Normandia

NORMANDIE

Die Bunker am Strand
können ihren Beton nicht loswerden.
Manchmal kommt ein halbtoter General
und streichelt Schießscharten.
Oder es wohnen Touristen
fur fünf verquälte Minuten –
Wind, Sand, Papier und Urin:
Immer ist Invasion.

§

I bunker sulla spiaggia
non riescono a liberarsi del loro cemento.
A volte viene un generale mezzo morto
e ne accarezza le feritoie.
Oppure vengono a dimorarvi turisti
per un tormento di cinque minuti…
Vento, sabbia, carta e urina:
è ancora invasione.

GÜNTER GRASS

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Published in: on giugno 30, 2019 at 07:18  Lascia un commento  

Sul Monte Mario

Solenni in vetta a Monte Mario stanno
nel luminoso cheto aere i cipressi,
e scorrer muto per i grigi campi
mirano il Tebro,

mirano al basso nel silenzio Roma
estendersi, e, in atto di pastor gigante
su grande armento vigile, davanti
sorger San Pietro.

Mescete in vetta al luminoso colle,
mescete, amici, il biondo vino, e il sole
vi si rifranga: sorridete, o belle:
diman morremo.

Lalage, intatto a l’odorato bosco
lascia l’alloro che si gloria eterno,
o a te passando per la bruna chioma
splenda minore.

A me tra ’l verso che pensoso vola
venga l’allegra coppa ed il soave
fior de la rosa che fugace il verno
consola e muore.20

Diman morremo, come ier moriro
quelli che amammo: via da le memorie,
via da gli affetti, tenui ombre lievi
dilegueremo.

Morremo; e sempre faticosa intorno
de l’almo sole volgerà la terra,
mille sprizzando ad ogni istante vite
come scintille;

vite in cui nuovi fremeranno amori,
vite che a pugne nuove fremeranno,
e a nuovi numi canteranno gl’inni
de l’avvenire.

E voi non nati, a le cui man’ la face
verrà che scórse da le nostre, e voi
disparirete, radïose schiere,
ne l’infinito.

Addio, tu madre del pensier mio breve,
terra, e de l’alma fuggitiva! quanta
d’intorno al sole aggirerai perenne
gloria e dolore!

fin che ristretta sotto l’equatore
dietro i richiami del calor fuggente
l’estenuata prole abbia una sola
femina, un uomo,

che ritti in mezzo a’ ruderi de’ monti,
tra i morti boschi, lividi, con gli occhi
vitrei te veggan su l’immane ghiaccia,
sole, calare.

GIOSUE’ CARDUCCI


Published in: on giugno 29, 2019 at 07:10  Comments (2)  

In Puglia

C’erano cose silenziose e sottili, in Puglia,
squame smarrite di un mondo come
rimane quando dèi e uomini lo
abbandonano, aride squame di pelle vecchia.

Volevo vedere qualcosa, vidi gli avanzi del giorno
nei campi ocra roventi, nelle pietre di ruggine,
gli avanzi della notte tra la cenere di olive riarse,
nell’ambra nera della lava sotto la luna, gli avanzi
di una veduta lapislazzuli di cielo e mare.

Volevo vedere qualcosa perché cercavo un tempo,
un luogo, parole insomma in quelle squame,
quella pelle di antichissima madre, di rinsecchita
nutrice, la sua pelle su cui cresce il caos e
dilania le parole per il tempo e il luogo.

Cose così silenziose e sottili, il ritorno alla polvere.

RUTGER KOPLAND

Published in: on giugno 28, 2019 at 07:06  Lascia un commento  

Noi abbracciati la notte

Noi abbracciati la notte,
noi vide la notte a riva
del fiume sommersi
nel volto e nei capelli.
Noi l’aurora scoprì
strettissimi all’ala
delle mani e dementi:
e un albero, un altro albero
ancora ne parla alla gente.
Notizia avrai da un frutto
mangiato a primavera.

LIBERO DE LIBERO

Published in: on giugno 27, 2019 at 07:01  Lascia un commento  

Lo scudo di Achille

THE SHIELD OF ACHILLES

She looked over his shoulder
For vines and olive trees,
Marble well-governed cities
And ships upon untamed seas,
But there on the shining metal
His hands had put instead
An artificial wilderness
And a sky like lead.

A plain without a feature, bare and brown,
No blade of grass, no sign of neighborhood,
Nothing to eat and nowhere to sit down,
Yet, congregated on its blankness, stood
An unintelligible multitude,
A million eyes, a million boots in line,
Without expression, waiting for a sign.

Out of the air a voice without a face
Proved by statistics that some cause was just
In tones as dry and level as the place:
No one was cheered and nothing was discussed;
Column by column in a cloud of dust
They marched away enduring a belief
Whose logic brought them, somewhere else, to grief.

She looked over his shoulder
For ritual pieties,
White flower-garlanded heifers,
Libation and sacrifice,
But there on the shining metal
Where the altar should have been,
She saw by his flickering forge-light
Quite another scene.

Barbed wire enclosed an arbitrary spot
Where bored officials lounged (one cracked a joke)
And sentries sweated for the day was hot:

A crowd of ordinary decent folk
Watched from without and neither moved nor spoke
As three pale figures were led forth and bound
To three posts driven upright in the ground.

The mass and majesty of this world, all
That carries weight and always weighs the same
Lay in the hands of others; they were small
And could not hope for help and no help came:
What their foes like to do was done, their shame
Was all the worst could wish; they lost their pride
And died as men before their bodies died.

She looked over his shoulder
For athletes at their games,
Men and women in a dance
Moving their sweet limbs
Quick, quick, to music,
But there on the shining shield
His hands had set no dancing-floor
But a weed-choked field.

A ragged urchin, aimless and alone,
Loitered about that vacancy; a bird
Flew up to safety from his well-aimed stone:
That girls are raped, that two boys knife a third,
Were axioms to him, who’d never heard
Of any world where promises were kept,
Or one could weep because another wept.

The thin-lipped armorer,
Hephaestos, hobbled away,
Thetis of the shining breasts
Cried out in dismay
At what the god had wrought
To please her son, the strong
Iron-hearted man-slaying Achilles
Who would not live long.

 

§

Lei cercò, dietro le spalle di lui,

i vigneti e gli alberi di ulivo,

città di marmo bene amministrate,

e navi sopra il mai domato mare.

Ma lì, sopra il metallo scintillante,

le mani avevano sistemato una

distesa desolata, innaturale,

e il cielo aveva il colore del piombo.‎

Una spianata anonima, spoglia e scura, senza

un filo d’erba, e nulla lì vicino, non c’era

da mangiare, né un posto dove stare seduti.

Ma radunata già nel suo vacuo aspetto

stava una moltitudine difficile a distinguersi,

un milione di occhi e di stivali in fila

senza espressione in faccia, in attesa di un segno.

Una voce al megafono dimostrò – senza volto,

statistiche alla mano, con toni secchi e piatti

come il luogo – che alcune cause erano giuste.

Non ci furono applausi, nulla venne discusso;

colonna su colonna marciaron nella polvere

portando stretta in cuore la loro convinzione

la cui logica, altrove, li portò alla rovina.

Lei cercò, dietro le spalle di lui,

le devozioni rituali, i fiori

bianchi delle giovenche inghirlandate,

le offerte e i sacrifici per gli dei.

Ma lì, sopra il metallo scintillante,

dove doveva esserci un altare

vide nel luccicar della fucina

una scena del tutto differente.

Una zona era chiusa con del filo spinato;

lì ufficiali poltrivano annoiati (qualcuno

raccontava storielle) e le guardie sudavano

nel giorno caldo. In massa, gente umile e comune,

stava fuori a guardare, immobile e muta.

E tre figure pallide, erano spinte intanto,

legate, verso pali piantati nel terreno.

Tutto quanto al mondo ha misura o qualità,

ciò che sopporta un peso, e pesa sempre uguale

stava in mano altrui; e loro, miseri, non potevano

sperare aiuto, né aiuto venne. I nemici fecero

quel che vollero, e quanto di peggio poteva esserci

fu: la vergogna; persero l’orgoglio e morirono,

nel loro essere uomini, prima dei loro corpi.

Lei cercò, dietro le spalle di lui,

gli atleti intenti ai loro giochi, danze

aggraziate dove uomini e donne muovono

le membra a tempo, veloci, veloci…

Ma lì, sopra lo scudo scintillante,

non c’era posto per piste da ballo

le sue due mani avevano disposto

un campo soffocato dalle erbacce.

Un porcospino irsuto bighellonava in quel

niente, inutile e solo; un uccello si alzò

in volo, sfuggendo alla sua pietra preferita:

ragazze violentate, due ragazzi che ne

accoltellano un terzo; roba di tutti i giorni

per lui, che mai conobbe un mondo di promesse

mantenute, o di lacrime piante sul pianto altrui.

L’armaiolo dalle labbra sottili,

Efesto, zoppicò via, e la sua angoscia

gridò Teti dal petto scintillante

di fronte a ciò che il dio aveva forgiato

per Achille, suo figlio, l’uccisore

di uomini, il forte dal cuore d’acciaio

che non avrebbe avuto vita lunga.‎

.

WYSTAN HUGH AUDEN

Published in: on giugno 26, 2019 at 07:44  Lascia un commento  

Accarezzami

Accarezzami, amore

ma come il sole

che tocca la dolce fronte della luna.

Non venirmi a molestare anche tu

con quelle sciocche ricerche

sulle tracce del divino.

Dio arriverà all’alba

se io sarò tra le tue braccia.

 

ALDA MERINI

Published in: on giugno 25, 2019 at 07:35  Comments (1)  

L’uomo e il mare

L’HOMME ET LA MER

Homme libre, toujours tu chériras la mer !
La mer est ton miroir ; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image ;
Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton cœur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets :
Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes ;
O mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets !

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remords,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
O lutteurs éternels, ô frères implacables !

§

Uomo libero, sempre amerai il mare!
È il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima
nell’ infinito muoversi della sua lama.
E il tuo spirito non è abisso meno amaro.

Divertito ti tuffi in seno alla tua immagine,
l’abbracci con lo sguardo, con le braccia e il cuore
a volte si distrae dal proprio palpitare
al bombo di quel pianto indomabile e selvaggio.

Siete discreti entrambi, entrambi tenebrosi:
inesplorato, uomo, il fondo dei tuoi abissi,
sconosciute, mare, le tue ricchezze intime,
tanto gelosamente custodite i segreti!

Eppure ecco che vi combattete
da infiniti secoli senza pietà né rimorso,
a tal punto amate le stragi e la morte,
o lottatori eterni, o fratelli implacabili!

CHARLES BAUDELAIRE

Published in: on giugno 24, 2019 at 07:28  Lascia un commento  

Oboe sommerso

Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.

Un òboe gelido risillaba
gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;

in me si fa sera;
l’acqua tramonta
sulle mie mani erbose.

Ali oscillano in fioco cielo,
labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,

e i giorni una maceria.

SALVATORE QUASIMODO

Published in: on giugno 23, 2019 at 06:58  Comments (3)  

Poesia verticale n.51

51

Algún día encontraré una palabra
que penetre en tu vientre y lo fecunde,
que se pare en tu seno
como una mano abierta y cerrada al mismo tiempo.

Hallaré una palabra
que detenga tu cuerpo y lo dé vuelta,
que contenga tu cuerpo
y abra tus ojos como un dios sin nubes
y te usa tu saliva
y te doble las piernas.
Tú tal vez no la escuches
o tal vez no la comprendas.
No será necesario.
Irá por tu interior como una rueda
recorriéndote al fin de punta a punta,
mujer mía y no mía,
y no se detendrá ni cuando mueras.

§

Un giorno troverò una parola
che penetri il tuo corpo e ti fecondi,
che si posi sul tuo seno
come una mano aperta e chiusa al tempo stesso.
Incontrerò una parola
che trattenga il tuo corpo e lo faccia girare,
che contenga il tuo corpo
e apra i tuoi occhi come un dio senza nubi
e usi la tua saliva
e ti pieghi le gambe.
Tu forse non la sentirai
o forse non la capirai.
Non è necessario.
Vagherà dentro di te come una ruota
fino a percorrerti da un estremo all’altro,
donna mia e non mia
e non si fermerà neanche quando tu morirai.

ROBERTO JUARROZ

Published in: on giugno 22, 2019 at 07:10  Lascia un commento  

La sardina in metrò

Non voglio lavarmi con quel sapone.
Non voglio lavarmi i denti con quel dentifricio.
Non voglio dormire su quel divano letto.
Non ho bisogno di quella carta igienica.
Non sono interessato a questa polizza assicurativa.
Non ho la minima intenzione di cambiare la marca di sigarette.
Non ho voglia di vedere quel film.
Mi rifiuto di scendere a Skärholmen.

La sardina vuole che si apra la scatoletta verso il mare.

WERNER ASPENSTRÖM

Published in: on giugno 21, 2019 at 07:49  Lascia un commento