Orario ferroviario

Allineati dietro quel cristallo
dicono i libri miei titoli e prezzi:
dove sei tu, mio buon libretto giallo,
unico libro che ora io cerchi e apprezzi?

Modesto sei come il mio canto, piccolo
come il mio cuore che non teme indagine.
Ecco, non sei piu grande d’un fascicolo
ed hai trecento quattrocento pagine.

Tutte conosci le città de’ miei
sogni e i paesi che non vedrò mai;
tutte le strade che saper vorrei
come per insegnarmele tu sai.

Tutto tu sai: costumi, alberghi, date,
e tutto insegni per ogni viaggio.
Tu servi chi ti dà rapide occhiate
tanto preciso sei nel tuo linguaggio.

Forse non c’è nessuno che s’arrischi
ad andar lungi senza i tuoi consigli
ed alle tue crocette ed asterischi
e alle lune e alle frecce non s’appigli.

Ben conosci le stazioni, sai fino
quali san darci il cibo o solo il bere
e ce lo dici con un coltellino
ed una forchettina o col bicchiere.

Ben tu conosci i numeri che buoni
s’allinean nelle pagine in colonne:
quei numeri che poi non addizioni
son tutte l’ore della vita insonne.

E a me dici: “Poeta, a che t’indugi”
fra le tue carte e il tuo cuor che non sa
se nemmeno nei piccoli rifugi
s’appiatta e ride la felicità?”

MARINO MORETTI

Published in: on maggio 9, 2021 at 07:05  Lascia un commento  

I ratti

Im Hof scheint weiß der herbstliche Mond.

Vom Dachrand fallen phantastische Schatten.

Ein Schweigen in leeren Fenstern wohnt;

Da tauchen leise herauf die Ratten. 

Und huschen pfeifend hier und dort

Und ein gräulicher Dunsthauch wittert

Ihnen nach aus dem Abort,

Den geisterhaft der Mondschein durchzittert. 

Und sie keifen vor Gier wie toll

Und erfüllen Haus und Scheunen,

Die von Korn und Früchten voll.

Eisige Winde im Dunkel greinen.

§

Luna d’autunno splende nella corte.
Fantastiche ombre cadon dalla gronda.
Finestre vuote accolgono il silenzio;
escono adesso i ratti piano piano,

scivolan sibilando qua e là,
inseguiti da esalazioni orrende
che spirano dal cesso su cui trema
lo spettrale chiarore della luna

e si azzuffano folli d’ingordigia,
popolano la casa ed i granai
colmi di frutta, colmi di frumento.
Gelidi venti berciano nel buio.

GEORG TRAKL

Published in: on maggio 8, 2021 at 07:44  Lascia un commento  

E’ dietro

È dietro le casipole  il porticciolo
Con i burchielli  pronti a scivolare
Dentro strette lunghissime di specchi,
E una vela, farfalla colossale,
Ha raso l’erba e, dietro le casipole,
Va gente, con le vetrici s’intreccia,
Nelle nasse si schiudono occhi, va…

GIUSEPPE UNGARETTI

Published in: on maggio 7, 2021 at 07:18  Lascia un commento  

Ricordi di Boris Pasternak

Comincerò da lontano, non da qui ma da là
comincerò dalla fine ma è anche l’inizio.
Il mondo era come il mondo. E questo significava
tutto quello che in questo mondo desiderate.

In quel luogo c’era un bosco, come un orto,
così piccolo e tuttavia ampio.
Là, per un capriccio di errori infantili,
tutto era così e tutto al contrario.

Su una piccola distesa di silenzio
c’era una casa come una casa. E questo significava
che in essa una donna dondolava il capo
e le lampade venivano accese presto.

Là il lavoro era leggero come un compito di scrittura
e qualcuno – noi stessi ancora non lo sapevamo –
da solo faceva perdonare , a furia di preghiere innanzi ai cieli,
il nostro peccato di un imperfetto intelletto.

Di quell’equilibrio tra il bene e il male
egli era colpevole. E la terra volava
sconsideratamente, come voleva,
mentre la candela ardeva sul tavolo.

Si perdonavano e l’ignorante e il bugiardo
-qual è la differenza?- davanti a tutto il mondo
poiché, avendoci permesso di non occuparci di ciò,
egli espiava la colpa universale.

Quando il vuoto da lui lasciato
apparve davanti al mondo, verso oriente,
con una scossa la natura spossata
spostò la gravità dei nostri corpi.

Riuniti in un povero cerchio,
l’immensità ci colse di sorpresa
e dallo squallore delle nostre indegnità
ormai nessuno si riscattava.

In quella casa andavano in molti. E quei
due ragazzini con le camicie a strisce
senza timidezza comparivano nel giardinetto
tra il lampone, che diventava scuro nell’oscurità.

Io mi trovavo per caso lì vicino
ma sono estranea all’abitudine moderna
di stabilire un rapporto impari,
d’essere in amicizia e chiamare per nome.

Di sera avevo l’onore
di guardare la casa e rivolgere una preghiera
alla casa, al giardinetto, al lampone:
quel nome non osavo pronunciarlo.

Era l’autunno ed era soltanto
una conseguenza e non un pegno dell’estate.
Allora ancora nessuno sapeva che questo
circolo dell’anno non sarebbe stato chiuso.

Sfuggendo rigorosamente agli incontri con lui
io andavo tra gli alberi, verso l’ineluttabilità dell’incontro,
verso la spaziosità del suo viso, verso la cantilena del parlare…
Ma fare rime in tuo nome?
Oh, no.

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on maggio 6, 2021 at 07:37  Lascia un commento  

Poco si sa

POCO SE SABE

Yo no sabía que
no tenerte podía ser dulce como
nombrarte para que vengas aunque
no vengas y no haya sino
tu ausencia tan
dura como el golpe que
me di en la cara pensando en vos

§

Non sapevo che
non averti poteva essere dolce come
chiamarti perché tu venga nonostante
non venga e non ci sia che
la tua assenza tanto
dura come il colpo che pensandoti
mi son dato in faccia

JUAN GELMAN

Published in: on maggio 5, 2021 at 07:33  Lascia un commento  

Un viaggio con te

Un viaggio con te! Sull’alba, tanto
di buon’ ora, che certo gli occhi avresti
tutti pieni di sonno, e stanchi, e mesti
come se nella notte avessi pianto,

sull’alba ce n’andremmo… E dove, e come?
Soli, senza perché! Perché ci prese
la voglia: ce n’andremmo in un paese
ignoto e molto caro a noi pel nome…

Ti metteresti un bell’ abito rosa,
un po’ stridente col tuo gesto grave,
e metteresti pure le tue brave
boccole rosse, boccole da sposa,

e tanto provinciale tu saresti,
ci!e qualcuno direbbe, giunti là:
«E quella una signora di città…»
e accennerebbe a un’ altra le tue vesti…

FAUSTO MARIA MARTINI

Published in: on maggio 4, 2021 at 07:42  Lascia un commento  

Notorietà

Eccoci qui distesi, amanti nudi,
belli per noi – ed è quanto basta –
solo con foglie di palpebre vestiti,
siamo immersi nella notte vasta.

Ma già sanno di noi, già sanno
queste quattro mura, la stufa spenta,
ombre sagaci sulle sedie stanno
e il tacere del tavolo è eloquente.

E sanno i bicchieri perché sul fondo
il tè non bevuto si raffredda.
Swift ormai non può certo fare conto
che questa notte ci sia chi lo legga.

E gli uccelli? Non illuderti per niente:
ieri li ho visti scrivere volando
con ardire e apertamente
quel nome con cui ti sto chiamando.

E gli alberi? Qual è il significato
del loro incessante bisbigliare?
Dici: solo il vento forse è informato.
Ma di noi come ha potuto sapere?

Dalla finestra è entrata una falena,
e con le sue piccole ali pelose
atterra e decolla di gran lena,
fruscia sul nostro capo senza posa.

Forse quell’insetto, più di noi dotato
d’una vista acuta, vede meglio?
Io non ho intuito, né tu indovinato
che i nostri cuori splendono nel buio.

WISŁAWA SZYMBORSKA

Published in: on maggio 3, 2021 at 07:29  Lascia un commento  

Or passeggi solinga

Ti veggo, o madre; per i conscii lochi
dove teco scherzava io fanciulletto
or passeggi solinga, e il caro aspetto
del tuo lontano lacrimando invochi.

Parmi d’udire i tuoi gemiti fiochi
i quando mesta riguardi il vacuo letto,
e tuo figlio mancar vedi al banchetto,
e il cerchi indarno ai consueti giochi.

Sì, vederti mi par, parmi d’udirti
povera madre! e rimaner lontano,
tal rimorso è per me ch’io non so dirti.

Conosco il fallo e m’addoloro e piango!
Ahi! Com’è questo cor misero e strano!
Conosco il fallo, eppur lontan rimango.

GIOVANNI PRATI

Published in: on maggio 2, 2021 at 07:38  Lascia un commento  

Il pugno

THE FIST

The fist clenched round my heart
loosens a little, and I gasp
brightness; but it tightens
again. When have I ever not loved
the pain of love? But this has moved

past love to mania. This has the strong
clench of the madman, this is
gripping the ledge of unreason, before
plunging howling into the abyss.

Hold hard then, heart. This way at least you live.

§

Il pugno stretto intorno al mio cuore
si allenta un poco, e io respiro ansioso
luce; ma già preme
di nuovo. Quando mai non ho amato
la pena d’amore? Ma questa si è spinta

oltre l’amore fino alla mania. Questa
ha la fronte stretta del demente, questa
si aggrappa alla cornice della non-ragione, prima
di sprofondare urlando nell’abisso.

Tieni duro allora, cuore. Così almeno vivi.

DEREK WALCOTT

Published in: on maggio 1, 2021 at 07:22  Lascia un commento  

Ballata del fiume e delle stelle

L’antichissimo fiume nella sera
estiva si sentì stanco di andare;
era tanto lontano ancora il mare,
e quella notte così dolce era!

Le luminose vennero al notturno
appuntamento e, come se uno strano
desiderio superbo le tenesse,
convennero sul fiume taciturno

ove come in un ciel novo e lontano
tutte si rimirarono riflesse.
L’orgoglio suo, l’alta sua gioia espresse

il fiume: «Ben divenni un cielo anch’io!»
All’alba, come pianse quando il pio
lume svanì nella cinerea sfera!

SERGIO CORAZZINI

Published in: on aprile 30, 2021 at 07:32  Comments (1)