Non potrai

Non potrai chiudermi in un angolo,
scacciarmi dal tuo esistere e andare
da sola per quella strada che finisce
nella nebbia dell’ignoto eterno domani
Non potrai prendere di me i gesti,
le parole, i sorrisi, il sudato corpo che
al tuo si unì tra silenzi e grida d’amore
in una stanza sul mare dove il tempo
era eternità e noi frammenti di universo.
Non potrai, amore mio, non potrai di me
giocarti fuggendo dai giorni inventati
da noi per sfidare la vita che restava,
la gente che di noi l’amore invidiava.
Se fu per amore lo stringersi le mani
che disperate nell’altre amore cercavano,
sarà per amore l’ultima stretta quando
di te la mano dalla mia scivolerà stanca
di una vita lastricata di dolori e offese.
Non potrai amore mio negarmi il diritto
di baciare i tuoi occhi socchiusi, parlarti
di noi e della nostra povera felicità rubata
mentre lentamente scivoli nell’oblio
e nel faticoso ricordo sorriderai di noi.
Se tuo fu il diritto di essere amata,
mio fu quello di prendere tutto di te,
anche il dolore che mi regalerai quando
il nostro tempo sarà un pendolo fermo,
un ora, una data nel calendario del cuore.
In quella stanza sul mare qualcuno
sentirà i nostri sussurri, i nostri gemiti
e sarà ancora amore tra noi perché
non ti lascerò andar via da sola, perché
sarà ancora mio quell’amore dal quale
scacciarmi vorresti.

Claudio Pompi

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Con la catena ferma

Stretto dalla nebbia
come un raggio
chiuso nel cerchio
imbocco l’orizzonte
che conosco
e riconduco il cuore
dove fui tentato dalla vita
per una riga dolce
di memorie…
questo rammentare
penetra l’onda
di un qualche episodio,
procedo zoppicante
lungo l’itinerario
coi propositi
di mutare gli articoli
riesumando i morti
dalla pendice
dove posso volare
con lo sguardo
senza precipitare.

Giuseppe Stracuzzi

Mi batteva il cuore; svelto, a cavallo!

ES SCHLUG MEIN HERZ; GESCHWIND ZU PFERDE!

Es schlug mein Herz; geschwind zu Pferde!
Und fort! wild, wie ein Held zur Schlacht.
Der Abend wiegte schon die Erde,
Und an den Bergen hing die Nacht;
Schon stund im Nebelkleid die Eiche
Wie ein getürmter Riese da,
Wo Finsternis aus dem Gesträuche
Mit hundert schwarzen Augen sah.

Der Mond von einem Wolkenhügel
Sah schläfrig aus dem Duft hervor;
Die Winde schwangen leise Flügel,
Umsausten schauerlich mein Ohr;
Die Nacht schuf tausend Ungeheuer;
Doch tausendfacher war mein Mut;
Mein Geist war ein verzehrend Feuer,
Mein ganzes Herz zerfloß in Glut.

Ich sah dich, und die milde Freude
Floß aus dem süßen Blick auf mich.
Ganz war mein Herz an deiner Seite,
Und jeder Atemzug für dich.
Ein rosafarbes Frühlingswetter
Lag auf dem lieblichen Gesicht,
Und Zärtlichkeit für mich, ihr Götter!
Ich hofft es, ich verdient es nicht.

Der Abschied, wie bedrängt, wie trübe!
Aus deinen Blicken sprach dein Herz.
In deinen Küssen welche Liebe,
O welche Wonne, welcher Schmerz!
Du gingst, ich stund und sah zur Erden,
Und sah dir nach mit nassem Blick;
Und doch, welch Glück! geliebt zu werden,
Und lieben, Götter, welch ein Glück!

§

Mi batteva il cuore; svelto, a cavallo!
E via! Con l’impeto dell’eroe in battaglia.
La sera cullava già la terra,
e sui monti si posava la notte;
se ne stava vestita di nebbia la quercia,
gigantesca guardiana, là
dove la tenebre dai cespugli
con cento occhi neri guardava.

Da un cumulo di nubi la luna
sbucava assonnata tra le nebbie;
i venti agitavano le ali sommesse,
sibilavano orridi al mio orecchio;
la notte generava migliaia di mostri,
ma io mille volte più coraggio avevo;
il mio spirito era un fuoco ardente,
il mio cuore intero una brace.

Ti vidi, e una mite gioia
passò dal tuo dolce sguardo su di me;
fu tutto per te il mio cuore,
fu tuo ogni mio respiro.
Una rosea primavera
colorava l’adorabile volto,
e tenerezza per me, o numi,
m’attendevo, ma meriti non avevo.

L’addio, invece, mesto e penoso.
Dai tuoi occhi parlava il cuore;
nei tuoi baci quanto amore,
oh che delizia, e che dolore!
Partisti, e io restai, guardando a terra,
guardando te che andavi, con umido sguardo;
eppure, che gioia essere amati,
e amare, o numi, che gioia!

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

Assonanze

Non sembra
ma c’è l’ovvio alla coque
oggi per pranzo.
C’è anche un ripieno di nebbia
da spalmare sul panne
e crèpes di marmo
attorno al cervello.
Ci sederemo a tavola
spezzando l’oste
e alzando in cielo
il buco dei pensieri.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 19, 2012 at 07:35  Comments (9)  
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Mia

Un sogno forte
e tra le mani solo polvere
rincorsa assurda d’una felicità
nei prati colorati di rosso.
Profumo d’oblio
devasta il cuore
la mente è nebbia
nelle sere stanche di pioggia.
Vene azzurre di mare
è onda che torna
questo battito anomalo
le braccia intorno
ad abbracciare me stessa
il mio corpo l’anima
un puzzle da rimettere insieme
per sentire che sono mia.

astrofelia franca donà

Dove?

S’apparta
tra mura di sabbia
gira la schiena
all’altro sul ponte
che chiama con gli occhi
illumina scale
senza voltarsi
e sale da solo
nè si ferma
su cigli erbosi
le pietre di vento
gli pungono
i talloni
ma lui avanza
spavaldo
a piedi uniti
scorge la cima
anche se nebbia
inquina la vetta
invade il cielo
lui sbraccia parole
e caccia via il sole
ma anche se arriva
non sa dove è il mare.

Tinti Baldini

Published in: on giugno 7, 2012 at 06:52  Comments (19)  
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Ancora adesso

Non è nero fumo
quello che vedi nei miei occhi
ma solo nebbia
che si dissiperà
al sole di maggio.
Ancora adesso
trabocca di tenerezza
il mio cuore
quando ti vedo arrivare
con le margherite negli occhi
ancora adesso
mi distendo insieme a te
sul tuo materasso di parole
per ricoprirti di baci
e di carezze d’amore.

Sandro Orlandi

Published in: on maggio 22, 2012 at 07:01  Comments (10)  
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Porta Pila

C’è un uomo seduto che fuma, un altro sposta cassette
Un fuoco fatto con cartoni scalda loro le mani, si guardano muti
Una donna col burka prepara un bancone di frutta e verdure
Una vecchia aggrinzita mormora una nenia di sapori lontani
Mentre la nebbia piano si evapora nel giorno che nasce

Passanti frettolosi si avviano al lavoro salendo sul tram
I primi clienti si muovono fra i banchi leggendo i cartelli
Anche oggi si deve mangiare e la spesa è sempre pesante
Alcuni ambulanti cominciano i canti decantanti la merce
Il mercato si anima si mescolano donne di colori diversi

Un ragazzo arriva cantando portando caffè e panini
Il mattino si apre nel sole diffondendo luce e tepore
La piazza nasconde ancora l’antico parlare
Ora si mescolano lingue e dialetti di ogni paese
il ragazzo che ero non trova gli antichi clamori
a quei tempi non si era mai soli si respirava la gioia.
Ora vecchio nascondo nel cuore il dolce ricordo
Non c’è nulla più inutile di chi non aspetta più nulla.

Marcello Plavier

Inconcludenze

Ho liberato un aquilone stamane,
se n’è andato fremendo
giocando col vento
frantumandosi a terra.

Ho visto spessori
di nebbia grigiastra
costruire castelli
su rocce impossibili.

Ho sentito prepotenza
sul fiore di schiuma
che dissolve le onde
in salsa piccante.

Ho passato la mano
per non rigirare
questa triste canzone
nel suo ritornello.

Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 16, 2012 at 07:16  Comments (5)  
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Meriggio

Pigro respira in nebbioso meriggio;
E pigramente scorre il lento fiume;
E nel cielo infiammato e puro
Pigramente si sciolgono le nubi.

Una calda sonnolenza avvolge
Come una nebbia tutta la natura:
E proprio ora il grande Pan
Nell’antro delle ninfe calmo riposa.

FËDOR IVANOVIČ TJUTČEV

Published in: on maggio 13, 2012 at 07:06  Comments (4)  
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