Vado a sud

Una stupida bottiglia di deserto,
l’ubriaco che confonde la paccottiglia per una goccia di mare,
l’assassino che non vuole lavarsi le mani sui tram all’ora di punta,
la vecchia matrona che sogna giovani tronisti da sbocchinare,
la vena che si rifugia sotto la pianta del piede
ed una banda di cani addomesticati che saltano su abbaiandomi alle ginocchia…
vado a sud! A rubare conchiglie alla luna…

Massimo Pastore

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Published in: on ottobre 11, 2018 at 06:58  Lascia un commento  

Vietato camminare sui marciapiedi

Impara a coricarti nudo, ad affacciarti alla finestra nudo
con il tuo cazzo lavorato dal vento,
distruggi gli orologi, gli orologi sanno fare solo tic tac
ed innamorati degli alberi quando il silenzio lascia alle foglie il sesso delle cicale…

i miei ricordi più belli sono di un altro pianeta
dove c’era un insegna dipinta da un cane jazzista
che diceva: vietato camminare sui marciapiedi…

ed allora mi sono coricato nudo,con un solletico
di formiche ai testicoli, e tutto
mi parlava nel cuore…

Massimo Pastore

Published in: on settembre 27, 2018 at 07:00  Lascia un commento  

Ed io vivo altrove come una luna clandestina

Io vivo altrove, dentro un foro sul muro,
in equilibrio sulla corda dei panni stesi
in esilio dai profumi delle lavandaie
ed ecco perché lascio appassire le rose,
per il mio stile il mio stile il mio stile da cigno nero
sulla moltitudine dei tram…
un letto di fortuna, una pietanza od un gesto quel che sia,
sono un gatto sporco sui perimetri della luna
che si corica sui marciapiedi della città,
non ti biasimo quando ridi, non ti odio se mi odi,
attraverso le rotaie come un gatto senza coda
il vento ha dieci corde per suonare nella notte
tutta la mia provvisorietà…
non ti biasimo se mi scansi, non ti odio perché odi,
tu hai un fucile, un bel culo, la tua utilità,
ed io vivo altrove, nell’indomani, come una luna clandestina…

Massimo Pastore

Published in: on settembre 15, 2018 at 07:21  Comments (1)  

Cristina

Dove un’onda da poco smuove timidi sassolini assopiti
in te esplode un intero mare senza fondo,
è come un labirinto di bambole stringerti la mano più forte
quando sprofondi di quel silenzio dopo una concitata recitazione…

cos’è che ti fa soffrire? Un granello di sabbia nell’occhio,
nel tuo occhio, che percepisce macigni?!

Qui finisce la terra: imperlata di lacrime scavi con le unghie nel cuore
dove il ricordo conserva un fiore per il tuo fragile corpo,
la saliva ti copre il sorriso, ma non è niente,
ti bacio sugli occhi, lo sai che crepo che rifiorisco anche io
perché conosco la morte dei pettini abbandonati sul lavandino…
e qui ricomincia la terra: la mia poesia tra i profumi e gli stracci
dei tuoi vecchi amori sopra un comodino impolverati dai se…

Massimo Pastore

Published in: on giugno 25, 2018 at 07:03  Lascia un commento  

Farfalla di un centro edile popolare (CEP)

Alle periferie del mondo, alla mia periferia,
a chi muore fisicamente e a chi muore di
disillusione.   

Hai così sofferto per l’immobilità delle stelle…

I tuoi occhi sono come due punti fermi tracciati a matita…

Sei un bottone, una cicala, un ospedale…

La lampada accende i fuochi della notte,
lattine di birra che sorridono ai pavimenti,
alle loro fughe,
mentre con un dito tracci solo i contorni di un gesto
su quella maledetta sigaretta che non smette di perdere la cenere…

ti stai cercando dentro le tasche!
Dove non ci sono che fiammiferi e scontrini scaduti…

Io ti dico-prova a correre in tondo e a far muovere le stelle-
ma tu sei già morta come una luce di scimmia e di pazzia…
posi la testa sul ventre, e mi dici: ancora…ancora…

hai così sofferto per l’immobilità delle stelle
che i tuoi occhi adesso hanno cinque punte…
resta un autoritratto, senza ali e senza vento,
di una farfalla dentro la stanza,
una farfalla, e non tremo, di periferia…

Massimo Pastore

Published in: on giugno 12, 2018 at 07:26  Comments (3)  

Il coraggio

Autocarri sordi e pesanti come vecchie puttane
lacrimavano devastando la tangenziale…
un nomade non fa mai l’autostop, ha denti d’acciaio, una moglie bambina,
44 figli nella notte turchese,
così mi raccontava la luna appoggiandosi alla mia spalla…

era febbraio quando sono venuto alla luce, cospiratore d’acquario
senza ruggine per le comete, avevo una mano per parlare alle stelle
e mia madre era un dipinto…
ogni uomo è una storia, una traccia nera, uno zingaro, un migrante…
così sono cresciuto tra i papaveri ed il cemento del ghetto popolare
con la mia storia dentro la mano di un giullare, e non odio e non amo
annuso l’aria il maestrale, m’innamoro di tutto prendo a calci il giornale,
così sono cresciuto imparando a non giudicare l’uomo che tenta di non rubare…

sapete, non ho scritto poesie per poter arrivare…qui, non c’era altro da fare,
solo un buco, la miseria, il coraggio di arrivare alla fine del mese senza gridare:
ho 4 figli cosa devo dargli da mangiare? Pietre?

Massimo Pastore

Published in: on giugno 2, 2018 at 07:01  Comments (3)  

Quando eravamo pazzi

Stretto come un cristo nel pugno di un morto
abbandono la scena, il tuo palcoscenico di delirio…
questa donna, la forma della veste sui fianchi,
questa donna di cincillà e caramelle e ricomprata
come un pezzo di osso gettato ad un cane,
questa donna…era la mia donna…la donna di tutti…

stupido come un cristo nel pugno di un morto
abbandono il tuo abbandono, ti ho vista morire sotto le stelle
contando le pecore all’azzurroblu del cielo di via martiri del turchino…

tra i tuoi mucchi di arance, di mele, di fiori di lavanda
tra i tuoi portafoto, tra i tuoi seni separati dalla mia ultima carezza,
dentro tutta la tua passione per la follia, la tua ultima ricetta di psicologia…

la mia donna era una curva…come ti amavo…immagina…

Massimo Pastore

Published in: on maggio 20, 2018 at 07:23  Lascia un commento  

Il primo poeta

A R.M.

la prossima volta che passi da casa sua
ricorda che era solo un marinaio,
che cominciò a scrivere poesie per fare un dispetto alla luce,
che non aveva un vocabolario e nemmeno una camicia
per la domenica.

Il gatto usava i suoi fogli per rifarsi le unghie
ma a lui questo non interessava,
aveva gli occhi dentro il sole e viveva nell’indomani…

la sua storia mi ricorda il suono della prima conchiglia che ho portato all’orecchio,
di mio padre che diceva: ascolta, ci sentirai il mare…

se fosse o no un poeta è ancora da decifrare,
posso solo dire che la conchiglia che lasciai sulla riva
sparì dentro un mare verticale ed ultimativo,
con la sua voce di onda in onda…

Massimo Pastore

Published in: on aprile 30, 2018 at 07:40  Comments (2)  

L’albero ed il temporale

Ecco un’altra storia da circuito alternativo, bà, si dirà così…
o forse da editori di speranza, oppure…meglio và…da tappullanti di mestiere…
piove,
la gente lascia i posti numerati
e si precipita sotto un albero,
sigarette bagnate gettate per terra, e poi ci sono gli uccelli
con i loro temi beccheggianti sui rami…
un uomo ed una donna fanno l’amore conciati sull’erba
con tutto intorno una corona di formiche a celebrare l’evento…
e c’è anche mia madre che finalmente bacia la bocca la lingua di mio padre.
I vecchi, ascoltano i bambini parlare nella loro lingua,
senza ghignare o dire: sono cose da grandi
andate a correre lontano o a cercare il cane…
le donne portano gonne chiare, fanno l’amore con chi cazzo gli pare
senza il rimorso, o l’insulto di essere chiamate puttane…
lo spettacolo comincia e non c’è nessuno, siamo tutti a cinguettare
sotto l’albero che ci ha stretti, il temporale…
il poeta, il musichiere, l’intellettuale figlio della bicamerale
rimane solo, con il suo spettacolo da celebrare,
oggi ci siamo ripresi la terra lo spazio il diritto di fare delle nostre vite
uno spettacolo geniale…

Massimo Pastore

Published in: on aprile 19, 2018 at 07:43  Lascia un commento  

Capomartire

Il sole si sta portando in giro la mia bambina, imperlata di lacrime
sulla via Capomartire, costellata e divina…

che cos’è un uomo?
-un uomo visto da quassù è due gambette che spuntano dalle spalle-

Che cos’è un bacio?
-un bacio è un frammento di elettricità-

Il sole:
quanti anni hai, e tuo padre e tua madre,
perché porti una collana di materia lunare, i tuoi occhi bambina
sorridono spesso, sono come due chicchi d’uva sulle vigne celesti,
siamo sulla via Capomartire, e tu sei imperlata di lacrime
come una costellazione ignota e divina…

la bambina:
piango per il mio amore, simile a tutti gli amori,
tu mi chiedi di attraversare i tuoi raggi, di tenerti per mano,
ma quando andrai a spegnerti nell’orizzonte dei pesci
annegheremo risoluti e ultimativi,
tu, implorando alla luna, io intrecciando corone di lana al mio amore.

Sulla via Capomartire non ci sono generali, solo due amori
di chi muore nei giorni tutti uguali.

Massimo Pastore

Published in: on aprile 6, 2018 at 07:02  Comments (1)