Bright mornings.
Days when I want so much I want nothing.
Just this life, and no more. Still,
I hope no one comes along.
But if someone does, I hope it’s her.
The one with the little diamond stars
at the toes of her shoes.
The girl I saw dance the minuet.
That antique dance.
The minuet. She danced that
the way it should be danced.
And the way she wanted.


Splendide mattinate.
Giorni in cui mi manca tanto
che non mi manca niente.
Mi basta questa vita e non voglio altro.
Immobile, spero che nessuno arrivi.
Ma se arriva qualcuno, spero sia lei.
Quella con le stelline di brillanti
sulla punta delle scarpe.
La ragazza che ho visto danzare il minuetto.
Quell’antica danza.
Il minuetto.
Lo danzava
come doveva essere danzato.
E a modo suo.


Published in: on dicembre 26, 2019 at 07:37  Lascia un commento  



He slept on his hands.
On a rock.
On his feet.
On someone else’s feet.
He slept on buses, trains, in airplanes.
Slept on duty.
Slept beside the road.
Slept on a sack of apples.
He slept in a pay toilet.
In a hayloft.
In the Super Dome.
Slept in a Jaguar, and in the back of a pickup.
Slept in theaters.
In jail.
On boats.
He slept in line shacks and, once, in a castle.
Slept in the rain.
In blistering sun he slept.
On horseback.
He slept in chairs, churches, in fancy hotels.
He slept under strange roofs all his life.
Now he sleeps under the earth.
Sleeps on and on.
Like an old king.


Ha dormito sulle proprie mani.
Su una pietra.
In piedi.
Sui piedi di qualcun altro.
Ha dormito su autobus, treni, aerei.
Ha dormito sul lavoro.
Ha dormito per la strada.
Ha dormito su un sacco pieno di mele.
Ha dormito in una latrina a pagamento.
In un fienile.
Nel Super Dome.
Ha dormito in una Jaguar e sul retro d’un furgoncino.
Ha dormito a teatro.
In galera.
In barca.
Ha dormito in cassetti ferroviari e, una volta, in un castello.
Ha dormito sotto la pioggia.
Sotto il sole rovente, ha dormito.
A cavallo.
Ha dormito su sedie, banchi di chiesa e alberghi alla moda.
Ha dormito sotto strani tetti tutta la vita.
E adesso dorme sottoterra.
Dorme, dorme e non si sveglia mai.
Come un vecchio re.


Published in: on marzo 9, 2019 at 06:50  Lascia un commento  

Legno di balsa


My dad is at the stove in front of a pan with brains

and eggs. But who has any


this morning? I feel flimsy as

balsa wood. Something has just been said.

My mom said it. What was it? Something,

I’ll bet, that bears on money. I’ll do my


if I don’t eat. Dad turns his back on the stove,

“I’m in hole. Don’t dig me


Light leaks in from the window. Someone’s crying.

The last thing I

recall is the smell

of burned brains and eggs. The whole morning

is shoveled into

the garbage and mixed

with other things. Sometime later

he and I drive to the

dump, ten miles out.

We don’t talk. We throw our bags and cartons

onto a dark

mound. Rats screech.

They whistle as they crawl out of rotten sacks


their bellies. We get back in the car

to watch the smoke and fire. The motor’s


I smell the airplane glue on my fingers.

He looks at me as I bring my fingers to my nose.

Then looks away again, toward


He wants to say something but can’t.

He’s a million miles away. We’re

both far away

from there, and still someone’s crying. Even then

I was beginning

to understand how it’s possible

to be in one place. And someplace else, too.


Mio padre è ai fornelli che frigge uova
e cervello. Ma chi ha fame
stamattina? Mi sento leggero
come legno di balsa. È stata appena detta una cosa.
L’ha detta mia madre. Cos’era? Qualcosa,
ci scommetto, che riguarda i soldi. Farò la mia parte
se non mangio. Papà volge le spalle ai fornelli.
“Già sono a terra. Non mi far sprofondare di più”.
La luce cola dalla finestra. Qualcuno piange.
L’ultima cosa che ricordo è la puzza
di uova e cervello bruciati. La mattinata
viene raschiata via nella spazzatura e si mischia
con le altre cose. Più tardi, lui e io
andiamo in macchina alla discarica, distante dieci miglia.
Non una parola. Gettiamo accetti e scatoloni
su un cumulo scuro. I ratti squittiscono.
Sibilano strisciando fuori da buste marce
trascinandosi sul ventre. Risaliamo in macchina
per guardare il fumo e il fuoco. Il motore è acceso.
Annuso la colla dei modellini sulle mie dita.
Lui mi guarda mentre avvicino le dita al naso.
Poi distoglie di nuovo lo sguardo, verso la città.
Vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce.
È lontano milioni di miglia. Siamo entrambi lontani
da qui eppure c’è qualcuno che piange. Già allora
cominciavo a capire com’è possibile
stare in un posto. Ma anche in un altro.


Published in: on gennaio 7, 2019 at 07:00  Comments (1)  

Fotografia di mio padre a ventidue anni

October.  Here in this dank, unfamiliar kitchen
I study my father’s embarrassed young man’s face.
Sheepish grin, he holds in one hand a string
of spiny yellow perch, in the other
a bottle of Carlsbad Beer.
In jeans and denim shirt, he leans
against the front fender of a 1934 Ford.
He would like to pose bluff and hearty for his posterity,
Wear his old hat cocked over his ear.
All his life my father wanted to be bold.
But the eyes give him away, and the hands
that limply offer the string of dead perch
and the bottle of beer.  Father, I love you,
yet how can I say thank you, I who can’t hold my liquor either,
and don’t even know the places to fish?

Ottobre. Qui in questa fetida, estranea cucina
studio la faccia di mio padre imbarazzata da giovane.
Un sorrisetto timido, in una mano tiene una sfilza
di persici gialli e spinosi, nell’altra
una bottiglia di birra Carlsbad.

In jeans e camicia di tela, sta appoggiato
contro il paraurti anteriore di una Ford del 1934.
Gli piacerebbe avere un’aria spavalda e cordiale per i posteri,
portare il suo vecchio cappello inclinato su un orecchio.
Per tutta la vita mio padre ha voluto essere un duro.

Ma gli occhi lo tradiscono, e le mani
che mostrano senza convinzione quella sfilza di persici morti
e la bottiglia di birra. Padre, ti voglio bene,
ma come posso dirti grazie, io che pure non reggo l’alcol,
e che non conosco nemmeno i posti buoni per pescare?


Published in: on giugno 19, 2018 at 07:47  Comments (1)  

Abbi cura


From the window I see her bend to the roses
holding close to the bloom so as not to
prick her fingers. With the other hand she clips, pauses and
clips, more alone in the world
than I had known. She won’t
look up, not now. She’s alone
with roses and with something else I can only think, not
say. I know the names of those bushes

given for our late wedding: Love, Honor, Cherish–
this last the rose she holds out to me suddenly, having
entered the house between glances. I press
my nose to it, draw the sweetness in, let it cling–scent
of promise, of treasure. My hand on her wrist to bring her close,
her eyes green as river-moss. Saying it then, against
what comes: wife, while I can, while my breath, each hurried petal
can still find her.


Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima la rosa che all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Ci affondo
il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s’attacchi addosso – profumo
di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più vicina,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio respiro, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.


Published in: on aprile 20, 2017 at 07:31  Comments (7)  

Il graffio


I woke up with a spot of blood
over my eye. A scratch
halfway across my forehead.
But I’m sleeping alone these days.
Why on earth would a man raise his hand
against himself, even in sleep?
It’s this and similar questions
I’m trying to answer this morning.
As I study my face in the window.


Mi sono svegliato con una macchia
di sangue sopra l’occhio. Un graffio
in piena fronte.
Ma dormo da solo in questi giorni.
Perché al mondo accade che un uomo
alzi contro di sé la propria mano, anche nel sonno?
A questa e ad altre domande del genere
sto cercando la risposta questa mattina.
Mentre studio il mio viso alla finestra.


Published in: on maggio 29, 2016 at 07:01  Comments (2)  

La finestra


A storm blew in last night and knocked out
the electricity. When I looked
through the window, the trees were translucent.
Bent and covered with rime. A vast calm
lay over the countryside.
I knew better. But at that moment
I felt I’d never in my life made any
false promises, nor committed
so much as one indecent act. My thoughts
were virtuous. Later on that morning,
of course, electricity was restored.
The sun moved from behind the clouds,
melting the hoarfrost.
And things stood as they had before.


Stanotte è arrivato un temporale e ha fatto saltare
l’elettricità. Quando ho guardato fuori
dalla finestra, gli alberi erano traslucidi.
Curvi e ricoperti di brina. Una calma enorme
s’estendeva sull’intera campagna.
Pur sapendo che non era vero, in quel momento
avevo la sensazione di non aver mai fatto, in vita
mia, una falsa promessa né d’aver mai commesso
neanche un atto impuro. I miei pensieri
erano pieni di virtù. Più tardi, nella mattinata,
naturalmente, hanno riattaccato l’elettricità.
Il sole è uscito da dietro le nuvole
e ha sciolto la brinata.
E tutto è tornato come prima.


Published in: on novembre 7, 2015 at 07:21  Comments (1)  

Mia moglie


My wife has disappeared along with her clothes.
She left behind two nylon stockings, and
a hairbrush overlooked behind the bed.
I should like to call your attention
to those shapely nylons, and to the strong
dark hair caught in the bristles of the brush.
I drop the nylons into the garbage sack; the brush
I’ll keep and use. It is only the bed
that seems strange and impossible to account for.


Mia moglie è scomparsa insieme ai suoi vestiti.
Si è lasciata dietro due paia di calze di nylon e
una spazzola per capelli dimenticata dietro il letto.
Vorrei richiamare la vostra attenzione
su queste calze formose e sul robusto
capello scuro impigliato tra le setole della spazzola.
Lascio cadere le calze nel sacco della spazzatura; la spazzola
me la tengo e la userò io. È solo il letto
a sembrare strano e impossibile da spiegare.


Published in: on gennaio 14, 2015 at 07:10  Comments (3)  

Il dono


This morning there’s snow everywhere. We remark on it.
You tell me you didn’t sleep well. I say
I didn’t either. You had a terrible night. “Me too.”
We’re extraordinarily calm and tender with each other
as if sensing the other’s rickety state of mind.
As if we knew what the other was feeling. We don’t,
of course. We never do. No matter.
It’s the tenderness I care about. That’s the gift
this morning that moves and holds me.
Same as every morning.


Stamattina c’è neve dovunque. Ci facciamo sopra dei commenti.
Mi dici che non hai dormito bene. Dico che
neanche io. Tu hai avuto una nottata terribile. “Anch’io”.
Siamo straordinariamente calmi e teneri l’uno con l’altra,
come se ognuno di noi percepisse la fragilità mentale dell’altro.
Come se sapessimo cosa l’altro prova. Non è così,
naturalmente. Non è mai così. Non importa.
È della tenerezza che m’importa. Questo è il dono
che stamattina mi commuove e sostiene.
Al pari di ogni mattina.


Published in: on agosto 22, 2014 at 07:43  Comments (2)  

La poesia che non ho scritto


Here is the poem I was going to write
earlier, but didn’t
because I heard you stirring.
I was thinking again
about that first morning in Zurich.
How we woke up before sunrise.
Disoriented for a minute. But going
out onto the balcony that looked down
over the river, and the old part of the city.
And simply standing there, speechless.
Nude. Watching the sky lighten.
So thrilled and happy. As if
we’d been put there
just at that moment.


Ecco la poesia che volevo scrivere
prima, ma non l’ho scritta
perché ti ho sentita muoverti.
Stavo ripensando
a quella prima mattina a Zurigo.
Quando ci siamo svegliati prima dell’alba.
Per un attimo disorientati. Ma poi siamo
usciti sul balcone che dominava
il fiume e la città vecchia.
E siamo rimasti lì senza parlare.
Nudi. A osservare il cielo schiarirsi.
Così felici ed emozionati. Come se
fossimo stati messi lì
proprio in quel momento.


Published in: on novembre 28, 2012 at 07:26  Comments (5)