Pedone

Sento una paura invincibile
in presenza dell’altezza misteriosa;
io sono soddisfatto della rondine nei cieli
e amo il volo delle campane!

E, sembra, antico pedone,
che sopra l’abisso, sui ponti che si curvano,
ascolto come cresce una palla di neve
e l’eternità batte sulle ore di pietra.

Se così fosse! Ma io non sono
quel viandante che passa rapido sulle foglie sbiadite
e veramente in me canta la tristezza.

In realtà, la valanga è sulle montagne!
E tutta la mia anima è nelle campane
ma la musica non salva dall’abisso!

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

Published in: on maggio 23, 2016 at 07:47  Comments (3)  

Lo dico in brutta copia, a voce bassa

Dadi

Lo dico in brutta copia, a voce bassa,
ché non è ancora venuto il momento:
il gioco del cielo irresponsabile
si attinge col sudore e l’esperienza.

E sotto il cielo dimentichiamo spesso
– sotto un purgatoriale cielo effimero –
che il felice deposito celeste
è una mobile casa della vita

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

Published in: on giugno 24, 2015 at 07:43  Comments (1)  

Così rispettata, così nera

.
Così rispettata, così nera, tutta circondata di cure,
tutta piccoli garresi, tutta aria e attenzioni,
tutta che si sbriciola, tutta che fa coro –
umide zolle della mia terra e libertà…Nei giorni della prima aratura è nera fino all’azzurro,
e disarmato ci si fonda il lavoro –
mille colli di voci che corrono arate:
c’è qualcosa di sconfinato, si vede, in questi confini.E tuttavia la terra è svista e testa della scure.
Non la ottieni supplicandola, non buttarti ai suoi piedi:
come un flauto che marcisce fa spalancare le orecchie,
come un clarinetto mattutino raggela l’udito…

Come fa piacere lo strato di grasso che arriva sul vomere,
com’è stesa la steppa nel rivangare di aprile!
Dunque salve, terra nera: sìì forte, tutt’occhi…
neroeloquente silenzio del lavoro.

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM
Published in: on marzo 31, 2015 at 09:10  Comments (6)  

Mio stupendo, mio povero secolo

Mia età, mia belva, chi potrà
guardarti dentro agli occhi
e saldare col suo sangue
le vertebre di due secoli?
Dalla gola delle cose terrestri
fiotta sangue fabbriciere.
Sulla soglia dei nuovi giorni
a tremare è soltanto il parassita.

Finché c’è vita deve la creatura
portare la propria schiena,
vanno, scherzano i flutti
con l’invisibile spina dorsale.
Tenera, infantile cartilagine
è l’era neonata della terra.
Di nuovo, agnello, hanno immolato
l’osso frontale della vita.

Per liberare il secolo in catene,
per dare inizio al mondo nuovo,
bisogna a flauto saldare
i segmenti nodosi dei giorni.
È il secolo che l’onda
di umana angoscia sommuove,
all’aureo ritmo del secolo
nell’erba la vipera respira.

E si gonfieranno ancora le gemme
e zampillerà il verde dei germogli.
Ma è spezzata la tua spina dorsale
mio stupendo, mio povero secolo.

E con un sorriso demente,
come una belva un tempo flessuosa
ti volti indietro, debole e crudele,
a contemplare le tue orme.

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

Published in: on marzo 10, 2014 at 06:54  Comments (2)  

Sole e miele

Prendi dalle mie palme per tua gioia
un po’ di sole ed anche un po’ di miele,
come voglion l’api di Persèfone.

Nave non ormeggiata non si salpa,
nè s’ode l’ombra avvolta di pelliccia,
nè qui al mondo si vince la paura.

I baci ci rimangono soltanto,
baci così pelosi come l’api,
che muoiono lasciando l’alveare.

E ronzan nelle notti di dicembre:
la loro patria è il bosco del Taigèto,
e cibo, il tempo, l’edera e la menta.

Prendi il mio fiero dono per tua gioia,
l’arido e brutto vezzo d’api morte
che il miele sanno trasmutare in sole.

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

Published in: on dicembre 21, 2013 at 06:55  Comments (2)  

Nel cortile mi lavavo

Cortile di stelle

Mi lavavo all’aperto ch’era notte.
Di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale sull’accetta. La botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
la terra, secondo la coscienza, è dura.
Troverai a stento più puro ordito della
verità d’una tela fresca di bucato.

Una stella si discioglie come sale nella botte,
più buia è l’acqua gelida,
più pura la morte, più salata la sventura,
ed è più vera e più terribile la terra.

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

Published in: on ottobre 7, 2013 at 07:12  Comments (2)  

Di questo corpo

Di questo corpo che m’è dato, che ne farò
Che ne farò di questo dono unico ed intimo?

Ditemi chi devo ringraziare
A chi devo essere grato
della tacita gioia di respirare ed esistere?
Sono un giardiniere ed anche un fiore
In questo mondo-prigione non sono solo.
Sui vetri dell’eternità si è posato
il mio caldo respiro, suggello di me
Come ricamo inconosciuto
Trascorre il sedimento dell’istante
Il caro segno non si cancellerà.

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

Published in: on luglio 1, 2013 at 07:16  Comments (1)  

Privandomi del mare

Privandomi del mare, dello spazio per la corsa e il volo,
dando alla mia orma il supporto di una terra forzata,
cosa avete ottenuto? Calcolo brillante:
non siete riusciti ad estirpare le labbra che si muovono.

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM


Published in: on marzo 26, 2012 at 07:36  Comments (3)  
Tags: , , , , , ,

Un vento nero

Un vento nero fa frusciare le foglie
che respirano confuse
e una rondine, tremando,
nel cielo oscuro traccia un cerchio.

Il crepuscolo che avanza
discutendo in silenzio
nel mio cuore tenero e morente
con il raggio che per ultimo sparisce.

E sopra il bosco quando fa sera
s’alza una luna di rame;
perché mai così poca musica,
perché mai un tale silenzio?

 

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM


Published in: on novembre 19, 2009 at 08:30  Comments (1)  
Tags: , , , ,