Cuba Libre

Libera dall’ingerenza spagnola

Cuba finalmente aggiunse al rum

Il gusto frizzante della Coca Cola

Miscela perfetta con USA alleata.

Dalla loro divisa fui infatuata,

affascinata dai colti Barbudos

appartenenti all’Ejercito Rebelde

guidato da Fidel e Che Guevara.

Rovesciarono la dittatura Batista

combatterono con idee ben salde,

l’uno perse tragicamente la vita

l’altro guidò Cuba con arie spavalde.

Per questo sorseggio Cuba Libre,

brindo alla loro gloria conquistata,

a quella loro esistenza eclissata,

annegata in un mare d’ombre.

 

Danila Oppio

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Published in: on giugno 16, 2018 at 07:09  Comments (4)  

Angelo mio

Angelo mio

non eri in cielo

quando ti incontrai

e le mie stanche ali

incapaci di affrontare

un lungo volo

si rinchiusero a resa

Qui in terra, mai!

 

Danila Oppio

Published in: on giugno 4, 2018 at 07:24  Lascia un commento  

Palindromi vaganti

All’“angolo Bar a Bologna”

Gironzolavano vecchi sorci

Poiché “i topi non avevano nipoti”.

Seduta accanto ad un tavolino traballante

Un’attempata attrice ormai dimenticata

mormorava parole sconnesse:

“Avida di vita, desiai ogni amore vero,

ma ingoiai sedativi, da diva”.

Il suo giovane cavaliere come un “ossesso” le gridava:

“O mordo tua nuora, o aro un autodromo”

Non ti sopporto, così ubriaca e impasticcata!

“Avevi visioni d’un evo ove nudi noi si viveva!”

“O notte! Dove vai? Ti avevo detto no!”

Ma “Ava” “odia lui per essere più laido”

E gli ribatte: “E’ malasorte! Ti carbonizzino braci,

tetro salame!”

E “accese carboni, ma cade da camino brace secca!”

Un passante, che ogni giorno li incontrava

scuotendo la testa, mormorava:

“Ettore evitava le madame lavative e rotte”.

“Ora tra te e lei, fiele e tartaro!”

Eppure di questa vecchia carampana

Non riesce a liberarsene. E la sfotte.

Diceva di lei: “Ad una vera pia donna dei simili fili

misi e annodai: pareva nuda”.

“O rei fortuna l’ebbe! La nutro fiero!”

“Ora per poi io preparo” il mio ricco futuro.

Ma forse lasciarla non vuole:

erediterà una fortuna,

se la vegliarda muore.

Un tempo la “onorarono”,

ora percepisce, come avesse un “radar”

il disprezzo e l’indifferenza

per aver perduto il fascino

della diva che un tempo fu.

Con quei suoi capelli blu,

colorati all’ “anilina”

 ha assunto l’aspetto di una vecchia gallina.

Insieme alle amiche di sempre, come Nilla,

in una fredda stanza in catalessia

“E Nilla gelava nuda, ratta radunava le galline”.

Tutte vecchie e grinzose come lei.

Così se ne stava Ada in pessima compagnia.

 

Danila Oppio

Published in: on maggio 22, 2018 at 07:49  Comments (4)  

Miraggio

L’onda che pare morire

sulla battigia si ritrae

nel lontano profondo

L’inganno dell’apparenza

come miraggio

su desertiche dune

 

Danila Oppio

Published in: on maggio 10, 2018 at 07:09  Comments (3)  

Orizzonte di cobalto

Orizzonte

dove lo sguardo

non incontra la fine

Mare e cielo, confusi

in un’unica miscela

di cobalto

 

Danila Oppio

Published in: on maggio 4, 2018 at 07:17  Comments (2)  

Pensieri siderei

Pensieri siderei

che solo il Cielo intende

l’uomo non comprende

confonde, disperde

E si perde…

 

Danila Oppio

Published in: on aprile 24, 2018 at 07:45  Comments (4)  

L’incubo d’una notte

Passò lungo la strada che si snodava

come sciarpa zuppa di sangue liquefatto

una giovane donna dal vestito scarlatto.

I suoi piedi nudi calpestavano pietre

somiglianti all’umana raccolta

delle catastrofi imprevedibili e tetre.

Un puledro le trotterellava accanto

come uscito dall’Apocalisse di Dürer.

Teneva il passo con il suo. Affranto.

Camminava come avviluppata

da stanchezza avvolta in sudario,

sconvolta, stravolta, insanguinata.

Intravedevo come il fluire grottesco

del fango, nella luce violenta di bagliori

che tagliavano il buio Caravaggesco.

D’improvviso s’aprì un giorno limpido

D’una chiarità tagliente, l’aria le sferzò

il volto tumefatto, e lo guardo liquido.

Sopra di lei un cielo angelico sul quale

andavano alla deriva nuvole effimere.

E lei correva, come Furia splendente.

Mi desto. La luce sporca del mattino

batte sul mio viso unto d’insonnia

e un pensiero mi sfiora molesto.

La vita è un azzardo avvolto nel mistero.

Dovrei scrivere forse un trattato

sulla disperazione delle cose. Ma è vero?

Rappresenta forse il sogno uno degli enigmi

più irrisolti della umana abominazione

capace di sopravvivere alla propria dannazione?

Non ho tempo né tantomeno voglia

di scrivere degli umani errori la storia

Sento però giusto concludere così:

Niente è tanto grande da non potersi

definire piccolo al cospetto dell’eternità

E l’uomo non ravvisa ciò, nella sua cecità

 

Danila Oppio

Published in: on aprile 10, 2018 at 07:40  Comments (2)  

Parole, come foglie

Ho strappato dei fogli

gridavano troppo forte

e stridevano nella quiete

Ho lasciato il silenzio

e un soffuso brusio

Parole, come foglie

portate dal vento

Chissà dove andranno?

Nella torbiera

del tuo cuore

forse sono dirette

ma rimarranno?

 

Danila Oppio

Published in: on marzo 31, 2018 at 07:14  Comments (7)  

Tramonti lontani

Corri bambino

La strada della vita

ti ha portato lontano

I tuoi capelli, bianchi

il tuo passo, stanco

Tempo non c’è stato

per osservare le mani

che ormai tremanti

si tendono ancora

verso tramonti lontani

 

Danila Oppio

Published in: on marzo 16, 2018 at 07:42  Comments (1)  

Rincorrendo alee

Mani

rincorrevano farfalle

che con ali

iridate tingevano

cieli al tramonto

Ne ho afferrata

una tra le dita

Ma già ripiegava

le ali e moriva

 

Danila Oppio

Published in: on marzo 4, 2018 at 07:10  Comments (3)