La cintura di Orione

Avevo ideato il nostro chalet

sgranando parole o nessuna,

costruito sulle ali della fantasia

In alto, sui Monti della Luna.

Lì, il serotino appuntamento

in dialogo serrato di scritture,

di poesie o del malgoverno

ipotizzando alcune congetture.

Ora cristallizzato nello spazio

s’è involato oltre la stratosfera

e nonostante l’immane strazio

cala ancora e ancora la sera.

Sospeso con un filo dorato

ciondola dalla cintura d’Orione

simile a fibbia che allaccia

e il gigante Hunter abbraccia.

Lì, tra Betelgeuse e Rigel

brilla come una quarta stella

ma la nostra casa dei sogni

appare più luminosa e bella.

Ora che vivi nell’universo

polvere di stelle già sei

in una diversa dimensione

ora rivivi nei pensieri miei.

Pochi, e son solo i poeti

a lasciare il corpo mortale.

e riescono a volare lontano

nel divenire essenza vitale.

Il loro pensiero trascende

le umane miserie funeste

e va oltre, i sogni sospende

nell’immensitudine celeste.

Allo chalet il fuoco ardente

nel camino che mai si spegne

resti nell’attesa impaziente

del mio prossimo volo radente.

 Certo un giorno m’avvierò

su “The stairway to heaven”

senza fatica e pena salirò

ogni seppur ripido scalino.

Non temere, ti raggiungerò

dove m’attendi ansioso

così forse anch’io diverrò

al pari di te, raggio luminoso.

E saremo ancora insieme

a fantasticar di rime e canti

come a noi di certo conviene

In spazi eterei e sognanti.

 

Danila Oppio

Published in: on giugno 11, 2020 at 07:42  Comments (1)  

Sep-ulveda sep-olto

S’è n’è andato Sepulveda.

La morte apre tutte le porte,

incorona la testa, e cade

raggiungendo così nell’Ade

persone famose importanti

e poveri vecchi pezzenti,

politici, mercanti e scrittori

senza concedere favori.

Però solo di gente famosa

se ne sente parlare a iosa.

Delle sconosciute persone

non se ne fa manco il nome.

Sepolti in fossa comune

Senza un saluto, o esequie

Forse neppure un Requie(m)

Nessuno ne resta immune.

E sono milioni, sono troppe

le vite che s’en van a frotte.

E c’è ancor chi indifferente

dice: “ma chi se ne fotte!

Così funziona il malgoverno

tardando i soccorsi, gli aiuti.

Ma che s’en vada all’inferno!

Coi miei più sentiti saluti.

 

Danila Oppio

Published in: on maggio 9, 2020 at 07:37  Comments (2)  

Quella data dell’11 marzo 2020

Era l’11 marzo del 2020,

le strade vuote, i negozi chiusi.

La gente si barricava come col coprifuoco

in tempo di guerra.

E quel giorno mia madre compiva 100 anni

ma non potevo recarmi ad abbracciarla.

Alla Casa per Anziani proibirono l’entrata.

La primavera di tutto questo non sapeva nulla.

I fiori iniziavano a sbocciare,

il sole a splendere, e tornarono le rondini.

Era l’11 marzo 2020.

Furono chiuse le scuole, le Università.

I giovani studiavano a casa.

Fu l’anno in cui si usciva solo per fare la spesa.

Dopo poco chiusero tutto, 

anche gli uffici e le aziende.

L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini.

Non c’era spazio per tutti negli ospedali

e la gente continuava ad ammalarsi e morire.

Era l’11 marzo del 2020.

Tutti furono messi in quarantena obbligatoria.

Dai nonni ai nipoti, senza scampo.

Allora la paura diventò reale.

I giorni scorrevano tutti uguali.

Ma la primavera non lo sapeva

e le rose tornarono a fiorire.

Fu l’anno in cui si capì l’importanza di star bene,

e degli affetti veri, l’anno in cui il mondo

sembrò fermarsi, e l’economia andare a picco.

Ma la primavera non lo sapeva

e i fiori lasciarono il posto ai frutti.

E poi arrivò il giorno della liberazione.

Eravamo davanti alla tv e il Primo Ministro

a reti unificate, informò che l’emergenza era finita.

Che il virus aveva perso. 

Che gli italiani tutti uniti avevano vinto.

E allora uscimmo per strada piangendo di gioia.

Senza mascherine e guanti, abbracciando

chi s’incontrava, come fosse un fratello.

E fu così che l’estate arrivò.

Perché la primavera non lo sapeva

e aveva continuato a esserci…

Nonostante tutto, nonostante il virus, 

nonostante la paura.Nonostante la morte.

La primavera non lo sapeva

Eppure… riuscì a insegnarci la forza della vita.

 

Danila Oppio

Published in: on aprile 14, 2020 at 07:18  Comments (2)  

Al diavolo

Son sempre gentile e tanto onesta

Pur se talvolta un poco maldestra

Son sempre disposta a offrire un dono

Ma se sgarbi ricevo non perdono.

Di giorno lavoro e non mi arrendo

La notte sogno un incubo tremendo

Di poesie e prosa talvolta scrivo

Delle critiche altrui me la rido.

Sono giunta ormai a un’età matura

Chi mi contrasta non fa paura

Pur se dicessero peste e corna

Rispondo cantando “Nessun dorma”.

Or son stanca di tante pretese

Amo solo la gente cortese

Gli altri vadano tutti all’inferno

Ché laggiù fa caldo anche d’inverno.

 

Danila Oppio

Published in: on marzo 20, 2020 at 07:30  Lascia un commento  

Storie vagabonde

Sospirano in versi i poeti

Tracciando leggeri libelli

Ombre furtive, epigrammi

Reggendo fragili ossimori,

Ieratiche assonanze.

Elegie composte in distici.

Vagano nell’etere tautogrammi

Attraverso enjambement

Giocosi e splendenti

Auspicando metonimie silenti

Bucolici carmi in endecasillabi.

Ondeggiano nell’aere rime

Nascoste da nubi metaforiche

Delicate odi, che son del poeta

Eterne evasioni in strofe.

 

Danila Oppio

Published in: on febbraio 26, 2020 at 06:54  Lascia un commento  

Caprette

Ma che bel regalo ti hanno fatto

Molto meglio di un semplice gatto

Peccato non averle a casa mia

Mi sarebbero state di compagnia.

Il pelame di mamma capra

Come se avesse una sciarpa

E tutto bianco quel del capretto

Quasi fosse un bel angioletto.

Lo so, dimostrano molta timidezza

Però col tempo e qualche carezza

Con te entreranno in amicizia

E sarà per te una vera delizia.

 

Danila Oppio

Published in: on febbraio 3, 2020 at 06:59  Comments (2)  

Imprecazioni

Porca Troia e porca pure Sparta

Così pure Atene e anche Carta…

gine…quanti uomini sono caduti in guerra

condotti fatalmente allo sbaraglio?

Finirete sotto terra anche voi

un giorno o un altro, meglio prima che poi.

Se l’anima è immortale

L’uomo resta pur sempre un anim…ale

Perché invece di scegliere il bene

Preferisce di gran lunga il male.

La storia non vi ha insegnato proprio niente?

Belligeranti, pessima gente!

Non sarebbe stato meglio vivere in pace?

Non vi rimorde la coscienza?

Temo di no, silenziosa si dilegua, e tace.

Ma io avrò pur diritto di parlare

di gridare al mondo che è ora di finire

di pensare al danaro, di cominciar a ragionare:

La volete finire di piantar grane

ai poveracci dalla vita grama e infame?

Ma porca miseria, cambiate la Storia

Se volete lasciar di voi buona memoria!

In questo mondo che mandate a puttane

ci vivete anche voi, porco d’un cane!
E non inondateci di cacca
Porca vacca!

Danila Oppio

Published in: on gennaio 14, 2020 at 07:22  Comments (5)  

Acqua alta a Venezia

Tra le calli di Venezia, invase dall’alta marea

urto la folla che non vedo – trasparente indifferente. 

Indossando stivali di nuvola adamantina

trasmigro da un marciapiede inesistente

evitando una pozzanghera e una gondola made in China.

(L’ombra della solitudine mi segue)

Nelle vetrine i vetri di Murano, dall’artigiano

sapientemente soffiati gridano

la loro indifesa fragilità – la stessa mia emotiva.

Mi soffermo assorta, un’altra me furtiva

sbircia da un antico specchio.  Osservo entusiasta

il mio cuore lì riflesso, che mai avevo visto prima

Lo tenevo in tasca e basta.

(L’ombra della solitudine si scosta)

Se scivolassi su pozze salmastre

s’infrangerebbe come cristallo.

Non mi ero mai accorta quanto

vulnerabile fosse quell’oggetto scordato 

nel vecchio impermeabile sdrucito.

(L’ombra della solitudine si allontana)

Entro nella bottega e chiedo all’artigiano:

“Potrebbe indicarmi il valore 

di questo mio reperto antico?

A suo vedere xèlo ancora bòn?” 

L’artigiano sorride mentre lo ripone

con garbo in uno scrigno di velluto 

“El me piase siora. El compro mi, 

se no’l ghe despiase.”

D’improvviso l’acqua alta si ritira 

e una rosea pennellata 

colora -così ai miei occhi pare – 

uno dei più bei tramonti veneziani.

(E la solitudine definitivamente scompare)

 

Danila Oppio

Published in: on dicembre 27, 2019 at 06:52  Comments (2)  

Cotoneaster

D’estate appari quasi trascurabile.

D’inverno, spoglio e scheletrico.

Ma in autunno sei un’esplosione

di colori intensi, graduati nel giallo

arancione e rosso, come se fuoco

ardesse, simile al rovo di Mosè 

sul Monte Oreb. 

A farti eco l’oro della forsizia, 

le cui foglie ingiallite paiono fiorire

come  i suoi figli a primavera.

Dipingete così uno spoglio angolo

del giardino dandogli la parvenza

di un caldo e solare giorno estivo.

Invece è novembre, e piove.

 

Danila Oppio

Published in: on dicembre 7, 2019 at 07:32  Comments (7)  

Cielo arruffato

Oggi il cielo è un po’ arruffato,

scompigliato da un vento sbarazzino.

Sembrano riccioli

di uno scarmigliato ragazzino

che ancora non ha fatto

amicizia col pettine.

 

Danila Oppio

Published in: on novembre 18, 2019 at 07:15  Comments (3)