Canzone di giugno

Stormiscono le fronde
nell’aria greve e il sole
ride alle prataiole
ed alle biche bionde,
e rende tutto l’oro
il campo donde arriva
la canzone giuliva
dell’agreste lavoro.
Ecco, è piena la spiga
e la falce è nel pugno;
il buon sole di giugno
rallegra la fatica.
E la canzone sale
dal campo del lavoro
e s’accompagna a un coro
stridulo di cicale;
e sale il canto anelo
da bocche più lontane
lodando in terra il pane
ed il buon padre in cielo.

MARINO MORETTI

Published in: on luglio 31, 2017 at 07:38  Comments (4)  

John Anderson

.
John Anderson my jo, John,
    When we were first acquent,
Your locks were like the raven,
      Your bonie brow was brent;
But now your brow is beld, John,
      Your locks are like the snaw,
but blessings on your frosty pow,
      John Anderson, my jo!
John Anderson my jo, John,
      We clamb the hill thegither,
And monie a cantie day, John,
      We’ve had wi’ ane anither;
Now we maun totter down, John,
      And hand in hand we’ll go,
And sleep thegither at the foot,
      John Anderson, my jo!
.
§
.
John Anderson, mio caro, John,
quando ci conoscemmo,
i tuoi capelli eran simili a corvo,
la tua bella fronte era liscia;
ma ora la tua fronte è spoglia, John,
i tuoi capelli son come neve;
ma sia benedetta la tua testa bianca,
John Anderson, mio caro.
John Anderson, mio caro, John,
il colle abbiam salito insieme;
e molti lieti giorni, John,
l’un con l’altro abbiamo trascorsi:
ora, barcollando, lo dobbiamo discendere, John,
ma scenderemo tenendoci per mano,
e a piè del colle dormiremo insieme,
John Anderson, mio caro.
.
ROBERT BURNS
Published in: on luglio 30, 2017 at 07:19  Lascia un commento  

Bisbigli di singhiozzi

Mi tornano
transitando
per i canneti titubanti
lungo la strada
scorticata
sul dorso della solitudine
le parole
delle anime perse

e finiscono di smorzarsi
in quelle ondate
di masso
alleggerito dal buio
che accovacciato
all’orlo del cielo
viscido
come una maiolica
incide
una bocca affilata
di baratro.

GIUSEPPE UNGARETTI

Published in: on luglio 29, 2017 at 07:15  Comments (1)  

Canzona delle cicale

.
-Donne, siam, come vedete,
giovanette vaghe e liete.
Noi ci andiam dando diletto,
come s’usa il carnasciale:
l’altrui bene hanno in dispetto
gl’invidiosi e le cicale;
poi si sfogon col dir male
le cicale che vedete.
Noi siam pure sventurate!
le cicale in preda ci hanno,
che non canton sol la state,
anzi duron tutto l’anno;
a color che peggio fanno,
sempre dir peggio udirete.
 
-Quel ch’è la Natura nostra,
donne belle, facciam noi;
ma spesso è la colpa vostra,
quando lo ridite voi;
vuolsi far le cose, e poi …
saperle tener secrete.
Chi fa presto, può fuggire
il pericol del parlare.
Che vi giova un far morire,
sol per farlo assai stentare?
Se v’offende il cicalare,
fate, mentre che potete.
 
-Or che val nostra bellezza,
se si perde per parole?
Viva amore e gentilezza!
Muoia invidia e a chi ben duole!
Dica pur chi mal dir vuole,
noi faremo e voi direte.
.
LORENZO DE’ MEDICI
Published in: on luglio 28, 2017 at 07:09  Lascia un commento  

Odio la luce

Odio la luce
delle stelle monotone.
Salve, mio antico delirio –
crescita della torre ogivale!
Pietra, sii come merletto
e diventa una ragnatela.
Ferisci con un ago sottile
il petto vuoto del cielo!
Così sarà il mio turno –
sento un’apertura di ali.
Così – dove va
la freccia del pensiero vivo?
O forse, portati a termine la strada e la data,
io tornerò:
là – non posso amare
qua – ho paura di amare…

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

Published in: on luglio 27, 2017 at 07:43  Lascia un commento  

Il primo scalino

Èumene, giovanissimo poeta,
si lamentava un giorno con Teocrito:
«Due anni sono già da quando scrivo,
e non ho fatto che un idillio solo:
è l’unico lavoro mio compiuto.
Povero me, lo vedo bene, è alta,
molto alta la scala di Poesia.
Sono soltanto sul primo scalino:
povero me, che non andrò più su».
Gli rispose Teocrito: «Stonate
sono, e blasfeme queste tue parole.
Sei sul primo gradino della scala?
Fiero devi sentirtene, e felice.
Essere giunto qua non è da poco;
quanto hai fatto non è piccola gloria.
Anche il primo gradino della scala
è tanto lungi dal volgo profano.
Se vuoi posarvi il piede, entrare devi
nella Città sublime delle Idee
col tuo diritto di cittadinanza.
Ed è cosa difficile e assai rara
che t’iscrivano là fra i cittadini.
E dei legislatori del suo foro
nessun avventuriero si fa scherno.
Essere giunto qua non è da poco;
quanto hai fatto non è piccola gloria»

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on luglio 26, 2017 at 07:03  Comments (1)  

Parole dolci

SWEET TALK

You are not the Mona Lisa
with that relentless look.
Or Venus borne over the froth
of waves on a pink half shell.
Or an odalisque by Delacroix,
veils lapping at your nakedness.

You are more like the sunlight
of Edward Hopper,
especially when it slants
against the eastern side
of a white clapboard house
in the early hours of the morning,
with no figure standing
at a window in a violet bathrobe,
just the sunlight,
the columns of the front porch,
and the long shadows
they throw down
upon the green dark lawn, baby.

§

Tu non sei la Monna Lisa
con quel suo sguardo ambiguo.
O Venere che nasce dalla spuma
del mare sulla metà di una conchiglia rosa
O un’odalisca di Delacroix,
avvolta nei veli della tua nudità.
Tu sei più come la luce
di Edward Hopper,
specialmente quando cade
sul lato ad est
del bianco rivestimento di una casa
alle prime ore del mattino,
senza nessuno che se ne sta
alla finestra in un accappatoio viola,
solo la luce,
le colonne del portico,
e le lunghe ombre
che si allungano
sul verde scuro del prato, baby

BILLY COLLINS

Published in: on luglio 25, 2017 at 07:00  Comments (1)  

La tempesta

No, non turbarti, o Nice; io non ritorno
a parlarti d’amor. So che ti spiace;
basta così. Vedi che il ciel minaccia
improvvisa tempesta: alle capanne
se vuoi ridurre il gregge, io vengo solo
ad offrir l’opra mia. Che! Non paventi?
Osserva che a momenti
tutto s’oscura il ciel, che il vento in giro
la polve innalza e le cadute foglie.
Al fremer della selva, al volo incerto
degli augelli smarriti, a queste rare,
che ci cadon sul volto, umide stille,
Nice, io preveggo… Ah non tel dissi, O Nice?
ecco il lampo, ecco il tuono. Or che farai?
Vieni, senti; ove vai? Non è più tempo
di pensare alla greggia. In questo speco
riparati frattanto; io sarò teco.
Ma tu tremi, o mio tesoro!
Ma tu palpiti, cor mio!
Non temer; con te son io,
né d’amor ti parlerò.
Mentre folgori e baleni,
sarò teco, amata Nice;
quando il ciel si rassereni,
Nice ingrata, io partirò.
Siedi, sicura sei. Nel sen di questa
concava rupe in fin ad or giammai
fulmine non percosse,
lampo non penetrò. L’adombra intorno
folta selva d’allori
che prescrive del Ciel limiti all’ira.
Siedi, bell’idol mio, siedi e respira.
Ma tu pure al mio fianco timorosa ti stringi, e, come io voglia
fuggir da te, per trattenermi annodi
fra le tue la mia man? Rovini il cielo,
non dubitar, non partirò. Bramai
sempre un sì dolce istante. Ah così fosse
frutto dell’amor tuo, non del timore!
Ah lascia, o Nice, ah lascia
lusingarmene almen. Chi sa? Mi amasti
sempre forse fin or. Fu il tuo rigore
modestia, e non disprezzo; e forse questo
eccessivo spavento
è pretesto all’amor. Parla, che dici?
M’appongo al ver? Tu non rispondi? Abbassi
vergognosa lo sguardo!
Arrossisci? Sorridi? Intendo, intendo.
Non parlar, mia speranza;
quel riso, quel rossor dice abbastanza.
E pur fra le tempeste
la calma ritrovai.
Ah non ritorni mai,
mai più sereno il dì!
Questo de’ giorni miei,
questo è il più chiaro giorno
Viver così vorrei,
vorrei morir così.

PIETRO METASTASIO

Published in: on luglio 24, 2017 at 06:57  Lascia un commento  

Notturno a Rosario

NOCTURNO A ROSARIO

Pues bien, yo necesito
decirte que te adoro,
decirte que te quiero
con todo el corazón;
que es mucho lo que sufro,
que es mucho lo que lloro,
que ya no puedo tanto,
y al grito que te imploro
te imploro y te hablo en nombre
de mi última ilusión.
De noche cuando pongo
mis sienes en la almohada,
y hacia otro mundo quiero
mi espíritu volver,
camino mucho, mucho
y al fin de la jornada
las formas de mi madre
se pierden en la nada,
y tú de nuevo vuelves
en mi alma a aparecer.
Comprendo que tus besos
jamás han de ser míos;
comprendo que en tus ojos
no me he de ver jamás;
y te amo, y en mis locos
y ardientes desvaríos
bendigo tus desdenes,
adoro tus desvíos,
y en vez de amarte menos
te quiero mucho más.
A veces pienso en darte
mi eterna despedida,
borrarte en mis recuerdos
y huir de esta pasión;
mas si es en vano todo
y mi alma no te olvida,
¡qué quieres tú que yo haga
pedazo de mi vida;
qué quieres tú que yo haga
con este corazón!
Y luego que ya estaba?
concluido el santuario,
la lámpara encendida
tu velo en el altar,
el sol de la mañana
detrás del campanario,
chispeando las antorchas,
humeando el incensario,
y abierta allá a lo lejos
la puerta del hogar…
Yo quiero que tú sepas
que ya hace muchos días
estoy enfermo y pálido
de tanto no dormir;
que ya se han muerto todas
las esperanzas mías;
que están mis noches negras,
tan negras y sombrías
que ya no sé ni dónde
se alzaba el porvenir.
¡Que hermoso hubiera sido
vivir bajo aquel techo.
los dos unidos siempre
y amándonos los dos;
tú siempre enamorada,
yo siempre satisfecho,
los dos, un alma sola,
los dos, un solo pecho,
y en medio de nosotros
mi madre como un Díos!
¡Figúrate qué hermosas
las horas de la vida!
¡Qué dulce y bello el viaje
por una tierra así!
Y yo soñaba en eso,
mi santa prometida,
y al delirar en eso
con alma estremecida,
pensaba yo en ser bueno
por ti, no más por ti.
Bien sabe Díos que ése era
mi más hermoso sueño,
mi afán y mi esperanza,
mi dicha y mi placer;
¡bien sabe Díos que en nada
cifraba yo mi empeño,
sino en amarte mucho
en el hogar risueño
que me envolvió en sus besos
cuando me vio nacer!
Esa era mi esperanza…
mas ya que a sus fulgores
se opone el hondo abismo
que existe entre los dos,
¡adiós por la última vez,
amor de mis amores;
la luz de mis tinieblas,
la esencia de mis flores,
mi mira de poeta,
mi juventud, adiós!

§

Bene, io ho bisogno di
dirti che io adoro,
dirti che ti amo
con tutto il cuore,
che tanto soffro,
che tanto piango,
che non ne posso più
e gridando io ti imploro
ti imploro e ti parlo a nome
della mia ultima illusione.

io voglio che tu sappia
che molti giorni fa
ero malato e pallido
tanto da non dormire
mentre morivano tutte
le mie speranze,
con le mie notti in bianco,
tanto tristi e desolanti
che non sanno nemmeno dove
il futuro incombe.

La notte, quando appoggio
la fronte sul cuscino,
in un altro mondo voglio
che il mio spirito ritorni,
cammino modo molto, molto
e alla fine della giornata
l’immagine di mia madre
si perde nel nulla,
e tu di nuovo torni ad essere
ad apparire nella mia anima

Capisco che i tuoi baci
non sono sempre per me
capisco che nei tuoi occhi
non posso vedermi sempre,
io ti amo, e nelle mie follie
e nei vulcanici deliri
benedico il tuo disprezzo,
adoro i tuoi vaneggiamenti
e invece di amarti di meno

io ti amo molto di più.

A volte penso a darti
il mio eterno addio
cancellarti dai miei ricordi
e sfuggire da questa passione,
ma tutto cio è invano
la mia anima, non ti dimentica,
cosa vuoi che io faccia
amore della mia vita,
cosa vuoi che io faccia

con questo mio cuore!

E poi era già
concluso il santuario,
la lampada accesa
il tuo velo sull’altare,
il sole del mattino
dietro la campana,
coi fuochi di artificio,
l’incensario fumante,
e già lì aperta
la porta focolare …

Come bello sarebbe stato
vivere sotto lo stesso tetto.
noi due uniti per sempre
amandoci,
tu sempre innamorata,
io sempre soddisfatto,
noi due, una sola anima,
e in mezzo a noi due,

mia madre come un Dio!

Immagina quanto belle sono
le ore della vita!
Come dolce e bellissimo è il viaggio
attraverso una terra così!
E ho sognato che,
con la mia santa promessa,
delirando in essa
con l’anima scossa,
ho pensato di essere buono
per te, e non abbastanza.

Dio sa che questo è stato
il mio sogno più bello,
il mio desiderio e la mia speranza,
la mia gioia e il mio piacere,
Dio sa che nessuno
annotava I miei sforzi,
di tanto amore
e nel focolare ridendo
ho avvolto i suoi baci
quando sono nato!

Questa era la mia speranza …
ma dato che la sua brillantezza
si oppone al profondo abisso
che esiste tra noi due,
addio per l’ultima volta,
amore della mia vita,
la luce della mia oscurità,
l’essenza dei miei fiori,
il mio sguardo da poeta,
la mia giovinezza, addio!

MANUEL ACUÑA

Published in: on luglio 23, 2017 at 07:40  Lascia un commento  

Russia

.
Di nuovo, come negli anni d’oro
strisciano tre logore imbrache
e si impantano i raggi dipinti delle ruote
nei solchi delle strade sgangherate…
Russia, misera Russia,
per me le grigie tue isbe,
per me le tue canzoni al vento sono
come le prime lacrime d’amore!
Io non so compatirti,
e porto con prudenza la mia croce…
Cedi la tua bellezza brigantesca
allo stregone che più ti piace!
Che egli ti adeschi e ti inganni, –
non ti perderai, non perirai,
e solo l’apprensione annebbierà
le tue bellissime fattezze…
Ebbene? Per un affanno di più,
per una lacrima il fiume è più fangoso,
ma tu sei sempre la stessa: foreste e campi,
e fazzoletto rabescato fin sopra le ciglia…
E l’impossibile si fa possibile,
la lunga strada è lieve,
quando sfolgora nella tua lontananza
da un fazzoletto uno sguardo improvviso,
quando con pena di carcere echeggia
il sordo canto del postiglione!…

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK

Published in: on luglio 22, 2017 at 07:25  Comments (2)