Amanda Barker

Henry got me with child,
Knowing that I could not bring forth life
Without losing my own.
In my youth therefore I entered the portals of dust.
Traveler, it is believed in the village where I lived
That Henry loved me with a husband’s love,
But I proclaim from the dust
That he slew me to gratify his hatred.

§

Henry mi rese madre
pur sapendo che non potevo creare una vita
senza perdere la mia.
Nella giovinezza perciò varcai le porte del nulla.
Viandante, si crede nel villaggio dove io vissi
che Henry mi amasse di un tenero amore,
ma io proclamo dalla polvere
che egli mi uccise per soddisfare il suo odio.

EDGAR LEE MASTERS

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Published in: on giugno 9, 2017 at 07:02  Comments (3)  

Francis Turner

I could not run or play
In boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink —
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines —
There on that afternoon in June
By Mary’s side —
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight.

§

Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere –
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti –
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggí.

EDGAR LEE MASTERS

Published in: on giugno 5, 2016 at 06:15  Comments (2)  

Ernest Hyde

Mt mind was a mirror:
It saw what it saw, it knew what it knew.
In youth my mind was just a mirror In a rapidly flying car,
Which catches and loses bits of the landscape.
Then in time
Great scratches were made on the mirror,
Letting the outside world come in,
And letting my inner self look out.
For this is the birth of the soul in sorrow,
A birth with gains and losses.
The mind sees the world as a thing apart,
And the soul makes the world at one with itself.
A mirror scratched reflects no image—
And this is the silence of wisdom.

§

La mia mente era uno specchio:
vedeva ciò che vedeva, sapeva ciò che sapeva.
In gioventù la mia mente era solo uno specchio
in un vagone che correva veloce,
afferrando e perdendo frammenti di paesaggio.
Poi con il tempo
grandi graffi solcarono lo specchio,
lasciando che il mondo esterno penetrasse,
e il mio io più segreto vi affiorasse,
poiché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con vincite e perdite.
La mente vede il mondo come cosa a sé,
e l’anima unisce il mondo al proprio io.
Uno specchio graffiato non riflette immagine,
e questo è il silenzio della saggezza.

EDGAR LEE MASTERS

Published in: on gennaio 31, 2015 at 07:46  Comments (4)  

Elsa Wertman

I was a peasant girl from Germany,
Blue-eyed, rosy, happy and strong.
And the first place I worked was at Thomas Greene’s.
On a summer’s day when she was away
He stole into the kitchen and took me
Right in his arms and kissed me on my throat,
I turning my head. Then neither of us
Seemed to know what happened.
And I cried for what would become of me.
And cried and cried as my secret began to show.
One day Mrs. Greene said she understood,
And would make no trouble for me,
And, being childless, would adopt it.
(He had given her a farm to be still.)
So she hid in the house and sent out rumors,
As if it were going to happen to her.
And all went well and the child was born—They were so kind to me.
Later I married Gus Wertman, and years passed.
But—at political rallies when sitters-by thought I was crying
At the eloquence of Hamilton Greene—
That was not it.
No! I wanted to say:
That’s my son! That’s my son!

§

Ero una campagnola tedesca
dagli occhi azzurri, rosea, robusta e felice.
E il primo posto dove lavorai fu da Thomas Greene.
Un giorno d’estate che lei era fuori,
Thomas s’infilò in cucina e mi prese
stretto tra le braccia e mi baciò sulla gola,
distogliendo io la faccia. Nessuno di noi due
ebbe l’aria di accorgersi di quello che avvenne.
E io piangevo per il mio avvenire,
e piansi quando il mio segreto si vide.
Un giorno lei mi disse che aveva capito,
e non avrebbe fatto chiasso
e, poichè era senza figli, avrebbe adottato il mio.
(Thomas le aveva dato una cascina perchè se ne stesse tranquilla).
Così lei si nascose in casa e mandò in giro voci
come se ciò che accadeva accadesse a lei.
E tutto andò bene, e il bimbo nacque. Furono così gentili con me!

Più tardi sposai Gus Wertman, e passarono gli anni.
Ma – alle adunanze politiche quando il pubblico credeva che io
piangessi
all’eloquenza di Hamilton Greene –
non era questo.
No! Avrei voluto gridare:
“Quello è mio figlio! mio figlio!”
.
EDGAR LEE MASTERS

Published in: on luglio 5, 2014 at 07:49  Comments (3)  

Minerva Jones

I am Minerva, the village poetess,
Hooted at, jeered at by the Yahoos of the street
For my heavy body, cock-eye, and rolling walk,
And all the more when “Butch” Weldy
Captured me after a brutal hunt.
He left me to my fate with Doctor Meyers;
And I sank into death, growing numb from the feet up,
Like one stepping deeper and deeper into a stream of ice.
Will some one go to the village newspaper,
And gather into a book the verses I wrote? —
I thirsted so for love!
I hungered so for life!

§

Sono Minerva, la poetessa del villaggio,
fischiata, schernita dai villanzoni della strada
per il mio corpo goffo, l’occhio guercio, e il passo largo
e tanto più quando “Butch” Weldy
mi prese dopo una lotta brutale.
Mi abbandonò al mio destino col dottor Meyers;
e io sprofondai nella morte, gelando dai piedi alla faccia, come chi scenda in un’acqua di ghiaccio.
Vorrà qualcuno recarsi al giornale,
e raccogliere i versi che scrissi? —
Ero tanto assetata d’amore!
Ero tanto affamata di vita!

EDGAR LEE MASTERS

Published in: on luglio 6, 2013 at 06:57  Comments (1)  

Lucinda Matlock

.
I went to the dances at Chandlerville,
And played snap-out at Winchester.
One time we changed partners,
Driving home in the moonlight of middle June,
And then I found Davis.
We were married and lived together for seventy years,
Enjoying, working, raising the twelve children,
Eight of whom we lost
Ere I had reached the age of sixty.
I spun, I wove, I kept the house, I nursed the sick,
I made the garden, and for holiday
Rambled over the fields where sang the larks,
And by Spoon River gathering many a shell,
And many a flower and medicinal weed —
Shouting to the wooded hills, singing to the green valleys.
At ninety-six I had lived enough, that is all,
And passed to a sweet repose.
What is this I hear of sorrow and weariness,
Anger, discontent and drooping hopes?
Degenerate sons and daughters,
Life is too strong for you —
It takes life to love Life.
§
.
Andavo a ballare a Chandlerville,
e giocavo a carte a Winchester.
Una volta ci scambiammo i cavalieri
al ritorno in carrozza sotto la luna di giugno,
e così conobbi Davis.
Ci sposammo e vivemmo insieme settant’anni,
divertendoci, lavorando, crescendo dodici figli,
otto dei quali ci morirono,
prima che arrivassi a sessant’anni.
Filavo, tessevo, tenevo in ordine la casa, assistevo i malati,
curavo il giardino, e alla festa
andavo a zonzo per i campi dove cantavano le allodole,
e lungo lo Spoon raccogliendo molte conchiglie,
e molti fiori ed erbe medicinali—
gridando alle colline boscose, cantando alle verdi vallate.
A novantasei anni avevo vissuto abbastanza, ecco tutto,
e passai a un dolce riposo.
Cos’è questa storia di dolori e stanchezza,
e ira, scontento e speranze cadute?
Figli e figlie degeneri,
la vita è troppo forte per voi—
ci vuole vita per amare la vita.
.
EDGAR LEE MASTERS
.
Published in: on dicembre 21, 2012 at 07:13  Comments (3)  

Elizabeth Childers

Dust of my dust,
And dust with my dust,
O, child who died as you entered the world,
Dead with my death!
Not knowing breath, though you tried so hard,
With a heart that beat when you lived with me,
And stopped when you left me for Life.
It is well, my child. For you never traveled
The long, long way that begins with school days,
When little fingers blur under the tears
That fall on the crooked letters.
And the earliest wound, when a little mate
Leaves you alone for another;
And sickness, and the face of Fear by the bed;
The death of a father or mother;
Or shame for them, or poverty;
The maiden sorrow of school days ended;
And eyeless Nature that makes you drink
From the cup of Love, though you know it’s poisoned;
To whom would your flower-face have been lifted?
Botanist, weakling? Cry of what blood to yours?—
Pure or fool, for it makes no matter,
It’s blood that calls to our blood.
And then your children—oh, what might they be?
And what your sorrows? Child! Child!
Death is better than Life!

§


Polvere della mia polvere,
e polvere con la mia polvere,
o bimbo, che moristi mentre entravi nel mondo,
morto della mia morte!
Che non conoscesti il respiro, nonostante gli sforzi,
e il cuore ti batteva quando vivevi con me,
e si fermò quando mi lasciasti per la vita.
E’ bene così, bimbo mio. Così non percorresti mai
la lunga, lunga strada che inizia coi giorni di scuola,
quando le piccole dita si fanno sfuocate dietro le lacrime
che cadono sulle lettere sbilenche,
e la prima ferita, quando il tuo piccolo compagno
ti abbandona per un altro;
e la malattia, e il volto della paura accanto al letto;
la morte del padre o della madre;
o la vergogna per causa loro, o la miseria;
poi, cessato il virgineo dolore dei giorni di scuola,
una natura cieca ti fa bere
alla coppa dell’amore, che tu sai avvelenata.
A chi avresti proteso il tuo viso di fiore?
Un botanico, fragile creatura? Quale sangue avrebbe
gridato col tuo?
Puro o contaminato, non importa,
è sangue che chiama il nostro sangue.
E poi i tuoi figli – oh, che sarebbe stato di loro?
E quale il tuo dolore? Figlio! Figlio!
La morte è migliore della vita!

EDGAR LEE MASTERS

Dippold l’ottico

            

            DIPPOLD THE OPTICIAN

What do you see now?
Globes of red, yellow, purple.
Just a moment! And now?
My father and mother and sisters.
Yes! And now?
Knights at arms, beautiful women, kind faces.
Try this.
A field of grain – a city.
Very good! And now?
Many womens with bright eyes and open lips.
Try this.
Just a globet on a table.
Oh i see! Try this lens!
Just an open space – i see nothing in particular.
Well, now!
Pine trees, a lake, a summer sky.
That’s better. And now?
A book.
Read a page for me.
I can’t. My eyes are carried beyond the page.
Try this lens.
Depths of air.
Excellent! And now?
Light, just light, making everything below it a toy world.
Very well, we’ll make the glasses accordingly.

§

Che cosa vedi adesso?
Globi rossi, gialli, viola.
Un momento! E adesso?
Mio padre, mia madre e le mie sorelle.
Sì! E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, volti gentili.
Prova queste.
Un campo di grano – una città.
Molto bene! E adesso?
Molte donne con occhi chiari e labbra aperte.
Prova queste.
Solo una coppa su un tavolo.
Oh, capisco! Prova queste lenti!
Solo uno spazio aperto – non vedo niente in particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo estivo.
Così va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggimene una pagina.
Non posso. I miei occhi sono trascinati oltre la pagina.
Prova queste.
Profondità d’aria.
Eccellente! E adesso?
Luce, solo luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo.
Molto bene, faremo gli occhiali così.

EDGAR LEE MASTERS

Carl Hamblin

The press of the Spoon River Clarion was wrecked,

And I was tarred and feathered,

For publishing this on the day the Anarchists were hanged in Chicago:

“I saw a beautiful woman with bandaged eyes

Standing on the steps of a marble temple.

Great multitudes passed in front of her,

Lifting their faces to her imploringly.

In her left hand she held a sword.

She was brandishing the sword,

Sometimes striking a child, again a laborer,

Again a slinking woman, again a lunatic.

In her right hand she held a scale;

Into the scale pieces of gold were tossed

By those who dodged the strokes of the sword.

A man in a black gown read from a manuscript:

‘She is no respecter of persons.’

Then a youth wearing a red cap

Leaped to her side and snatched away the bandage.

And lo, the lashes had been eaten away

From the oozy eye-lids;

The eye-balls were seared with a milky mucus;

The madness of a dying soul

Was written on her face —

But the multitude saw why she wore the bandage.”

§

La rotativa del “Clarion” di Spoon River fu distrutta,

e io impeciato e impiumato,

perché il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago pubblicai questo:

“Ho visto una donna bellissima con gli occhi bendati

sui gradini di un tempio di marmo.

Una grande folla le passava dinanzi,

i volti imploranti alzati verso di lei.

Nella sinistra impugnava una spada.

Brandendo quella spada,

colpiva ora un bimbo, ora un operaio,

ora una donna in fuga, ora un pazzo.

Nella destra teneva una bilancia:

nella bilancia venivano gettate monete d’oro

da chi scampava ai colpi della spada.

Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:

“Non guarda in faccia nessuno”.

Poi un giovane con berretto rosso

le fu accanto con un balzo e le strappò la benda.

Ed ecco, le ciglia erano state corrose

dal marcio delle palpebre;

le pupille bruciate da un muco lattiginoso;

la follia di un’anima morente

era scritta su quel volto-

allora la folla capì perché portasse la benda”.

EDGAR LEE MASTERS

Sarah Brown

Maurice, weep not, I am not here under this pine tree.

The balmy air of spring whispers through the sweet grass,

The stars sparkle, the whippoorwill calls,

But thou grievest, while my soul lies rapturous

In the blest Nirvana of eternal light!

Go to the good heart that is my husband,

Who broods upon what he calls our guilty love: —

Tell him that my love for you, no less than my love for him

Wrought out my destiny — that through the flesh

I won spirit, and through spirit, peace.

There is no marriage in heaven,

But there is love.

§

Maurice, non piangere, non sono qui sotto il pino.
L’aria profumata della primavera bisbiglia nell’erba dolce,
le stelle scintillano, la civetta chiama,
ma tu ti affliggi, e la mia anima si estasia
nel nirvana beato della luce eterna!
Và dal cuore buono che è mio marito,
che medita su ciò che lui chiama la nostra colpa d’amore: –
digli che il mio amore per te, e così il mio amore per lui, hanno foggiato il mio destino — che attraverso la carne raggiunsi lo spirito e attraverso lo spirito, pace.
Non ci sono matrimoni in cielo,
ma c’è l’amore.

EDGAR LEE MASTERS