Lo scannatore di porci

La notte si stacca dalle foglie,
semina segni diversi come fili d’aria
sopra una tela oscura,
lo scannatore di porci
ha in sorte la sua miseria
di amare due volte la vita
lo chiamano…assassino…
ma lui, sotto le stelle
sbatte il muso sulla serranda
dell’amata, che ignora,
perché assonnata…
i colori la porpora la tempera
si mescolano in schizofrenico pianto
e vorrebbe disegnare il silenzio
mentre alla settima luna
il pataccaro crudele
gli spaccia i detriti del mare
per un crepuscolo, un altare…

Massimo Pastore

Published in: on maggio 15, 2021 at 07:09  Comments (1)  

Norme d’amore

Con un’ombra battagliera,
o un dio insanguinato
vorrei morire di parole stampate per aria
o sulle tovaglie delle osterie…

grido il tuo nome affinchè l’eco mi agiti le labbra,
potrei baciare a milioni di specchi
pensando alla tua immagine riflessa nel vetro
o scrivere lunghe lettere d’amore
nella pausa pranzo,
ma sono solo conformi norme d’amore
se non riesci a capire
che i barbari sono tali
solo perché privi di rasoio.

Massimo Pastore

Published in: on aprile 30, 2021 at 07:41  Lascia un commento  

Notte me ne fotto

C’è una bella nebbia disfatta dai lampioni…
l’autostrada è grigia,
l’auto…è blu.
Sono un pazzo bastardo bucaniere
che spezza le corde,
che puzza di porto di tavolo e stanze
ammobiliate, tende rosse su profili nani
dove i sogni hanno fatto spazio
a kilometri di profilattici
nel cassetto,
ed il mio vecchio saggio imbestialito
ripete stritolando i denti nel tabacco
la sua strofa eccellente:
“notte…me ne fotto…”
Come mi sarebbe caro apparire migliore,
ma…

chi di voi non è mai stato lungo i viali
a contrattare carne di pietra!?

Chi di voi non ha mai preso a calci in bocca
la spontaneità dell’arte!?

E ancora, chi non ha mai ferito
coscientemente una bestia un codardo una formica!?

Voglio essere una chiara velatura,
un pagliaccio armato di cometa
e con due gocce d’autore
imprimere sulla vanità delle tenebre:
notte…me ne fotto…

Massimo Pastore

Published in: on aprile 13, 2021 at 06:50  Lascia un commento  

Notte profilo di sguardi

Certe notti si beveva forte
e le stelle come candele
si consumavano
            e consumavano
lasciando tra le baracche
i profumi delle gonne,
assassini girovaghi solo mezzi poeti
come frammenti di bottiglie
abbandonati sull’asfalto
restavan là, là
ad aspettare che il sudore
come una stilla di lavanda
scendesse sulle caviglie strette
delle danzatrici,
e sentirne l’odore attraverso la birra
birra, compagna fedele
degli uomini soli, assottigliati
e se fosse nostro quel lampione
che ci spolvera i capelli
disco d’avorio di mille canzoni
e credere davvero di poterlo fare
solo un passo e lo puoi fare
labbra su labbra
mani che stringono altre spalle
ed altre spalle che svestono malinconie
storie di follie, di soldi amori persi e nostalgie…
come ti chiami!?
Non importa, questa notte…
andiamo via…

Massimo Pastore

Published in: on marzo 30, 2021 at 07:41  Lascia un commento  

Per fortuna le puttane

Per fortuna le puttane
non hanno un’idea chirurgica,
sono fatte di seni che si afflosciano
contro la risacca delle mie mani
e hanno smagliature abbondanti
come tagli che si affacciano
dall’indumento liso ed essenziale.
Questo è quello che mi piace
poi ci sono cose che van dette meglio
ma…dopotutto…e per molti secoli ancora…
per fortuna le puttane.

Massimo Pastore

Published in: on marzo 14, 2021 at 06:53  Lascia un commento  

Pessimo vino e non mi uccido

sapessi quante volte mi sono ubriacato di pessimo vino
cercando un solo motivo per superare la notte,
pezzo di cane, imbecille e stordito
appiattito su questa città di pietra
su queste mani di pietra
su queste voci di pietra…

I ragazzi non sanno più baciare
e cascano dal sonno,
chiamano straniero un tizio con due orecchie
due occhi due braccia due gambe
insomma con tutto il necessario
solo perché adopera più consonanti che vocali…

Il cantastorie ha barattato tutti i suoi sogni
per una consolle e due bodyguard gutturali,
ma sapessi quante volte mi sono ubriacato di pessimo vino
per strapparmi un sorriso dai denti,
comunque non demordo, perché conosco la follia delle civiltà,
tendo la mano…e non mi uccido…

Massimo Pastore

Published in: on marzo 1, 2021 at 06:54  Lascia un commento  

Quel cencio del matto

Quel cencio del matto
si stava facendo tardi
ed io cercavo di essere interessante…
avrei potuto uccidere un toro con la birra
o addormentare stella per stella e per lampione
tutta la notte…tutta la luna…

ma c’era questa donna colorata di cenere
e tutti i capezzoli duri,
e allora comincia a parlare dell’ardesia,
dei gatti arrampicati sui tetti
che zampettando come d’argento
la fanno suonare con grazia di bestia…
le dissi
che conoscevo una scogliera
protetta da vivide spugne di mare
di come all’ora tarda
gli innamorati la cospargono  di sale
e parlai della morte dei poeti di Spagna
parlai della bellezza della lotta armata
parlai di pragmatica  astrologia metodologia
fino a quando
quel cencio del matto
ubriaco come un cadavere
guardandomi miseramente
mi disse  
“ma glielo vuoi dire che è una bella figa”

Finita la notte mi portai a casa questa poesia e un po’ di saggezza.

Massimo Pastore

Published in: on febbraio 1, 2021 at 07:45  Comments (1)  

Ragazza

La ragazza che più mi ha reso felice
era pazza come la corrente del mare,
beveva non mangiava era strafatta di lsd
quando faceva l’amore lottava come un toro sotto il sole
e quasi sempre vinceva…
è durata 24 giorni 12 ore e 37 secondi
        di più
            saremmo morti
                                    …..
                                         Entrambi.

Massimo Pastore

Published in: on gennaio 8, 2021 at 07:23  Comments (1)  

Puttana

Quanto costa un rumore da poco,
restare appesa ad un chiodo
come un soprabito
quando una mano ti inginocchia, e ti inchioda!
Sei una favola ansimata
in un parcheggio di camion,
cammini nella notte cagnesca
sognando scarpe nuove o la tua siringa
mentre provi a disperarti nei silenzi di una cabina telefonica
quando la pioggia ti stacca
il rimmel dagli occhi…

Massimo Pastore

Published in: on dicembre 17, 2020 at 07:07  Comments (1)  

L’assistente sociale

Dovrei parlare di più, sembro così ostile…

Ma credo di non aver mai preferito la tua militanza,
l’assenza di poesia nel tinello, l’ombrello
nel porta ombrello
o i tuoi dieci comandamenti sulla barba di Marx…
DIOCRISTO!
Cosa, cosa ti turbava,
forse…passare le giornate con la testa poggiata sulla finestra
a scrivere CIAO agli aerei di passaggio
sul vetro appannato…
credo che tu cercassi altro, e sono d’accordo,
nella solitudine dei cessi sfregavo la punta del cazzo
sulle tue mutande abbandonate sul cesto dei panni sporchi,
e non ero normale neanche quando
lasciavo scritto sui tuoi fazzoletti di seta:
borghesemente, straziato…ti amo!

È stato quello che è stato,
una corda stremata
da un mare di navi…
mia dolce assistente sociale
burocratica e lunaria
io…sai…sono lo stesso morto di fame
e tremo ancora
quando tento d’amare…

Massimo Pastore

Published in: on dicembre 2, 2020 at 07:18  Lascia un commento