Nemesi

Da tempo la natura violentata
diceva ira, quella più funesta.
In coma era per quella folle festa
che l’uomo delirando avea approntata.

Così a vendetta, di molto adirata,
lanciò sulla carogna disonesta
un virus che divenne una tempesta
e germogliaron salme a grandinata.

Azion d’igiene è quella che viviamo,
molto ricorda biblica sanzione,
ch’esser dovrebbe per l’uomo lezione.

Ma la speranza è vana e lo sappiamo,
‘ché quello, quando tutto finirà,
ai suoi peccati, ratto, tornerà.

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 4, 2020 at 07:42  Comments (10)  

Nihil sub sole novum

Nunc ratio quae sit morbis aut unde repente

mortiferam possit cladem conflare coorta

morbida vis hominum generi pecudumque catervis,

expediam.

(Lucrezio,  De rerum natura, l.VI v.1090/1094)

 

(Spiegherò ora ciò che causa le malattie e come

e di dove sorga d’un tratto una forza malefica

e comporti una micidiale rovina

sia tra gli uomini sia delle caterve degli animali.

-traduzione dal latino di Ugo Dotti-)

 

“Ciò ch’è stato sarà,

ciò ch’è fatto rifà

così mai sotto il sole

il nuovo si vedrà”

Così dell’uomo ragionò Qoelet,

vedendo un rio peccare.

Oggi che l’uomo scorda pur l’amare,

madre natura scambia per toilette.

E son gli stessi i tempi: per giorni avvelenati

vengon da bui passati quei virus che fan scempi.

Serve boccata d’aria, pel mondo ch’è asfissiato

che per punir peccato regala ‘sta malaria.

Per covid 19, ch’è igiene obbligatoria,

Natura ha la vittoria, ci spedirà poi altrove.

Passata la tempesta ci resterà speranza

che il ben divenga istanza per fare vita onesta.

Purtroppo, insegna storia, chi è morto è il sol cambiato

ma il vivo, da salvato, riprenderà la boria.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on aprile 2, 2020 at 07:30  Comments (9)  

Topante

Un giorno un topo vide, s’era di primavera,
un’elefanta al bagno, scendeva già la sera.
Fu galeotto il lago, magici quei colori
e alla visione il topo narrò dei suoi bollori:
“O dolce mia piccina di te m’innamorai,
del cuor la mia regina per sempre tu  sarai.”

La dolce elefantessa, che invero fu stupita,
rispose un po’ perplessa: “Vorretti per la vita.
M’ahimè topino bello digià promessa fui,
voler di mio fratello ma anche pur d’altrui.
Ma ‘sta tenzone amara, tra cuore ed il dovere,
io scioglierò stasera. Branco deve sapere !”

Scese nella radura, vide tutti gli astanti,
nel cuore la paura, ma col dover davanti:
in cerchio tutti quanti scrutavan la gran rea,
e udirono vocianti quello che dir volea.

Quindi iniziò un tumulto: “Perché tu vuoi codesto?
Da che paese arriva? Non vedi ch’è foresto?
Non mangia le banane. Col corpo pien di peli
ai nostri dei non crede, sconosce i lor vangeli.
Persino i boscaioli la caccia già gli danno
e la foresta è piena di chi ci arreca danno.

Quel pugno di briganti,  così venian dicendo,
la mente le turbaron, lacrime van scendendo.

Poi si levò il gran saggio: “Mia elefantessa rogna,
tu sai che a noi fa aggio che sposi chi t’agogna.
Al branco un grande dono quel giorno porterà,
deh chiedi il suo perdono, d’amor ti riempirà.
E poi non ti scordare, siamo la razza pura,
con quello che  vuoi fare, tu ne farai lordura.
Perciò quest’io ti chiedo, curvo su mie ginocchia,
non darci questo spiedo, cessa di far la ‘ntrocchia.”

Sdegnata ed avvilita così lasciò il consesso,
s’arrampicò in salita tornando al suo possesso.
L’amato che attendeva di molto trepidante,
sentenza chiese allora, la voce avea tremante.
E quando alfin conobbe la storia dall’amata,
le fece un giuramento: l’avrebbe mai lasciata.

Cercaron cieli puri, per farne il loro mondo,
prezioso fu l’amare, felici a tutto tondo.

E un dì giunse l’inverno. Vibrava con splendore
la coda d’una stella, la neve era un candore.
Un suono allor s’espanse, nell’aria tersa e chiara
e un tenero vagito salì da quella cara.
Al cielo sale svelto, quel morbido sospiro,
va a  traforar quegli astri, portando il suo respiro.

Topante ei fu chiamato, lo accolse questo coro:
“Tu toglierai peccati,  se amore avrai per loro.”
E palpitaron stelle, col cielo che s’aperse:
infamità e nequizie poi il vento le disperse.

Le trombe del giudizio sonarono inquietanti
nell’ora del solstizio, cercando i lestofanti.
Ma quel sublime amore già tutto avea mondato,
e il Trombettier non vide neppure un sol peccato.

Piero Colonna Romano

Published in: on marzo 26, 2020 at 07:18  Comments (11)  

Ricordo di Gorizia

Mentre un vociar di bimbi
d’atletica leggera il campo riempie,
da Nova Gorica ecco Montesanto
e San Gabriele e Sabotino e penso
ad anime gonfie di gran tristezza
che dal cielo contan croci di legno.
Dov’erano trincee e gallerie
c’è oggi pace e profondi silenzi,
tra sterpi e sassi fioriscono fiori
e si può udir strusciar vipere e serpi.
Tutto dall’alto osservano i grifoni
e par sentire ancora
il rombo dei cannoni.

Mentre dentro una voce implora pace.

Piero Colonna Romano

Published in: on marzo 10, 2020 at 07:01  Comments (16)  

Luceva il giorno

Rosa e di raso, di seta hai la pelle
e calde l’arti, per virtù amorose,
ti splendon gli occhi e velano le stelle.
Vorrei offrirti senza spine rose,
darti carezze con le mani lievi,
la strada tua vestir di mimose.
Luceva il giorno mentre tu nascevi,
magici suoni ingentilivan l’aria,
piangeva il ciel, ‘ché da lassù scendevi.
Al mondo, di sicuro necessaria,
grazia regali e regali profumo,
del bello e dell’amore missionaria.
Ed io ti cerco e il tempo e me consumo,
consumo e penso a quell’andar dell’ore,
che furon dolce incanto sciolto in fumo:
quell’ore ove io sognai d’averti amore.

Piero Colonna Romano

Published in: on marzo 4, 2020 at 06:58  Comments (2)  

Romantica luna

Lei fece una promessa:
“Stasera, con la luna,
ti donerò me stessa,
alfine avrem fortuna.”

Si misero in cammino
tenendosi per mano,
ma quel stare vicino
li scalda piano piano.

E furon dolci i baci.
Carezze ed emozioni
li fan sempre più audaci,
…per forti tentazioni.

Ma lei disse esitante
“Non siamo giunti ancora
dove sarò tua amante.
Quieta quel che affiora!”

Poi giunsero alla valle,
la luna risplendeva
parea quasi percalle
e questo lei voleva.

Così iniziò l’amore
ma un buio all’improvviso
estinse ogni colore,
svanì persino il viso.

E neanche tutto il resto
era a disposizione
quindi, per ‘sto contesto,
sfuggì un’ imprecazione.

“Vacca d’una miseria
proprio stasera accade,
eclissi deleteria.”
…e rabbia li pervade.

“Oh luna disgraziata,
amata dagli amanti,
ma quanto son sfigata
con tanto buio davanti !”

Si lamentaron forte
di quella atmosfera.
Li separò la sorte,
colpevol quella sera.

Moral di questa storia,
per tutti insegnamento:
cogliete la vittoria
quando viene il momento!

Piero Colonna Romano

Published in: on febbraio 12, 2020 at 07:48  Comments (3)  

Requiem per le befane

Rimpiangono il tempo, purtroppo passato,
quand’erano belle, da tutti bramate;
ricordano i gonzi che avevan scopato
in lunghe, frementi, veloci nottate.

Non c’era un camino che salvo restava,
la notte era breve, volava d’incanto;
eppur quella notte per tanto bastava
e di quelle tresche rimasto è il rimpianto.

Or piene d’acciacchi, d’artrosi e dolori,
(persino la scopa, veicol portante,
ormai si rifiuta portarle là fuori)
così, avvilite, richiudon le ante.

Non sanno che fare, neppur dove andare,
nessun più le chiama per dare dei doni.
Nell’angolo resta, ma sol per spazzare,
l’inutile attrezzo con vuoti sacconi.

Piero Colonna Romano

Published in: on febbraio 5, 2020 at 07:39  Comments (6)  

…e “stupor mundi” fecit

Quest’è la luce della gran Costanza
che del secondo vento di Soave
generò ‘l terzo e l’ultima possanza.
(Dante, Paradiso III 118/120)

Fu per voler di Barbarossa il saggio
che da un convento, pura, fu rapita,
quindi ad Enrico dedicò la vita
e al mondo, Federico, fu il suo omaggio.
Ma alla sua tarda età non si pensava
potesse generare un qualche erede,
così, per dimostrar la buona fede,
spettacolo del parto in piazza dava.
Fu poi regina attenta e giudiziosa,
successe a Enrico dopo la sua morte
ed al futuro re diede la sorte
d’aver papa Innocenzo per tutore;
per stupor mundi questa fu gran cosa
e per Costanza in noi rimane amore.
Di certo è il suo splendore,
trasmesso a Federico e alla sua reggia,
che in lirica d’allora ancora echeggia.

Piero Colonna Romano

Poesia vincitrice 2° Premio ”Trofeo Penna d’Autore”, Torino dicembre 2019

Published in: on gennaio 7, 2020 at 07:34  Comments (3)  

Ebbrezze

Voglio un bicchiere ricolmo di stelle
per poi brindare davanti a quel mare
voglio ubriacarmi di luci e pigliare
sol le più belle.

Vago per colli e lontano quel mare
manda al mio cuore il suo salso respiro
da lui ritorno e soltanto sospiro
dolce è l’amare.

Corro per boschi odorosi di pino,
in mezzo ai rami s’intrufola il cielo
e vola in alto il più lieve pensiero
fino al mattino.

Fronde trafitte, lucenti i bagliori,
d’oro si vestono i raggi e di verde,
l’ombra trasformano e qui ci si sperde
tra quei colori.

Sopra una foglia bagnata di pianto
c’è inciso un nome portato dal vento,
forse d’amore che ormai s’era spento
dice soltanto.

Ora c’è il mare e conforta la mente,
danza d’argento la sua spuma bianca
e il blu cobalto che sempre mi manca
solo non mente.

Ballano assieme a colori fatati
musiche dolci e risuonan serene
per alleviar le nostalgiche pene
di tempi andati.

Cerco canzoni che parlino al cuore
e sempre giungano là nel profondo
e a tempre oscure che infestano il mondo
porgano amore.

Piero Colonna Romano

Published in: on novembre 9, 2019 at 07:36  Comments (12)  

Canto per te

Al vento affido dolce questo canto
e la sua eco dal monte discende,
parrà riflusso che fa lieve l’onda
che messaggi d’amor pare nasconda.

Verran leggeri a te dolci dei sogni,
regaleranno calma al tuo riposo
e sulle labbra già gemma un sorriso
per quelle immagini di paradiso.

Quindi ad oriente una nuvola rosa
divien preludio ad un giorno felice,
renderà il sole la strada sicura,
pare magia e cancella paura.

Piero Colonna Romano

Published in: on giugno 21, 2019 at 07:40  Comments (4)