
PIERO DI BENEDETTO DE’ FRANCESCHI (PIERO DELLA FRANCESCA) - 1472
Mi sento prosciugata di tutto
anche della parola in questo tempo di sgomento
in questo paese usurato dalla politica
regno sotto cieli vuoti
tutto tace tutto fermo
neanche le dune del deserto al vento mutano
Un fiume dove non scorre più acqua
le pietre ne sono la traccia
arse, sbiancate, spaccate dal sole cocente
attorno gente come oleandro
che del bel fiore si fa scudo persistono
mentre gli infidi approfittano ancora
delle calde pietre.

È l’aria del mattino che cerco
quei frammenti,
di Luna adoperata dai prosatori e i folli.
La stessa che ti ha messo la cipria sul costato
la scritta sulle carte dei bombi.
O dentro ai fiori
di quelli che per dunque arrivare alle tue cosce
si fermano a un parcheggio di fronte a lungomare.
Cominciano col dirti che tanto hanno sofferto
e che gli viene sempre da piangere a guardarla
come si posa a pelo dell’acqua.
Quella gialla
che tanto mi somiglia alla faccia quando ho sonno.
La stessa che in bolletta mi mendica un bicchiere
un cognacchino dopo aver vomitato stelle.
La Luna degli idioti che pensano sia fredda
disabitata dai calamari, un po’ sciacquetta
col culo rinsecchito e nascosto. Quella opale.
La tanto decantata nei dischi, la Pink Floyd.
Spaghetti aglio e olio sul molo a Filicudi.
Quella dei raggi cosmici, delle partite a dadi
dei russi e americani a strappargli peli e applausi.
Quella dei minatori che vogliono mangiarla
tenerla in tasca e farci due tiri.
Quella cieca, ancora dolorante del missile
straziata, seccata come un vecchio limone dagli amanti.
Voltata, quando in Terra si fa la guerra sempre.
La stessa Luna mantide e schiava, l’alabarda
Fata Morgana o solo puttana.
Quella mezza, tirata con la pietra sul filo della lama.
Quella bendata in giochi d’amore, la legata
la madre che ha inventato i tuoi reggicalze, e il parto.
Il vino buono solo se lo carezzi piano.
Ma tu
tu che canti agli dei
hai mai visto un sogno
.
e tu
tu che scrivi a Dio
ti sei mai chiesto
se fosti pio
.
e la pecunia l’hai mai presa
con il conto della spesa
o hai pagato
per veder la sorpresa
.
ritornano
senza essere chiamati
gl’incubi del perduto
mai vissuto
.
alla fine sempre il conto
dovrai pagare
saranno pezzi del tuo sentito
a saldare il consumato
Fa niente se la notte è stata lunga,
se l’afa ha seccato la linfa vitale
di quei sogni ch’avrei voluto fare.
Nessun bosco teatro di magie,
assenti le mie fate canta fiabe
o lampi di mare a strozzare il buio.
Non una madre da saldare al petto,
né fratelli da poter rivedere
o il viso mai smarrito dell’amore.
Poi, finalmente il nero s’è stancato
di dominare me e i miei capricci
Lei, infatti, puntuale è arrivata…
Mi tuffo nell’alba che mi è fedele.
Di là, oltre l’antenna, è gioco di luci.
Mi immergo nel fondale dei sorrisi
per andare risoluto a stanare
quella serenità che si rinnova
agli occhi spalancati sulla vita.
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Dopo una notte di dubbi
in questo balbettio fragile
di un’alba ancora neonata
Ti trovo mio Signore
nella sofferenza muta
di chi a Tua immagine
del dolore accettato
fa dono d’amore.
E le ultime stelle sorridono
a questo nuovo soffio di vita.
Elide Colombo
son quelli che
prendono il petto
dinnanzi
alla merce scaduta
che s’inventa il nuovo
sfracellando l’antico
che copre misfatti
con bugie dissennate
che apre usci
solo al denaro
e al potere
che mangia
e gonfia senza pudori.
.
Non son tremiti
al petto
che sentiamo
ma nausea
diffusa d’olezzo
putrefatto
e riflusso
acido e insonne.
.
I tremiti del cuore
torneranno
sotto forma
di rondini
in via di fuga.

EL CORAZÒN DEL HOMBRE IMAGINARIO
El hombre imaginario
vive en una mansión imaginaria
rodeada de árboles imaginarios
a la orilla de un río imaginario
De los muros que son imaginarios
penden antiguos cuadros imaginarios
irreparables grietas imaginarias
que representan hechos imaginarios
ocurridos en mundos imaginarios
en lugares y tiempos imaginarios
Todas las tardes tardes imaginarias
sube las escaleras imaginarias
y se asoma al balcón imaginario
a mirar el paisaje imaginario
que consiste en un valle imaginario
circundado de cerros imaginarios
Sombras imaginarias
vienen por el camino imaginario
entonando canciones imaginarias
a la muerte del sol imaginario
Y en las noches de luna imaginaria
sueña con la mujer imaginaria
que le brindó su amor imaginario
vuelve a sentir ese mismo dolor
ese mismo placer imaginario
y vuelve a palpitar
el corazón del hombre imaginario.
§
L’uomo immaginario
vive in una magione immaginaria
circondata da alberi immaginari
sulla riva di un fiume immaginario
Dai muri che sono immaginari
pendono antichi quadri immaginari
irreparabili fessure immaginarie
che rappresentano fatti immaginari
accaduti in mondi immaginari
in luoghi e tempi immaginari
Tutte le sere immaginarie
sale le scale immaginarie
è si affaccia al balcone immaginario
a guardare il paesaggio immaginario
fatto di una valle immaginaria
circondata da colline immaginarie
Ombre immaginarie
vengono per la strada immaginaria
intonando canzoni immaginarie
alla morte del sole immaginario
E nelle notti di luna immaginaria
sogna con la donna immaginaria
che gli offrì il suo amore immaginario
torna a sentire quello stesso dolore
quello stesso piacere immaginario
e torna a palpitare
il cuore dell’uomo immaginario.
NICANOR PARRA

Giunge in punta di piedi
in questa presenza senza luogo,
porta la voce del tempo
che scandisce le ore,
cementa il muro maestro della guardina.
Mi siede accanto,
vorrebbe parlarmi
ma le mie parole sono morte sulle labbra
e lontano è il loro tempo del baratto.
Qualche volta,
solo qualche volta,
nasconde nel cavo delle mani
un minuscolo lume di candela
e tenta di convincermi
che quel filo di luce
ha nome speranza,
prezioso unguento per le nostre ferite.
Maria Rosaria Rozera