avea tremante.
E quando alfin conobbe la storia dall’amata,
le fece un giuramento: l’avrebbe mai lasciata.

Cercaron cieli puri, per farne il loro mondo,
prezioso fu l’amare, felici a tutto tondo.

E un dì giunse l’inverno. Vibrava con splendore
la coda d’una stella, la neve era un candore.
Un suono allor s’espanse, nell’aria tersa e chiara
e un tenero vagito salì da quella cara.
Al cielo sale svelto, quel morbido sospiro,
va a  traforar quegli astri, portando il suo respiro.

Topante ei fu chiamato, lo accolse questo coro:
“Tu toglierai peccati,  se amore avrai per loro.”
E palpitaron stelle, col cielo che s’aperse:
infamità e nequizie poi il vento le disperse.

Le trombe del giudizio sonarono inquietanti
nell’ora del solstizio, cercando i lestofanti.
Ma quel sublime amore già tutto avea mondato,
e il Trombettier non vide neppure un sol peccato.

Piero Colonna Romano

Published in: on marzo 26, 2020 at 07:18  Comments (11)