Per un organo di Barberia

Elemosina triste
di vecchie arie sperdute,
vanità di un’offerta
che nessuno raccoglie!
Primavera di foglie
in una via diserta!
Poveri ritornelli
che passano e ripassano
e sono come uccelli
di un cielo musicale!
Ariette d’ospedale
che ci sembra domandino
un’eco in elemosina!
Vedi: nessuno ascolta.
Sfogli la tua tristezza
monotona davanti
alla piccola casa
provinciale che dorme;
singhiozzi quel tuo brindisi
folle di agonizzanti
una seconda volta,
ritorni su tuoi pianti
ostinati di povero
fanciullo incontentato,
e nessuno ti ascolta.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on ottobre 18, 2019 at 07:01  Lascia un commento  

Acque lombarde

Acque serene ch’io corsi sognando
ne la dolcezza de le notti estive,
acque che vi allargate fra le rive
come un occhio stupito, a quando a quando,

o nostalgiche acque di sorgive
mormoranti nel verde un sogno blando,
acque lombarde ch’io vo’ sospirando
sempre, tanto il ricordo in cor mi vive,

di voi l’anima dice acque stagnanti
ne’ verdi piani de la Lombardia,
di voi fonti gioconde scintillanti

a’ dolci soli del fiorito maggio
e su voi la sognante anima mia
muove per suo spiritual viaggio.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on giugno 4, 2019 at 07:20  Comments (1)  

Sonetto della neve

Nulla più triste di quell’orto era,
nulla più tetro di quel cielo morto
che disfaceva per il nudo orto
l’anima sua bianchissima e leggera.
Maternamente coronò la sera
l’offerta pura e il muto cuore assorto
in ricevere il tenero conforto
quasi nova fiorisse primavera.
Ma poi che l’alba insidiò co’ ’l lieve
gesto la notte e, per l’usata via,
sorrisa venne di sua luce chiara,
parve celato come in una bara
l’orto sopito di melanconia
nella tetra dolcezza della neve.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on febbraio 15, 2019 at 07:43  Lascia un commento  

Asfodeli

Madonna, se il cuore v’offersi,
il cuore giovine e scarlatto,
e se voi, con un magnifico atto,
lo accettaste insieme à miei versi
di fanciullo poeta, e se voi
con l’olio del vostro amore
teneste vivo il suo splendore
e lo appagaste dè suoi
capricci assiduamente,
perché ieri lo faceste
sanguinare, lo faceste
lagrimare dolorosamente?
Tutte le sue gocce rosse
caddero a terra, mute,
e poi che furono cadute
il cuore più non si mosse
e come per incantamento
in ognuna fiorì un asfodelo,
il triste giglio del cielo
da l’eterno ammonimento.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on settembre 29, 2018 at 07:33  Comments (1)  

Sera della domenica

Ora che li organi
di Barberia singhiozzano al Crepuscolo
li ultimi balli e le ultime canzoni
anche una volta, quasi una paura
folle di rimanere
soli nell’imminente ombra li tenga;
ora che i poveri
amanti hanno sepolta
nel cuore, senza piangere, la piccola
loro felicità domenicale,
e vanno muti
per il noto viale
al convegno dell’ultima tristezza;
ora che il pianto in maschera
di Sorriso
affetta ancora un’aria disinvolta
prima che scada il facile noleggio
dell’abito di gala;
ora che ne’ conventi e ne’ collegi
abbassano le lampade,
asciugano le lagrime,
e s’imagina che nel Paradiso
ogni giorno sarà
domenica;
ora che nei postriboli
le femine si lasciano baciare
cantando
il breve elogio funebre
della verginità;
il Poeta, ebro di morte,
viene a patti
con la Disperazione
che gli offre il domani con tutte
le sue piccole ire sorde,
le sue facili rassegnazioni,
mentre gli ride in faccia
perché non seppe ancora
morire di fame!

SERGIO CORAZZINI

Published in: on Mag 15, 2018 at 06:54  Comments (1)  

Sonata in bianco minore

Sorelle, venite a vedere!
C’è il sole nell’orto, c’è il sole!
È un povero sole che ha freddo, non senti?
Che piange le sue primavere…
Sole di convalescenti.
Suor Anna sorride così.
Che ci voglia raccontare
una fiaba d’oltre mare!
È venuto a trovare
noi, povere sperdute,
e, forse un malato lo aspetta
invano al limitare
della sua casa per la sua salute.
È più bianco della mia cornetta…
Sorelle, scendiamo nell’orto
prima che se ne vada.
Sorelle, pregatelo a mani
giunte ché torni domani!
Che torni, per poco, che torni,
però, tutti i giorni!
Perché non dovrebbe venire?
Noi stiamo per morire.
Comunichiamocene, sorelle,
prima che vengano le stelle.
Noi non abbiamo che Gesù,
Maria e niente più.
Un po’ d’acqua nella scodella
e un po’ di sole nella cella.
Io mi farò una ghirlandetta
per i miei poveri capelli.
Io, sorella benedetta,
avrò il miglio per gli uccelli.
Oh, Sorelle, e, se non torna,
che faremo?
Se non torna, aspetteremo.
Come è gelido il convento.
È più gelido il mio cuore.
Oh, Sorelle, invece, io sento
tutto il sole nel mio cuore.
Stelle in cielo e vele in mare,
tante vele e tante stelle…
Accendiamo le candele sull’altare.
Ricordiamoci, sorelle,
che siamo mortali. Regina sine labe originali…Che faremo, se non torna?
Se non torna più, morremo.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on ottobre 7, 2017 at 07:49  Comments (1)  

Il cuore e la pioggia

O mia piccola dolce casa, vergine rossa
c’hai vergogna e ti celi in un manto di foglie
qua e là strappato, ancora nell’occhio si raccoglie
un pianto triste e il cuore prova una fredda scossa

s’avvenga che ripensi le tue diserte soglie
il tuo muto giardino, la terra non rimossa
da tempo grande, come la terra d’una fossa,
la fossa ch’ogni mia dolce speranza accoglie.

Piccola casa rossa che il molle abbraccio tenta
del fiorito viale con mille incantamenti,
nell’ora triste in cui mi parve uscir di vita,

non io rossa ti vidi, ma come se una lenta
lagrima assai t’avesse corse le guancie ardenti,
mi sembrasti d’immenso dolore impallidita.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on aprile 27, 2017 at 07:03  Comments (2)  

Giardini

O piccoli giardini addormentati
in un sonno di pace e di dolcezze,
o piccoli custodi rassegnati
di sussurri, di baci e di carezze;
o ritrovi di sogni immacolati,
di desideri puri e di tristezze
infinite, o giardini ove gli alati
cantori sanno di notturne ebbrezze,
o quanto v’amo! I sogni che rinserra
il mio core, fioriscono, o giardini,
lungo i viali, ne le vostre aiuole.
Io v’amo, io v’amo, o fecondati al sole
di primavera in languidi mattini,
o giardini, sorrisi de la terra!

SERGIO CORAZZINI

Published in: on febbraio 7, 2015 at 06:58  Comments (3)  

Isola dei morti

Il lampione di San Bartolomeo
non si rassegna alla sua mala sorte;
il tragico fanale della Morte
riannovella il martirio prometeo?

Veglia se vada il funebre corteo
del morto ignoto oltre le fosche porte
ove già tante creature morte
stanno come in un fetido museo.

Su le pietre, dai luridi lenzuoli
cola il sangue nerastro degli umani
che agonizzaron, nella notte, soli.

Ritto, immoto, su l’isola terribile,
per i fratelli che sono lontani
arde il fanale d’odio inestenguibile.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on settembre 15, 2014 at 07:17  Comments (2)  

Rime del cuore morto

 

 

O piccolo cuor mio, tu fosti immenso

come il cuore di Cristo, ora sei morto;

t’accoglie non so più qual triste orto

odorato di mammole e d’incenso.

Uomini, io venni al mondo per amare

e tutti ho amato! Ho pianto tutti i pianti

vostri e ho cantato tutti i vostri canti!

Io fui lo specchio immenso come il mare.

Ma l’amor onde il cuor morto si gela,

fu vano e ignoto sempre, ignoto e vano!

Come un’antenna fu il mio cuore umano,

antenna che non seppe mai la vela.

Fu come un sole immenso, senza cielo

e senza terra e senza mare, acceso

solo per sé, solo per sé sospeso

nello spazio. Bruciava e parve gelo.

Fu come una pupilla aperta e pure

velata da una palpebra latente;

fu come un’ostia enorme, incandescente,

alta nei cieli fra due dita pure,

ostia che si spezzò prima d’avere

tocche le labbra del sacrificante,

ostia le cui piccole parti infrante

non trovarono un cuore ove giacere.

SERGIO CORAZZINI