Enfasi sulla realtà

AN EMPHASIS FALLS ON REALITY

Cloud fields change into fumiture
furniture metamorphizes into fields
an emphasis falls on reality.

“It snoweq toward momingi”a barcarole
the words stretched severely

silhouettes they arrive fu trenchant cut
the face of lilies

I was envious of fair realismo
I desired sunrise to revise itself
as apparition, majestic in evocativeness,
two fountains traced nearby on a lawn …

you recall treatments
of tb~ing’ and tnothingness’
illuminations apt
to appear from variable directions –
they are orderly as motors
floating on the waterway,

so silence is pictorial
when silence is real.

The wall is more real than shadow
or that letter compose~ of calligraphy
each vowel replaces a wall

a costume takenfrom space
donated by walls

These metaphors may be apprehended after
they have brought their dogs and cats
bom on roads neat willows,

vwillows are not real trees
they entangle us in looseness,
the natural world spins in green.

A column chosen from distance
mounts intb the sky while the font
is classical”

they will destroy the disturbed foht
as it enters modemity and is rare. …

The necessary idealizing of your reality
is part of the search, the joumey
where two figures embrace

This house was drawnforthem
it looks like a real house
perhaps they will move in tod~y
into ephemeral dusk and
mov~ out of that into night “)~
selective night with trées,

The darkened copies of alI. trees.

§

Prati di nuvole che diventano mobili
mobili che si trasformano in prati
enfasi sulla realtà.

«Ha nevicato prima dell’alba» dice un barcaiolo
con parole duramente strascicate

sopraggiungono profili dal taglio reciso
il volto dei gigli. …

Il realismo schietto mi faceva invidia.

Volevo che il sorgere del sole si modificasse
in un’apparizione, maestosa nella sua emblematicità,
due fontane ricalcate Il vicino sull’erba. …

ricordi le terapie
dell”‘essere” e del “nulla”
illuminazioni capaci
di comparire da direzioni mutevoli
sono schierate come motori
che galleggiano sul canale,

è così pittorico il silenzio
quando si tratta di vero silenzio.

I muri sono più veri dell’ombra
o di quella lettera composta in calligrafia
ogni vocale sostituisce un muro

un costume ispirato allo spazio
donato dai muri. …

Queste metafore si capiranno dopo
che avranno portato accanto ai salici
i cani e i gatti nati sulla strada,

i salici non sono veramente alberi
ci imbrigliano nella scioltezza
il mondo della natura è una trottola verde.

Una colonna scelta da lontano ..
sale nel cielo è classico invece
il carattere a stampa,

è un carattere disadattato che verrà distrutto
non appena sarà entrato nella modernità e diventa raro. …

La necessaria idealizzazione della tua realtà
fa parte della ricerca, il viaggio
dove due cifre si abbracciano

È per loro che questa casa è stata progettata
ha l’aspetto di una casa vera
forse ci vengono ad abitare oggi ,
nel crepuscolo effimero e …
ne usciranno per infilarsi nella notte
notte selettiva con alberi,

Le copie annerite di tutti gli alberi.

BARBARA GUEST

Published in: on gennaio 22, 2020 at 06:52  Lascia un commento  

Sera d’agosto

Sorge dal plumbeo mar, come sanguigno
Scudo nel vaporoso aer la luna;
E qui fra gialle sabbie, ove le aguzze
Foglie l’aloe scontorce, apresi il golfo
Silenzioso, là fra picee lave
Da’ rosseggianti vertici le irsute
Macchie il tenace fico d’India assiepa.
Non rumor d’opre alla pescosa rada,
Non suon di giochi fanciulleschi o voce
Di remator: solo da lungi il sordo
Rombo della città, stesa, qual mostro
Da’ mille occhi, nell’ombre; a me da presso
Il sonnolento murmure dell’onde;
E su tutte le cose un vapor greve,
Un torpore affannoso, un tedio immenso.
Di questo eguale avvicendar di giorni,
Di sembianze, di vita ancor non sei
Stanca, o Natura? Ancor gran tempo immote
Dureranno le leggi, onde si avviva
Quest’universo? Eppur di novi objetti
Vaga sempre s’affanna e si consuma
La smaniosa umana stirpe, e quasi
Tutti avesse i terrestri uberi emunti,
Di miglior cibo e d’altre sfere in traccia,
Te pigra ancella o rea matrigna accusa.
Misera, e dove nell’ambiguo volo
Alcun raggio del vero, un sol barlume
Dell’eterna sua luce a te sorrida,
Il suo tempo mortale ecco e l’oscuro
Fato e il dolor che le asserpenta il petto
Cader si lascia dalla mente, e in sogno
Beata alle ragioni ultime aspira.
Tal, fanciulletto fuggitivo piange
Per l’ombre, e più non sa d’onde qui venne,
O qual sentiero al tetto amico il guidi;
Smarrito vaga, ma se gli occhi a la sorte
In te sollevi, o sorridente luna,
Dal lacrimato suo dolor l’incerta
Anima toglie un qualche istante, e l’ora
Fosca e la madre derelitta oblia.

MARIO RAPISARDI

Published in: on gennaio 21, 2020 at 06:55  Lascia un commento  

Nel ristorante

DANS LE RESTAURANT

Le garçon délabré qui n’a rien à faire

Que de se gratter les doigts et se pencher sur mon épaule:

“Dans mon pays il fera temps pluvieux,

Vu vent, du grand soleil, et de la pluie;

C’est ce qu’on appelle le jour de lessive des gueux.”

(Bavard, baveux, à la croupe arrondie,

Je te prie, au moins, ne bave pas dans la soupe).

“Les saules trempés, et des bourgeons sur les ronces —

C’est là, dans une averse, qu’on s’abrite.

J’avais sept ans, elle était plus petite.

Elle était toute mouillée, je lui ai donné des primevères.’’

Les taches de son gilet montent au chiffre de trente-huit.

“Je la chatouillais, pour la faire rire.

J’éprouvais un instant de puissance et de délire.’’

Mais alors, vieux lubrique, à cet âge…

“Monsieur, le fait est dur.

Il est venu, nous peloter, un gros chien;

Moi j’avais peur, je l’ai quittée à mi-chemin.

C’est dommage.”

Mais alors, tu as ton vautour!

Va t’en te décrotter les rides du visage;

Tiens, ma fourchette, décrasse-toi le crâne.

De quel droit payes-tu des expériences comme moi?

Tiens, voilà dix sous, pour la salle-de-bains.

Phlébas, le Phénicien, pendant quinze jours noyé,

Oubliait les cris des mouettes et la houle de Cornouaille,

Et les profits et les pertes, et la cargaison d’étain:

Un courant de sous-mer l’emporta très loin,

Le repassant aux étapes de sa vie antérieure.

Figurez-vous donc, c’était un sort pénible;

Cependant, ce fut jadis un bel homme, de haute taille.

§

Il cameriere malconcio che non ha niente da fare.
che grattarsi le dita e piegarsi sulle mie spalle:
«Al mio paese sarà tempo piovoso,
vento, gran sole, pioggia; quello che chiamano
il giorno di bucato dei barboni».
(Chiacchierone, bavoso, groppa tonda,
ti prego, almeno non sbavarmi la zuppa.)
«I salici bagnati, i germogli sui rovi…
lì ci si ripara se piove a dirotto.

lo avevo sette anni, lei era più piccola.
Era tutta bagnata, le ho dato delle primule.»
Sul suo gilet le macchie sono almeno trentotto.
«La solleticavo, per farla ridere.
Conobbi un istante di potenza e delirio.»

Ma allora, vecchio lubrico, a quest’età…
«Signore, la sorte è dura.
Venne un grosso cane a saltarci addosso;
Io ebbi paura, la piantai a metà.
E’ un peccato.»
Ma allora tu hai il tuo avvoltoio!
Vattene a grattare il fango dalle rughe della faccia;
prendi la mia forchetta, spidocchiati il cranio.
Con che diritto paghi delle esperienze come me?
Tieni questi dieci soldi, per il bagno.

Flebas il fenicio, annegato da quindici giorni,
dimenticò il grido dei gabbiani, il mare gonfio di Cornovaglia,
i profitti e le perdite e il carico di stagno:
una corrente sottomarina se lo portò molto lontano,
facendogli ripassare le tappe della sua vita anteriore.
Pensateci, fu una sorte ben misera;
eppure era un bell’uomo, e di alta statura.

THOMAS STEARNS ELIOT

Published in: on gennaio 20, 2020 at 07:30  Lascia un commento  

E il lupo

.

Quando scricchiola il ghiaccio
ed animali in ansia là sulla banchisa
guardano i mari disfatti, la deriva di iceberg

se sussulti di squali trafitti dalla fiocina
s’agitano, si spengono e il salmone
avido di procreazione e moribondo
nuota a ritroso nei torrenti in piena

e il lupo
con spasimo di tutta la sua vita
di quella dei suoi padri e dei suoi cuccioli
con questa ressa nel cuore

prende la via dei monti e si ritrova
agile sulle vecchie zampe, pronto
al richiamo dei venti originari
che squillano l’amore il viaggio e la rapina,

vita non mia, dolore
che porto dalla notte
e dal caos,
ti risenti improvvisa nel profondo,
ti torci nelle angustie, sotto il carico.

Vivere vivo come può chi serve
fedele poi che non ha scelta, Tutto,
anche la cupa eternità animale
che geme in noi può farsi santa, Basta
poco, quel poco taglia come spada.

MARIO LUZI
Published in: on gennaio 19, 2020 at 07:23  Comments (1)  

Sera

TARDE

A veces, las estrellas

no se abren en el cielo.

El suelo es el que brilla

igual que un estrellado firmamento.

§

A volte, le stelle

non si aprono nel cielo.

La terra è quella che brilla

come uno stellato firmamento.

JUAN RAMÒN JIMÈNEZ

Published in: on gennaio 18, 2020 at 07:16  Lascia un commento  

Dichiarazione

Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita.
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire
popolo che muore in guerra perché «mi vuol bene»
«per me» nei suoi sessanta uomini comandati
siccome è il giorno che tocca morire.
Altri morirà per le medaglie e per le ovazioni
ma io per questo popolo illetterato
che non prepara guerra perché di miseria ha campato
la miseria che non fa guerre, ma semmai rivoluzioni.
Altri morirà per la sua vita
ma io per questo popolo che fa i suoi figlioli
perché sotto coperte non si conosce miseria
popolo che accende il suo fuoco solo a mattina
popolo che di osteria fa scuola
popolo non guidato, sublime materia.
Altri morirà solo
ma io sempre accompagnato:
eccomi, come davo alla ruota la mia spalla facchina
e ora, invece, la vita.
Sotto ragazzi,
se non si muore
si riposerà allo spedale.
Ma se si dovesse morire
basterà un giorno di sole
e tutta Italia ricomincia a cantare.

PIERO JAHIER

Published in: on gennaio 17, 2020 at 07:10  Lascia un commento  

All’uomo toccano

All’uomo toccano due fiori,
uno lo mette sul cappello
e l’altro invece lo dà via,
li fa appassire tutt’e due.
Perciò si attrista e vagabonda
sul ponte; l’acqua, ecco, lo chiama:
scendere, no, che non ti lascio –
perde qualcosa, se ne scorda.
E ride e batte i denti – è sera:
la schiuma piaga l’acque, l’uomo
si appoggia al braccio, si addormenta,
ma sempre più diventa buio.

ATTILA JÓZSEF

Published in: on gennaio 16, 2020 at 07:06  Lascia un commento  

O poesia poesia poesia

O poesia poesia poesia

Sorgi, sorgi, sorgi

Su dalla febbre elettrica del selciato notturno.

Sfrenati dalle elastiche silhouttes equivoche

Guizza nello scatto e nell’urlo improvviso

Sopra l’anonima fucileria monotona

Delle voci instancabili come i flutti

Stride la troia perversa al quadrivio

Poiché l’elegantone le rubò il cagnolino

Saltella una cocotte cavalletta

Da un marciapiede a un altro tutta verde

E scortica le mie midolla il raschio ferrigno del tram

Silenzio – un gesto fulmineo

Ha generato una pioggia di stelle

Da un fianco che piega e rovina sotto il colpo prestigioso

In un mantello di sangue vellutato occhieggiante

Silenzio ancora. Commenta secco

E sordo un revolver che annuncia

E chiude un altro destino

 

DINO CAMPANA

Published in: on gennaio 15, 2020 at 07:18  Lascia un commento  

Il mio indirizzo

MY ADDRESS

Today, I wiped off the house-number
on my door,

erased the name of my street, and more,
wherever I found signs giving people directions,
I rubbed them clean,

but if you still somehow mean
to find me,

knock on every door, in every street,
of every city and country – keep guessing,

this is a curse, this is a blessing – roam,
and wherever you’ll find a free spirit,

know, that is my home.

§

Oggi ho cancellato il numero di casa,
Ho tolto anche il nome della via dove vivo
e ho eliminato tutte le indicazioni stradali;
ma se tu davvero vuoi trovarmi,
bussa alla porta nelle vie di ogni città
di ogni paese. È una maledizione e una benedizione insieme…
e dovunque trovi uno  spirito libero – quella è la mia casa.

AMRITA PRITAM

Published in: on gennaio 14, 2020 at 07:12  Lascia un commento  

Il nulla

 

Apro finestre e porte –

Ma nulla non esce,

Non entra nessuno:

Inerte dentro,

Fuori l’aria è la pioggia.

Gocciole da un filo teso

Cadono tutte, a una scossa.

Apro l’anima e gli occhi –

Ma sguardo non esce,

Non entra pensiero:

Inerte dentro,

Fuori la vita è la morte.

Lacrime da un nervo teso

Cadono tutte, a una scossa.

Quello che fu non è più,

Ciò che verrà se n’andrà,

Ma non esce non entra

Sempre teso il presente –

Gocciole lacrime

A una scossa del tempo.

 

CLEMENTE REBORA

Published in: on gennaio 13, 2020 at 07:02  Lascia un commento