Dormi

SLEEP

Sleep! sleep! beauty bright,
Dreaming o’er the joys of night;
Sleep! sleep! in thy sleep
Little sorrows sit and weep.

Sweet Babe, in thy face
Soft desires I can trace,
Secret joys and secret smiles,
Little pretty infant wiles.

As thy softest limbs I feel,
Smiles as of the morning steal
O’er thy cheek, and o’er thy breast
Where thy little heart does rest.

O! the cunning wiles that creep
In thy little heart asleep.
When thy little heart does wake
Then the dreadful lightnings break,

From thy cheek and from thy eye,
O’er the youthful harvests nigh.
Infant wiles and infant smiles
Heaven and Earth of peace beguiles.

§

«Dormi! Dormi mio bel splendore,
sognando le notturne gioie;
dormi! dormi e nel tuo sonno
sfumi ogni tuo piccolo dolore.

Dolce bimbo, sul tuo viso
dolci desideri potrei tracciare,
gioie segrete e segreti sorrisi,
e di infantili capricci ogni grazia.

Mentre le tue tenere braccia sento
sorrisi come il mattino son rapiti
sulle tue guance, sul tuo petto
ove il cuoricino tuo riposa.

Oh, capricci s’insinuano lesti
nel tuo cuoricino assopito.
Quando il cuore tuo sarà desto
allora scoccheranno lampi spietati,

dalle tue guance e dai tuoi sguardi
sulle prossime giovanili messi.
Infantili capricci, sorrisi infantili
incantan di pace Cielo e Terra.»

WILLIAM BLAKE

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Published in: on ottobre 19, 2019 at 07:05  Lascia un commento  

Per un organo di Barberia

Elemosina triste
di vecchie arie sperdute,
vanità di un’offerta
che nessuno raccoglie!
Primavera di foglie
in una via diserta!
Poveri ritornelli
che passano e ripassano
e sono come uccelli
di un cielo musicale!
Ariette d’ospedale
che ci sembra domandino
un’eco in elemosina!
Vedi: nessuno ascolta.
Sfogli la tua tristezza
monotona davanti
alla piccola casa
provinciale che dorme;
singhiozzi quel tuo brindisi
folle di agonizzanti
una seconda volta,
ritorni su tuoi pianti
ostinati di povero
fanciullo incontentato,
e nessuno ti ascolta.

SERGIO CORAZZINI

Published in: on ottobre 18, 2019 at 07:01  Lascia un commento  

Granaio

GRANERO

Quiero dormir en el granero; en el granero
de vigas añosas y paredes de barro.
Que estén cerca de mí las herramientas que conocen la tierra.
Que duerman junto a mí las trenzas del verano,
llenas de ajos y cebollas. Que el pasto seco
y la leña cortada me despierten con su aliento en la noche.
Quiero dormir sobre la piel de un puma muerto por un antepasado.
Quiero dormir sobresaltado por sombras y miradas antiguas.
Que mis perros me despierten ante cada fruto que caiga.
Que el oído profundo de mi caballo, echado junto a mí,
me lleve por todos los caminos como a un jinete dormido.
Que los nudos de la madera me atisben en la sombra.
Que las frutas puestas a secar me toquen entre sueños.
Que aniden sobre mí las lechuzas centenarias,
y sus ojos sean la única lámpara encendida
para escudriñar en las tinieblas.
Quiero acechar los cambios de la noche,
no con miedo a la muerte, pero sí con asombro doloroso
ante lo que brota misteriosamente o se transforma de súbito,
o cambia de lugar en el otoño,
como los frutos y los árboles que después de cortados
siguen maturando y respirando en el granero.
Porque en la noche se llenan los cántaros más anchos,
se colorean los plumajes, los minerales se despiertan,
las bestias se humanizan, los árboles se tocan.
Y los ríos alargan sus manos infitas,
y la montaña abre sus puertas de oro,
y los vientos golpean sus alas oceánicas
para bajar a los que mueren y subir a los que nacen,
del fuego al agua,
del agua a la piedra,
de la piedra a resonar y a encenderse nuevamente.

§

Voglio dormire nel granaio; nel granaio
di travi annose e pareti di fango.
Che mi stiano vicini gli arnesi che conoscono la terra.
Che mi dormano vicino le trecce dell’estate,
piene di aglio e di cipolle. Che il fieno secco
e i pezzi di legna mi sveglino col loro alito di notte.
Voglio dormire sulla pelle d’un puma ucciso da un antenato.
Voglio dormire assalito da ombre e sguardi antichi.
Che i miei cani mi sveglino ad ogni frutto che cade.

Che l’udito profondo del mio cavallo, sdraiato accanto a me,
mi porti per tutti i sentieri come un cavaliere addormentato.
Che i nodi del legno mi osservino nell’ombra.
Che la frutta messa a seccare mi tocchi nel dormiveglia.
Che s’annidino su me le civette centenarie,
e i loro occhi siano l’unica lampada accesa
a scrutare le tenebre.
Voglio spiare i cambiamenti della notte,
non per la paura della morte, ma bensì con stupore doloroso
di fronte a ciò che germoglia misteriosamente
o si trasforma all’improvviso,
o cambia posto in autunno,
come i frutti e gli alberi che già tagliati
continuano a maturare e a respirare nel granaio.
Perchè di notte si riempiono le anfore più ampie,
si colorano i piumaggi, i minerali si svegliano,
le bestie diventano umane, gli alberi si toccano.
Ed i fiumi allungano le loro mani infinite,
e la montagna apre le sue porte d’oro,
e i venti sbattono le loro ali oceaniche
per far scendere chi muore e far salire chi nasce,
dal fuoco all’acqua,
dall’acqua alla pietra,
dalla pietra a risuonare e ad accendersi di nuovo.

EFRAÍN BARQUERO

Published in: on ottobre 17, 2019 at 07:43  Lascia un commento  

Gli amanti separati

(Canta l’uomo)

I miei parenti pensano di separarmi
dalla ragazza che amo.
Abbiamo giurato d’amarci
per tutta la vita.
I loro ordini sono vani: noi ci vedremo
finché il mondo dura.
Sì! dicano e facciano ciò che vogliono;
noi ci vedremo finché le rocce restano.

(Canta la donna)

Siedo qui, da dove posso vedere
l’uomo che amo.
La nostra gente vuol essere severa con noi;
ma io lo vedrò finché il mondo dura.
Qui rimarrò, a guardare colui
che amo

CANTO ABANAKI (popolo nativo americano)

Published in: on ottobre 16, 2019 at 07:37  Comments (1)  

Homo sum

Io pago tutto.
Non c’è peccato
ch’io non abbia finora
debitamente scontato.
Ho un organismo vitale
che vuole, contrariamente
al Diavolo di Goethe,
vuole il Bene e fa il Male.
Pensate quale puntualità
e che liste di conti da saldare.
Ai messi del Signore
l’uscio della mia casa è sempre aperto.
E spesso delle loro intimazioni,
prevenendole,
io stesso senz’attenderli
mi faccio esecutore.
Sì che quand’essi giungono
ritto sull’uscio li fermo
e li rimando dicendo:
Amici, sono anch’io
cursore e complice di Dio.
Che dunque venite a fare
se il debito è già pagato ?
Forse è perciò che una donna cattiva
suole dire celiando
ch’io sono un santo e innanzi di morire
farò miracoli.
Talvolta infatti io mi vedo come uno
di quei poveri santi
che sulle tele delle sacrestie
stanno in adorazione della Vergine,
inutilmente aspettando
un suo sguardo.
Ma vi dico, in verità,
che volentieri darei, se pur l’avessi,
una tanto gloriosa vocazione
per un poco d’allegra umanità.

VINCENZO CARDARELLI

Published in: on ottobre 15, 2019 at 07:33  Comments (1)  

Mezza età

MIDDLE AGE

Now the midwinter grind
is on me, New York
drills through my nerves,
as I walk
the chewed-up streets.

At forty-five,
what next, what next?
At every corner,
I meet my Father,
my age, still alive.

Father, forgive me
my injuries,
as I forgive
those I
have injured!

You never climbed
Mount Sion, yet left
dinosaur
death-steps on the crust,
where I must walk.

§

Il morso del mezzo inverno
è su di me ora, New York
mi perfora i nervi
intanto che cammino
lungo vie ormai già macinate.

Quarantacinquanni,
e poi? E poi cosa?
A ogni svolta
incrocio mio padre
ancor vivo, alla mia stessa età.

Padre, perdonami ti prego
le ferite che t’ho inferto,
così come io perdono
tutti coloro
che ho ferito.

Tu non hai mai salito
il Monte Sion, eppure
lasciasti sulla dura crosta
letali orme di dinosauro,
che io devo seguire.

ROBERT LOWELL

Published in: on ottobre 14, 2019 at 07:29  Lascia un commento  

Rinvii

Rinviamo continuamente l’istante
in cui non ci incontreremo in nessun luogo.
Nel frattempo ridiamo molte volte
di tante cose della nostra vita,
e a volte piangiamo soli, di nascosto,
per ciò che non ritornerà mai più.

TITOS PATRIKÌOS

Published in: on ottobre 13, 2019 at 07:37  Lascia un commento  

Sì, una volta con rabbia

Sì, una volta – con rabbia
Vergogna quasi ringhiando
I dolci nomi osceni –
Che non poteva dirsi per amore
Ricolmante sospiro dell’assenza
Ma di morsi assediandovi mentale
Per sfregio e penitenza
Per vile affanno sulla vana via
Dell’annusato odore
Madore vostro di profusi seni –
Proprio così l’ho fatto
Dovreste avermi sentito
Non fosse che nell’attimo distratto
Sul vello sfiorando un dito

GIOVANNI GIUDICI

Published in: on ottobre 12, 2019 at 07:23  Lascia un commento  

Un supermarket in California

A SUPERMARKET IN CALIFORNIA

What thoughts I have of you tonight Walt Whitman, for I walked down the sidestreets under the trees with a headache self-conscious looking at the full moon.
In my hungry fatigue, and shopping for images, I went into the neon fruit supermarket, dreaming of your enumerations!
I saw you, Walt Whitman, childless, lonely old grubber, poking among the meats in the refrigerator and eyeing the grocery boys.
I heard you asking questions of each: Who killed the pork chops? What price bananas? Are you my Angel?
I wandered in and out of the brilliant stacks of cans following you, and followed in my imagination by the store detective.
We strode down the open corridors together in our solitary fancy tasting artichokes, possessing every frozen delicacy, and never passing the cashier.
Where are we going, Walt Whitman? The doors close in an hour. Which way does your beard point tonight?
(I touch your book and dream of our odyssey in the supermarket and feel absurd.)
Will we stroll dreaming of the lost America of love past blue automobiles in driveways, home to our silent cottage?
Ah, dear father, graybeard, lonely old courage-teacher, what America did you have when Charon quit poling his ferry and you got out on a smoking bank and stood watching the boat disappear on the black waters of Lethe?

§

Quanto ho pensato a te, Walt Whitman, questa sera, mentre m’incamminavo per le traverse, sotto gli alberi, con un principio d’emicrania, e fissavo la luna piena.
Nella mia avida ricerca, e per far incetta d’immagini, entrai tra i neon del supermercato alimentare, sognando i tuoi interminabili elenchi.
Che pesche, e quali penombre! Intere famiglie a far di spesa alla sera! Corsie affollate di mariti, massaie tra gli avocados, bimbi tra i pomidoro! – E tu, Garcia Lorca, che ci fai qui, tra quelle angurie?
Ti ho visto, Walt Whitman, senza bambini attorno, solitario vecchio goloso, a toccare carni nei congelatori e a gettare sguardi ai giovani commessi.
Ti ho sentito rivolgerti a ognuno di loro: chi ha tagliato le cotolette di porco? A quanto sono le banane? Sei il mio Angelo tu?
Dietro a te, mi sono aggirato in lungo e in largo tra luccicanti torri di lattine, seguito anche, immaginavo, dalla security locale.
Assieme percorremmo le libere corsie nel nostro solitario fantasticare, assaggiando carciofi, piluccando ogni possibile delizia refrigerata, senza mai passare alla cassa.
Dove andiamo, Walt Whitman? Il negozio chiude fra un’ora. In che direzione punta la tua barba stasera?
(Stringo il tuo libro e sogno la nostra odissea al supermercato, e mi pare tutto così assurdo.)
Cammineremo per tutta notte per le vie deserte? Gli alberi aggiungono ombra all’ombra, le luci si spengono nelle case, entrambi ci sentiremo assai soli.
Passeggeremo sognando della nostra amata America perduta, al di là delle vetture blu parcheggiate nei viali privati, fino alla nostra silenziosa casetta?
Ah, Padre mio caro dalla gran barba grigia, vecchio solitario maestro di coraggio, che America hai lasciato quando Caronte smise il remo e tu approdasti su una riva fumosa e rimanesti a guardare il battello scomparire allontanandosi sulle nere acque del Lete?

ALLEN GINSBERG

Published in: on ottobre 11, 2019 at 07:19  Comments (1)  

Acqua e fuoco

WASSER UND FEUER

So warf ich dich denn in den Turm und sprach ein Wort zu den Eiben,

draus sprang eine Flamme, die maß dir ein Kleid an, dein Brautkleid:

Hell ist die Nacht,
hell ist die Nacht, die uns Herzen erfand
hell ist die Nacht!

Sie leuchtet weit übers Meer,
sie weckt die Monde im Sund und hebt sie auf gischtende Tische,
sie wäscht sie mir rein von der Zeit:
Totes Silber, leb auf, sei Schüssel und Napf wie die Muschel!

Der Tisch wogt stundauf und stundab,
der Wind füllt die Becher,
das Meer wälzt die Speise heran:
das schweifende Aug, das gewitternde Ohr,
den Fisch und die Schlange –

Der Tisch wogt nachtaus und nachtein,
und über mir fluten die Fahnen der Völker,
und neben mir rudern die Menschen die Särge an Land,
und unter mir himmelts und sternts wie daheim um Johanni!

Und ich blick hinüber zu dir,
Feuerumsonnte:
Denk an die Zeit, da die Nacht mit uns auf den Berg stieg,
denk an die Zeit,
denk, daß ich war, was ich bin:
ein Meister der Kerker und Türme,

ein Hauch in den Eiben, ein Zecher im Meer,
ein Wort, zu dem du herabbrennst.

§

Così dunque ti gettai nel torrione e dissi un motto agli alberi di tasso:

di lì balzò una fiamma, essa ti misurò addosso un abito, il tuo abito da sposa:

Chiara è la notte,

chiara è la notte che inventò cuori per noi,

chiara è la notte!

Essa luce lontano sopra il mare,

essa desta le lune del Sund, le solleva a tavole schiumanti:

per me le monda del tempo;

estinto argento, rivivi, sii coppa e nappo come la conchiglia!

Ondosa, la tavola sale e scende le ore,

il vento riempie i calici,

il mare ci ruzzola incontro il cibo:

lo sguardo vagante, l’orecchio tempestoso,

il pesce e la serpe –

Il tavolo, ondoso, entra ed esce dalla notte,

e sopra di me fluttuano i vessilli dei popoli,

e accanto a me gli uomini vogano fino a terra le bare,

e sotto di me è cielo ed è stellato come in patria a San Giovanni!

Ed io volgo lo sguardo

a te, infuocata di sole:

Ricorda il tempo, quando la notte saliva al monte con noi,

ricorda il tempo,

ricorda che io ero ciò che sono:

un maestro delle torri e prigioni,

un alito nei tassi, un bevitore in mare,

una parola su cui bruciando ti accasci.

 

PAUL CELAN

Published in: on ottobre 10, 2019 at 07:48  Lascia un commento