Mi ribello alle massime e agli stereotipi

La pacatezza che mi fa da guscio e tana
è il mio riparo dai sentenziatori
_ho visto esseri umani prigionieri
di simboli e precetti
vivere come fossero immortali_
ho appreso a non bramare
a ritenere tutti, me compresa
per niente necessari
e ad essere-nonessere
senza gravare troppo sugli amori
senza aspettarmi troppo dagli amori
potrebbe dirsi noncuranza, ma
è la contezza di lasciare liberi
di andare o di restare

Cristina Bove

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Published in: on novembre 24, 2017 at 06:59  Comments (2)  

Senza destinatario (o forse sì)

Fidammo nel reciproco buonsenso
fummo vicini e complici
nel cuore e nella mente
eppure mai distanza fu più grande
di quella che ci univa e separava

ora non puoi sapere
se sto scrivendo propriamente a te
a ben pensarci non è poi importante
che tu lo sappia, né che io lo dica
quindi nessun indizio

penso che se capissi scuoteresti la testa
definiresti assurdo tutto questo
ed a ragione
perciò, mentre tu andavi
restavo in questa galleria di déjà-vu

Persisteranno ombre e barlumi
d’una vicenda strana e inaspettata
che ci fu dato vivere
così

Cristina Bove

Published in: on novembre 13, 2017 at 07:08  Comments (2)  

Il sabato del viaggio

le strade in cui ci siamo sparpagliati
e tante volte ritrovati e persi
tra vuoti e pieni: misure insufficienti a farci eterni
_l’altrove ha i suoi quadranti da scoprire_
il mito e la domenica a venire
le saghe degli eroi non hanno fine
mentre per noi
ch’è sempre la vigilia di partenza
ci sono avvertimenti sui confini
_non separate il cielo dalla terra_
tanto si arriva tutti a quel traguardo
straccioni o miliardari

e nell’attesa dissertiamo a vuoto
di valori celesti e trascendenti
dimenticando d’essere accerchiati
da tutti i mali dell’umanità
mosche cocchiere in groppa agli ippogrifi
galli e galline
in corsa per olimpi transitori
mentre finisce il mondo

Cristina Bove

Published in: on ottobre 29, 2017 at 07:16  Comments (2)  

Accumulatori seriali

Siamo già ritornati
da tutte le partenze
e delle case non sappiamo più
se sono i souvenirs
a tenerci in ostaggio
o se noi stessi
ci siamo imprigionati nel tran-tran

siamo romanzi senza lieto fine
accatastati nelle vie di polvere
sgualciti su ipotetici scaffali
insufficientemente vivi
per essere presenti
insufficientemente morti
per essere ammucchiati
tra gli assenti

siamo meta di niente
perduti nel silenzio

Cristina Bove

Published in: on ottobre 7, 2017 at 06:52  Comments (1)  

Essendo luce

dopo l’arrampicata a mani nude
le dita stanche lasciano la presa
ma invece di cadere
planiamo inversamente verso il cielo

sopraffatti da mezze verità
non ci appartiene la sapienza intera
__l’apparenza è dei minimi sistemi
i massimi risultano infiniti__
e dunque veleggiamo in espansione
dalle regioni ombrose a quelle chiare
sorpresi di far parte del mistero

Cristina Bove

Published in: on settembre 24, 2017 at 07:30  Comments (4)  

Ipotesi non so quanto attendibili

Magari poi ci rivedremo là
_non so con precisione_
per dare un senso a tutta la distanza
fuori misure temporali
comunicando senza le parole
_anche questo non so con precisione_
ma faremo di noi cose speciali
tipo saltare da un pianeta all’altro
se avremo corpi senza densità
senza più nomi
o vesti a farci ancora prigionieri

ma se rifletto
non posso ipotizzare proprio niente
_paradisi ed inferni così umani
non li vorrei davvero_
quindi mi arrendo all’anima del mondo
al sogno di chi s’anima di noi
dei nostri brevi amori e dei dolori
dei tentativi di avvicinamento
e mai ci dice

Cristina Bove

Published in: on settembre 9, 2017 at 07:24  Comments (4)  

Scivola

Scivola in tondo
sull’ansa di una bolla
un solitario schizzo
che apparteneva al cielo
prima di liquefarsi nella pioggia

ha immagine d’un essere
disperso
un fantasma dell’acqua
senza aggettivazioni e connotati
che il vapore d’un attimo di sole
avvince con un guizzo
indi scompare
senza lasciare traccia

così sospesa al margine del mondo
asintoticamente
un solo sprazzo
punto d’incontro involontario
ed unico
fantasma anch’io
visibile soltanto per un attimo

Cristina Bove

Published in: on luglio 22, 2017 at 07:29  Comments (2)  

Chiedersi per chi suona la campana è una misura precauzionale

Sabbia

Fossimo sabbia
granelli tutti dell’addio alla pietra
saremmo limite alla terra
depositari di carezze d’acqua
esposti al vento
ciascuno un sé di riva planetaria

siamo di sangue e linfa
soltanto per un po’
in passi alterni sulle gambe
in movimento sempre
anche se ci fermiamo

l’aria ci avvolge
la gravità trattiene dal volare
e siamo
esseri d’apparenza corporale
ologrammi trasmessi oltre le soglie
del quantuum temporale
sempre noi stessi e mai
dalle origini fossili
alla frammentazione in pixel

veicoli di quanti e cromosomi
geni geniali
immersi nella polvere degli avi

Cristina Bove

Published in: on luglio 9, 2017 at 07:30  Comments (3)  

Distanze non omologabili

Penso vicino e tutto s’allontana
e si fa sera sulle tazze sporche
lasciate nell’avello
era lavello _la mente va di suo
puntualizzando frasi impronunciate
con quelle adatte al luogo ed al bon ton_
tanto è lo stesso
la morte accoglie i corpi e le stoviglie
io resto
con una mezza verità placebo
fintanto che resiste l’ologramma

passando dal divano alla poltrona
col bagaglio d’un libro tra le mani
_prima però
recupero gli occhiali_

Cristina Bove

Published in: on giugno 23, 2017 at 07:45  Comments (6)  

A fil di tempie

l’emicrania balugina negli occhi
visioni intermittenti
donna di poca fede: casa e casa
datata nel cerchietto all’anulare
quasi erasa
ha bagliori soltanto e un sonno alterno
foriero di scompensi nevralgici

sibille alternative rimescolano il cielo
qualcuna è una fontana
di versi esposti al sole
ispirazioni da tovaglie a quadri
tazzina di caffè, la sigaretta
e una partita persa a tu per tu
malgrado l’asso nella metrica

un antisolonifico per l’anima
una prosa bagnata sulla fronte
allontanarsi da prosopopee
e traghettare le parole altrove

Cristina Bove

Published in: on giugno 5, 2017 at 06:56  Comments (7)