LSD e Arlecchino in lavatrice

Il marciapiede gridava miseria,
dalla parte della pioggia verdeazzurri tremori d’acqua
sul vetro raschiato dal fondo…

con unghia profonda cerco la tua terra,
la tua grotta di cosmetici abbordabili,
tu conosci il destino delle bambole tra le mie mani…
questa coda di lupo si è agghindata per il tuo basso sorriso,
per il tuo nido di rose spogliate…

per dirti della luna ti ho regalato un fondo di bicchiere,
ed ora sai che io, Massimo Pastore morirò il 9 febbraio 2012
con una parola di sughero tra le braccia
ed un ultimo errore di ortografia…

ma adesso lasciami sfasciare le reni alle stelle…
c’è un lampione a cui ancora non ho fatto visita
c’è un bacio latitante, c’è uno sguardo clandestino,
c’è un trio di pagliacci metropolitani
che mi chiamano ancora -arlecchino, arlecchino in lavatrice-

il marciapiede gridava miseria,
la notte concertista batte quattro tempi
sulla mia luna chimica…
contraddizioni poeti e puttane si azzuffavano
sotto la mia margherita sfogliata all’indietro
e scherzo, scherzo, scherzo con i cani di plastica
sotto una pioggia di pioggia sintetica…

lasciate dormire i dormienti…lasciate dormire le zitelle i cannoni gli idioti
e lasciatemi in una stazione ad osservare i treni in partenza ed i treni in arrivo…
niente di meno, molto di più.

Massimo Pastore

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Published in: on dicembre 8, 2017 at 06:51  Comments (1)  

Grum sgrunt yo mamaio

Conclamatosi poeta morì con una sprangata di vocali sulla nuca…

Il poeta è fascinoso, ne sono certo,
la prima poesia schizzata come sperma adolescenziale sulle tende di un hotel è fascinosa,
ne sono certo…ne sono certo…ne sono certo…

ma sono per vocazione incapace di esprimere una sola parola
senza aver prima compiuto un gesto o derubato un gesto…
ecco allora che rivendico la non poesia, la pre poesia, la post poesia
come una primitiva azione fisica o gutturale o o o…

grum sgrunt yo mamaio oppure
……………………………………………………………
Infiniti spazi vuoti, volutamente lasciati vuoti, e scriveteci incideteci sputateci
ciò che vi pare, come vi pare, perché vi pare…

la parola soppiantata da un calcio nel muro, un calcio nel muro soppiantato da una nuvola di passaggio,
una nuvola di passaggio soppiantata da un filo d’aria su una tela grigia…
l’io poetico sostituito dal noi poeti…noi analfabeti…noi istruttori…noi istruiti…noi poco più che imbecilli,
imbecilli e per questo poetici…

conclamatosi poeta morì annegato in un mare cartamerda di elogi
emettendo un ich ich ich …
la migliore poesia che avesse mai scritto.

Massimo Pastore

Published in: on novembre 25, 2017 at 07:12  Comments (4)  

Bambola

Ecco, vedi…questo è il mio portacenere,
no, non ho quadri appesi alle pareti solo una vecchia foto di cui non voglio parlarti…
si, c’è un tavolo, un lavandino, anche un letto e riviste di poco conto,
tutto ciò che credo sia indispensabile, ma il mio portacenere non te lo posso regalare,
perché?…perchè sono un tipo educato e non vorrei incenerire il pavimento
o raccogliere lattine di birra con un mozzicone sul fianco…
si…sono un poeta. Ti fa ridere? Non hai torto, non assomiglio ad un poeta…
piuttosto, perché non ti sfili i pantaloni? D’accordo prima io. Tutto qui?
E cosa ti aspettavi una strada di New York? Un palazzo popolare?
Dài, avvicina i tuoi piedi ai miei polpacci, queste lenzuola sono fredde e bucate,
ti va di ridere? Io ne ho una gran voglia…che ne dici se lo metto dentro piano piano?
Ah,n on dici niente…allora non sei dispiaciuta, altro che transatlantico, tu hai un sommergibile tra le cosce….te l’ho detto come mi chiamo? nooo…vediamo…
ti piacerebbe se mi chiamassi…king? No aspetta forse è meglio kong?
E tu?…vediamo, umh…l’uomo che ti ha venduta mi ha detto che ti chiami Chantal…
Ma io preferisco chiamarti come da istruzioni: bambola gonfiabile multiuso…
Zitta, hanno bussato alla porta…no, non mi va di infilarti dentro l’armadio,
ti sgonfio e ne riparliamo dopo.

Massimo Pastore

Published in: on novembre 14, 2017 at 07:17  Comments (1)  

Les Agriates

Non avrei mai voluto sparare ai tuoi occhi,
-hanno abbattuto due occhi…due occhi in meno dentro i quali specchiarsi-
Città grigia, città astuta, città magnetica, città perduta…
I panni della lavandaia hanno il profumo
dei muri in pietra, i fiori di un tempo non hanno bottega,
e nel deserto di Les Agraties ci siamo detti tutto
dal corpo al corpo…
l’odore della legna, una tenda di stelle verdeoro,
il silenzio dei piccoli animali che facevano l’amore
sui nostri corpi che facevano l’amore…
noi, due città, due continenti, due contenitori…
non avrei mai voluto sparare ai tuoi occhi,
-hanno abbattuto due occhi…due occhi in meno da accarezzare-
Formiche vento pietra deserto…Les Agriates chissà,
                                                                       se ne sentirai la mancanza…

Massimo Pastore

Published in: on ottobre 30, 2017 at 07:06  Comments (2)  

Non mi hai permesso di amarti

Non mi hai permesso di amarti…l’amore lucida le ciglia,
ricopre i lenzuoli di chiodi e di croci e di colline,
ti dissi quando venni che ero uno sconosciuto, che ero quel cane davanti ad una vetrina,
che ti avrei lasciato sulla carne il silenzio che non puoi attraversare…
ti dissi di quanto avresti sofferto, di quanto avrei bevuto, ti dissi del chiaro di luna
che mi attende come il portone di casa mia…
non mi hai permesso di amarti…la tua stanza delle bambole rifiutava i miei sospiri,
sono stato ad un fermo di polizia, non ho fatto il tuo nome,
ho ucciso una cattedra, ho sparato ad un talento di cristallo,
ho ucciso sei me stesso
ed al settimo non gli hai permesso di amarti….mi rimane poca carne appesa alle pareti
sono stato brutale nella tua stanza del sonno, ti ho violato tra i fiori e dove concimano,
ho ucciso i tuoi canarini blu, ho ucciso il tuo ordine di mani e di piedi,
ho distrutto le riviste che parlavano della tua nuova casa e non mi hai permesso di amarti
o non ti ho amato abbastanza…

Massimo Pastore

Published in: on ottobre 18, 2017 at 06:50  Comments (1)  

Come l’amore quando era viola

Non ti rivedrò mai più…

la luna è un pavone d’argento,
il marciapiede una cascata di topi,
la strada è il mio territorio…il territorio
                                                   dei cani arrabbiati.

Proseguendo fino al mattino mi sono ritrovato davanti alla tua finestra,
tu eri viola, come l’amore, viola…
qualcuno con un po’ di imbarazzo stava violando il tuo barattolo di miele
ed ho sentito le dita asciutte e ruvide sotto il colpo di una sigaretta…

non ti rivedrò mai più…

il sole è un oca rotonda,
il marciapiede una cascata di scarpe,
e tu non sei più viola, come l’amore, quando era viola…

Massimo Pastore

Published in: on ottobre 5, 2017 at 07:31  Comments (1)  

L’urlo

Così, ho creduto di poterti sparare,
usando un ramo come mitra…
ed effettivamente sei morta come una foglia
sanguinante in ottobre…
e non avevo capito che eri pronta a rinascere
mentre il mio amore soffocava le pietre,
sentinelle del deserto….
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhh!

Massimo Pastore

Published in: on settembre 21, 2017 at 06:58  Comments (5)  

Uno stupido poeta senza mani

Ho saputo che ti hanno messo gli occhi,
due gazze furiose a rapinare la luce dai rami…
ed ora sai che non sono quel volatile inciso sotto al neon blu
dei bagni pubblici, 27 centimetri di solitudine,
ma soltanto uno stupido poeta senza mani
sdraiato a bivaccare sul molo, aspettando la corda
che mette a letto le navi.

Massimo Pastore

Published in: on settembre 7, 2017 at 07:17  Comments (4)  

La storia di un cormorano

Cartoline in bianco e nero,
un bacio rosso indurito…
sento con il dito
il tempo trascorso a seccare
sui vagoni…
voglia di strappare le ali ad un cormorano
ho costruito un ammasso di stecchi
sarà lì, che mi fermerò a nidificare
nel silenzio che solo la pioggia
ti può far notare…
ieri all’azzurro hanno portato due sassi dalla Grecia,
uno per la mia rivolta.
L’altro per la tua vendetta.
Sembravano grigi, hai presente la polvere di un uomo?
Grigi come il volto dei vivi sui tram al primo mattino,
dove ho confuso duecento volti per il tuo bacio
seccato nei vagoni…
prestissimo lascerò il mio lavoro,
dimenticherò il tuo nome,
asciugherò le lacrime con una molotov sul cuore
e dove mi diranno di sparare
io coltiverò pomodori.
Allontanandomi da un caso letterario distribuito in lattina
ti aspetterò trecento notti ancora, magari tatuandomi di miele,
troverai il tuo letto caldo, ed un cormorano
tutto intento a far l’amore con le parole…

Massimo Pastore

Published in: on luglio 19, 2017 at 07:18  Lascia un commento  

Il dente di una sega come ultimo bacio

Il dente di una sega come ultimo bacio,

-hanno arrestato la mano gialla del paralume sul perimetro erotico-

Non si può dormire questa notte, la luna fatta a paletti
rincorre il cuore che ho lasciato nel porta oggetti…

cessate il fuoco, lei non si spoglia più per me…

uno stupido coltello bisbiglia nel metallo delle stelle
e questa è la duemila quattrocentesima notte di solitudine…

mi chiedono se sono pronto ad assolverti per aver aperto nuovamente le cosce,
ma loro non sanno che ho smesso di accusare quando ho pronunciato il primo vagito…

dove hai portato i miei baci? Cosa importa,
se quando mi telefoni il cavo rimane grigio
e non puoi più spogliarti per me…

il dente di una sega come ultimo bacio, sanguinano le allodole la ghiaia o i tram…

Massimo Pastore

Published in: on luglio 5, 2017 at 07:48  Comments (4)