Idrogeologica

Arrotondare per diletto
linee di contraffatte asperità
disporle alle dogane portuali
degli addetti ai favori

io mi diressi al largo _essendo goccia
acqua nell’acqua mi divenni mare_
ignota alle cartografie sillabiche
apparsa come un’isola ferdinandea
fulmineamente emersa e risommersa

Cristina Bove

Published in: on marzo 18, 2017 at 07:45  Comments (4)  

Incontri a margine

incontro

L’uomo che s’è affacciato alle pareti
ha un viso d’abat-jour
_scrive di viaggi sulla scrivania_
di sibillini versi
ha un mappamondo bidimensionale
e le finestre
tutte rivolte a sud

la donna si disegna a mano libera
_un albero illustrato cresce in fretta_
e nei frattali a china
se stessa tracimare
lungo le linee di demarcazione
là dove il calendario è senza giorni
dove ci si può amare evanescenti
nelle spirali di parole eccentriche
perdutamente vivi
nei mille ghirigori d’una stanza

Cristina Bove

Published in: on febbraio 28, 2017 at 07:16  Comments (1)  

Viaggio

Andiamo nella stessa direzione
prossimi e separati
evanescenti nella galaverna
_chiaroveggenze inascoltate
si perdono nel vuoto_
si conosce il traguardo
ma non s’hanno notizie di quel luogo
:nessuno è mai tornato dall’esilio
a dare indicazioni

si procede indifesi
senza mappe
qualche volta s’incespica nei piedi
a volte _inadeguati alla foschia_
ci sediamo sui margini
a riposare all’ombra dei dolori

e proseguiamo tutti
insieme e soli
verso il mistero e la dimenticanza

Cristina Bove

Published in: on dicembre 21, 2016 at 07:11  Comments (2)  

La figura retorica del niente

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A confrontare fatti universali
con le minuzie del pianeta
_gente che va che viene uccide muore_
un io-relitto non ha mai risposte
viene dal punto e non conosce il largo
spiaggiato tra le poche suppellettili
scrive di voli e di attraversamenti
senza capirci un’acca
annota fiori fulmini e tempeste
nel vano della propria inconsistenza
_l‘amore a tener banco_

il mare assente non ha spiegazioni
per trombe d’aria o piccoli naufragi
e quattro muri sono la distanza
tra la follia del rematore
e la ragione d’una chiglia
sopravvissuta ad un tranello d’acqua

Cristina Bove

Published in: on dicembre 10, 2016 at 07:18  Comments (1)  

Le paure

se ne stanno nei corridoi mancati
nelle svolte che portano agli armadi
a volte in suoni d’oboe
acquattate negli angoli di geometrie incompiute
perfettamente inutili
ma tutte
hanno finalità di sparizione
: le confondo scindendomi da capo
occhiali da deserti
mani in guanti di plastica
due che si fanno quattro se la logica
malgrado datazioni
rapisce con sembianze da sparviero

le paure
nel districarmi mutipla
a loro volta si moltiplicano
in profezie sciamane, alterne supponenze
__segnali se ne vedono__
memorie demenziali fanno il resto

l’appiattimento è un’evasione, e basta
un piccolo rilievo _un minimo spessore_
a trattenere l‘ombra e i suoi presagi

per fuggire
mi fingo solamente tratteggiata

Cristina Bove

Published in: on novembre 30, 2016 at 06:59  Comments (4)  

Dopotutto è solo un modo di svegliarsi

uno squillo al cervello
_essere che non si può non essere_
sulla comune strada che conduce i vivi
tutti alla stessa meta, nel frattempo
locuzioni graziose
infiorettano strade e veleni corporei
la crudeltà degli uomini in odore di sangue
inferni e voragini
_se ne scrolla il pianeta: gli inermi
sempre i più bastonati_

gli allegri osservatori da terrazze
fatui assertori di bellezza (che pure c’è)
sono come regine: a chi manca del pane
consigliano brioches

io stessa
che me ne sto a dipingere sul retro
mentre nell’atrio si coltiva il pianto
sono una portatrice d’illusioni
una che fa il mestiere di distogliere
sapendo che non basta
distanziarsi da onorificenze e applausi
per ritenersi assolta

Cristina Bove

Published in: on novembre 20, 2016 at 07:17  Comments (1)  

Demarcazioni e sAssi

la verità s’adatta
alla necessità d’essere accolti
proporzioni adeguate alla richiesta
un buco, un orizzonte
una furtiva piega del presente
_oltre c’è il buio dell’innocenza vera_
la pesantezza della carne piena
il duro esistere

dai giardini dell’eden
tentarono la fuga dai contorni
sbagliarono la porta
_varcarono la soglia d’un garage_
corpomuniti e meledipendenti
macchine senza freni
l’amore idiota come ruota di scorta

racchiusi nel cervello
l’area di Broca e il mondo di Pinocchio
sulla mappa variabile d’intenti
tra raziocinio e dissimulazioni
esseri umani in transito
nel perimetro labile d’un dio
che _se non gioca a dadi_
mescola stelle e falle
arcobaleni e microbi
universi nascosti nella manica

Cristina Bove

Published in: on novembre 10, 2016 at 07:32  Lascia un commento  

Inquilini

In uno spazio che chiamano casa
_le camere di carta, senza porte_
vivono ad occhi semichiusi
settemila distanze
tanto per dire un numero
separano gesti e conseguenze
le firme dei contratti

acconsentire a una sfilata d’ombre
vestite d’oltremare  _il blu s’addice_
e tuttavia tra visite passaggi inchieste affitti
gitanti sconosciuti
doppiano sedie arrese all’inazione

stasi obbligata
nei libri soffocati dalla polvere
le parole supine, agonizzanti
tra lepismi e fugaci annotazioni
e tutto ciò che gli uomini hanno scritto
va scomparendo nelle zone ottuse
_nessuna datazione elementare_
nell’atonia totale
il discreto morire sui divani

terapie digitali
alle formiche i resti dello zucchero
lo zampettare sulle tazze d’erba
alle cinque di sera _o de la tarde_
riti anglosassoni
pâtisserie française
e tavolini a un finto boulevard
dal corridoio si passa in fila indiana

alla periferia del letto
s’incontra il mimo delle pantomime
ride e confonde vongole con fragole
il posto delle regole: un gran film
proiettato sui muri delle camere
_c’è comunque il registro delle uscite_
a porte chiuse
si processano pazzi e sognatori
si riduce la vita a un pot-pourri

Cristina Bove

Published in: on ottobre 30, 2016 at 06:55  Comments (2)  

Post-it

appiccicati alle vetrate
agli orologi fissi, alle portiere
sulle cartelle mediche
scriversi per non perdersi nel vuoto
restare in superficie
perché il metallo infisso nelle vertebre
resti dimenticato nel profondo

registrati da suoni e scorrimenti d’acqua
esondazioni di bacini
_minuscole cascate in fiumi carsici_
sballarsi di pensieri
apparecchiando stelle sulle tavole
come fossero luci stroboscopiche
in gipsoteche di musei

sopravvissuti alle angherie del tempo
tracciati a pennarello sulle rocce
_un supplizio per l’aquila affamata:
ne morirà di sfinimento_
noi
stilizzati disegni senza corpo
prometei liberati dalla carta
saremo trasparenti ed invisibili
forse immortali

Cristina Bove

Published in: on ottobre 20, 2016 at 06:56  Lascia un commento  

Mobili che fingono d’essere importanti

Ho una credenza piena di non so
ratti pensieri che fanno paura
mi salvo salendo su una sedia e
nell’aldiqua della spalliera resto
protetta da scaffali di disordine
non soltanto mentale
_vengono in mente sogliole
saponette allo zenzero
califfati arabi_
il filo illogico mi seduce e avvia
a un libro rosso (onirica psiché)
chissà che ne direbbero gli esperti
di tutti quegli spazi che nascondo
tra un girasole e un libro blu
il colore è una folle percezione
di sfarfallii e riverberi (ah, l’hai detto ancora!)

da paesi lontani legni pregiati per i tavoli
_alberi di foreste amazzoniche_
anche solo per questo è meglio scrivere
al pc
trarre dal fondo illuminato il nulla
di parole che
potrebbero non esserci

un guazzabuglio di nozioni
nell’indeterminato
e un trasportarsi unidirezionale
fino a quando si può

Cristina Bove

Published in: on ottobre 11, 2016 at 06:58  Lascia un commento