Essendo luce

dopo l’arrampicata a mani nude
le dita stanche lasciano la presa
ma invece di cadere
planiamo inversamente verso il cielo

sopraffatti da mezze verità
non ci appartiene la sapienza intera
__l’apparenza è dei minimi sistemi
i massimi risultano infiniti__
e dunque veleggiamo in espansione
dalle regioni ombrose a quelle chiare
sorpresi di far parte del mistero

Cristina Bove

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Published in: on settembre 24, 2017 at 07:30  Comments (3)  

Ipotesi non so quanto attendibili

Magari poi ci rivedremo là
_non so con precisione_
per dare un senso a tutta la distanza
fuori misure temporali
comunicando senza le parole
_anche questo non so con precisione_
ma faremo di noi cose speciali
tipo saltare da un pianeta all’altro
se avremo corpi senza densità
senza più nomi
o vesti a farci ancora prigionieri

ma se rifletto
non posso ipotizzare proprio niente
_paradisi ed inferni così umani
non li vorrei davvero_
quindi mi arrendo all’anima del mondo
al sogno di chi s’anima di noi
dei nostri brevi amori e dei dolori
dei tentativi di avvicinamento
e mai ci dice

Cristina Bove

Published in: on settembre 9, 2017 at 07:24  Comments (4)  

Scivola

Scivola in tondo
sull’ansa di una bolla
un solitario schizzo
che apparteneva al cielo
prima di liquefarsi nella pioggia

ha immagine d’un essere
disperso
un fantasma dell’acqua
senza aggettivazioni e connotati
che il vapore d’un attimo di sole
avvince con un guizzo
indi scompare
senza lasciare traccia

così sospesa al margine del mondo
asintoticamente
un solo sprazzo
punto d’incontro involontario
ed unico
fantasma anch’io
visibile soltanto per un attimo

Cristina Bove

Published in: on luglio 22, 2017 at 07:29  Comments (2)  

Chiedersi per chi suona la campana è una misura precauzionale

Sabbia

Fossimo sabbia
granelli tutti dell’addio alla pietra
saremmo limite alla terra
depositari di carezze d’acqua
esposti al vento
ciascuno un sé di riva planetaria

siamo di sangue e linfa
soltanto per un po’
in passi alterni sulle gambe
in movimento sempre
anche se ci fermiamo

l’aria ci avvolge
la gravità trattiene dal volare
e siamo
esseri d’apparenza corporale
ologrammi trasmessi oltre le soglie
del quantuum temporale
sempre noi stessi e mai
dalle origini fossili
alla frammentazione in pixel

veicoli di quanti e cromosomi
geni geniali
immersi nella polvere degli avi

Cristina Bove

Published in: on luglio 9, 2017 at 07:30  Comments (3)  

Distanze non omologabili

Penso vicino e tutto s’allontana
e si fa sera sulle tazze sporche
lasciate nell’avello
era lavello _la mente va di suo
puntualizzando frasi impronunciate
con quelle adatte al luogo ed al bon ton_
tanto è lo stesso
la morte accoglie i corpi e le stoviglie
io resto
con una mezza verità placebo
fintanto che resiste l’ologramma

passando dal divano alla poltrona
col bagaglio d’un libro tra le mani
_prima però
recupero gli occhiali_

Cristina Bove

Published in: on giugno 23, 2017 at 07:45  Comments (6)  

A fil di tempie

l’emicrania balugina negli occhi
visioni intermittenti
donna di poca fede: casa e casa
datata nel cerchietto all’anulare
quasi erasa
ha bagliori soltanto e un sonno alterno
foriero di scompensi nevralgici

sibille alternative rimescolano il cielo
qualcuna è una fontana
di versi esposti al sole
ispirazioni da tovaglie a quadri
tazzina di caffè, la sigaretta
e una partita persa a tu per tu
malgrado l’asso nella metrica

un antisolonifico per l’anima
una prosa bagnata sulla fronte
allontanarsi da prosopopee
e traghettare le parole altrove

Cristina Bove

Published in: on giugno 5, 2017 at 06:56  Comments (7)  

Il vento e la candela

Un’esistenza lieve
un sentiero di passi tra le spighe
_l’ho attraversato senza far rumore_
celandomi alla falce e alle tragedie
vivo lontana dalla folla ma
circondata dal mondo e dal suo inferno
un coro di lapilli nella fiamma
_non c’è pianto di cielo che la spenga_
gli smemorati dèi
giocano a pettinare manichini
indifferenti alla moria degli uomini

come soffione senza le radici
_pare che sia volare ma è un inganno_
sono soltanto un fiato
un attimo disperso nel ciclone
che nulla aggiunge al tempo
e alla sua fine

Cristina Bove

Published in: on maggio 19, 2017 at 07:37  Comments (10)  

Epilogo

Veniva dagli addii cifrati
da pregresse inquietudini
recava un vaso d’ombra
colmo di voci e giochi ritrovati
_c’era nel buio qualcosa che fioriva_
in un chiarore eccentrico
nessuna competenza di se stessa

improvvisava la scenografia
da replicante
fino ai saluti in titoli di coda.

In una notte che pareva innocua
_il tempo smise d’essere suo amico_
l’alta definizione la tradì:
fece apparire numeri non scritti
segnali di precisa datazione
a decretarne l’avvenuta fine.

Sarebbe ritornata sconosciuta
incognita perfetta
di una donna mai vista né incontrata

Cristina Bove

Published in: on aprile 30, 2017 at 07:13  Comments (3)  

Per quanto sia splendore

il raggio ha la sua fine
quando si chiude il cerchio
e le visioni
di un mondo taciturno avranno senso
in un altro sapere d’universo
e noi faville
accese e spente in un perenne incendio
sapremo che la fiamma
è il sogno della brace
rimasto nella cenere

Cristina Bove

Published in: on aprile 18, 2017 at 06:54  Comments (2)  

Gusci, stagioni, avversità apparenti

nel suono di scirocco
l’affaccio sull’estate
_ci si ricorda delle madrinuvole_
nei temporali dalle chiome grigie
schiocchi di lampi sull’asfalto
e si procede in braille
digitando la vita sui mattoni

chissà se in qualche luogo oltremondano
si aspetta l’insolvenza degli eventi
_il dopotutto_
il giungere sapiente o il finire coatto

forse non basta muoversi di lato
sguardarsi dagli specchi
_i volti nudi e i corpi_
per finire d’inverno
forse si muore solo per provare
come si nasce e si rinasce _vecchi_

Cristina Bove

Published in: on marzo 31, 2017 at 07:25  Comments (5)