Io canto una fanciulla di Provenza

Io canto una fanciulla di Provenza
Nella sua primavera e nell’amore,
in mezzo al grano e dove presso è il mare,
la seguirò, discepolo ritroso
del grande Omero, ché poco si è detto,
oltre la Crau, di una figlia dei campi.
Per quanto sulla fronte giovinezza
soltanto le splendesse, né corona
d’oro fino o mantello di damasco
portasse, voglio come una regina
che in gloria sia innalzata e, della lingua
nostra in disdegno, vesta le carezze.
Per voi, pastori e gente agreste, canto.
Tu, Dio della mia patria, che nascesti
un giorno fra i pastori, alle parole
da’ fuoco e dammi lena. Tu lo sai
che dentro la verdura, quando il fico
s’empie e matura al sole e alla rugiada
pura, vien l’uomo e preda a poco a poco
ogni frutto dell’albero. Ma sempre
Tu, Signore, sull’albero spogliato
alzi una fronda cui non possa l’uomo
famelico protendere la mano,
ramo che muove il vento e che profuma,
a cui, dal frutto turgido e maturo,
viene l’uccello, a Santa Maddalena,
a volo per sfamarsi…
entro una nicchia, l’angiol salutare
umilmente la Vergine beata
e l’attorto serpente insidiare
d’Adamo e d’Eva l’animo innocente.
Ma da vedere poi non c’è piu niente.
Stanno lì presso gli uomini al lavoro,
ma non volgono mai pure un pensiero,
pure uno sguardo alla chiesetta loro,:
e il santo annunziatore del Mistero
non ha sopra l’altare disadorno
nemmeno un cero che dia luce intorno.
Vi son però le piante del buon Dio
ch’àn gettato radici e metton fiori
sul tetto e sul sagrato a solatio,
e de’ muri massicci in tutti i fori,
e, quando de’ suoi raggi il sol l’investe,
profuman l’aria d’un incenso agreste.
E del buon Dio le mille bestioline
ivi si san raccolte: gallinette
di San Giovanni, erranti farfalline,
mantidi inginocchiate su l’erbette
quasi a pregare, magre e silenziose,
e pecchie attorno al tetto laboriose.
E vi sono pure anche le innocenti
cicale che, per quanto è lungo il giorno,
stridono sotto l’ali tralucenti.
E queste e quelle van girando intorno
dal portone abbronzato in fino al coro,
come famiglie nella pieve loro …

FRÉDÉRIC MISTRAL

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Published in: on novembre 29, 2018 at 07:35  Lascia un commento  

La chiesetta abbandonata

Non lontano di lì c’è la chiesetta
all’angiol Gabriele dedicata.
Sembra annoiarsi quella poveretta,
chè da molt’anni l’hanno abbandonata,
tra le sue macchie d’ulivi lucenti,
i cristiani freddi e indifferenti.

Si può vedere in mezzo alla facciata,
entro una nicchia, l’angiol salutare
umilmente la Vergine beata,
e l’attorto serpente insidiare
d’Adamo e d’Eva l’animo innocente.
Ma da vedere poi non c’è più niente.

Stanno lì presso gli uomini al lavoro;
ma non volgono mai pure un pensiero,
pure uno sguardo alla chiesetta loro;
e il santo annuziatore del Mistero
non ha sopra l’altare disadorno
nemmeno un cero che dia luce intorno.

Vi son però le piante del buon Dio
ch’an gettato radici e metton fiori
sul tetto e sul sagrato a solatio,
e dé muri massicci in tutti i fori;
e, quando dé suoi raggi il sol le investe,
profuman l’aria d’un incenso agreste.

E del buon Dio le mille bestioline
ivi si son raccolte : gallinette
di San Giovanni, erranti farfalline,
mantidi inginocchiate su l’erbette
quasi a pregare, magre e silenziose,
e pecchie attorno al tetto laboriose.

E vi son pur anche le innocenti
cicale che per quanto è lungo il giorno
stridono sotto l’ali tralucenti.
E queste e quelle van girando intorno
dal portone abbrnzato fino al coro,
come famiglie nella pieve loro…

FRÉDÉRIC MISTRAL

Published in: on aprile 14, 2018 at 07:02  Lascia un commento