Io ti do

Io ti do il sangue delle comete, i discorsi delle bambole
i passaporti delle statue, i grammofoni delle stelle
e ti do e ti do e ti do…anche la morte!
Accessori per l’amore, parafulmine e violette
brigantaggio assoluzione sesso orale colazione
e ti do tutta la morte nella bocca, la tua bocca da civetta
la tua bocca, la tua bocca per amare…
io ti do il mio nome sul tuo naso, la violenza il pugno il caso di cambiare
il silenzio delle bambole abbandonate negli stracci di cantine agghindate
a cacciavite e vino e olio per far correre macchine ma correre dove dove dove…
io ti do tutto questo, anche l’amore…io ti do il motivo per odiare
per strappare la tua veste per sperare crepare sudare scopare per fare la puttana
senza che ti sia di peso…e ti do anche il mio odore…la salsedine il disastro l’omicidio
dei poeti,
e ti do e ti do e ti do anche la speranza dei fiammiferi in una grotta di illusioni brandite
fatte a pezzi calpestate fucilate, ti do i miei fiammiferi…e ti do…ti do…anche l’amore,
l’amore dei pianeti, l’amore delle dimensioni, l’amore dei perdenti che si accasciano
come i cani disimparando a socializzare…

Massimo Pastore

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Published in: on dicembre 2, 2018 at 07:26  Lascia un commento  

La solitudine

La solitudine è merda -una volta lessi di una battona messicana!?-
il mio occhio è un cortile scoperto all’ingiuria dei tuoi profili…
il lampione, il coltello, il bicchiere, la lametta da barba
sono storie da uomini sui davanzali, la solitudine la puoi trovare in vendita
come parole da passeggio, certo…hanno voce, hanno verbo, non hanno talento…

la solitudine è merda di società -una volta lo misi dentro ad una battona messicana sulle strade di
Amsterdam-
Ma quale dannata e pelosa società?
La società dei papaveri, la società per azioni, la società dei guardoni…

Ecco la solitudine, non solo labbra che si allontanano sfarfallando,
ma libri di testo, occhi di vetro, ceramiche a catena sui nostri weekend pacchetto risparmio…

la solitudine dei sacramenti, la solitudine dei rituali, la solitudine delle belve,
la solitudine degli analfabeti, la solitudine dei giusti, la solitudine dei miei occhi
abbattuti dalle eliche degli aereoplani…la solitudine…

Massimo Pastore

Published in: on novembre 19, 2018 at 07:07  Comments (2)  

L’animale uomo

Tutti i peccati del mondo su una croce di legno,
ma i miei peccati sono il mio onorario, il mio compenso
la fatica di non accettare assoluzione e condanna
come atto figurativo, diarchia tra bene e male.
E allora eccomi raffigurato come un cane in una macelleria,
una piedata sul culo alla fame, ecco la pena infaticabile
di un ordine costituito per la sicurezza dei macellai.
Oh, non odio i macellai, tu sai cosa voglio dire!
Bene, voi dite di non orinare sui muri e intanto cagate
in un’intrinseca rete di tubi in viaggio per il mare,
cosa ne fate della vostra morale, ne fate un cancello un lucchetto
una carcere ideale dove idealmente voi non ne siete imprigionati,
ed è a questo che alludo quando dico che i miei peccati sono il mio onorario,
il mio compenso, la fatica di non accettare assoluzione e condanna
come eterna raffigurazione di chi conosce il bene e perpetra il male…

Massimo Pastore

Published in: on novembre 6, 2018 at 07:31  Comments (1)  

Tanto per dirti che ti ho amato

Il tuo corpo diventa chiaro come un gatto sulla strada
un gatto sulla strada un gatto sulla strada…
levatemi da questa sala degli specchi, il suo corpo diventa chiaro
come una luna di ragazze squillo
e tremo nell’angoscia di prenderle la mano e contarle le dita…
i fiori, che non erano i nostri fiori, trasudano spine celesti
e non posso testimoniare l’immenso,
le direbbero che sono pazzo, che mi hanno studiato, che mi hanno pregato di andarmene,
così… per ridere…

Scarpe sbottonate sulle spalle ti saluto attraversando vene di autostrade infinite
per dirti che ti ho amato… ieri l’altro…e domani ancora…

Massimo Pastore

Published in: on ottobre 26, 2018 at 06:57  Comments (2)  

Vado a sud

Una stupida bottiglia di deserto,
l’ubriaco che confonde la paccottiglia per una goccia di mare,
l’assassino che non vuole lavarsi le mani sui tram all’ora di punta,
la vecchia matrona che sogna giovani tronisti da sbocchinare,
la vena che si rifugia sotto la pianta del piede
ed una banda di cani addomesticati che saltano su abbaiandomi alle ginocchia…
vado a sud! A rubare conchiglie alla luna…

Massimo Pastore

Published in: on ottobre 11, 2018 at 06:58  Lascia un commento  

Vietato camminare sui marciapiedi

Impara a coricarti nudo, ad affacciarti alla finestra nudo
con il tuo cazzo lavorato dal vento,
distruggi gli orologi, gli orologi sanno fare solo tic tac
ed innamorati degli alberi quando il silenzio lascia alle foglie il sesso delle cicale…

i miei ricordi più belli sono di un altro pianeta
dove c’era un insegna dipinta da un cane jazzista
che diceva: vietato camminare sui marciapiedi…

ed allora mi sono coricato nudo,con un solletico
di formiche ai testicoli, e tutto
mi parlava nel cuore…

Massimo Pastore

Published in: on settembre 27, 2018 at 07:00  Lascia un commento  

Ed io vivo altrove come una luna clandestina

Io vivo altrove, dentro un foro sul muro,
in equilibrio sulla corda dei panni stesi
in esilio dai profumi delle lavandaie
ed ecco perché lascio appassire le rose,
per il mio stile il mio stile il mio stile da cigno nero
sulla moltitudine dei tram…
un letto di fortuna, una pietanza od un gesto quel che sia,
sono un gatto sporco sui perimetri della luna
che si corica sui marciapiedi della città,
non ti biasimo quando ridi, non ti odio se mi odi,
attraverso le rotaie come un gatto senza coda
il vento ha dieci corde per suonare nella notte
tutta la mia provvisorietà…
non ti biasimo se mi scansi, non ti odio perché odi,
tu hai un fucile, un bel culo, la tua utilità,
ed io vivo altrove, nell’indomani, come una luna clandestina…

Massimo Pastore

Published in: on settembre 15, 2018 at 07:21  Comments (1)  

Cristina

Dove un’onda da poco smuove timidi sassolini assopiti
in te esplode un intero mare senza fondo,
è come un labirinto di bambole stringerti la mano più forte
quando sprofondi di quel silenzio dopo una concitata recitazione…

cos’è che ti fa soffrire? Un granello di sabbia nell’occhio,
nel tuo occhio, che percepisce macigni?!

Qui finisce la terra: imperlata di lacrime scavi con le unghie nel cuore
dove il ricordo conserva un fiore per il tuo fragile corpo,
la saliva ti copre il sorriso, ma non è niente,
ti bacio sugli occhi, lo sai che crepo che rifiorisco anche io
perché conosco la morte dei pettini abbandonati sul lavandino…
e qui ricomincia la terra: la mia poesia tra i profumi e gli stracci
dei tuoi vecchi amori sopra un comodino impolverati dai se…

Massimo Pastore

Published in: on giugno 25, 2018 at 07:03  Lascia un commento  

Farfalla di un centro edile popolare (CEP)

Alle periferie del mondo, alla mia periferia,
a chi muore fisicamente e a chi muore di
disillusione.   

Hai così sofferto per l’immobilità delle stelle…

I tuoi occhi sono come due punti fermi tracciati a matita…

Sei un bottone, una cicala, un ospedale…

La lampada accende i fuochi della notte,
lattine di birra che sorridono ai pavimenti,
alle loro fughe,
mentre con un dito tracci solo i contorni di un gesto
su quella maledetta sigaretta che non smette di perdere la cenere…

ti stai cercando dentro le tasche!
Dove non ci sono che fiammiferi e scontrini scaduti…

Io ti dico-prova a correre in tondo e a far muovere le stelle-
ma tu sei già morta come una luce di scimmia e di pazzia…
posi la testa sul ventre, e mi dici: ancora…ancora…

hai così sofferto per l’immobilità delle stelle
che i tuoi occhi adesso hanno cinque punte…
resta un autoritratto, senza ali e senza vento,
di una farfalla dentro la stanza,
una farfalla, e non tremo, di periferia…

Massimo Pastore

Published in: on giugno 12, 2018 at 07:26  Comments (3)  

Il coraggio

Autocarri sordi e pesanti come vecchie puttane
lacrimavano devastando la tangenziale…
un nomade non fa mai l’autostop, ha denti d’acciaio, una moglie bambina,
44 figli nella notte turchese,
così mi raccontava la luna appoggiandosi alla mia spalla…

era febbraio quando sono venuto alla luce, cospiratore d’acquario
senza ruggine per le comete, avevo una mano per parlare alle stelle
e mia madre era un dipinto…
ogni uomo è una storia, una traccia nera, uno zingaro, un migrante…
così sono cresciuto tra i papaveri ed il cemento del ghetto popolare
con la mia storia dentro la mano di un giullare, e non odio e non amo
annuso l’aria il maestrale, m’innamoro di tutto prendo a calci il giornale,
così sono cresciuto imparando a non giudicare l’uomo che tenta di non rubare…

sapete, non ho scritto poesie per poter arrivare…qui, non c’era altro da fare,
solo un buco, la miseria, il coraggio di arrivare alla fine del mese senza gridare:
ho 4 figli cosa devo dargli da mangiare? Pietre?

Massimo Pastore

Published in: on giugno 2, 2018 at 07:01  Comments (3)