Io e te…

Io e te…
persi in un mondo troppo distante
fatto di suoni e pensieri diversi,
dove i sentimenti si perdono tra nebbie
che avvolgono fin nel profondo
anche il più rumoroso silenzio.

Io e te…
tra falsità e maldicenze,
solitudini ricercate e volute
espresse con parole ingannatrici
ad emulare il canto delle sirene
tra immagini che scorrono lente.

Io…
per giorni e notti alla ricerca
di colori sbiaditi tra la malinconia
che costella di frammenti la vita,
come sabbia che scorre in una clessidra
per ricordarmi che il tempo non lo vivrò con te…

Patrizia Mezzogori

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Notturno

NOCTURNO

Los que auscultasteis el corazón de la noche,
los que por el insomnio tenaz habéis oído
el cerrar de una puerta, el resonar de un coche
lejano, un eco vago, un ligero ruido…

En los instantes del silencio misterioso,
cuando surgen de su prisión los olvidados,
en la hora de los muertos, en la hora del reposo,
¡sabréis leer estos versos de amargor impregnados!…

Como en un vaso vierto en ellos mis dolores
de lejanos recuerdos y desgracias funestas,
y las tristes nostalgias de mi alma, ebria de flores,
y el duelo de mi corazón, triste de fiestas.

Y el pesar de no ser lo que yo hubiera sido,
y la pérdida del reino que estaba para mí,
el pensar que un instante pude no haber nacido,
¡y el sueño que es mi vida desde que yo nací!

Todo esto viene en medio del silencio profundo
en que la noche envuelve la terrena ilusión,
y siento como un eco del corazón del mundo
que penetra y conmueve mi propio corazón.

§

Voi che avete auscultato il cuore della notte,
voi che nell’ostinata insonnia avete udito
un chiudersi di porte,  il rumore di vetture
lontane, un’eco vaga, un leggero fruscio…

In quegli istanti di silenzio misterioso
quando sorgon dal loro carcere gli obliati,
nell’ora dei defunti, nell’ora del riposo,
leggerete i miei versi d’amarezza impregnati.

Come in un vetro io verso in essi i miei dolori,
i remoti ricordi, le disgrazie funeste,
le meste nostalgie dell’anima inebriata,
la pena del mio cuore, triste in mezzo alle feste.

Dolore di non essere quello che avrei potuto,
perdita del reame per il quale ero nato,
pensiero che un istante decise la mia vita,
sogno ch’è l’esistenza da quando sono stato!

Tutto mi giunge in mezzo al silenzio profondo
in cui la notte avvolge la terrena illusione
e sento come un’eco del gran cuore del mondo
che penetra e commuove il mio cuore in ascolto.

RUBÉN DARIO

Amnesia

( ho visto, ho udito, ho trovato )

In un mondo che è cambiato
poi mi sono ritrovato
a scoprir chi mai io ero
senza il peso del pensiero.

Ecco qua quel che mi resta
della notte la tempesta
e il fulmine cascare
e il tuono poi arrivare
e il vento sollevarsi
e l’albero spogliarsi
e dell’alba la sua aurora
e una vecchia tutta sola
e le nuvole nel cielo
e dell’anima il disgelo
e una mano sulla spalla
che ti fa tornare a galla
un sorriso regalato
che non ho
poi ricambiato
camminar
e ritrovar poi la fede
quella cui
a un Dio si crede
riscoprir l’odor del pane
e le mani tesser lane
contadini trebbiare il grano
e una penna nella mano
dei bambini in girotondo
che cambiar possono il mondo
e un vecchio tra i rifiuti
nella fame Dio l’aiuti
una rosa calpestata
che qualcuno l’ha gettata
quando dormon tutti quanti
nella notte siamo in tanti
camminare a piedi nudi
il sudore sulla fronte
e dei piedi le mie impronte
una spada di cartone
e di un bimbo l’emozione

e l’amor e la sua pazzia
e del mondo la follia
e gli sguardi sconosciuti
e il mondo e i suoi rifiuti
lavorare venti ore
sentir batter forte il cuore
dagli sbagli poi imparare
che l’immenso è del mare

e la pace che è su un monte
nel silenzio che ho di fronte
e una lacrima che scende
chi alla vita non si arrende
e in un letto di ospedale
quella forza di lottare
di chi soffre e poi sta male
e all’ospizio della gente
che ha qualcun non serve a niente

e se senti un tuffo al cuore
quello li è il vero amore
e dell’anima il lamento
e del cuore il suo tormento
e se poi non sei ricambiato
conta quello che hai provato
e la gente che correva
dietro cosa non sapeva
un’amica che soffriva
e luna che spariva

ho sentito poi parole
spaccar pietra intorno al cuore
colorare con le dita
che comunque questa è vita
che gli sbagli tutto in fondo
li fan tutti in questo mondo

e se non siamo tutti uguali
se cerchiamo abbiamo l’ali
io ho trovato il mio cammino
se mi incontri sarà il destino
ecco qua quel che ricordo
caso mai poi me lo scordo

Pierluigi Ciolini

Addio

Una stazione grigia, noi silenziosi,
come il tempo avesse rubato le parole.
La passione, che ci ha coinvolto, si sta trasformando
in dolore per l’abbandono.
Si rompe il silenzio con le tue parole,
le sussurri piano, quasi temessi che qualcuno te le portasse via.
Ti lascio una parte della mia vita, per quanto poco sia,
l’abbiamo vissuta assieme, ti appartiene.
Quegli attimi rubati dalla vita quotidiana erano per noi importanti,
intensi, non servivano le parole, i baci, le carezze, parlavano il linguaggio
dell’amore, un amore travolgente, il ricordo di esso mi fa arrossire,
non mi pento, ho preso dalla vita ciò che essa mi ha offerto.
Seduto sul treno, guardavi fuori dal finestrino,
il tuo sguardo spaziava nel paesaggio, eri già lontano,
tu per la tua strada io per la mia.

Gianna Faraon

Notte giovane

Rapito dal silenzio
vagavo tra le stelle
nella notte bruna.
Dormiva il paese
disteso sul colle,
le fioche luci
proiettavano sogni
sullo schermo del cielo.
Sognavo giovane
affacciato alla finestra
al fresco respiro
della brezza notturna
il mio futuro
nel silenzio luminoso
delle stelle lontane
e della confidente luna.  

Nino Silenzi

Published in: on giugno 27, 2012 at 07:13  Comments (6)  
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Boato di silenzio (Alla donna sola)

Ti offro il mondo in una semplice rosa
profuma d’intensità racchiusa
come il mio eros,
è un esplicito sos
che non posso mandarti
in un anonimo sms,
se ne andrebbe il mio futuro
rapito dall’audace risposta.
Ti offro il mondo
nel mio corpo devastato
dalle lusinghe dell’attesa,
ti offro tutto
ma in cambio non ho niente
solo orgasmo solitario e prolungato,
solo un misero boato di silenzio.

Roberta Bagnoli

Published in: on giugno 22, 2012 at 07:17  Comments (6)  
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Dimmi ti amo

 
 
Dimmi ti amo,
io che quasi non so più dirlo.
 
Dimmi ti amo,
perché questa casa, per una volta,
non me lo ricorda
 
perché l’ultimo tramonto
sembra un viaggio narrato
 
perchè “ti amo”
è qualcosa di immenso
in questo silenzio
che vibra così
 
dimmi ti amo
e giuro
che avrò contato piano
tutte le rondini

Antonio Blunda

Published in: on giugno 15, 2012 at 07:27  Comments (7)  
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Quando forti e diritte le nostre anime

When our two souls stand up erect and strong,
Face to face, silent, drawing nigh and nigher,
Until the lengthening wings break into fire
At either curved point,–what bitter wrong
Can the earth do to us, that we should not long
Be here contented? Think! In mounting higher,
The angels would press on us and aspire
To drop some golden orb of perfect song
Into our deep, dear silence. Let us stay
Rather on earth, Beloved,–where the unfit
Contrarious moods of men recoil away
And isolate pure spirits, and permit
A place to stand and love in for a day,
With darkness and the death-hour rounding it.

§

Quando forti e diritte le nostre anime
si stringono in silenzio sempre più vicine,
finché le punte ricurve delle loro ali
aperte prendono fuoco, quale amaro
torto può farci la terra per impedirci
d’essere a lungo felici? Pensa! Mentre
saliamo in alto, gli angeli, incalzandoci,
sfere d’oro di canto perfetto vorrebbero
far cadere nel nostro profondo e caro
silenzio. Ma, amore, restiamo sulla terra
dove l’avverso, indegno umore degli umani
fugge gli spiriti puri, li isola e consente
un luogo dove stare, amare per un giorno,
con l’ombra e l’ora della morte intorno.

ELIZABETH BARRETT BROWNING

(Sonnet XXII)

Amore senza età

Se questo amore non conosce età,
io giocherò con te la mia partita.
Sul tavolo verde della tua giovinezza,
punterò tutto il mio passato di uomo,
il mio quieto e noioso presente.
Sarai il mio dubbio e la mia certezza
dopo il tempo del dolore e del silenzio.
Sarò il tuo capriccio di un momento
fatto di voglia di essere amata fino
a quando il vero amore ti cercherà.
Per te risveglierò quell’amore che
per troppo tempo ho dimenticato
pensando che il suo tempo fosse finito.
Sarai il mio immenso dolore urlato
quando il tempo dell’illusione finirà
e di te sentirò il profumo su un cuscino
che stringerò a me senza odiarti.
Sarai, se vuoi, il sole dei miei giorni nuovi,
quello che quando su di me tramonterà
mi consegnerà alla notte dei rimpianti.
La prima alba dopo di te non mi troverà
ad aspettarla sperando di trovarti accanto.
Tornerò nel crepuscolo lento dell’età mia
conservando il tuo breve e caldo raggio
che avrà dato vita al nostro tempo breve,
alla mia dannata e voluta illusione.

Claudio Pompi

Sopra il mare, crudo e piatto

Sopra il mare, crudo, e piatto,
che si lascia cavalcare tra quel beccheggiar di sponde,
la lampara scruta il buio
nelle ore solitarie della pesca speranzosa,
sopra il mare, tutto nudo, che è vestito solo d’aria.
Di speranza rivestito,
sta a vogare il pescatore:
voga e spera di riempire
col raccolto, la paranza, da portare
fino a riva per pagarsi la fatica,
nella sera che era rosa, e ora è tutta scolorata,
come il cielo, tale, il mare: scuri, calmi, silenziosi.
Un leggero sciabordio fa il duetto col silenzio:
vien tirata su la rete, e la sorpresa
non la smette di guizzar per l’inatteso
…rapimento…Ché si voglion liberare
tutti i pesci e rituffarsi dentro il regno dove regna
quel rumore sconosciuto del silenzio senza fine,
finché è almeno in dormiveglia
tanta immensità di pace.

Si ribellano in silenzio…
senza chiasso…senza ascolto…

Poi, col mare sonnolento,
anche il cielo si risveglia:
piano, piano torna il rosa
sotto il cielo e dentro il mare,
dove tutto è già di nuovo
pace tutta silenziosa.

La lampara, ecco che torna:
s’improfuma la banchina
dove aspetta già la gente…
mentre al sole il ciel s’inchina…

Armando Bettozzi