Scolorimento

La durata di un corpo
non garantisce la presenza
né la funzione mnemonica
_perdo le referenze sostanziali_
sbiadiscono gli oggetti ed i soggetti
resto sgrammaticata
indiscorsiva
ingrata

mi si perdoni questo tempo
avaro di promesse
questo tempo che incalza e mi distoglie
dalla materia che va scomparendo
che mi cancella al mondo
disperde i miei contatti
impallidisce amori
mi fa smorta

Cristina Bove

Published in: on gennaio 17, 2020 at 07:06  Lascia un commento  

Rondini

quando le disegnavo
ero bambina chiusa nei quaderni
per farle nere calcavo la matita
talvolta fino a rompere la carta
_ci volle tempo a farmela leggera
la mano, il cuore no_

anni di soli inverni
mandarini a natale
e tutto il tempo a riparare i vuoti
le mancanze d’abbracci

non amavo giocare con le bambole
ero di pezza anch’io, dimenticata
in un cortile di finestre e muri
su cui nemmeno il cielo di partenope
faceva primavera
_la mia, colorata d’azzurro
la custodivo in fogli_
e disegnavo un punto tra le rondini
un punto-me
volare via con loro

Cristina Bove

Published in: on gennaio 1, 2020 at 07:18  Comments (1)  

Poesondando

le parole
significanti d’altre immagini
insidiano i poeti
conducono al confine dove umano
si mescola all’arcano
e l’uomo strapazzato dai pensieri
scaraventa la mente oltre il suo mare

nello sbuffo d’inchiostro
la menzogna
è il neroseppia dell’umanità

dal sommo degli scogli
il pescatore delle allegorie
simile al pensatore di Rodin
osserva il nerofumo dei vocaboli
calare su spirografi e gorgonie
intrappolare anemoni e coralli
disperderne i colori

le sinfonie dell’acqua
inascoltate
spariscono tra cumuli di sabbia

Cristina Bove

Published in: on dicembre 11, 2019 at 07:06  Lascia un commento  

Quei momenti

diego-angeli__siamo-come-le-foglie_g

che ci s’incontra sconosciuti in viso
come se si vivesse d’altro nome
_liftati a scanso di ricordi_
ci s’allontana e ci si riavvicina
in un continuo smarrimento dati

si finisce
trascritti sulla carta
un rigo dopo l’altro in sinfonie
copiate dagli uccelli appollaiati
sui fili della luce

voi sapete
la cesura improvvisa
la parola mancante sulla lingua
l’avevamo da fare quella cosa
_quale cosa?_
quella fuggita via
sparita come i sogni all’alba
senza scusanti oniriche

quei momenti
che si subisce il furto dei pensieri
e ci si arrende
al viversi d’inverno senza foglie

Cristina Bove

Published in: on novembre 23, 2019 at 07:25  Lascia un commento  

Mezzo secolo e più (quasi spaventa)

Erano tra le ombre
e adesso vanno sconfinando il tempo
vivono di parole _resta il fiato_
i volti hanno subito mutamenti
cere colate lungo candelabri
scoscesi fino al piano dei ricordi
_sembravano dissolti_
ci si dispone alla malinconia dei vivi
s’aprono falle in corpi arrugginiti
ormeggiati sui soliti stoini

c’era una volta il mare, e il bastimento
poteva essere un vicolo e una casa
ma le cartografie
segnavano le porte anziché i porti
e ci si ritrovò nella tempesta
allontanati a vita
da tutte le possibili varianti

dall’oblò
si affaccia il timoniere
senza più desideri di attraccare

Cristina Bove

Published in: on ottobre 29, 2019 at 07:37  Comments (1)  

Le ombre di Platone

Ho visto i figli degli dei minori
farsi preghiera di ritorno
per piccole felicità di corpi muti
e non posso capire
se vivere per vivere
mi basterebbe per voler esistere
sbaglio perché non so, mi dicono
_e forse hanno ragione_
io non vorrei che il mondo
mi fosse irraggiungibile

ho vissuto la fuga dal dolore
dissero che fui debole
che nessuna ferita la giustifica
e che di cuori persi ed ossa rotte
è pieno il mondo
_e forse hanno ragione_
a me restano i dubbi da caverna
i pensieri dispotici
l’incolpevole notte che ha la meglio
sulle nebbie del giorno

dovrei imparare a vivere
da chi sa contentarsi delle rocce

Cristina Bove

Published in: on ottobre 8, 2019 at 07:37  Comments (2)  

Fase terminale

La somma dei misfatti è una cometa nera
sulla capanna della terra
noi che tentiamo salti quantici
appoggiati alle croci
irredentori cristi periferici
anni luce da regge e cattedrali
morituri sottratti alle galassie
_si nasce tutti in una mangiatoia_
consumiamo la paglia e ogni altra cosa

la lasceremo calva questa terra
corrosa fino all’osso: noi tumori invasivi
resistenti a qualunque terapia
mordiamo sogni e digeriamo pietre
siamo depositati in ogni dove
anche ridotti in cenere
infestiamo le vene della madre
l’abbiamo intossicata
perforata
ridotta a spazzatura
infine moribonda
l’abbiamo condannata a morte certa

spero che l’universo impietosito
abbia mani di stelle
a confortare la sua dipartita

Cristina Bove

Published in: on settembre 13, 2019 at 07:27  Comments (6)  

Così lontani così vicini

Mi sono capitati gli anni addosso
non che me ne abbia a male
ma ci sarebbe da considerare
quanto gravano ai miei più grandi amori
_figli, se voi sapeste i miei pensieri!_
dalla rupe Tarpea precipitare
non averne il coraggio è incomprensibile
a me che la sfidai nei tempi acerbi
ora basterebbe una spinta e
sarebbe ancora amore

mi vivo un po’ alla chetichella
attenta a non tradirmi
mandandomi affanculo quando occorre
_occorre di frequente_
in un vagabondare altalenante
tra gesti ed abitudini
che fanno di una vita
poco più di una virgola

“ma tu, quant’ann vuo’ campa’?”
la voce di mio nonno
cadeva sulle spalle di mia nonna
lei con mezzo sorriso
“chell ch’abbasta pe’ te suppurtà’”

Cristina Bove

Published in: on giugno 26, 2019 at 07:46  Comments (1)  

Buone maniere e versi da buttare

dialoghi garbati
risate con bon ton
riservatezza tout court
sia mai che ti venissero alla mente
i morti nelle stive, gli annegati
le schiave sulla strada
sia mai che ti spazzassero il sorriso
le donne violentate
le bambine sottratte ai loro giochi
andate in sposa prima d’essere donne
_orchi fedeli a un dio senza pietà_
Mai che ti colga
il pensiero che mentre scrivi rose
ci sono operatori degli espianti
chirurghi che si prestano a interventi
asportazioni d’organi
da vivi che morranno a morti che vivranno.
Non ti sovvenga
dei bambini rapiti, rivenduti
o uccisi a botte dai propri genitori.
Distogli il tuo pensiero
dai viaggi organizzati per pedofili
lo chiamano turismo sessuale
_italiani tra i primi della lista_
Resta lontana dagli affari sporchi
mafie governative
cosche italiche
agli inventori di poemi e affini
non si addice la critica.

E se malgrado tutto
scrivo di fiori cieli e cuori tristi
sono meno di un sasso
una nientezza che
nessuna poesia potrà colmare

Cristina Bove

Published in: on giugno 15, 2019 at 07:12  Comments (1)  

Cattedrale

Sembrava una montagna d’oro
l’organo della chiesa
in piazza San Domenico Maggiore
canne torri
monache inginocchiate in prima fila
la bambina nuotava nell’incenso
come un pesce
che nulla sa di sante trafitture
occhi portati in mano
ferite sanguinanti nelle costole

ma la musica
quella sonorità l’avviluppava
la sollevava sopra i finestroni
luce che salmodiava
con voce di soprano

la bambina apprendeva a sorvolare
reliquie imbalsamate
teche di teschi e ossa degli altari
_facevano paura!_
a spaziare nell’aria colorata
tra gli archi e le navate
la musica leniva l’abbandono
era carezza acuta
attraversava il petto
prendeva il posto della solitudine

Cristina Bove

Published in: on giugno 6, 2019 at 06:55  Lascia un commento