La storia di un cormorano

Cartoline in bianco e nero,
un bacio rosso indurito…
sento con il dito
il tempo trascorso a seccare
sui vagoni…
voglia di strappare le ali ad un cormorano
ho costruito un ammasso di stecchi
sarà lì, che mi fermerò a nidificare
nel silenzio che solo la pioggia
ti può far notare…
ieri all’azzurro hanno portato due sassi dalla Grecia,
uno per la mia rivolta.
L’altro per la tua vendetta.
Sembravano grigi, hai presente la polvere di un uomo?
Grigi come il volto dei vivi sui tram al primo mattino,
dove ho confuso duecento volti per il tuo bacio
seccato nei vagoni…
prestissimo lascerò il mio lavoro,
dimenticherò il tuo nome,
asciugherò le lacrime con una molotov sul cuore
e dove mi diranno di sparare
io coltiverò pomodori.
Allontanandomi da un caso letterario distribuito in lattina
ti aspetterò trecento notti ancora, magari tatuandomi di miele,
troverai il tuo letto caldo, ed un cormorano
tutto intento a far l’amore con le parole…

Massimo Pastore

Published in: on luglio 19, 2017 at 07:18  Lascia un commento  

Il dente di una sega come ultimo bacio

Il dente di una sega come ultimo bacio,

-hanno arrestato la mano gialla del paralume sul perimetro erotico-

Non si può dormire questa notte, la luna fatta a paletti
rincorre il cuore che ho lasciato nel porta oggetti…

cessate il fuoco, lei non si spoglia più per me…

uno stupido coltello bisbiglia nel metallo delle stelle
e questa è la duemila quattrocentesima notte di solitudine…

mi chiedono se sono pronto ad assolverti per aver aperto nuovamente le cosce,
ma loro non sanno che ho smesso di accusare quando ho pronunciato il primo vagito…

dove hai portato i miei baci? Cosa importa,
se quando mi telefoni il cavo rimane grigio
e non puoi più spogliarti per me…

il dente di una sega come ultimo bacio, sanguinano le allodole la ghiaia o i tram…

Massimo Pastore

Published in: on luglio 5, 2017 at 07:48  Comments (4)  

Dichiarazione d’amore lunga un secolo

Cosa mi piace di te?
I punti esclamativi…

Ieri mi ha chiamato un tizio da Colonia,
mi ha detto se volevo un pezzo del muro di Berlino
preso a calci da un cane
io gli ho chiesto se per caso aveva un punto
da mettere alla fine di una sola parola…

cosa mi piace di te?
Chiedilo ai muri che ho distrutto con la bocca…

eravamo in guerra 63 anni fa,
mio nonno fu disertore, io l’immagino grazioso come una vacca,
non ha smesso di amare le bestie neanche quando un toro lo infilzò
e credo sia per questo motivo che di te amo
i punti esclamativi…
non ti sei accorta che sono passati cent’anni dal duemila e sei?

Cantava addio in una vecchia strada di Lugano
il mio amore di un tempo,
si inchinavano i lampioni come fanno per le puttane
ed io che non so amare altro
ero felice di raccogliere il miele dell’ape
per leccarti come fossi un orso…

cosa mi piace di te?
L’equazione, la bestemmia, il tuo ultimo sorriso,
i panni stesi nella strada davanti casa…

Massimo Pastore

Published in: on giugno 21, 2017 at 07:27  Comments (8)  

Così ti descrivo

Hai un tratto evocativo dinamico spaziale…,
come una cavalla elettrica sui volt delle antenne, come una cavalla,
una cavalla pazza sulle strisce dello specchio…

l’amore è una sequenza visiva, forse un cortometraggio,
mi strappo le vene dai polsi per scriverti adesso
addosso…
hai un tratto evocativo dinamico spaziale
hai una coscia più lunga ed una più corta
tu mi spari con le labbra la vertigine del mare
e dividi i miei occhi in due sassi rotondi…
da una parte la fermezza della pietra, dall’altra lo sconquassare del mare…

ed hai un tratto evocativo dinamico spaziale…

Massimo Pastore

Published in: on giugno 2, 2017 at 06:53  Comments (7)  

Come faresti per uno che ami

Siamo spacciati nella stanza dalla lunga spina,
i tuoi quadri sono come l’edera
il mio corpo un fagotto da mendicante…

ci sono giudici vestiti di nero al di là del fiume,
aspettano il nostro addio per giudicare ancora.

Siamo costretti in questo albergo di carta
ad ascoltare l’orgasmo attraverso le pareti…
la mia bocca è una distilleria clandestina
il tuo corpo, un cane poliziotto.

Siamo spacciati amore, adesso che il tempo ha invecchiato i miei occhi
e la tua veste odora di petrolio e di legno,
sono sempre stato fatto di carta…ti aspetta un uomo alla porta,
dovrò distruggere questa vecchia camera d’albergo
perché non posso ascoltare l’orgasmo attraverso le pareti…

se hai ancora un pò di saggezza, lasciami guardare attraverso le calze del nostro addio
questo pezzo d’amore che si allontana come un fiume nero e baciami
come faresti per uno che ami…

Massimo Pastore

Published in: on maggio 15, 2017 at 07:22  Comments (4)  

Poveri

Mia madre è nata povera e senza scarpe,
so che ti aspettavi un uomo meno compromesso
un uomo giusto
un uomo con il sorriso da uomo.

E adesso intrecci le dita dei rami nella speranza
che la tua barca non sia fatta
di mezze ali.

Quando ti baciai la coscia, o forse
quando la tua coscia baciò le mie labbra
non era perché i ricchi sanno infilarsi nei letti dei poveri.
La tua miseria aveva il sapore delle strade di notte,
le strade dove ho mendicato i tuoi occhi
per un vestito di cera da abbandonare nel sole
e se ti dicessi che ti amo
è soltanto per affrontare la rissa dei bicchieri in amore…
due pezzenti in amore, due anarchici in calore,
e quello che ci resta non è qualcosa di nuovo,
come morire poveri,
                                               poveri e con le scarpe.

Massimo Pastore

Published in: on aprile 12, 2017 at 07:29  Comments (3)  

Cara questa sera per la prima volta mi chiedi se ti amo…

Cara questa sera per la prima volta mi chiedi se ti amo…

Era solo una canzone ma avrei potuto cantarla con 70 lingue.

Dove si chiudono i tuoi occhi
                                               ho scritto tre sillabe…
mio padre ha sempre pensato che sono un pirata
quando accendo il tuo volto con la cenere azzurra
quando ti conto i capelli come un moro alle funi,
mia madre si chiama morgana,
                                                 non si è fatta schiava
                                                          perché doveva fare la puttana…

ma questo amore non ha testa
come le lucertole non hanno coda,
e se ci saranno guardarobieri a parlare di noi
lasceremo i nostri abiti sul pavimento
perché siamo in guerra
i nostri 31 anni che fanno fuoco tra le lenzuola…

cara questa sera per la prima volta mi chiedi se ti amo…

uno sguardo da bambina,
ah! Avessi avuto più capelli, forse ti avrei sepolto,
credo che avrei potuto anche essere un soldato
se oggi impasto la calce…
cosa faceva la tua immagine tra i pittori dell’autunno,
davi un colore alla foglia?
Cara questa sera per la prima volta mi chiedi se ti amo,
ma il tuo cuore è troppo rosso…
siediti vicino, porterò tre sillabe per abbellire i tuoi occhi…

Massimo Pastore

Published in: on aprile 3, 2017 at 07:35  Comments (3)  

Nella mia vita segreta

forgive

Ti farò posto tra le mie gambe
il giorno che mi sarò arreso,
niente di rosso sotto il pelo della bestia
solo un maestro di solitudine
a picchiare sul ventre…

cosa ne pensi di un amore finito in lavatrice?
Le lenzuola non hanno più lo stesso profumo,
ora il sudore si mischia ad una nuova lingua
che ti circonda i capezzoli
e credo che tu muggisca muovendoti come il mare
sulla tua nuova pietra di carne…

ti spezzai il cuore perché credevo di poter trovare la parola
che mi portasse alla casa degli spiriti,
ma non si gioca con le mani di una donna
così fuori dal museo
lasciasti scritto con il tuo rossetto
-divieto di accarezzarti il capo-
e come biasimarti
dal momento che ho provato ad ucciderti
con un boccale di birra,
ma ci siamo amati e non puoi fare a meno di telefonarmi
per chiedermi dove sono finiti i tuoi figli
anche se i tuoi figli, e questo lo sai,
sono annegati nell’acqua del cesso
e tu sei più bella ancora
di quando mi guardavi con gli occhi
delle quattro stagioni…

ti farò posto tra le mie gambe,
morirò per non essermi arreso
li dove un maestro di solitudine
non troverà più ventre da picchiare…
più cuore da inquinare…
più mani da inchiodare…
ti farò posto tra le mie gambe,
stiamo ancora facendo l’amore
nella mia vita segreta…

Massimo Pastore

Published in: on marzo 3, 2017 at 06:58  Comments (2)  

La mia geografia

Taciturno
         Sterco
              Di luna…
Obbedire regredire morire.
               Dove?
dove si contano le doti…
dove arrossiscono le gote…
dove il boia è soltanto il riflesso dentro lo specchio
del profilo migliore… il sinistro credo…

E nessuno che domandi del tuo progetto:
– un giorno mi fermerò a cercare tutti i baci del mondo,
in una piazza, sui tram, nelle discariche…-

Ecco siamo giunti nel paese dove ebbe origine il padre di mio padre,
la mappa dei miei desideri è scritta sulle braccia
ed ancora inseguo la mia geografia
raccogliendo i capelli di una donna in un continente
misterioso,
un giorno intreccerò la sottile linea che separa la luna
dal mio baricentro,
e ti dirò che ti amo, probabilmente,
ma tu non farci caso,
questa è la mia geografia, soltanto la mia geografia.

Massimo Pastore

Published in: on febbraio 19, 2017 at 07:48  Comments (1)  

La tua familiarità con le finestre

Va, e nasconditi e vergognati di essere irrilevante, solo come un osso negli
obitori ti lasci guardare da occhi senza velo, occhi di vernice senza palpebre,
occhi di avorio senza ricchezza per la bigiotteria, occhi chirurgici.
Consuma il tuo ultimo brindisi alla menzogna con le labbra asciutte
va, e nasconditi e vergognati di essere irrilevante come la mossa
che la mano compie allontanando la formica da un libro di poco conto…

in qualche luogo, dietro ai nomi
degli alberi
le mie lettere cadono come foglie
ma non sono secche
rimangono verdi…
qualcuno mi ha raccolto sulla strada.

Il servizio sociale funziona come gli ingranaggi di un orologio,
il grande maestro mantiene sempre due pile di scorta nel taschino
e cosa conta se qualcuno ha una sola manica lacera e consunta
mentre l’esattore o l’assassino si versano da bere
dichiarando guerra all’unghia della mia mano che ti ha fermato
in una notte di Aprile quando volevi dimostrare al mondo
tutta la tua familiarità con le finestre…

in qualche luogo, dietro alle zampe
delle cicale
la mia voce tramonta e come il mare
ne puoi vedere la fine.

Adesso, forse, dovrei tenerti la mano,
ma dove sono finite le tue dita,
qualcuno saprà indicarmi dove hanno sepolto il tuo amore?
Scaviamo nella terra buia,
tu con i tuoi singhiozzi da cervo…
io con la mia mano di pietra.
E non siamo che una buffa commedia
recensita da vecchie puttane
decise a farci pagare il conto
con la sottigliezza delle conchiglie
sotto i piedi del gigante…
e quanta paura ancora per quella tua strana familiarità con le finestre…

Massimo Pastore

Published in: on dicembre 14, 2016 at 07:16  Lascia un commento