Una sera scesi in un albergo triste

Una sera scesi in un albergo triste,
la madama, guanti lisi
maneggiava una stella incolore.
Il suo corpo era ancora in dissonanza,
povero di ritratti, vistosamente bugiardo
solo il nano con aria dura
ne accarezzava il mutamento
e sulla schiena con il suo dito panciuto
disegnava vagamente un nuovo nome
da donna…
questo fu allora,
oggi travestiti scuotono la carne
e restano solo rotondi passaggi notturni
sui sedili di una macchina
con la faccia sbattuta sullo schienale…

una sera scesi in un albergo triste,
-mai più! mai più!- gridava il nano
-so forse dove andranno a morire i tuoi capelli
e tu, mi hai dimenticato- 

Massimo Pastore

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Published in: on febbraio 7, 2019 at 07:27  Comments (1)  

Farò di un intreccio una corona di note

Che farò in questi campi
cogliendo dai rami i nidi?
Sommo e stellato
si inchina l’ossuto mantello
che la notte posa sulle mie spalle
lasciandomi con gli occhi aperti…

i vermi, tutti, sorridono
perché ho una penna
ed una manciata di terra
vergine, come un sogno non ancora sognato…

che farò in questi campi
cogliendo dai rami i nidi?
Farò di un intreccio una corona di note,
il merlo l’allodola il falco
la corda vocale dei grilli,
un canto di tutti i canti
ed un bacio su una nuvola bianca…

Massimo Pastore

Published in: on gennaio 27, 2019 at 06:59  Lascia un commento  

Adesso che te ne vai

Adesso che te ne vai, come il caldo di luglio, i cancelli di luglio
Genova disarmata, insultata, controllata…
Una notte per la festa, una notte per la galera.

Adesso che te ne vai, come i fiori di pietra dell’amore,
così, come si disfano le trecce alla notte. Senza carezze…

Adesso che te ne vai, come l’estate vomitando tempesta,
come le piazze, come le voglie dei preti al collegio maschile,
come l’ordine le sbarre i giudicanti, come un vecchio dipinto
dimenticato in cantina…

Adesso che te ne vai, come la carcassa di una farfalla sui tram.
Adesso che te ne vai, come gli imbrogli i colloqui i misfatti.
Adesso che te ne vai, come il mare carico di cadaveri paganti.

Adesso che te ne vai, amore torna…il tuo buco si fotte una stella,
d’accordo, lascerò che qualcuno mi chiami disadattato, non parlerò
ma tu non mi dire che ti sei innamorata di nuovo di nuovo di nuovo…
e allora vai, non sono fatto solo di terra, mi chiedi di crescere o di accettare?
Già, la responsabilità…la tengo nelle mutande…

Massimo Pastore

Published in: on gennaio 14, 2019 at 07:43  Comments (1)  

Dipingimi con un capezzolo

La sensualità dello sperma sui decori floreali, lungo la rosa
dodici spine come pioli di una scala per arrivare a schiudere
gli ultimi due petali di bellezza, non voglio dirti del dolore dei sassi,
di una giovane conchiglia che abbandona la riva per portarti il rumore del mare
sul tuo portatelefono…
perché tu non puoi capire, tu non devi capire, tu non vuoi capire.

Ecco come comunicano i mulinelli, i vermi, i segni, riattacca la cornetta te ne prego,
ed impara a disegnare, dipingimi con il tuo capezzolo,
le parole non hanno bisogno di parole, chiedilo ai gatti miagolando dai tetti…
ma tu non puoi capire, tu non devi capire, tu non vuoi capire.

Massimo Pastore

Published in: on gennaio 5, 2019 at 07:48  Comments (1)  

Francesca

Ho mangiato la terra con le tue labbra, nei fossi
dove il vino induce il poeta a sorridere
ho osservato per molto tempo la luna e tutto
mi conduceva a due piccole labbra che ho potuto toccare,
labbra che non sanno parlare,
crudo attracco di desideri, insenatura di interno coscia.
Nessuno amerà più i tuoi tratti, i più ignoti,
ne conoscevo il colore lo spessore e mescolavo i semi
all’unto della tua carnalità.
I poeti dovrebbero occuparsi del dolore degli altri,
ma tu capirai che non è dolore da poco
non avere una riga sulla tua schiena strappata
alle mie mani inverdite…
la follia di un dio tutto viola
mi ha inorridito la carne,
custodisco in dono una parete di marmo
su cui ho posato le labbra
sperando di baciare in bocca la morte
e non mi sono accorto della vipera
quando d’amore sono morto
più di una mela.
Dimenticammo le viole, era di marzo
e il fango tornò a sapere di fango, la mia bocca
serrata come una maniglia d’ottone marcito
sputò la sapienza del matto, massimo pastore
ripensa ad una poesia ed a un tratto
sbatte le mani sul muro, sono coriandoli
le gocce di sangue sul tuo addio,
ma come posso dire al mondo che sono malato
se frusto il mio cuore per non poterti scordare…
di un amore di un poeta di una donna
ne avremo bisogno alla casa circondariale,
quando la mia lingua scivola sul legno
e persino un ramo somiglia ad una cella di materia seminale,
sono tutto vestito di blu come un presepe
e sono l’animale, perduta ragione, che incula l’asinello più grazioso del bue.
E dire che l’amore portava in grembo il mio orifizio,
non sono il tuo poeta, non ora, non domani e nemmeno per assurdo sui segni astrali…
ho mangiato la terra con le tue labbra, nei fossi
dove il vino induce il poeta a sorridere.

Massimo Pastore

Published in: on dicembre 26, 2018 at 06:51  Lascia un commento  

Inseguire una mosca sul prato

Voglio vivere come i cani, randagio
sull’argento dei lampioni …
sono stanco di anarchici mangiapreti trovatori,
voglio vivere come i cani, fare l’amore come i cani,
fiutare come i cani la parentela dei fiori al letame…

ora…la vita coniugale. Ora le banche il lavoro l’ora esatta per cenare.
Nessuna poesia d’amore alla donna barbuta,
solo prosa, distillato di grammatica mentre io vorrei abbaiare,
abbaiare e basta…

ecco dunque dove si può morire con gloria:
immagina due carreggiate, 180 kilometriorari di acciaio bastardo,
ed un desiderio perlopiù inutile
di inseguire una mosca su un prato…

Massimo Pastore

Published in: on dicembre 14, 2018 at 07:18  Comments (1)  

Io ti do

Io ti do il sangue delle comete, i discorsi delle bambole
i passaporti delle statue, i grammofoni delle stelle
e ti do e ti do e ti do…anche la morte!
Accessori per l’amore, parafulmine e violette
brigantaggio assoluzione sesso orale colazione
e ti do tutta la morte nella bocca, la tua bocca da civetta
la tua bocca, la tua bocca per amare…
io ti do il mio nome sul tuo naso, la violenza il pugno il caso di cambiare
il silenzio delle bambole abbandonate negli stracci di cantine agghindate
a cacciavite e vino e olio per far correre macchine ma correre dove dove dove…
io ti do tutto questo, anche l’amore…io ti do il motivo per odiare
per strappare la tua veste per sperare crepare sudare scopare per fare la puttana
senza che ti sia di peso…e ti do anche il mio odore…la salsedine il disastro l’omicidio
dei poeti,
e ti do e ti do e ti do anche la speranza dei fiammiferi in una grotta di illusioni brandite
fatte a pezzi calpestate fucilate, ti do i miei fiammiferi…e ti do…ti do…anche l’amore,
l’amore dei pianeti, l’amore delle dimensioni, l’amore dei perdenti che si accasciano
come i cani disimparando a socializzare…

Massimo Pastore

Published in: on dicembre 2, 2018 at 07:26  Lascia un commento  

La solitudine

La solitudine è merda -una volta lessi di una battona messicana!?-
il mio occhio è un cortile scoperto all’ingiuria dei tuoi profili…
il lampione, il coltello, il bicchiere, la lametta da barba
sono storie da uomini sui davanzali, la solitudine la puoi trovare in vendita
come parole da passeggio, certo…hanno voce, hanno verbo, non hanno talento…

la solitudine è merda di società -una volta lo misi dentro ad una battona messicana sulle strade di
Amsterdam-
Ma quale dannata e pelosa società?
La società dei papaveri, la società per azioni, la società dei guardoni…

Ecco la solitudine, non solo labbra che si allontanano sfarfallando,
ma libri di testo, occhi di vetro, ceramiche a catena sui nostri weekend pacchetto risparmio…

la solitudine dei sacramenti, la solitudine dei rituali, la solitudine delle belve,
la solitudine degli analfabeti, la solitudine dei giusti, la solitudine dei miei occhi
abbattuti dalle eliche degli aereoplani…la solitudine…

Massimo Pastore

Published in: on novembre 19, 2018 at 07:07  Comments (2)  

L’animale uomo

Tutti i peccati del mondo su una croce di legno,
ma i miei peccati sono il mio onorario, il mio compenso
la fatica di non accettare assoluzione e condanna
come atto figurativo, diarchia tra bene e male.
E allora eccomi raffigurato come un cane in una macelleria,
una piedata sul culo alla fame, ecco la pena infaticabile
di un ordine costituito per la sicurezza dei macellai.
Oh, non odio i macellai, tu sai cosa voglio dire!
Bene, voi dite di non orinare sui muri e intanto cagate
in un’intrinseca rete di tubi in viaggio per il mare,
cosa ne fate della vostra morale, ne fate un cancello un lucchetto
una carcere ideale dove idealmente voi non ne siete imprigionati,
ed è a questo che alludo quando dico che i miei peccati sono il mio onorario,
il mio compenso, la fatica di non accettare assoluzione e condanna
come eterna raffigurazione di chi conosce il bene e perpetra il male…

Massimo Pastore

Published in: on novembre 6, 2018 at 07:31  Comments (1)  

Tanto per dirti che ti ho amato

Il tuo corpo diventa chiaro come un gatto sulla strada
un gatto sulla strada un gatto sulla strada…
levatemi da questa sala degli specchi, il suo corpo diventa chiaro
come una luna di ragazze squillo
e tremo nell’angoscia di prenderle la mano e contarle le dita…
i fiori, che non erano i nostri fiori, trasudano spine celesti
e non posso testimoniare l’immenso,
le direbbero che sono pazzo, che mi hanno studiato, che mi hanno pregato di andarmene,
così… per ridere…

Scarpe sbottonate sulle spalle ti saluto attraversando vene di autostrade infinite
per dirti che ti ho amato… ieri l’altro…e domani ancora…

Massimo Pastore

Published in: on ottobre 26, 2018 at 06:57  Comments (2)