Re di una lingua smarrita

Assaporai, come fosse acqua lustrale

Parole bibliche, suggeritemi da colui

Che di Dio è fratello e figlio.

Invano cercai di ritrovare,

nella mia vita, almeno di Salomone

un cantico riflesso.

In quei versi, chi può riconoscersi?

Quelli che amammo no, l’ora declina

E già non siamo, sillabe perdute

Se, Lassù, non le ascoltano le stelle.

Né lo potrà lui, Re di una lingua smarrita.

Eppur emerge, tra passato e presente,

un’assonanza, e il tempo si fonde.

In questa bruma d’ombre, in cui annaspo

Ora a me stessa domando

Se il suo sangue sia rosso.

Un tempo, quando vissi d’istinto

Chiamai colui per il quale ebbe un senso

L’Uomo, e ora, distratta a una luna enorme,

il Cantico dei Cantici mi confonde.

 

Danila Oppio

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Published in: on febbraio 19, 2018 at 07:07  Comments (5)  

Io e lo specchio

Le mie ossa scricchiolano

pari alle foglie autunnali

calcate da passi stanchi

dal lungo peregrinare

nella selva esistenziale.

Grevi trascorrono gli anni

solo ieri ero bambina

oggi ormai son logorata

dal tempo inesorabile e

presto la fine è vicina.

Vedo il mio viso appassito

dipinto sulla specchiera:

“Son io la vecchia megera

riflessa, in ombra stasera?”.

Lo specchio risponde “sei tu!”.

Bugiardo! Il grido dirompe

la mente è ancora pensante

Ii corpo piano s’ottunde

ma che m’importa alla fine

se mi soccorre ragione?

 

Danila Oppio

Published in: on febbraio 7, 2018 at 06:55  Comments (7)  

Egli è. Siccome ignobile

Ei è.  Siccome ignobile

Dato il fetal respiro

Stette la belva immemore

Orba di tanto spiro,

Così, percossa, attonita

La donna al nunzio sta,

muta pensando all’ultima

ora dell’uom fetale;

né sa quando una simile

orma di piè mortale

la sua crudel polvere

a calpestar verrà.

Lui ributtante al solio

Vide il mio genio e tacque:

quando con melliflua voce

cadde, risorse e giacque.

Di mille voci al sonito

Mista la sua non ha:

priva di servo encomio

e di codardo oltraggio,

vien rimosso subito

sparir di tal linguaggio,

scioglie all’urbe un disgusto

che certo non morrà.

Tu, dalle stanche ceneri

spandi ogni ria parola

Il Dio che atterra e suscita

Che affanna e che consola

Sulla deserta coltrice

Il  suo Karma poserà.

Chi ha seminato il mal

A lui certo tornerà.

 

Danila Oppio

Published in: on gennaio 26, 2018 at 06:51  Comments (10)  

Sonetti appesi

Carezzati dai raggi di sole,

intrecci e sequenze di parole.  

Sonetti appesi a fili d’argento

mossi da lieve soffio di vento.

Niente che turbi l’anima quieta

solo pensieri che il cuore allieta.

Il sole sorge e tardi tramonta

intanto calma la notte affonda.

Ciò che in passato mi fece paura

Ora apprendo che dolore non dura

per lungo tempo: svanisce e sfuma

tale l’onda sul mare che schiuma.

E se posso trovare la rima

senza scordare la metrica prima

in quartine poetar mi conviene

sì che al poeta il verso appartiene.

Son ora in auge liberi versi

vari poeti ne sono avversi

nessuno più brama legami e catene

ormai mutate in essenze aliene.

Tuffata in pieno romanticismo

forse in poco d’anacronismo

temo che’l Manzoni a tal riguardo

non degnerebbe lor d’uno sguardo.

 

Danila Oppio

Published in: on gennaio 12, 2018 at 07:12  Comments (5)  

Quel che siamo oggi

Non siamo più quelle

o quel che eravamo.

Le nostre cellule

in sette anni si disgregano

e nuove si rifanno.

E ciò che fummo

s’è disperso nella nebbia

del passato, andato in fumo.

Sepolto dagli anni,

che con noi sono cresciuti.

Così la nostra mente

non è più uguale a quella

del tempo che fu,

in quel tempo che tu

ed io, eravamo inesperte.

La traccia sporca

S’è trasformata

In una scia di luce.

Se prima affogavamo

nelle tenebre dell’incoscienza

o nella fuggevole gioventù

ora, credici, di quell’ombra

niente è rimasto più.

E quel che pensi sia

una triste traccia nera,

non è che una passeggera scia.

Come le macchie d’olio nere

scaricate dalle petroliere

sulla superficie dell’oceano

di tanto in tanto emergono.

Ma poi si disperdono.

Così le insicurezze, e i piccoli

o grandi errori di gioventù.

è ora di cacciarli giù.

Chi sei tu ora?

Chi siamo noi, se non

quelle giovani ragazze

un poco o molto pazze

così poco esperte

di questa nostra vita.

Ora siamo consapevoli,

che i passi fatti nel cammino

hanno preso la giusta strada.

Nulla da rimpiangere,

nessun rimorso, e bada

Che è l’oggi la vita vera

Costruita mattone su mattone

Da scelte errate, e da quelle buone.

Guarda al risultato…è ciò che conta.

Se qualcosa non è stata compiuta

È perché così doveva andare

Ma non per questo ci dobbiamo fermare

o starci su a rimuginare.

Rimpiangere quel che non si è raggiunto

Non ha senso alcuno. Se davvero

ci avessimo con tanta grinta provato,

se solo lo avessimo voluto

con ferrea volontà, l’avremmo avuto.

O forse altri ce l’hanno impedito.

Destino è che siamo quel che siamo.

E quell’ombra di cui parli, cacciala via.

Non serve, è deleteria.

Il passato l’hai lasciato alle spalle,

il futuro non lo conosci, è il presente che vale.

E gli operai che finalmente

hanno finito i loro lavori,

e i biscotti al cioccolato, consolatori.

Ed io che sono qui, lontana fisicamente,

ma vicinissima a te e sai che vorrei abbracciarti

e con te parlare su tanti argomenti.

Di questo tuo descrivere con arte

con dovizia di particolari le tue giornate,

soprattutto quella di ieri.

Ti ho letto volentieri,

e avrei voluto che tutto questo

avessi potuto raccontarmelo di persona,

sedute davanti ad una tazza di tè

(pardon, di cioccolata con la panna)

sgranocchiando un paio di biscotti.

Ha un potere forte, il cioccolato,

aumenta la serotonina, tonifica

e come il suo nome, serafica! 

Per il cammino fatto lungo la vita

di questo dobbiamo solo dire grazie

Come cantò Violeta Parra,

“gracias a la vida”

Grazie alla vita, che, malgrado tutto

È sempre meravigliosa.

L’esperienza è un raro privilegio

E se pur fosse stata negativa

non va mai considerata

un male, o di cattivo presagio.

 

Danila Oppio

Published in: on dicembre 29, 2017 at 07:48  Comments (2)  

Barbablù

C’era una volta

Una grande torta

Ed ora non c’è più

Perché se l’è pappata

Il goloso Barbablù

E vero non è

Che mangiava bambini

Gli piaceva invece il té

Con un ricco cabaré

Di cremosi pasticcini.

Fiabe di orchi assassini

che rubavano i bambini

e lupi che sbranano le nonne

e chi le ascoltava

passava la notte insonne.

Eppure c’era del vero

Nel racconto dell’uomo nero

Ancor oggi se ne ha paura

Se lo incontri per via

O altrove, nella sera scura.

Quanto male nel mondo!

Bimbi che muoiono di fame

Perché non hanno pane

E se guardiamo in tondo

C’è sempre chi ne abusa.

Vorrei poter cantare

Una bella filastrocca

Magari un poco sciocca,

che faccia ben pensare

che il mondo può cambiare.

C’era una volta

Una grande torta

Ed ora non c’è più

Perché se l’è pappata

Il goloso Barbablù.

 

Danila Oppio

Published in: on dicembre 16, 2017 at 07:36  Comments (6)  

In morte del losco Riina

Se infilandoti nella fredda notte

T’imbatti in una pozzanghera

dove la scarpa affonda

Capita di finire dentro la grigia morchia

E scivolare verso il burrone.

Mai approcciarsi a un losco individuo

Poiché imbroglia con trame infami

Potresti cadere nell’appiccicoso letame

Come se scivolassi con le ciaspole

Su di un appiccicoso lurido catrame.

Ci sto provando, non so se ci riesco

A rispecchiare la poesia di Fosco

Maraini, e non saprà, e neppure Riina

Poiché sono morti e non tornano più.

 

Danila Oppio

Published in: on dicembre 3, 2017 at 07:08  Comments (5)  

Haiku – Piccoli elfi

.
Piccoli elfi
in groppa ad alci
tra boschi d’elci
 .
Danila Oppio
Published in: on novembre 19, 2017 at 07:16  Comments (2)  

Autunno

S’alza presto all’alba la leggera bruma

Che al suo apparire tutt’intorno s’abbruna.

Il pallido sole, al far del giorno appare,

e la densa foschia solleva e scompare.

Le foglie ingiallite dalla lieve brezza

Ondeggiano tremule alla sua carezza.

E il rosseggiare del pruno e dell’acacia

Sono timide bimbe, che sole bacia.

Verso sera, cade una sottile pioggia

da nuvole strizzate che il cielo sfoggia

tali fossero bianchi panni da sciacquare

la terra potranno così dissetare.

Castagne e marroni rosolati al forno

Sono deliziosi doni in questo giorno

d’autunno, e bei grappoli d’uva dorati

dal dolce gusto soddisfano i palati.

Rinnova la natura a ogni stagione

E offre quel che produce e con ragione

Coi primi freddi bisogna ben mangiare

Alle calorie non si può rinunciare.

Benvenuto autunno, con le calde sciarpe

per riparare la gola, e calzar le scarpe

più pesanti per tenere i piedi al caldo

a fronteggiare il primo freddo spavaldo.

 

Danila Oppio

Published in: on novembre 6, 2017 at 07:02  Comments (4)  

Oh, Babilonia!

Dum ses jaroj mi laboris

Perfekigante kaj provante la lingvon

Kaj mi havis sufice da laboro

Kvankam en la jaro 1878 al mi sajnis

Ke la lingvo jam estas tute preta.

(Ludwik Leitzer Zamenhof a Borovko)

Oh, Babilonia!

E’ una Torre dove la gente

Più non si comprende

E non solo a ragion della lingua diversa

Di gente nel mondo dispersa

Oh, Babilonia!

S’insegnano a scuola inglese e francese

Spagnolo russo arabo e cinese

Rimane però difficile comunicare

Se non si accetta di imparare

Una lingua universale, che accomuni

Ogni popolo ogni Nazione ogni etnia

Che ci permetta nel linguaggio autonomia

Oh, Babilonia!

Quella torre è stata una follia!

Zamenhof ha avuto la giusta ispirazione

E quella Torre babilonese sarebbe evitata

Se la sua nuova lingua fosse stata accettata

Da ogni popolazione, ma ancora quanto

È sconosciuto ai più il Dottor Esperanto!

 

Danila Oppio

Published in: on ottobre 23, 2017 at 07:19  Comments (5)