Pasqua armena

Non fu di fiele abbeverato? Il petto
non gli squarciò l’ignobile scherano?
Non fu percosso, irriso, e un’empia mano
non lo inchiodò sul legno maledetto?
Pur, quale mai più glorioso e forte
risorgere, se ancor tuona la voce
dell’Osanna, e dovunque apre una croce
le braccia, dall’idea vinta é la morte?
Armenia, ed anche a te squarciato il seno
vedo dai nuovi farisei. Raccolto
hanno il fango a scagliartelo sul volto;
per dissetarti apprestano il veleno.
Ma se l’insazïata orda ferina
sulle tue membra flagellate e grame
oggi rinnova la tortura infame
del Golgota, la tua Pasqua è vicina.

VITTORIA AGANOOR POMPILJ

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Published in: on novembre 27, 2013 at 07:42  Comments (4)  

Il canto del dubbio

 

Tace nella notturna estasi il cielo:

come d’oblìo profondo

in un magico avvolto immenso velo

cade nel sonno il mondo.

– O luna! apporti al core, che le aspetta,­

le soavi novelle?

Ancor m’ama? – Risponde: – È tardi, ho fretta:

domandalo a le stelle. –

Da le stelle qualcun par che mi guardi

pietoso… – Oh dite! ancora

m’ama? – E gli astri rispondono: – È già tardi,

domandalo all’aurora. –

Mesta l’aurora ecco dal mar salire

Velata insino ai piedi.

– M’ama? – Chiedo. Risponde: – Io nol so dire;

alle nubi lo chiedi. –

E delle nubi alla crescente notte

Ecco il mio grido suona.

Rispondono con lagrime dirotte:

– Povero cor!… Perdona! –

VITTORIA AGANOOR POMPILJ