Che si sa?

¿QUÉ SE SABE?

Del poema, nada. Llega, tiembla
y raspa un fósforo apagado.
¿Se le ve algo ? Nada. Tiende una
mano para aferrar
las olitas del tiempo que pasan
por la voz de un jilguero. ¿Qué
agarró ? Nada. La
ave se fue a lo no sonado
en un cuarto que gira sin
recordación ni espérames.
Hay muchos nombres en la lluvia.
¿Qué sabe el poema ? Nada.

§

Della poesia, nulla. Arriva, trema,
e gratta un fiammifero spento.
S’è visto qualcosa? Nulla. Tende la
mano per afferrare
le increspature del tempo che passa
dalla voce d’un cardellino. Cosa
ha afferrato? Nulla.
L’uccello è fuggito al non detto
in una stanza che gira senza
ricordi né speranze.
Ci sono molti nomi nella pioggia.
Che ne sa la poesia? Nulla.

JUAN GELMAN

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Published in: on novembre 17, 2018 at 07:01  Lascia un commento  

Mia cara Buenos Aires

MI BUENOS AIRES QUERIDO

Sentado al borde de una silla desfondada,
mareado, enfermo, casi vivo,
escribo versos previamente llorados
por la ciudad donde nací.
Hay que atraparlos, también aquí
nacieron hijos dulces míos
que entre tanto castigo te endulzan bellamente.
Hay que aprender a resistir.
Ni a irse ni a quedarse,
a resistir,
aunque es seguro
que habrá más penas y olvido.
§

Seduto al bordo di una sedia sfondata,
Ubriaco, malato, quasi vivo,
Scrivo versi previamente pianti
Per la città dove sono nato.

Bisogna catturarli.
Anche qui
Sono nati dolci figli miei
Che in tutto questo dolore ti addolciscono con bellezza.
Bisogna imparare a resistere.

Né ad andarsene
Né a rimanere.
A resistere.
Anche se di sicuro
Ci sarà ancor più dolore e oblio.

JUAN GELMAN

Published in: on settembre 23, 2018 at 06:56  Lascia un commento  

Alza le braccia

.
ALZA TUS BRAZOS
 .
Alza tus brazos,
ellos encierran a la noche,
desátala sobre mi sed,
tambor, tambor, mi fuego.
Que la noche nos cubra con una campana,
que suene suavemente a cada golpe del amor.
Entiérrame la sombra, lávame con ceniza,
cávame del dolor, límpiame el aire:
yo quiero amarte libre.
Tú destruyes el mundo para que esto suceda
tu comienzas el mundo para que esto suceda.
 .
§
 .
Alza le tue braccia,
esse racchiudono la notte,
scioglile sulla mia sete,
tamburo, tamburo, mio fuoco.
Che la notte ci copra con una campana,
che suoni soavemente ad ogni colpo dell’amore.
Seppelliscimi l’ombra, lavami con la cenere,
toglimi dal dolore, puliscimi l’aria
voglio amarti libero.
Tu distruggi il mondo affinché questo accada
tu dai inizio al mondo affinché questo accada.
 .
JUAN GELMAN
Published in: on giugno 29, 2018 at 07:17  Comments (1)  

Epitaffio

Violino

EPITAFIO

Un pájaro vivía en mí.
Una flor viajaba en mi sangre.
Mi corazón era un violín.
Quise o no quise. Pero a veces
me quisieron. También a mí
me alegraban: la primavera,
las manos juntas, lo feliz.
¡Digo que el hombre debe serlo!
(Aquí yace un pájaro.
Una flor.
Un violín).

§

Un uccello viveva in me.
Un fiore viaggiava nel mio sangue.
Il mio cuore era un violino.
Amai a volte, altre no. Qualche volta
fui amato. Anche a me
rallegravano: la primavera,
la mano nella mano, ciò che è felice.
Dico che l’uomo deve esserlo!
(Qui giace un uccello.
Un fiore.
Un violino).

JUAN GELMAN

Published in: on Mag 3, 2016 at 07:16  Lascia un commento  

Nobiltà

NOBLEZAS

El poema es pálido y noble.
No cambia nada, no curva colinas, no
da una sola fruta roja, ni
hace el ruido de quien arranca
un pedazo de pan para dar
un pedazo de pan.
Se acuclilla en un rincón y
no se queja.
Vive en todo lo que se alza
al aire y de nacer.
Ni pide que lo visiten.
Le basta con lo que no sucedió.

§

La poesia è pallida e nobile.
Non cambia niente, non incurva colline, non
dà un solo frutto rosso, non
fa il rumore di chi strappa
un pezzo di pane per offrire
un pezzo di pane.
Si rannicchia in un angolo e
non si lamenta.
Vive in tutto ciò che si innalza
all’aria e dal nascere.
Non chiede nemmeno una visita.
Le basta quel che non è successo.

JUAN GELMAN

Published in: on marzo 25, 2014 at 07:21  Comments (5)