L’illuminazione degli Appennini

Che cos’è, là in fondo in fondo,
quella fiamma ognor crescente,
quell’accorrere giocondo
d’affollata allegra gente,
quegli evviva, quegli spari
di moschetti e di mortari?
È il buon popol di Romagna
che festeggia il di solenne
che le arpie dell’Alemagna,
senz’artigli, senza penne
fur da Genova scacciate
a gran colpi di sassate.
Come liberi stendardi
van le fiamme in preda al vento;
una folla di gagliardi
getta al fuoco l’alimento
e il pentito di Sardegna
versa l’olio sulla legna.
Ed intanto l’uomo-dio
che risiede in Vaticano,
voglio dire il Nono Pio,
impartisce colla mano
la papal benedizione
a quell’ottime persone.
Su, soffiate un altro poco,
o redenti romagnoli,
che la vista di quel foco
le nostre anime consoli,
che si sgelino le mani
questi torpidi Italiani.
Se la fiamma che risplende
sulle vette agli Appennini
un di o l’altro si distende
anche all’Alpe dei vicini,
amatissimi Tedeschi,
state freschi, state freschi!
Di quel fuoco la scintilla
già riscalda il bel paese;
alla pietra del Balilla
mille braccia sono tese;
tuoni solo una parola…
o Tedeschi, che gragnuola!
Ma peraltro, indovinate?
M’è passato per la mente
che i Tedeschi alle sassate
non ci badino per niente;
quelle care creature
han le teste cosi dure!
So ben io quel che ci vuole
per quest’orsi oltramontani
che al tepor del nostro sole
van leccandosi le mani!
Un deposito abbondante
di cotone fulminante.
Il cotone? Va benone,
siam d’accordo; ma, perdoni:
cosa farne del cotone
se ci mancano i cannoni?

ARNALDO FUSINATO

Published in: on maggio 21, 2021 at 07:43  Lascia un commento  

L’ultima ora di Venezia

E’ fosco l’aere, il cielo e’ muto,
ed io sul tacito veron seduto,
in solitaria malinconia
ti guardo e lagrimo,
Venezia mia!

Fra i rotti nugoli dell’occidente
il raggio perdesi del sol morente,
e mesto sibila per l’aria bruna
l’ultimo gemito della laguna.

Passa una gondola della città.
“Ehi, dalla gondola, qual novità ?”
“Il morbo infuria, il pan ci manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!”

No, no, non splendere su tanti guai,
sole d’Italia, non splender mai;
e sulla veneta spenta fortuna
si eterni il gemito della laguna.
Venezia! l’ultima ora e’ venuta;
illustre martire, tu sei perduta…
Il morbo infuria, il pan ti manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!

Ma non le ignivome palle roventi,
ne’ i mille fulmini su te stridenti,
troncaro ai liberi tuoi di’ lo stame…
Viva Venezia!
Muore di fame!

Sulle tue pagine scolpisci, o Storia,
l’altrui nequizie e la sua gloria,
e grida ai posteri tre volte infame
chi vuol Venezia morta di fame!
Viva Venezia!
L’ira nemica la sua risuscita
virtude antica;

ma il morbo infuria, ma il pan le manca…
Sul ponte sventola bandiera bianca!

Ed ora infrangasi qui sulla pietra,
finché e’ ancor libera,
questa mia cetra.
A te, Venezia,
l’ultimo canto,
l’ultimo bacio,
l’ultimo pianto!

Ramingo ed esule in suol straniero,
vivrai, Venezia, nel mio pensiero;
vivrai nel tempio qui del mio core,
come l’imagine del primo amore.

Ma il vento sibila,
ma l’onda e’ scura,
ma tutta in tenebre
e’ la natura:
le corde stridono,
la voce manca…

Sul ponte sventola
bandiera bianca!

ARNALDO FUSINATO

Published in: on luglio 19, 2012 at 07:00  Comments (5)