Il cuore e la pioggia

O mia piccola dolce casa, vergine rossa
c’hai vergogna e ti celi in un manto di foglie
qua e là strappato, ancora nell’occhio si raccoglie
un pianto triste e il cuore prova una fredda scossa

s’avvenga che ripensi le tue diserte soglie
il tuo muto giardino, la terra non rimossa
da tempo grande, come la terra d’una fossa,
la fossa ch’ogni mia dolce speranza accoglie.

Piccola casa rossa che il molle abbraccio tenta
del fiorito viale con mille incantamenti,
nell’ora triste in cui mi parve uscir di vita,

non io rossa ti vidi, ma come se una lenta
lagrima assai t’avesse corse le guancie ardenti,
mi sembrasti d’immenso dolore impallidita.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on aprile 27, 2017 at 07:03  Comments (2)  

Giardini

O piccoli giardini addormentati
in un sonno di pace e di dolcezze,
o piccoli custodi rassegnati
di sussurri, di baci e di carezze;
o ritrovi di sogni immacolati,
di desideri puri e di tristezze
infinite, o giardini ove gli alati
cantori sanno di notturne ebbrezze,
o quanto v’amo! I sogni che rinserra
il mio core, fioriscono, o giardini,
lungo i viali, ne le vostre aiuole.
Io v’amo, io v’amo, o fecondati al sole
di primavera in languidi mattini,
o giardini, sorrisi de la terra!

SERGIO CORAZZINI

Published in: on febbraio 7, 2015 at 06:58  Comments (3)  

Isola dei morti

Il lampione di San Bartolomeo
non si rassegna alla sua mala sorte;
il tragico fanale della Morte
riannovella il martirio prometeo?

Veglia se vada il funebre corteo
del morto ignoto oltre le fosche porte
ove già tante creature morte
stanno come in un fetido museo.

Su le pietre, dai luridi lenzuoli
cola il sangue nerastro degli umani
che agonizzaron, nella notte, soli.

Ritto, immoto, su l’isola terribile,
per i fratelli che sono lontani
arde il fanale d’odio inestenguibile.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on settembre 15, 2014 at 07:17  Comments (2)  

Rime del cuore morto

 

 

O piccolo cuor mio, tu fosti immenso

come il cuore di Cristo, ora sei morto;

t’accoglie non so più qual triste orto

odorato di mammole e d’incenso.

Uomini, io venni al mondo per amare

e tutti ho amato! Ho pianto tutti i pianti

vostri e ho cantato tutti i vostri canti!

Io fui lo specchio immenso come il mare.

Ma l’amor onde il cuor morto si gela,

fu vano e ignoto sempre, ignoto e vano!

Come un’antenna fu il mio cuore umano,

antenna che non seppe mai la vela.

Fu come un sole immenso, senza cielo

e senza terra e senza mare, acceso

solo per sé, solo per sé sospeso

nello spazio. Bruciava e parve gelo.

Fu come una pupilla aperta e pure

velata da una palpebra latente;

fu come un’ostia enorme, incandescente,

alta nei cieli fra due dita pure,

ostia che si spezzò prima d’avere

tocche le labbra del sacrificante,

ostia le cui piccole parti infrante

non trovarono un cuore ove giacere.

SERGIO CORAZZINI

Il mio cuore

Il mio cuore è una rossa

macchia di sangue dove

io bagno senza possa

la penna, a dolci prove

eternamente mossa.

.

E la penna si muove

e la carta s’arrossa

sempre a passioni nove.

.

Giorno verrà: lo so

che questo sangue ardente

a un tratto mancherà,

che la mia penna avrà

uno schianto stridente …

… e allora morirò

SERGIO CORAZZINI

Published in: on aprile 2, 2011 at 07:37  Comments (2)  
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