Dubbi

 
dubbi
– soltanto per amore -
sentenze amare
aspre gelosie
in un giro di luce e d’ombra
si nascondono
esplodono
ancora una volta il vecchio problema!
la risposta giustifica il tempo
che spinge a fatica
le lancette dell’amore.
 
(continua)

Giovanni De Simone

Published in: on ottobre 20, 2014 at 07:44  Comments (1)  

Rime scarse

 
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
   di quei sospiri ond’io nutriva ‘l core
   in sul mio primo giovanile errore,
   quand’era in parte altr’uom da quel ch’ì sono,
Del vario stile in ch’io piango e ragiono
   fra le vane speranze e ‘l van dolore,
   ove sia chi per prova intenda amore,
   spero trovar pietà, non che perdòno.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
   favola fui gran tempo, onde sovente
   di me medesimo meco mi vergogno;
E del mio vaneggiar vergogna è ‘l frutto,
   e ‘l pentirsi, e ‘l conoscer chiaramente
   che quanto piace al mondo è breve sogno.
 
                                           dalle “rime sparse”
                                           in vita di madonna Laura
                                          Francesco Petrarca
 

§

 
Trecento saturo di rime d’amore!
Chi son questi poeti innamorati?
Una bella combriccola di amici
bravi, per carità, ma un po’ sonati!
 
Amar soffrendo a me pare sia
di loro vita la filosofia
poiché non ce n’è uno, l’ho appurato
che ami felicemente ricambiato.
 
In primis Dante, a vita tormentato
dalla divina, gelida Beatrice
e poi c’è Lapo che schiavo si dice
d’amor per Lagia, che appena lo ha guardato.
 
Il Cavalcanti poi che ci ha cantato
di Monna Vanna la beltà e virtute
pare godesse di poca salute
e all’altro mondo presto se n’è andato.
 
Dopo loro c’è Cecco che il creato
con acqua e foco distrugger vorrebbe
e a sentir tanta rabbia si direbbe
che qualche donna l’abbia buggerato.
 
Quindi Petrarca anch’esso cotto arrosto
di una tal Laura, creatura celeste
che oltre a non averlo corrisposto
gli ha fatto il torto di morir di peste.
 
Insomma questo secolo fecondo
di rime sparse traboccanti amore
deve il successo a chi toccò lo fondo
traendo voluttà pur nel dolore.

Viviana Santandrea

Published in: on ottobre 20, 2014 at 07:23  Comments (7)  

Racconti

 

L’incontro  (di Giancarlo Giudice – tecnica mista su tela)

 
I
Sedevo accanto a una nonna col nipote.
Lui faceva i compiti per la scuola e chiedeva
alla nonna di aiutarlo. A parole sue, lei cercò di spiegare
il funzionamento del frigorifero, sostenendo
che avrebbe fatto il botto una volta rotto.
Il nipote trascrisse ogni cosa.
A sera lesse le parole
e risero anche i cugini.
II
Sedevo di fronte a un cameriere di trent’anni
che lavorava nella villa da dieci anni.
Quel pomeriggio ebbe un collasso per stress.
Dormendo – nell’angolo tra le sedie accatastate
sbadigliò nel sonno.
E mentre i camerieri apparecchiavano
ce n’era sempre qualcuno che sghignazzava.
III
Sedevo con la fidanzata davanti al paesaggio.
Arrivò una seicento guidata da una ragazza – al suo
fianco c’era il fidanzato. Lui cominciò a picchiarla
sulla testa con la manona. Lei abbassando il viso
piangeva.
IV
Sedevo sulla panchina; di fronte c’era
una bambina che mescolava – con un bastone
un miscuglio schifoso in un pentolino:
dentro galleggiava – tra l’erbaccia e l’acqua
salata – un colombo ancora vivo.
V
Sedevo infine nella sala d’aspetto della
stazione. Entrarono dei ragazzi
che chiamarono pazza una barbona.
Lei pianse sul petto – erano elettrici i capelli
e rosa la nuca. Poi la urtarono con calci
e schiaffi. E compresi che erano barboni
venuti per trascorrere la notte.
Post-scriptum:
chissà perché
tra simili
mai ci sarà
solidarietà.

Giancarlo Giudice

Published in: on ottobre 20, 2014 at 07:16  Comments (2)  

Un viaggio insieme (Ma il vero viaggio siamo noi)

Un viaggio insieme
verso i giardini odorosi di tiglio
dove l’ombra contava i passi
e le rose innalzavano canti profani al cielo.
Nell’aria la poesia delle foglie rosse
l’odore del caffè dalle finestre
i muri stanchi di raccontare
croste di mattoni e memorie di vita.
Un viaggio insieme
un libro sotto il braccio
le scarpe impolverate di ricordi
le guglie azzurre sulla città aperta.
Un viaggio insieme
una Madonna bianca in cima alla collina
lo specchio del sole nel tremolio del vento
una lacrima ferma all’angolo del cuore.

astrofelia franca donà

Published in: on ottobre 20, 2014 at 07:06  Comments (4)  

La luce dello sconforto

LA LUZ DEL DESALIENTO

Qué mudo y cansado voy.
Cansado y solo. Despierto
de la tierra, y la humedad,
hoy me atormenta los dedos.
De lo que antes era yo,
no me queda ni recuerdo.
Por eso no he de soñar
en suave claror de espejos,
en voltear la cruz del sur
ni en regresar del invierno.
Aquí murió mi canción,
dando sus caras al viento,
como nadie la iba a ver
emprendió su vuelo lejos.
Ave de rara inquietud,
encontró sólo silencio.

§

Silenzioso e stanco vado.
Stanco e solo. Mi risveglio
dalla terra, e l’umidità,
oggi mi attanaglia le dita.
Di quello che ero prima,
non mi restano che ricordi.
Perciò non devo sognare
soavi bagliori di specchi,
il capovolgersi delle stelle
o il ritorno dell’inverno.
Qui morì la mia canzone,
offrendo il suo volto al vento,
poiché nessuno l’avrebbe vista
intraprese lontano il suo volo.
Uccello di rara inquietudine,
trovò solo silenzio.

ADALBERTO ORTIZ QUIÑONEZ

Published in: on ottobre 20, 2014 at 06:55  Comments (1)  

La mano della poesia

Castagna in mano

mi sveglio la mattina e
guardo la realtà con una spietata
lucidità mi si apre
il ventaglio delle difficoltà

diverso invece
il mondo da qua
dove fra prati
ondulati il sole gioca e
distende il suo calore
dolce d’autunno
inventa luci e ombre, carezza
il bordo del bosco e asciuga
sull’erba la guazza

i grilli canterini mischiano
i loro suoni al fogliame che
freme, qua e là margherite
ricordi di estate sotto una luce
più mite, il cielo ha un blu
più leggero che sfoca
in azzurro mentre il bianco
di cirri che corrono
compone e scompone figure
cui la fantasia non basta

qualche suono
secco ogni tanto
di foglia che cade e spezza
il sogno che sia
ancora estate
sai che non è più vacanza
e hai voglia di un camino
di qualcuno vicino

mentre l’autunno avanza
e scalda gentile
senza violenza

non ha strappi questo tempo, non ha
scarti improvvisi
ma ti avvolge ti ingloba
in una malinconia leggera
che mischia ad una pacata
appagata rassegnata
c o n s a p e v o l e z z a
piena di un umore ambrato
di un calore dolce

e morbido come il gusto
rotondo della castagna come
la pioggia che bagna
il terreno e l’anima

ma questo era ieri
quando
sola piangevi
te stessa e il mondo

oggi è tempo di
vivere condividere
è tempo di avere
una mano da stringere
da tenere mentre
tutto scivola via
 
chissà…sarà la mano della poesia?

azzurrabianca

Published in: on ottobre 19, 2014 at 07:46  Comments (5)  

Avversato amore (ballata)

Avversato amore
.
Bruciati dall’amore
fra intense stelle si perdevan l’ore.     
         
‘Sì tanto il tuo disio
traluceva dagli occhi tuoi superbi,
che perso il timor mio
l’istinto avvolse i nostri corpi acerbi;
fu amore senza verbi,
danzavano le mani nell’ardore.         
 
Eran dolcezze vere
e il desiderio di proibita essenza                                                                        
lussureggiò le sere.     
Ma fede in Dio carente di clemenza
ci sparse d’indecenza,
che presto spense il fuoco nell’algore.
 
Nel cuore ancora vive son quell’ore
del primo e mai dimenticato amore.    

Alberto Baroni

Published in: on ottobre 19, 2014 at 07:39  Comments (8)  

Cuore di vetro

Continui a giocare con le parole,
crudelmente incidi sulla pelle
pensieri e giudizi
che non capisco
indeterminati,
ambigui.
Giochi con le parole,
come sempre,
e non capisci che la mia vita,
oh la mia povera vita,
è arrivata alla fine del sentiero.
Al di là vi è il baratro,
il silenzio della notte,
la pace che disperatamente ho sempre cercato.
Avete giocato tutti con la mia vita,
avete sfruttato i miei sentimenti,
illuso i miei sogni,
usato parole dolci per ingannarmi,
per attrarmi con l’inganno
come i falsi richiami dei cacciatori
per attirare le allodole
e catturare la loro anima.
Ed io ci sono cascato
ho risposto al richiamo
ed i vostri fucili hanno spezzato il mio cuore.
Ferito ho riparato sugli alberi,
abbracciato dalle foglie che mi hanno nascosto,
ho sperato che il tempo si fermasse
che il sangue smettesse di scorrere.
Ma ormai è tardi:
le mie ferite sanguinano sempre più,
la vita se ne va ed un altr’anno è passato
senza neppure un tuo sorriso.
Io penso di essere forte,
supero da solo tutte le difficoltà,
sopravvivo anche senza una parola amica,
senza più la sua voce che mi sussurra:”T’amo”!
Ma il mio cuore è di vetro,
ormai,
basta un alito di vento
e si frantumerà a pezzetti.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on ottobre 19, 2014 at 06:57  Comments (2)  

Nell’animo

Nell’animo
di chi resta
di chi viaggia
di chi sogna
di chi non c’è
di chi non spera
di chi s’aggrappa
di chi non si rassegna
di chi crede

rinasce un fermento
in un’alba invernale
che forte richiama
lo sguardo
di chi, incantato
ferma il sentimento

Maristella Angeli

Published in: on ottobre 19, 2014 at 06:54  Comments (3)  

Sereno d’autunno

Non ricordavo un ottobre
così a lungo sereno,
la terra arata
pronta per la semina,
spartita da viti rossastre
molli come ghirlande

ATTILIO BERTOLUCCI

Published in: on ottobre 19, 2014 at 06:50  Comments (5)  
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