Specchio delle mie brame dov’è la poesia in ‘sto reame?

“Poeta che oggi cerchi poesia,

in scordata riserva confinata,

sappi che c’è più nulla sulla via

per replicar la gloria ch’era stata.

 

Duro è lo studio per capir cos’era,

qui oggi troverai scuri racconti

fatti di lemmi astrusi e tal groviera

grammatica divien per grand’affronti.

 

Solo di nulla sono pieni i versi,

metafora lo chiaman per sfoggiare

falso saper ch’è solo da perversi

…e ti verrà la voglia di frustare.

 

E’ giunto il tempo in cui se vuoi trovare

lirica musical che riempie il cuore

a tempi antichi dovrai ritornare,

per vivere alfin lieto le tue ore.”

 

Piero Colonna Romano

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Published in: on giugno 23, 2018 at 07:46  Comments (3)  

Poesie e origami

Quel che scrissi rileggo

e s’oscura il mio cuore.

Poesie sono tristi,

origami saranno.

 

E così li fo barche

che s’affondan nel mare

ed alianti leggeri

affidati a tempesta,

formo papere liete

che si sciolgon nell’acqua

ed in fiori li cambio

destinati a rifiuti.

 

Quel che resta diviene

fiocchi bianchi di neve

che svolazzano al vento

allietandomi il cuore.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on giugno 14, 2018 at 07:43  Comments (4)  

La leggenda del martin pescatore

(Liberamente tratta da Le Metamorfosi di Ovidio)

 

Ceìce e Alcione visser grande amore,

i loro giorni dolci trascorrevano,

baci e carezze ardenti a lor donavano

delizie e pure lo scordar dell’ore.

Miele era dunque quel sentir maturo,

soave canto che in ciel li portava,

ma il figlio di Lucifero voleva

del loro andar conoscere il futuro.

Per mare da un veggente si recava,

malgrado il presagire della moglie

che dopo in grandi pianti si discioglie,

mentre ei tenace con la nave andava.

Della figlia di Eolo i timori

si confermaron nel peggior dei modi:

il vento in quelle vele scioglie i nodi

e travolge la nave con furori.

Barriere d’acque e gorghi spaventosi

inghiotton marinai assieme al legno;

nell’affogare Ceìce chiede impegno

a dei che il corpo con Alcion riposi.

Di quella i lunghi pianti e la preghiera

Giunone spazientiscono ed invia

Morfeo per narrar dell’agonia

a lei che si dispera e giorno e sera.

Per questo il dio del sonno si trasforma

in orrida figura d’annegato

e così appare a chi avea sperato

di festeggiar felice chi ritorna.

E’ chiaro quel messaggio e disperata

la donna allora corre verso il mare,

cercando là chi non può più tornare

e vede al largo salma abbandonata.

Urla la sposa “io non son più io

ma sono morta ed or Ceìce sono,

vissi per lui e a lui chiedo perdono,

così come lo chiedo al sommo dio”.

Afflitta Alcione corre verso l’acqua,

Giove clemente quell’andare muta

in volo e lei in uccello e ciò l’aiuta

a giunger su quel corpo che il mar sciacqua.

Dal becco piovon baci su Ceìce

che par destarsi e pare alzar la testa,

ma pure lui alato si ridesta,

così volano in ciel che fa cornice.

Poi i bei color dell’alba e del tramonto

ricopron l’ali con il corpo tutto;

martin divengon pescatori e il lutto

verrà immortale amor senza confronto.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on giugno 6, 2018 at 07:09  Comments (2)  

La peste

Capitan Cocoricò

disperato va cercando

un rimedio a chi gettò

‘sto paese nello sbando.

S’arrabatta il poverino

che non vuole dispiacere

a chi un giorno già al mattino

prese Italia per sedere.

 

Quel Bibì con quel Bibò

van gridando senza posa

“Governare ora si può

‘sta nazione che ci sposa

e alla faccia della UE

straccerem tutti gli accordi,

che fan male a me e a te

e staran tra i bui ricordi.”

 

Per guarire la follia

forse sol la soluzione

non è dire “mamma mia!”

ma adoprare un gran forcone,

perché la democrazia

non la vuol rivoluzione

se poi butta sulla via

tutta quanta la nazione.

 

E quei due vogliono questo:

per blandire chi li paga

e per arricchirgli il cesto

ci daranno brutta piaga.

Per capir di cosa dico

a flat tax basta pensare,

farà il fisco molto amico

a chi ha molto da mangiare.

 

Capitan Cocoricò

troverà la soluzione?

Non lo so, ma so però

che ci vuol altra elezione,

auspicando gli elettori

sian più saggi ed oculati,

non dian retta a imbonitori

valutandoli appestati.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 26, 2018 at 07:39  Comments (5)  

Tempo

(Eraclito liberamente inteso)

 

Viviam l’oggi ma è domani, da lontano vien lezione,

“panta rei” la citazione, tempo scorre tra le mani.

Così mentre noi crediamo che si vive il contingente,

per scoprire il divenente, pizie e sfere convochiamo.

Ma se è vero che del giorno resta vago quel ch’è andato,

il futuro è il sol provato, non lo dico per far scorno.

E’ soltanto una chimera questo tempo che contiamo,

qual la vita che viviamo non è cosa proprio vera.

Quel che resta nelle menti, belli o brutti, son ricordi,

a un trascorso che ti scordi già appartengon pur frementi.

Panta rei ci fu narrato, fu di certo ammonizione,

col presente, ch’è illusione, col non esserci passato.

Per tirar le somme allora bene è porsi una questione:

s’è soltanto transizione perché mai guardare l’ora?

Quindi il tempo resta abbaglio, convenzione di sicuro.

Noi viviamo nel futuro, sono certo e non mi sbaglio!

Panta rei, disse quel mito, forse il solo fu a capire,

svicolò per non perire chi su quello fu erudito.

Si riempiron tomi e tomi di spassose favolette,

per cervelli… fatti a fette s’inventarono questioni.

Era tutto un indagare, col pensier che si perdeva,

ma fu acqua che scendeva quel balzano speculare.

 

Piero Colonna Romano

NDA: tanto per chiarire (si fa per dire) eventuali dubbi, la faccenda starebbe così: dando per assunto che gli “stati” del tempo siano Presente (che non possiamo cogliere perché…panta rei) Passato (che non possiamo vivere per ovvi motivi -neutrini permettendo…- e che, comunque, resta alle spalle dimenticato) e Futuro ed è questo, visto che nulla ne sappiamo che resta così l’unica flebile certezza/speranza. Becera teoria? Vediamo: se in una notte stellata (Kant non c’entra) alziamo gli occhi al cielo, ci incanteremo col brillar delle stelle. Ma quel che vediamo non è più esistente nel momento in cui lo vediamo. Erano così, così brillavano, milioni di anni fa. In definitiva vediamo ciò che non c’è più o che è molto diverso da quel che vediamo e, per inciso, ciò vale anche per stelle e pianeti vicini a noi (Sole e Luna ad esempio). Viviamo quindi una realtà inesistente, a conferma di quanto sopra detto. Quindi, non potendo vivere il presente, né ormai più il passato, non ci resta che sperare o/e credere di vivere nel Futuro. E speriamo che almeno questo “stato” esista. Arrivederci a tra… non mi è chiaro quando. Forse, chissà, potrebbe essere, oppure no. Chi lo sa?

Published in: on maggio 18, 2018 at 07:28  Lascia un commento  

Voci vittoriose

XIII PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE

“VOCI – Città di Roma”

Cari amici, continuano a piovere premi sul Cantiere. Ancora una volta lo strepitoso Santi Cardella fa messe di premi nel prestigioso concorso internazionale Voci – Città di Roma, ottenendo un Premio Speciale della Giuria nella sezione a tema “VERSIamo del vino” per la poesia “Coppa d’Olimpo”:

 

Coppa d’Olimpo

Tanti anni fa, disceso sulla terra,

Marte volle assaggiare questo vino

e persuaso dal sapor divino

giurò: “non voglio più fare la guerra!”

Poi sull’Olimpo volle far provare

il suo nettare ignoto agli altri dei,

li invitò a cena e disse: “amici miei,

questo elisir dà sensazioni rare;

sia che una coppa è rossa come il sole

o nel cristallo splende il chiar di luna,

questa bevanda in corpo, bionda o bruna,

desta l’amore e dà liete parole”.

Libò, s’assise e sussurrò: “mi piaci”

a Venere seduta alla sua destra;

e lei, che dell’amore era maestra,

ne bevve un sorso… e lo coprì di baci.

Santi Cardella

Non contento di questo brillante risultato, nella sezione “Poesia in dialetto” si aggiudica una lusinghiera Menzione d’Onore per la poesia “U catinazzo”. E siccome non c’è due senza tre, ecco che, nella sezione “Poesia in metrica” ottiene una brillante Segnalazione di Merito per la poesia “Mi arrendo”. Il tutto a dimostrazione della sua maturità poetica e completezza di preparazione. A lui invio i più sinceri complimenti, in attesa di poterlo applaudire il prossimo 3 giugno sul palcoscenico del teatro Ambra Jovinelli di Roma, nel corso della cerimonia di premiazione. Per completezza d’informazione aggiungo che, nella sezione “Poesia in metrica” la mia poesia “La foce” ha ottenuto un lusinghiero terzo posto.

La foce

Dove l’acqua del fiume si confonde col mare,

resto fermo a guardare quelle candide schiume.

Fu veloce il percorso, dalla fonte alla riva,

la mia mente già arriva dove nacque quel corso.

Ripercorro le sponde, che han memoria degli anni,

vi rivedo gli inganni, commozioni profonde.

E con l’arte a conforto, con l’amore a compagno,

vissi in terre di sogno, gran ricordi mi porto.

Ora torno al mio mare, c’è la barca che attracca,

dalla dolce risacca vibra un suono a incantare.

Dall’inizio alla foce, sol nell’acqua è il traguardo,

mi rapisce lo sguardo, lieve nenia è la voce.

Quando d’atomi salsi diverrò un bel mattino,

volerò sul cammino dove il bene raccolsi.

Piero Colonna Romano

Bello sarebbe potere incontrare quanti tra i sitani risiedono nei paraggi del teatro Ambra Jovinelli, dove la cerimonia di premiazione avrà inizio alle ore 16.

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 14, 2018 at 19:58  Comments (12)  

Memorie meneghine

Ricordo ancora la vecchia Milano,

dove per studio andai e per mestiere,

venendo dal levante da frontiere

di quel Friuli che di là è lontano.

Andavo per Navigli a passeggiare,

da S. Lorenzo alle colonne in poi,

dov’eran zoppicanti ballatoi

ma in chiare acque potevi pescare.

Porta Marengo, al tempo Porta Cicca,

coi suoi begli archi allor m’affascinava,

talvolta fitta nebbia cancellava

il bello da città che n’era ricca.

La sera a cena solito ero andare

in bettola chiamata “da Cavalli”,

il menù fisso, giuro, era da sballi:

brasato… che il barol vide passare.

Ma c’era un’atmosfera seducente,

trovavi sigarette a contrabbando

ed un barbone brillo che cantando

“Lugano addio” commovea la gente.

Ripenso, con colleghi, che una sera

di vivere volemmo un’avventura

e ci recammo in luogo da censura:

Etoile di quel locale il nome era.

Specchi brillanti con luci soffuse,

barman graziosa, bancone elegante,

coppie appartate in cantoni con ante

…ma solo gay riempivan le bluse.

D’Ambroeus nella città son ritornato,

ancora e ancora per mia professione,

ma sempre ne provai una delusione:

quelle emozioni non ho più provato.

Cambiato è il tempo e certo pur l’età,

non puoi trovarvi quel che più non ha.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 13, 2018 at 07:15  Comments (4)  

Adusta fonte

Gorgoglia un rubinetto per l’ultimo versare,

neppure più un mottetto l’anima a riscaldare.

La musa cui mi volsi, crudele mi rispose

“se taglierai i tuoi polsi rifioriran le rose.”

M’abbeverar di sangue la terra screpolata

affossa ciò che langue poesia darà malata.

Meglio sarà sperare nel tempo e le stagioni

piuttosto che azzardare comiche soluzioni.

Precario è il poetare ci vuole ispirazione

sentir che devi dare solo grand’emozione.

Così dentro il mio cuore rimane un desiderio :

che gemmi dall’amore soltanto un verso serio !

 

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 8, 2018 at 07:25  Comments (7)  

Un sorriso

Brillio di stelle è sceso a generarlo

quel tuo sorriso fresco di rugiada

e quando vai gentile per la strada

pare che a tutti tu voglia donarlo.

 

Lieve è l’andare ed è un piacer guardarlo,

la veste ondeggia ed il profumo aggrada,

sembra prodigio che dal cielo cada,

regala incanto e si può solo amarlo.

 

Nell’ombreggiata d’un bosco radura

scorre un ruscello e sono là e ti penso,

fruscio dell’acqua al tuo passo somiglia

 

e un emozione forte poi mi piglia

quando da fronde filtra e appare intenso

il luccicar degli occhi e mi fattura.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 3, 2018 at 07:36  Comments (9)  

Quel che resta d’un sogno

Svanito il brillar delle stelle,

assente di luce è già l’aria,

son fosche le nubi nel cielo

e nero la notte germoglia.

 

Così nell’oscuro m’aggiro,

portandomi dentro ricordi,

ricordi di mari sereni

con trine danzanti sull’onde.

 

In tempo ch’è sperso nel tempo

diletto donava alla mente

sorriso di fresca rugiada

che lieti progetti annunciava.

 

Ma oggi col tempo compiuto,

un tempo ormai senza futuro,

potrò sol vagare nell’oltre

confuso con atomi spersi.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on aprile 21, 2018 at 07:36  Comments (6)