Messaggistica

Mi guardo bene dal sollevare l’onda
la calma piatta vela e mi tutela
dalla mia voglia di lasciare il mare
e avventurarmi dove il taglio netto
accoglierebbe il mio tramonto

invio dispacci in bocce senza tappo
fogli che mai nessuno leggerà
approderanno solo le bottiglie
la sabbia accoglie la futilità

devo costanza a chi diedi la vita
il resto è una sfilata di commiati
la persistenza
non c’è pensiero che la possa esprimere
l’amore è anche resistere

Cristina Bove

Published in: on marzo 27, 2020 at 07:30  Comments (1)  

L’innocenza del non saper amare

È nello spazio di una casa
che fioriscono gigli sulla fronte
alla follia che mi disarma chiedo
sei tu che mi perdoni
_ che mi dispensi da condanne
malgrado i testimoni?_

le luci basse fanno gioco al cuore
distanziano le lapidi. Sorridere per poco
fa sì che sulla bocca sia dipinta
un’allegria leggera
una forma benigna di pudore
_ci si assenta dai fatti, si bivacca_

negli sfregi degli occhi lui ha smarrito
il bene addolorato dell’assenza
lui sottratto a se stesso dagli eventi
_in quel suo sguardo filiforme
domande di controllo, ora impossibile_

non chiedo le attenuanti
sto dilavando cicatrici e tracce
sono un muro di strada senza uscita
ai lati tra lo scorrere di frane
graffiti come cere
in via di scioglimento

Cristina Bove

Published in: on marzo 13, 2020 at 07:31  Lascia un commento  

Il teatro delle sparizioni

abbiamo finto la felicità dei benviventi
per non cedere al buio che tutto ingoia
dal brodo primordiale ai grattacieli

strafatti di millanterie
tra vettovaglie e cure
disegni di carbone sulle rocce
l’ossessionante resa della forma
sceneggiare la vita per non perderla

gli amori defilati
quando vestiti a meridiane e fiori
a piedi nudi nelle praterie dei santi
si sperava nel tempo dei profeti
in qualche via di fuga dal sapere

a ricondurre a lucidovedere
la scienza presta logica e ragione
ma vince il palcoscenico dei folli
la buca delle favole

della tragedia che ci fa e ci disfa
dei marmi incisi nel solenne oblio
dei monumenti simboli d’eterno
si smemora la mente sul proscenio
graziata in apparenza
da un tragico perdono

Cristina Bove

Published in: on febbraio 16, 2020 at 06:59  Lascia un commento  

Scolorimento

La durata di un corpo
non garantisce la presenza
né la funzione mnemonica
_perdo le referenze sostanziali_
sbiadiscono gli oggetti ed i soggetti
resto sgrammaticata
indiscorsiva
ingrata

mi si perdoni questo tempo
avaro di promesse
questo tempo che incalza e mi distoglie
dalla materia che va scomparendo
che mi cancella al mondo
disperde i miei contatti
impallidisce amori
mi fa smorta

Cristina Bove

Published in: on gennaio 17, 2020 at 07:06  Lascia un commento  

Rondini

quando le disegnavo
ero bambina chiusa nei quaderni
per farle nere calcavo la matita
talvolta fino a rompere la carta
_ci volle tempo a farmela leggera
la mano, il cuore no_

anni di soli inverni
mandarini a natale
e tutto il tempo a riparare i vuoti
le mancanze d’abbracci

non amavo giocare con le bambole
ero di pezza anch’io, dimenticata
in un cortile di finestre e muri
su cui nemmeno il cielo di partenope
faceva primavera
_la mia, colorata d’azzurro
la custodivo in fogli_
e disegnavo un punto tra le rondini
un punto-me
volare via con loro

Cristina Bove

Published in: on gennaio 1, 2020 at 07:18  Comments (1)  

Poesondando

le parole
significanti d’altre immagini
insidiano i poeti
conducono al confine dove umano
si mescola all’arcano
e l’uomo strapazzato dai pensieri
scaraventa la mente oltre il suo mare

nello sbuffo d’inchiostro
la menzogna
è il neroseppia dell’umanità

dal sommo degli scogli
il pescatore delle allegorie
simile al pensatore di Rodin
osserva il nerofumo dei vocaboli
calare su spirografi e gorgonie
intrappolare anemoni e coralli
disperderne i colori

le sinfonie dell’acqua
inascoltate
spariscono tra cumuli di sabbia

Cristina Bove

Published in: on dicembre 11, 2019 at 07:06  Lascia un commento  

Quei momenti

diego-angeli__siamo-come-le-foglie_g

che ci s’incontra sconosciuti in viso
come se si vivesse d’altro nome
_liftati a scanso di ricordi_
ci s’allontana e ci si riavvicina
in un continuo smarrimento dati

si finisce
trascritti sulla carta
un rigo dopo l’altro in sinfonie
copiate dagli uccelli appollaiati
sui fili della luce

voi sapete
la cesura improvvisa
la parola mancante sulla lingua
l’avevamo da fare quella cosa
_quale cosa?_
quella fuggita via
sparita come i sogni all’alba
senza scusanti oniriche

quei momenti
che si subisce il furto dei pensieri
e ci si arrende
al viversi d’inverno senza foglie

Cristina Bove

Published in: on novembre 23, 2019 at 07:25  Lascia un commento  

Mezzo secolo e più (quasi spaventa)

Erano tra le ombre
e adesso vanno sconfinando il tempo
vivono di parole _resta il fiato_
i volti hanno subito mutamenti
cere colate lungo candelabri
scoscesi fino al piano dei ricordi
_sembravano dissolti_
ci si dispone alla malinconia dei vivi
s’aprono falle in corpi arrugginiti
ormeggiati sui soliti stoini

c’era una volta il mare, e il bastimento
poteva essere un vicolo e una casa
ma le cartografie
segnavano le porte anziché i porti
e ci si ritrovò nella tempesta
allontanati a vita
da tutte le possibili varianti

dall’oblò
si affaccia il timoniere
senza più desideri di attraccare

Cristina Bove

Published in: on ottobre 29, 2019 at 07:37  Comments (1)  

Le ombre di Platone

Ho visto i figli degli dei minori
farsi preghiera di ritorno
per piccole felicità di corpi muti
e non posso capire
se vivere per vivere
mi basterebbe per voler esistere
sbaglio perché non so, mi dicono
_e forse hanno ragione_
io non vorrei che il mondo
mi fosse irraggiungibile

ho vissuto la fuga dal dolore
dissero che fui debole
che nessuna ferita la giustifica
e che di cuori persi ed ossa rotte
è pieno il mondo
_e forse hanno ragione_
a me restano i dubbi da caverna
i pensieri dispotici
l’incolpevole notte che ha la meglio
sulle nebbie del giorno

dovrei imparare a vivere
da chi sa contentarsi delle rocce

Cristina Bove

Published in: on ottobre 8, 2019 at 07:37  Comments (2)  

Fase terminale

La somma dei misfatti è una cometa nera
sulla capanna della terra
noi che tentiamo salti quantici
appoggiati alle croci
irredentori cristi periferici
anni luce da regge e cattedrali
morituri sottratti alle galassie
_si nasce tutti in una mangiatoia_
consumiamo la paglia e ogni altra cosa

la lasceremo calva questa terra
corrosa fino all’osso: noi tumori invasivi
resistenti a qualunque terapia
mordiamo sogni e digeriamo pietre
siamo depositati in ogni dove
anche ridotti in cenere
infestiamo le vene della madre
l’abbiamo intossicata
perforata
ridotta a spazzatura
infine moribonda
l’abbiamo condannata a morte certa

spero che l’universo impietosito
abbia mani di stelle
a confortare la sua dipartita

Cristina Bove

Published in: on settembre 13, 2019 at 07:27  Comments (6)