Le ombre di Platone

Ho visto i figli degli dei minori
farsi preghiera di ritorno
per piccole felicità di corpi muti
e non posso capire
se vivere per vivere
mi basterebbe per voler esistere
sbaglio perché non so, mi dicono
_e forse hanno ragione_
io non vorrei che il mondo
mi fosse irraggiungibile

ho vissuto la fuga dal dolore
dissero che fui debole
che nessuna ferita la giustifica
e che di cuori persi ed ossa rotte
è pieno il mondo
_e forse hanno ragione_
a me restano i dubbi da caverna
i pensieri dispotici
l’incolpevole notte che ha la meglio
sulle nebbie del giorno

dovrei imparare a vivere
da chi sa contentarsi delle rocce

Cristina Bove

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Published in: on ottobre 8, 2019 at 07:37  Comments (2)  

Fase terminale

La somma dei misfatti è una cometa nera
sulla capanna della terra
noi che tentiamo salti quantici
appoggiati alle croci
irredentori cristi periferici
anni luce da regge e cattedrali
morituri sottratti alle galassie
_si nasce tutti in una mangiatoia_
consumiamo la paglia e ogni altra cosa

la lasceremo calva questa terra
corrosa fino all’osso: noi tumori invasivi
resistenti a qualunque terapia
mordiamo sogni e digeriamo pietre
siamo depositati in ogni dove
anche ridotti in cenere
infestiamo le vene della madre
l’abbiamo intossicata
perforata
ridotta a spazzatura
infine moribonda
l’abbiamo condannata a morte certa

spero che l’universo impietosito
abbia mani di stelle
a confortare la sua dipartita

Cristina Bove

Published in: on settembre 13, 2019 at 07:27  Comments (3)  

Così lontani così vicini

Mi sono capitati gli anni addosso
non che me ne abbia a male
ma ci sarebbe da considerare
quanto gravano ai miei più grandi amori
_figli, se voi sapeste i miei pensieri!_
dalla rupe Tarpea precipitare
non averne il coraggio è incomprensibile
a me che la sfidai nei tempi acerbi
ora basterebbe una spinta e
sarebbe ancora amore

mi vivo un po’ alla chetichella
attenta a non tradirmi
mandandomi affanculo quando occorre
_occorre di frequente_
in un vagabondare altalenante
tra gesti ed abitudini
che fanno di una vita
poco più di una virgola

“ma tu, quant’ann vuo’ campa’?”
la voce di mio nonno
cadeva sulle spalle di mia nonna
lei con mezzo sorriso
“chell ch’abbasta pe’ te suppurtà’”

Cristina Bove

Published in: on giugno 26, 2019 at 07:46  Comments (1)  

Buone maniere e versi da buttare

dialoghi garbati
risate con bon ton
riservatezza tout court
sia mai che ti venissero alla mente
i morti nelle stive, gli annegati
le schiave sulla strada
sia mai che ti spazzassero il sorriso
le donne violentate
le bambine sottratte ai loro giochi
andate in sposa prima d’essere donne
_orchi fedeli a un dio senza pietà_
Mai che ti colga
il pensiero che mentre scrivi rose
ci sono operatori degli espianti
chirurghi che si prestano a interventi
asportazioni d’organi
da vivi che morranno a morti che vivranno.
Non ti sovvenga
dei bambini rapiti, rivenduti
o uccisi a botte dai propri genitori.
Distogli il tuo pensiero
dai viaggi organizzati per pedofili
lo chiamano turismo sessuale
_italiani tra i primi della lista_
Resta lontana dagli affari sporchi
mafie governative
cosche italiche
agli inventori di poemi e affini
non si addice la critica.

E se malgrado tutto
scrivo di fiori cieli e cuori tristi
sono meno di un sasso
una nientezza che
nessuna poesia potrà colmare

Cristina Bove

Published in: on giugno 15, 2019 at 07:12  Comments (1)  

Cattedrale

Sembrava una montagna d’oro
l’organo della chiesa
in piazza San Domenico Maggiore
canne torri
monache inginocchiate in prima fila
la bambina nuotava nell’incenso
come un pesce
che nulla sa di sante trafitture
occhi portati in mano
ferite sanguinanti nelle costole

ma la musica
quella sonorità l’avviluppava
la sollevava sopra i finestroni
luce che salmodiava
con voce di soprano

la bambina apprendeva a sorvolare
reliquie imbalsamate
teche di teschi e ossa degli altari
_facevano paura!_
a spaziare nell’aria colorata
tra gli archi e le navate
la musica leniva l’abbandono
era carezza acuta
attraversava il petto
prendeva il posto della solitudine

Cristina Bove

Published in: on giugno 6, 2019 at 06:55  Lascia un commento  

Nel biancore del buio

stiamo
in questo silenzio soffice
tu che hai perduto la personaforma
io che mi alleno a perderla
in un abbraccio d’aria
_quando l’aria si tocca_
e mi sconfino lentamente
entrando nella dimensione che
ci rende vivi
e muti
avendo la parola perso il suono
ed ogni turbamento

qualcuno scrive noi
di notte in notte
e noi leggiamo stelle

Cristina Bove

Published in: on Mag 23, 2019 at 07:13  Lascia un commento  

La serra di Penelope

tesse il filo spinato
brava donna che lavora ai ferri_corti
fa maglie di grovigli ai mendicanti
reti di rovi per giardini
esposti al maestrale

nottetempo
sferruzza rimasugli di ricordi
_ne ha le mani ferite, il cuore un po’ di più_
per restare nel campo delle spine
legge manidifatalità
apprende l’arte del confezionare
paradossi metallici
urticanti vestaglie di lamé

Cristina Bove

Published in: on Mag 11, 2019 at 07:34  Comments (2)  

Coriandoli e misteri

vedo bambini ovunque
sono nascosti bene
sotto vestiti adulti, tuttavia
si affacciano dagli occhi
_càpita soprattutto ai vecchi_
ad osservarli affiorano nei gesti
come se rughe e macchie delle mani
dicessero bugie
come se mai li avessero lasciati
i giochi nei cortili
le bambole di pezza
le pistole di latta
i trenini che a forza di viaggiare
creavano paesi

i bambini che vedo
si vivono da soli
portano a spasso corpi estranei
_santi o assassini_
e sono condannati a non sapersi

talvolta diventano poeti

Cristina Bove

Published in: on marzo 15, 2019 at 07:32  Lascia un commento  

Sembra così lontana la parola

così priva di senso
per chi non trova appigli
_si sta che tutto ruota intorno_
dire nel giro che inginocchia il cuore
anima taciturna nel ciclone
il centro è un falso punto di salvezza

nel riportare cose che si sanno
che si vorrebbero distanti
quando maligna il tempo
ed incessante
l’onda ripete il mare, il mare accoglie
e ci si trova a viversi clessidre
in discorsi di sabbia

Cristina Bove

Published in: on marzo 7, 2019 at 07:41  Comments (1)  

Vado a comprare le sigarette

disse
lasciandosi da sola sulla porta
esco e ritorno subito
però
abbandonò le cose trattenute
le misure superflue
i versi obesi
e se ne andò giuliva
oca presunta in volo, ma
toccare il suolo col didietro
è conseguenza logica
quando non è possibile toccare
il cielo con un dito

all’angolo
di via San Biagio dei Librai
con San Gregorio Armeno
c’è ancora una tabaccheria
quella dei suoi fantasmi
e dei presepi
dove sua nonna rivendeva sale
quaderni e caramelle
e suo padre fumava le Camèl

Cristina Bove

Published in: on febbraio 20, 2019 at 07:09  Comments (2)