Resti…

Resti
 
Corpi informi
raccapriccianti, scomposti
in ombre d’enormi vuoti,
figli spuri d’orrore e di bellezza.
Precarie fragilità
fissate nell’ultimo istante
su sentieri di guerra,
in asettica corsia,
o lungo i lati d’una via…
Statici testimoni
di una nuova libertà
a volte ricomposti,
esangui,  senz’anima.

Alberto Baroni

Published in: on ottobre 1, 2014 at 07:34  Comments (7)  

Hai sentito tu

Hai sentito tu
 
Hai sentito tu
 
Certo un po’ invadente
quella voce nella testa
 
Hai sentito tu
udire quel che l’illusione
alquanto che normale
 
ha scelto un atmosfera
per essere felice
 
Forse è l’emozione
che non l’hai incontrata prima
di guardare nello specchio
e
non essere più triste

Pierluigi Ciolini

Published in: on ottobre 1, 2014 at 07:23  Comments (4)  

Primavera è lontana

 
Sul letto di foglie di quercia
ho disteso ricordi
spalmato i miei errori
e pianto lacrime tardive.
 
Nell’aria si spandeva
odore di legna
mentre la mia coscienza
si avvolgeva col cilicio.
 
Al sole di gennaio
la patina solidificava
sul ghiaccio ho inciso un cuore
il mio.
Primavera è lontana.

Sandro Orlandi

Published in: on ottobre 1, 2014 at 07:14  Comments (6)  

Viaggio a Montevideo

Montevideo

Io vidi dal ponte della nave
I colli di Spagna
Svanire, nel verde
Dentro il crepuscolo d’oro la bruna terra celando
Come una melodia:
D’ignota scena fanciulla sola
Come una melodia
Blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola…
Illanguidiva la sera celeste sul mare:
Pure i dorati silenzii ad ora ad ora dell’ale
Varcaron lentamente in un azzurreggiare:…
Lontani tinti dei varii colori
Dai più lontani silenzi!
Ne la celeste sera varcaron gli uccelli d’oro: la nave
Già cieca varcando battendo la tenebra
Coi nostri naufraghi cuori
Battendo la tenebra l’ale celeste sul mare.
Ma un giorno
Salirono sopra la nave le gravi matrone di Spagna
Da gli occhi torbidi e angelici
Dai seni gravidi di vertigine. Quando
In una baia profonda di un’isola equatoriale
In una baia tranquilla e profonda assai più del cielo notturno
Noi vedemmo sorgere nella luce incantata
Una bianca città addormentata
Ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti
Nel soffio torbido dell’equatore: finchè
Dopo molte grida e molte ombre di un paese ignoto,
Dopo molto cigolìo di catene e molto acceso fervore
Noi lasciammo la città equatoriale
Verso l’inquieto mare notturno.
Andavamo andavamo, per giorni e per giorni: le navi
Gravi di vele molli di caldi soffi incontro passavano lente:
Sì presso di sul cassero a noi ne appariva bronzina
Una fanciulla della razza nuova,
Occhi lucenti e le vesti al vento! ed ecco:
selvaggia a la fine di un giorno che apparve
La riva selvaggia sopra la sconfinata marina:
E vidi come cavalle
Vertiginose che si scioglievano le dune
Verso la prateria senza fine
Deserta senza le case umane
E noi volgemmo fuggendo le dune che apparve
Su un mare giallo de la portentosa dovizia del fiume,
Del continente nuovo la capitale marina.
Limpido fresco ed elettrico era il lume
Della sera e là le alte case parevan deserte
Laggiù sul mar del pirata
De la città abbandonata
Tra il mare giallo e le dune. . . . . . . . . . . . . . . . .

DINO CAMPANA

Published in: on ottobre 1, 2014 at 07:02  Comments (3)  

Ho sognato che sognavo

 
Ho sognato che sognavo
di mettermi in cammino all’alba
‘sì da rinascer nuovo, nuovo
come il giorno che mi accompagnava
fino al raggiungimento della meta.
 
Indossavo una tuta così azzurra
da ingannare il cielo che s’apriva
e bianca mi ero io tinta la barba
per meglio trapassar le nuvole.
 
Portavo con me alcuni ricordi,
di certo quelli che non moriranno,
ad esempio il peso lieve della vita
o il colore del mare, già di per sé immortale.
 
Lungo il tragitto, nell’aria nuova,
i miei amori mi tenevano sveglio,
ammesso che potessi addormentarmi
nell’inseguire le tre fasi del tempo.
 
Rividi infatti tutto il mio passato,
quasi a me accucciato per una carezza,
ed il presente che mi confondeva
per via del fatto d’esser già futuro.
 
Giunto alla fine al lembo estremo,
là dove a balbettare incominciavo,
volsi lo sguardo al punto di partenza
ma… avevo un piede nell’eternità.

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 1, 2014 at 06:54  Comments (3)  

Settimana di ferragosto

 
Settimana di ferragosto
con le città disabitate
e le strade pronte solo per il ritorno.
Dal finestrino dell’auto,uno sguardo al mare
con te che ti annoi,
che giri la faccia per evitare parole,
proprio tu che hai voluto macerare i piedi
in questa tavolozza azzurra.
Settimana di ferragosto
che inonda la casa di troppo silenzio,
di calore afoso.
Terminerà anche questa settimana,
senza far rumore,
si succederanno il resto dei giorni agostani
e tutta l’estate,
sino a giungere ai bordi dell’autunno.
 
Tempo di eternità palpabile,
di giorni lunghi,
tempo anonimo che spoglia quelli
del lungo filare.

Maria Rosaria Rozera

Published in: on settembre 30, 2014 at 07:40  Comments (6)  

Haiku 1

Colate di luce
Lunare
Mutan selci
In argento

Danila Oppio

Published in: on settembre 30, 2014 at 07:30  Comments (11)  

Mal d’amore

 
L’amore
ha occhi per vedere
più a fondo
di apparenze
ma manca di pensieri,
dona il controllo al cuore
coi palpiti,
Il processo
penetra il mare,
non si ferma a guardare
le stelle marine e i coralli,
nuota tra posidonia
tasta con mani nude
specie celate incognite
col rischio di morsi
e di spine.
Si lascia toccare
da spunti sottili
goccia a goccia
stillando dolcezze,
Un qualche sole acceso
tende a svegliare palpiti corrosi
come pensieri alieni
conduce mal d’amore.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on settembre 30, 2014 at 07:13  Comments (7)  

Doveva essere una merendina nel bosco in compagnia

 
Forzato
perché dietro, non devi.
 
Sul monte che pare non smetta mai di salire
in cima sull’ultimo dosso
nell’infinito sospeso lo sguardo si perde,
si dissolve ogni pensiero
dove vertigini osano l’immensità dell’incerto.
 
Ultimo,
e le gambe tremano.
 
Penso sia, solo la fame.

Giampietro Calotti C.

Published in: on settembre 30, 2014 at 07:08  Comments (7)  

La fine del giorno

LA FIN DE LA JOURNÉE

Sous une lumière blafarde
Court, danse et se tord sans raison
La Vie, impudente et criarde.
Aussi, sitôt qu’à l’horizon

La nuit voluptueuse monte,
Apaisant tout, même la faim,
Effaçant tout, même la honte,
Le Poète se dit: «Enfin!

Mon esprit, comme mes vertèbres,
Invoque ardemment le repos;
Le coeur plein de songes funèbres,

Je vais me coucher sur le dos
Et me rouler dans vos rideaux,
Ô rafraîchissantes ténèbres!»

§

Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s’innalza

voluttuosa la notte all’orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
“Eccoti, alfine!” mormora il poeta.

“Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null’altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,

vo’ stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!”

CHARLES BAUDELAIRE

Published in: on settembre 30, 2014 at 06:52  Comments (3)  
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