Cos’è?

C’è una urgenza che pigia.
Circoscrivo l’intorno
traboccante di schiere
di ninnoli rotti, di baci tarpati.
Avvicino le aste al compasso
faccio qui l’orizzonte.
Sciorino il bisogno
ora amorfa, secca placenta
d’involucro di germe
che lusinga e ributta.

C’è paura
a braccia conserte
come se la cima
dell’albero maestro
si perdesse in bruma
l’onda dolce che appare
fosse schiuma.

Buttarsi dentro
a capriola invece
nel “non so”
salvare anche solo
un ramo dell’albero
e carpire al buio
una fiaccola
che mi porgi.

Raccogliere
insieme cocci
in slancio
mormorare confessioni
anche tra vetri
un poco appannati
ché il tedio della solitudine
abbranca l’anima.

Inabissarsi
all’imperfetto
di un eravamo armonico,
stretti al filo d’Arianna
che porta al profondo
che non conosce distanze
o scatole chiuse
e parlare di cuore
dal cuore.

Tinti Baldini e Flavio Zago

Published in: on giugno 13, 2016 at 07:03  Comments (1)  

Chiarori

Un giorno
la Notte,
attingendo
tra i mille
tuoi soli gentili
mi ha prestato la vista.

È piena Luna
il tuo esserci, ed io
abbacinato e grato,
più non conosco il buio.

Flavio Zago

Published in: on marzo 20, 2016 at 07:05  Comments (1)  

Sarà

Quando sarò sereno
ti penserò più piano
ricorderò il tuo seno
e un fremito lontano

Potranno un giorno i giorni
sembrarmi dei momenti
e i pensieri in cui ritorni
cacciare via i tormenti

Ma non ora, non adesso
che ti ho quasi cancellata
e annullato ogni recesso

ma non adesso, non ora:
c’è la mente mia che brucia
il mondo si scolora

Stanotte sputerò alle stelle,
maledirò l’ amore
mi sfilerò la pelle
e con essa ogni tuo odore

Stanotte le grandi ali
si formeranno a culla
e forse, mentre sali
ti vedrò volare al nulla…

Quando sarò sereno?

Flavio Zago

Published in: on marzo 9, 2016 at 06:51  Comments (1)  

Come vento

Betulle

Il seme di maggio è tra noi,
più avanti il suo cuore lo farà vegliare,
più in là il suo orgoglio lo farà scoprire
e l’occhiuta betulla, sorridendo m’addormenterà.

Piccina mia, che guardi e non intendi
ascoltami, ti prego, non danzare sul mio cuore:
i tuoi capelli si poggiano sull’aria,
ma le bisacce colme, s’infrangono ai tuoi piedi.

La casa dei fiori non apre più le porte;
anche il sole deve entrare di soppiatto,
da fessure,
dove una brezza che sussurra appena
ritrova vecchie crepe scure, dimenticate.

Ma né sole né fiore ti fanno signora
né il futuro ti vede presente.
Solo qualche ricordo, qualche ruga sul mio muro,
qualche brivido che torna, e mi concedo.
Solo istanti. Già.
Solo.

Come vento, se ascolti,
come fremito di foglie la mia pelle,
al bisbiglio incauto che il tempo manda.
E come nube diventa goccia, il pensiero si fa lacrima.

Momenti. Anni. Anni, in quei momenti!

Poi, impietoso, il vento che porta,
porta via.
Protetto dal mio fiato umido, il seme si farà fecondo;
e, delle nuove radici, la giovane linfa,
lei no, non svaporerà.

Flavio Zago

Published in: on febbraio 25, 2016 at 07:42  Comments (2)  

Bilingua

Ripopolare, ripopolare
è facile dire.
Giostre,
cigolanti voleri impotenti
Strade divise, vesti ormai lise.
Cavalli, promesse e sirene.
Notti bianche, lumi, falene
e voci.
Voci tante, voci stanche.
Voci
rimbalzano, si fondono e saltellano
giocano, si alzano e imprecano.
Sbraitano.
Tremano
ma avanzano, fiere di essere
d’ incrociarsi, tramare, tessere
di vuotare il mare, di vette scalare
e schiette toccare
con garbo
il cuore disposto o di mosto ospitale.

Voci avare
Questo velo è da scostare, pochi anni basteranno,
voci vere,
si potrà ripopolare e ripartire con l’ inganno.

Flavio Zago

Published in: on febbraio 12, 2016 at 07:30  Comments (3)  

Giochiamo?

Girini

Discrepanze emotive:
i sentimenti infimi annaspano
dentro coclee impietose.

Il tritagiorni imperturbabile
prosegue la sua opera mastodontica,
in uno sfibrante ed illusorio lavorio
di compressioni e impasti,
come se l’ombra, spremuta,
restituisse il sole.

La soluzione è assortita
ed i grappoli di sfere
si sbatacchiano allegramente.

Ma,
sarà perché il quotidiano
reclama il suo bottino
o perché l’incognita fagocitante
vuole sempre la bocca piena,
che l’imminenza, più esile e pungente,
riesce ad insinuarsi
e tra le spire indenne a passare.

E’ in questo fluido ammortizzante
e amniotico, ora approdato,
che un’ infinità di anfibi
si muta in autoattesa.

Tutto è spiazzato.
Dannazione,
non resta altro da fare :

giochiamo?

Flavio Zago

Published in: on gennaio 31, 2016 at 07:48  Comments (1)  

Ridicolo animale

Effimero è il tuo scopo,
se così lo puoi chiamare.

Godi l’ attimo, un respiro come mille altri
e mentre domi la puledra di razza dubbia,
o forse troppo nota,
il tuo sudore umetta un’ altra pelle.
Scarsa dedizione. Scarsa l’ emozione.
L’ animo animale affiora,
l’ anima non geme, ne sei conscio
e ancora, l’ aura bestiale impera.
Ciò che vedi è.

Effimero è il tuo scopo,
se così lo puoi grugnire.

Stupenda è la bestia dal muso bavoso,
immensi e vitrei i suoi occhi, che ti ci puoi specchiare;
– Fratelli, siamo fratelli ! – urlano quei globi.
Gli alibi si incarnano e tu,
tu ne sei il boia.
Così, deciso affondi i denti, per non dar loro scampo.
Hai mai morso l’ acqua? Lei, ti sfugge tra le dita;
come l’ aria che, pensasti vittorioso un giorno,
d’ aver imprigionato nei polmoni.

Effimero è il respiro,
ed effimero è il tuo gioco, s’ è un gioco da giocare:
il rubinetto dell’ avidità, non smette mai di gocciolare.

Già il tuo sogno, che non attende più la notte
t’ ispeziona con passione, e non ti lascia addormentare.
Allora, riconosci le gocce sulla volta della mente.
Allora, il cavaliere perduto china il capo,
e, dentro l’ armatura d’ osso, gonfia il petto per l’ ultima volta
poi, bestemmiando si getta, come egli stesso avrebbe scagliato,
senza dare alcun peso, un torsolo di mela. Frutto ormai spolpato.
Ciò che hai visto, è stato?

Effimero è il tuo volo,
finto e figlio di un qualsiasi incrocio.

Dall’elmo, ciondolante per l’ira dell’ impatto,
niente sangue. Solo un rivolo di bava.
Un Angelo, deturpato dalla verità, medita una sconfitta.
Chissà dove, brandendo la sua spada di ghiaccio,
l’ uomo, nudo riconosce le grida e i bagliori lontani:
sul colle della conquista, una puledra attende.
L’ uomo corre alla battaglia.
Ancora una volta la sua arma,
effimera,
fino al sorgere del sole, non si scioglierà.

Flavio Zago

Published in: on gennaio 18, 2016 at 07:10  Comments (1)  

Tutto ok

Nel giorno dello sparviero,
fisso e nobile il suo veleggiare,
nel suo giorno, nei suoi artigli,
brandelli di pensieri informi,
le radici penzolanti, si lavano d’aria,
s’inzuppano di sole e si cercano,
resoconti quotidiani unici,
per familiarizzare,
mentre giù, sempre più giù,
rincorre il suo indice l’uomo casuale.

Chi gli avrà rubato l’orientamento?
Seguendo il suo dito, freccia scoccata, non sa
che è quel dardo a comandare.
Nei suoi passi dinamici c’è la certezza;
l’odierno ben stretto nel pugno
e il domani nelle pupille.

Chiamiamolo caso, l’ombra che scorre sull’asfalto.
Chiamiamolo caso, l’occhio che la incrocia.
Eccolo il nodo, ecco l’istante.

Dita non avvezze a stringere,
s’ articolano a formare un simbolo fallace;
pugno d’aria, birillo da abbattere
che non è rabbia, che è inganno
che non è vittoria, non forza,
ma che tutti possono ammirare.

Lassù, nel frattempo, parole mai dette,
temono il nido e famelici gozzi.

Inutili giorni, inutili voli e vani pensieri
si perpetuano ancora.

Flavio Zago

Published in: on gennaio 7, 2016 at 06:55  Comments (1)  

Semplice

Nell’andito introverso, ego
di rinnovato ardore,
di novello tepore, lego
tatto e senso,
se penso al tuo derma;
e né colpisce né stupisce,
come perda ogni valore
e calore anche il colore
d’iride estrazione,
che di cosmica creazione è figlio.
Certo, meglio di misera frazione
quest’immenso mio di te pensiero,
e, pretta conclusione,
sussurro e spero:
“è vero, è vero”.

Distanze intergalattiche.
Parsec di parole.
Ponti fra universi.

Che sia Amore?

Semplicemente!…

Flavio Zago

Published in: on dicembre 27, 2015 at 07:03  Comments (4)  

Uomo

Prosegui fiero
la tua lotta contro il buio.
La sciabola di luce è il fulcro
dove poggia il coraggio,
dove s’infrange l’oscuro.

Labile fiammella,
ingiuriata da rose di venti
è il tuo cuore, bersagliato da dardi,
da aliti fatali,
ultimi sospiri di demoni gelosi,
che ne intaccano crudeli
le tenere fibre irrorate d’orgoglio.

La tua forza, l’amore.
L’amore, la tua debolezza.

Sì, non Dio né demonio,
ma Uomo, unico, inarrivabile.
Figlio di sputo e terra,
impasto azzimo, appena scernente,
ma vivo e molteplice,
come le facce di sfera.

Ecco il tuo potere:
l’impareggiabile uguaglianza,
che ti rende simile
ad un’infinità diversa.

Che non ti rende Dio.
Che non ti rende demonio.
Che ti rende Dio e demonio

Flavio Zago

Published in: on dicembre 13, 2015 at 07:04  Comments (4)