Il vento e la candela

Un’esistenza lieve
un sentiero di passi tra le spighe
_l’ho attraversato senza far rumore_
celandomi alla falce e alle tragedie
vivo lontana dalla folla ma
circondata dal mondo e dal suo inferno
un coro di lapilli nella fiamma
_non c’è pianto di cielo che la spenga_
gli smemorati dèi
giocano a pettinare manichini
indifferenti alla moria degli uomini

come soffione senza le radici
_pare che sia volare ma è un inganno_
sono soltanto un fiato
un attimo disperso nel ciclone
che nulla aggiunge al tempo
e alla sua fine

Cristina Bove

Published in: on maggio 19, 2017 at 07:37  Comments (9)  

Epilogo

Veniva dagli addii cifrati
da pregresse inquietudini
recava un vaso d’ombra
colmo di voci e giochi ritrovati
_c’era nel buio qualcosa che fioriva_
in un chiarore eccentrico
nessuna competenza di se stessa

improvvisava la scenografia
da replicante
fino ai saluti in titoli di coda.

In una notte che pareva innocua
_il tempo smise d’essere suo amico_
l’alta definizione la tradì:
fece apparire numeri non scritti
segnali di precisa datazione
a decretarne l’avvenuta fine.

Sarebbe ritornata sconosciuta
incognita perfetta
di una donna mai vista né incontrata

Cristina Bove

Published in: on aprile 30, 2017 at 07:13  Comments (3)  

Per quanto sia splendore

il raggio ha la sua fine
quando si chiude il cerchio
e le visioni
di un mondo taciturno avranno senso
in un altro sapere d’universo
e noi faville
accese e spente in un perenne incendio
sapremo che la fiamma
è il sogno della brace
rimasto nella cenere

Cristina Bove

Published in: on aprile 18, 2017 at 06:54  Comments (2)  

Gusci, stagioni, avversità apparenti

nel suono di scirocco
l’affaccio sull’estate
_ci si ricorda delle madrinuvole_
nei temporali dalle chiome grigie
schiocchi di lampi sull’asfalto
e si procede in braille
digitando la vita sui mattoni

chissà se in qualche luogo oltremondano
si aspetta l’insolvenza degli eventi
_il dopotutto_
il giungere sapiente o il finire coatto

forse non basta muoversi di lato
sguardarsi dagli specchi
_i volti nudi e i corpi_
per finire d’inverno
forse si muore solo per provare
come si nasce e si rinasce _vecchi_

Cristina Bove

Published in: on marzo 31, 2017 at 07:25  Comments (5)  

Idrogeologica

Arrotondare per diletto
linee di contraffatte asperità
disporle alle dogane portuali
degli addetti ai favori

io mi diressi al largo _essendo goccia
acqua nell’acqua mi divenni mare_
ignota alle cartografie sillabiche
apparsa come un’isola ferdinandea
fulmineamente emersa e risommersa

Cristina Bove

Published in: on marzo 18, 2017 at 07:45  Comments (4)  

Incontri a margine

incontro

L’uomo che s’è affacciato alle pareti
ha un viso d’abat-jour
_scrive di viaggi sulla scrivania_
di sibillini versi
ha un mappamondo bidimensionale
e le finestre
tutte rivolte a sud

la donna si disegna a mano libera
_un albero illustrato cresce in fretta_
e nei frattali a china
se stessa tracimare
lungo le linee di demarcazione
là dove il calendario è senza giorni
dove ci si può amare evanescenti
nelle spirali di parole eccentriche
perdutamente vivi
nei mille ghirigori d’una stanza

Cristina Bove

Published in: on febbraio 28, 2017 at 07:16  Comments (1)  

Viaggio

Andiamo nella stessa direzione
prossimi e separati
evanescenti nella galaverna
_chiaroveggenze inascoltate
si perdono nel vuoto_
si conosce il traguardo
ma non s’hanno notizie di quel luogo
:nessuno è mai tornato dall’esilio
a dare indicazioni

si procede indifesi
senza mappe
qualche volta s’incespica nei piedi
a volte _inadeguati alla foschia_
ci sediamo sui margini
a riposare all’ombra dei dolori

e proseguiamo tutti
insieme e soli
verso il mistero e la dimenticanza

Cristina Bove

Published in: on dicembre 21, 2016 at 07:11  Comments (2)  

La figura retorica del niente

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A confrontare fatti universali
con le minuzie del pianeta
_gente che va che viene uccide muore_
un io-relitto non ha mai risposte
viene dal punto e non conosce il largo
spiaggiato tra le poche suppellettili
scrive di voli e di attraversamenti
senza capirci un’acca
annota fiori fulmini e tempeste
nel vano della propria inconsistenza
_l‘amore a tener banco_

il mare assente non ha spiegazioni
per trombe d’aria o piccoli naufragi
e quattro muri sono la distanza
tra la follia del rematore
e la ragione d’una chiglia
sopravvissuta ad un tranello d’acqua

Cristina Bove

Published in: on dicembre 10, 2016 at 07:18  Comments (1)  

Le paure

se ne stanno nei corridoi mancati
nelle svolte che portano agli armadi
a volte in suoni d’oboe
acquattate negli angoli di geometrie incompiute
perfettamente inutili
ma tutte
hanno finalità di sparizione
: le confondo scindendomi da capo
occhiali da deserti
mani in guanti di plastica
due che si fanno quattro se la logica
malgrado datazioni
rapisce con sembianze da sparviero

le paure
nel districarmi mutipla
a loro volta si moltiplicano
in profezie sciamane, alterne supponenze
__segnali se ne vedono__
memorie demenziali fanno il resto

l’appiattimento è un’evasione, e basta
un piccolo rilievo _un minimo spessore_
a trattenere l‘ombra e i suoi presagi

per fuggire
mi fingo solamente tratteggiata

Cristina Bove

Published in: on novembre 30, 2016 at 06:59  Comments (4)  

Dopotutto è solo un modo di svegliarsi

uno squillo al cervello
_essere che non si può non essere_
sulla comune strada che conduce i vivi
tutti alla stessa meta, nel frattempo
locuzioni graziose
infiorettano strade e veleni corporei
la crudeltà degli uomini in odore di sangue
inferni e voragini
_se ne scrolla il pianeta: gli inermi
sempre i più bastonati_

gli allegri osservatori da terrazze
fatui assertori di bellezza (che pure c’è)
sono come regine: a chi manca del pane
consigliano brioches

io stessa
che me ne sto a dipingere sul retro
mentre nell’atrio si coltiva il pianto
sono una portatrice d’illusioni
una che fa il mestiere di distogliere
sapendo che non basta
distanziarsi da onorificenze e applausi
per ritenersi assolta

Cristina Bove

Published in: on novembre 20, 2016 at 07:17  Comments (1)