Coppi

I sette soli d’estate fischiano sulla pianura
cascano sopra il fieno, la canapa, la valle.
Approdano anche le grandi navi del vento favonio
sulle spalle della pianura padana appena sgelata.
Prima del’uomo il suo respiro calmo.
Prima del corridore il suo furore.
La ruota striscia sibila dento la pietra aguzza.
La mano sul manubrio è gialla.
Gialla e astuta come la zampa dell’aquila pescatrice.
Lenzuoli colorati coprono di nebbia
le labbra senza testa di duemila pini scatenati
QUANDO COPPI E BARTALI CORREVANO IN BICICLETTA.

QUANDO BARTALI E COPPI
Il Galibier è una vetta
Il Tourmalet è un altra vetta.
Cime naturalemnte tempestose e di=
scese nei boschi precipitose.
la gente aspetta in un silenzio feroce.
QUANDO BARTALI E COPPI CORREVANO IN BICICLETTA.

L’Italia è contadina
nei campi i buoi bianchi dalle corna di luna.
Una guerra terribile è ancora vicina
con le ossa tra le macerie della strada.
ma questa strada non ancora asfaltata porta ad un’altra strada.
Gli operai in tuta azzura lasciavano
di giuocare a palla per guardare e
Coppi leggero leggero come un pensiero appoggiato
sulle ruote dell’ombra che aveva strani bagliori saliva.
QUNDO BARTALI E COPPI.

QUANDO BARTALI E COPPI CORREVANO IN BICICLETTA.
La partenza è l’Aubisque.
L’arrivo è l’Izoard.
Minuti di ritardo. L’episodio cruciale. E al tramonto
sul traguardo il colpo di reni, un colpo di pedale.
La memoria non si caccia via coi sassi come un cane.
La memoria è storia non è oblio.

QUANDO COPPI E BARTALI
ero giovane anch’io.
Gino sembrava un todesco, Fausto un gatto
anzi no, una livra
e amdava su storto per la fatica prima di scomparire
sotto un ponte dietro l’acqua del fiume.
Era sudato e come un lume senza più olio è andato a morire.

ROBERTO ROVERSI

Published in: on maggio 11, 2021 at 07:11  Lascia un commento  

I baracconi

Sui volti oscillano le lampade,

le ragazze appoggiate ai baracconi

guardano oltre i vetri,

gonfie le labbra, i grandi occhi incerti.

Gli uomini sparano spavaldi;

fingono esse un entusiasmo

vecchio come il mondo,

applaudono con le mani

morsicate dal gelo.

Sulla giostra i bambini

girano con spavento,

non possono afferrare

la felicità che fugge.

Entro umide gabbie gli orsi, simili

a misteriosi uomini impazienti,

pregano nella notte

fiutando oscuri venti.

Una donna siede a un tavolino

con la pistola; il bersaglio

gira in eterno, pallido, graffiando:

scuote le chiome agli alberi.

 

ROBERTO ROVERSI

Published in: on dicembre 2, 2019 at 07:24  Lascia un commento  

Mi fermo un momento a guardare

Non correre. Fermati. E guarda.
Guarda con un solo colpo dell’occhio
la formica vicino alla ruota dell’auto veloce
che trascina adagio adagio un chicco di pane
e così cura paziente il suo inverno.
Guarda. Fermati. Non correre.
Tira il freno alza il pedale
abbassa la serranda dell’inferno.
Guarda nel campo fra il grano
lento e bianco il fumo di un camino
con la vecchia casa vicina al grande noce.
Non correre veloce. Guarda ancora.
Almeno per un momento.
Guarda il bambino che passa tenendo la madre per mano
il colore dei muri delle case
le nuvole in un cielo solitario e saggio
le ragazze che transitano in un raggio di sole
il volto con le vene di mille anni
di una donna o di un uomo venuti come Ulisse dal mare.
Fermati. Per un momento. Prima di andare.
Ascoltiamo le grida d’amore
o le grida d’aiuto
il tempo trascinato nella polvere del mondo
se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto.

ROBERTO ROVERSI

Published in: on febbraio 8, 2013 at 07:22  Comments (4)