Non potrai

Non potrai chiudermi in un angolo,
scacciarmi dal tuo esistere e andare
da sola per quella strada che finisce
nella nebbia dell’ignoto eterno domani
Non potrai prendere di me i gesti,
le parole, i sorrisi, il sudato corpo che
al tuo si unì tra silenzi e grida d’amore
in una stanza sul mare dove il tempo
era eternità e noi frammenti di universo.
Non potrai, amore mio, non potrai di me
giocarti fuggendo dai giorni inventati
da noi per sfidare la vita che restava,
la gente che di noi l’amore invidiava.
Se fu per amore lo stringersi le mani
che disperate nell’altre amore cercavano,
sarà per amore l’ultima stretta quando
di te la mano dalla mia scivolerà stanca
di una vita lastricata di dolori e offese.
Non potrai amore mio negarmi il diritto
di baciare i tuoi occhi socchiusi, parlarti
di noi e della nostra povera felicità rubata
mentre lentamente scivoli nell’oblio
e nel faticoso ricordo sorriderai di noi.
Se tuo fu il diritto di essere amata,
mio fu quello di prendere tutto di te,
anche il dolore che mi regalerai quando
il nostro tempo sarà un pendolo fermo,
un ora, una data nel calendario del cuore.
In quella stanza sul mare qualcuno
sentirà i nostri sussurri, i nostri gemiti
e sarà ancora amore tra noi perché
non ti lascerò andar via da sola, perché
sarà ancora mio quell’amore dal quale
scacciarmi vorresti.

Claudio Pompi

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Hai mani larghe

hai mani larghe capienti e morbide
nel palmo vi deposito di me
pensieri racchiusi in gusci di noce
mandorle ancora in fiore
nocciole pronte da mettere sotto i denti
piene di sapore da far girare in bocca
e bacche rosse, mirtilli, fragoline di bosco
vi metto tutti gli odori che conosco
di erbe foglie terra e cortecce e muschio
il resto è acqua che scivola fra le dita
sorgente chiara acqua di fonte
che scorre fra le rocce dure esce dalla terra
dal profondo da strati sedimentati che non conosciamo
a cui ci abbeveriamo e non sappiamo

azzurrabianca

Mani

Parlano silenziose, scavano a fondo,
come un aratro ad abradere il torpore del silenzioso maggese.
Furtivo, il raggio di sole dà vita alle zolle,
così il calore dà sollievo alle pene,
ai tumultuosi pensieri … celati, in rivolta.
Così, inerme, in prezioso abbandono, la mente s’arrende,
distesa adesso
come docil quadro al suo pittore,
tra le tue mani a cornice,
la pace,
come nella campagna presto al mattino.

Michela Sandrini

Poesia quasi d’amore

Che quasi non mi vedi,
che quasi non mi senti.
Che quasi ti ho baciata e il sapore è un calendario
un chiavistello per le abitudini
un rosario; che non ricordo più le preghiere
neanche i sassi
sotto le scarpe mezze slacciate
nelle mani, di chi meglio di dio ha trovato altro da fare.
Lanciare foglie quasi a colpirne cento
uccelli, un quasi rondine a sera, un quasi amore
per quelle canottiere pulite a sgocciolare
per quelle motorette a freddare
per le madri, svogliatamente nude
che smorzano la luce.
Che quasi vedi bene lo stesso, il prato è bianco.
La polvere sottile nell’occhio della notte,
la lacrima che scappa a pulirlo
e un quasi è bello
sapere le tue braccia che prima o poi verranno.

Massimo Botturi

Musica e “pignate”

In mezzo alla passione
metto sempre
musica e padelle:
entrambe lasciano ascoltare
i gusti prima del loro sapore:
in bocca abitano
spessori che fuggono
nella digestione d’un bel ricordo.

Ora son sempre di fretta
da qui
al momento d’un successivo
farmi avanti nelle eccezioni
che ancora non conosco.
Mi ripeto in default o coscienza
questo ancora non lo so
se non quando tra le mani
m’accorgo d’aver un capello bianco.

Torno tra i sogni miei,
tra le canzoni ascoltate mille volte
_o forse più
mentre nell’ ubriachezza del ricordo degustato
riaffiora quel profumo di seta
scioltosi nella pettinatura demodé,
ma non ha importanza più:
la vita sa fermarsi anche così…

Glò

La lista dei profumi

 
La lista dei profumi non è più facoltativa,
se l’uno dovrai sapere di rose
il quindici ti forniremo di tabacco e catrame e zolfo e marmellate acide
mentre alla fine del mese sarai tu a fornirci di sangue
                                                                                     dagli occhi.
Le lavanderie automatiche ripuliranno il tuo viso
facendoti rotolare come una gallina prima che le venga spezzato il collo.
.
Prima però, amore, voglio dirti che verrò a bere dalle piccole rughe delle tue mani
dove decollano pesci volanti e tappini rossi delle penne rosse
e ti dirò che sei la figura perfetta della visione
la perforazione di una stella attraverso la vena
il sangue di cristo
l’universo in miniatura
una gabbia per uccelli
divelta
           su una spiaggia occidentale.
.
Ma dal momento che la lista dei profumi non è più facoltativa
credo che farò di tutto per non morire prima del prossimo secolo
non posso permettere a queste stupide forze invisibili di separarci
che vengano pure a prendere dai miei occhi il sangue colorato degli dei
che mi strappino dal collo la pelle
per le loro borsette aziendali
che distribuiscano parti del mio pene dalle macchinette automatiche
che si prendano anche il mio cuore nero per far accendere le luci
dei casinò
io (se non mi avranno già strappato la lingua per farci linguette per le scarpe)
griderò che sono venuto con le peggiori intenzioni:
.
VENGO PER L’EUCARISTIA ED IL DISARMO!!!
.
Scusami amore se non sono ancora venuto tra le tue labbra di sotto
e se non fossi uno sbandato sarei una stella
credo che questi assassini della lista dei profumi
non abbiamo ancora capito
che tremo ancora quando tento di amare – e chi dovrebbero ammazzare? Me?
.
Siamo venuti. L’uno su l’altra.

Massimo Pastore

Se mi allungassi per ogni desiderio

il mio corpo
sottile e leggero
arriverebbe persino a toccare le stelle
e per ogni stella accarezzata
una speranza accolta.
così via, fino al prossimo desiderio
la prossima fermata.
questa è la storia
del nostro allungamento
nella notte stellata
l’amore è un mezzo potente
l’amore ci salva
se c’è bontà nei nostri cuori
la natura si fida.
in dono due piccoli occhi
la civetta ora è salva!
camminiamo ancora insieme
guardando le nostre mani…
non sono più vuote.

Michela Turchi

Published in: on luglio 8, 2012 at 07:25  Comments (8)  
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Vorrei esistere

ma sto precipitando
aggrappato ai tuoi pensieri che non conosco
lapilli che bruciano carne
lame che tagliano le mie mani
in cerca di un tesoro incustodito
eppure mai violato

Vedo tue parole inseguirsi
le une attaccate alle altre
Scivolano
posso solo immaginare
su pagine di acqua gelida e scura
dove io non riesco a nuotare

Provo ma non so fermare
quest’idea che m’assale
e violenta il mio corpo indifeso
come campo di grano seminato
ingiallito bruciato e poi spaccato
dal suo amico aratro, compiaciuto

Vorrei esistere anche e solo
in un filo dei tuoi pensieri
senza rubarti tempo
senza rubarti niente
come il nostro ieri
quando mi hai donato altra vita
dove l’anima tua non mentiva

Gavino Puggioni

Published in: on luglio 6, 2012 at 07:47  Comments (5)  
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Amnesia

( ho visto, ho udito, ho trovato )

In un mondo che è cambiato
poi mi sono ritrovato
a scoprir chi mai io ero
senza il peso del pensiero.

Ecco qua quel che mi resta
della notte la tempesta
e il fulmine cascare
e il tuono poi arrivare
e il vento sollevarsi
e l’albero spogliarsi
e dell’alba la sua aurora
e una vecchia tutta sola
e le nuvole nel cielo
e dell’anima il disgelo
e una mano sulla spalla
che ti fa tornare a galla
un sorriso regalato
che non ho
poi ricambiato
camminar
e ritrovar poi la fede
quella cui
a un Dio si crede
riscoprir l’odor del pane
e le mani tesser lane
contadini trebbiare il grano
e una penna nella mano
dei bambini in girotondo
che cambiar possono il mondo
e un vecchio tra i rifiuti
nella fame Dio l’aiuti
una rosa calpestata
che qualcuno l’ha gettata
quando dormon tutti quanti
nella notte siamo in tanti
camminare a piedi nudi
il sudore sulla fronte
e dei piedi le mie impronte
una spada di cartone
e di un bimbo l’emozione

e l’amor e la sua pazzia
e del mondo la follia
e gli sguardi sconosciuti
e il mondo e i suoi rifiuti
lavorare venti ore
sentir batter forte il cuore
dagli sbagli poi imparare
che l’immenso è del mare

e la pace che è su un monte
nel silenzio che ho di fronte
e una lacrima che scende
chi alla vita non si arrende
e in un letto di ospedale
quella forza di lottare
di chi soffre e poi sta male
e all’ospizio della gente
che ha qualcun non serve a niente

e se senti un tuffo al cuore
quello li è il vero amore
e dell’anima il lamento
e del cuore il suo tormento
e se poi non sei ricambiato
conta quello che hai provato
e la gente che correva
dietro cosa non sapeva
un’amica che soffriva
e luna che spariva

ho sentito poi parole
spaccar pietra intorno al cuore
colorare con le dita
che comunque questa è vita
che gli sbagli tutto in fondo
li fan tutti in questo mondo

e se non siamo tutti uguali
se cerchiamo abbiamo l’ali
io ho trovato il mio cammino
se mi incontri sarà il destino
ecco qua quel che ricordo
caso mai poi me lo scordo

Pierluigi Ciolini

La favola dell’ingordo

LA FÔLA DAL LÅUV

Tótta la cåulpa l’êra
såul ed Naldo!
Mo al ciôd al s’êra acsé insinuè
ch’l’êra pîz d’un sasulén
int una schèrpa!
E par cavères cal sasulén
al pensé ed cantèr
la sô vétta priglåusa,
cme quand al curèva drî all panpåggn
o al scurtèva äl cô del lusért
o l’andèva a inznucèrs da Mavrézzi,
caplàn curiåus
ch’ai dmandèva
in dóvv al tgnèva äl man e la zócca,
a lèt,
la nòt.
Pò al prît ai dèva la penitänza:
“Dîs pâter-ave-glòria, luvigiån!”
Mo ló, la nòt,
la zócca e äl man i andèven…
dóvv ai parèva a låur!
E al s’insugnèva ed tafièr
cme un låuv
zóccher filè e zalétt,
mistuchéini e fîg sécc,
stra mèz al ragazôli in gîrtånd!
Èter che l’ècstasi
di zùven d’incû!

§

Tutta la colpa era
solo di Arnaldo!
Ma il chiodo s’era talmente insinuato
ch’era peggio d’un sassolino
in una scarpa!
E per togliersi quel sassolino
lui pensò di cantare
la sua vita pericolosa,
come quando inseguiva le farfalline
o accorciava le code delle lucertole
o andava a inginocchiarsi da Maurizio,
cappellano curioso
che gli chiedeva
dove teneva le mani e la testa,
a letto,
la notte.
Poi il prete gli dava la penitenza:
“Dieci pater-ave-gloria, golosone!”
Ma lui, la notte,
la testa e le mani gli andavano…
dove volevano loro!
E sognava di mangiare
come un lupo
zucchero filato e gialletti,
mistocchine e fichi secchi,
in mezzo alle bimbe in girotondo!
Altro che l’ecstasy
dei giovani d’oggi!

Sandro Sermenghi