…La distanza più lunga.

Il cielo più sereno
non è quel cielo terso
freschissimo d’aprile,
ma quello assai diverso,
quello che ti consola
quando la sofferenza
straripa dai confini
della sua sentenza.

La montagna più alta
non è quella che credi:
è quella che sconfiggi
il giorno che tu ridi,
e
non è quel cupo abisso
il mare più profondo
ma è l’agape quieto
che fa luce nel fondo,
perché
la distanza più lunga,
me
l’ hai detto tu, Signore,
è quella che intercorre
tra la saliva e il cuore.

Silvano Conti

Pubblicato in:  on febbraio 9, 2010 at 07:34 Commenti (3)
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Vita

Più di quanto io stesso pensassi
sono attaccato alla vita.
Impetuosi fuggono i giorni
rare restano le speranze.
I sogni chiudono gli occhi:
rimane aperta una finestra
al tramonto.
Non ancora la nebbia dei sensi
apatica scende a spegnere
il desiderio di vivere:
guizzi di luce talora
illuminano la sera che viene.

Nino Silenzi

Che mi ami tu lo dici

You say you love; but with a voice
Chaster than a nun’s, who singeth
The soft vespers to herself
While the chime-bell ringeth—
O love me truly!

You say you love; but with a smile
Cold as sunrise in September,
As you were Saint Cupid’s nun,
And kept his weeks of Ember—
O love me truly!

You say you love; but then your lips
Coral tinted teach no blisses,
More than coral in the sea—
They never pout for kisses—
O love me truly!

You say you love; but then your hand
No soft squeeze for squeeze returneth;
It is, like a statue’s, dead,—
While mine to passion burneth—
O love me truly!

O breathe a word or two of fire!
Smile, as if those words should burn me,
Squeeze as lovers should—O kiss
And in thy heart inurn me—
O love me truly!

§

Che mi ami tu lo dici, ma con una voce
Più casta di quella d’una suora
Che per sè sola i dolci vespri canta,
Quando la campana risuona –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma con un sorriso
Freddo come un’alba di penitenza,
Suora crudele di San Cupido
Devota ai giorni d’astinenza –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma le tue labbra
Tinte di corallo insegnano meno gioia
Dei coralli del mare,
Mai che s’imbroncino di baci –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma la tua mano
Non stringe chi teneramente la stringe;
È morta come quella d’una statua
Mentre la mia brucia di passione –
Su, amami davvero!

Su, incendiamoci di parole
E bruciandomi sorridimi, stringimi
Come devono gli amanti, su, baciami,
E l’urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore –
Su, amami davvero!

JOHN KEATS

La vera storia degli uomini

“Tutto quello che è interessante accade nell’ombra, davvero. Non si sa nulla della vera storia degli uomini”

LOUIS-FERDINAND CÉLINE

Cant(ier)iamo?


Una gazza averla della Savana
si posa accanto alla ghiandaia
dei nostri boschi e guardano
il mare dove sguazza la ballerina
quella acquatica dolce
mentre canta a squarciagola
il fulvo fringuello che ama
le gente e la cincia col ciuffo
richiama lo scricciolo trillante
che spesso si rifugia all’ombra
dei cespugli di more.
Volano a coppie e poi
si perdono in volo
l’usignolo veloce e tondo
come un batuffolo
il rigolo minuscolo delle alpi e
il merlo di lago che ama
confondersi coi bimbi mentre il pettirosso
quasi umano ride in peli morbidi e colori.
Distante osserva il passero solitario
blu che ama la roccia a punta in pensiero.
Gli s’accosta la rondine mai sola e
dietro appare uccel del paradiso
che si mostra in veste nuziale.
L’allodola di Giulietta è tra i rami
a difendere il nido e lo zigolo
sempre più raro
se ne sta a raccogliere
muschio e fili d’erba e ascolta
lontano il canto flautato
del tordo castano.
Vola sfrenato il cardellino
che tintinna argentino
mentre il picchio
muratore e acrobata
salta sul tronco ………
Tutti ci ritroviamo e cantieriamo?

Tinti Baldini

Ca’ Rosa

 
Hai bevuto il mio mare
senza chiedermi il bicchiere di ieri,
preso la luna
che rubava l’ombra nel giardino
e scavalcato la siepe
che disegnava il mio confine da te.
L’eco delle tue attenzioni
era foglie di gelso
e succo di more gentili.
Io e te abbiam sudato domeniche intere
per questa caserma abbandonata,
e sotto scale gialle
di ranuncoli e tarassaco,
abbiamo fondato una repubblica di coraggio e sole
dove io posso dire di amarti,  
e il mio dono per te
è il figlio nostro,
fratello d’acqua di Eridano,
Oceano e Teti.
Anche se il quadrifoglio
non ha mai abitato questa casa,
uomini soli,
guardando il nostro rosa,
sognano gli archi di pietra serena
e il cortile di verde affanno e aria.
Quel giorno cantavi
sostituendo il tetto al cielo
mentre io dipingevo
la stanza ricovero ai miei poeti,
granaio del cuore,
e proprio qui ho imparato vivezza di parole
che si sono mosse come nuvole di Delta.

barche di carta

Il passato

Il passato è un animale
con mille tentacoli
curiosa creatura
ti può dare emozioni
o portarti alla disperazione

Il vero dramma è che non sai
cosa e come hai realizzato
i tuoi progetti,
se hai veramente amato,

Credi d’avere dato al mondo
il meglio di te, con  onestà
ti senti vulnerabile,
il mondo che ti circonda
muta continuamente
non ti senti adeguato,
poi incontri il sogno

Smetti di vivere alla giornata
ti senti rinato nel’amore,
felice per potere dedicare
il tuo tempo finalmente,
ad un obiettivo preciso,
non avrai timore di godere
di ciò che  ti entra nel cuore
ed allora credere all’Amore
diventa il tuo futuro.

Marcello Plavier

Barbara

Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
Épanouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t’ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N’oublie pas
Un homme sous un porche s’abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t’es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m’en veux pas si je te tutoie
Je dis tu a tous ceux que j’aime
Même si je ne les ai vus qu’une seule fois
Je dis tu a tous ceux qui s’aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
N’oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l’arsenal
Sur le bateau d’Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu’es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d’acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n’est plus pareil et tout est abîmé
C’est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n’est même plus l’orage
De fer d’acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l’eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.

§

Ricordati Barbara
Pioveva senza sosta quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Serena rapita grondante
Sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Come pioveva su Brest
E io ti ho incontrata a rue de Siam
Tu sorridevi
Ed anch’io sorridevo
Ricordati Barbara
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati ricordati quel giorno ad ogni costo
Non lo dimenticare
Un uomo s’era rifugiato sotto un portico
E ha gridato il tuo nome
Barbara
E sei corsa verso di lui sotto la pioggia
Grondante rapita rasserenata
E ti sei gettata tra le sue braccia
Ricordati questo Barbara
E non mi rimproverare di darti del tu
Io dico tu a tutti quelli che amo
Anche se una sola volta li ho veduti
Io dico tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara
Non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
sul tuo volto felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare
Sull’arsenale
Sul battello d’Ouessant
Oh Barbara
Che coglionata la guerra
Che ne è di te ora
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco d’acciaio di sangue
E l’uomo che ti stringeva tra le braccia
Amorosamente
è morto disperso o è ancora vivo
Oh Barbara
Piove senza sosta su Brest
Come pioveva allora
Ma non è più la stessa cosa e tutto è crollato
E’ una pioggia di lutti terribili e desolata
Non c’è nemmeno più la tempesta
Di ferro d’acciaio e di sangue
Soltanto di nuvole
Che crepano come cani
Come i cani che spariscono
Sul filo dell’acqua a Brest
E vanno ad imputridire lontano
Lontano molto lontano da Brest
Dove non vi è piú nulla.

JACQUES PRÉVERT

La domenica delle palme

E quale grazia riempiva i viali al sole
nelle domeniche venute
delle palme:
ragazze praticate da spose
tutte risa, e ammicchi tiepidi
alle scorze d’uomo in fila
giù per i bar, e gli scalini sciatti.

Ragazze con la fisima dei fazzoletti a fiori
delle giacchette di seta, ultima moda
allieve di quel grande oratorio della vita,
prone a saponi Marsiglia
ai lavatoi;
uscite dalle fabbriche del riso, poco fa
o studentesse invaghite di Gauguin
di Sbarbaro, Verlaine.

E quali vicinanze sentivo, suscitate
sia pure da lontano
il sorriso d’una d’esse
incontrava il mio pensiero felice
là per là;
pulito e pettinato, com’uno da soldato
eran le prime dei lunghi pantaloni

smesso che avevo l’infanzia
e voce acuta:
mi proponevo all’amore,
ai balli in piazza
le sere di cicale impazzite
e vino sfuso,
le sere prima di tardi
tutti a casa

Massimo Botturi

Tormento

è carne di parola antica che brucia e s’inganna:
- sono albero solitario in questo deserto di briciole
non appartengo alle mie foglie, né alle dita senz’unghie
consumate senza bocca, senza sillaba
uno squarcio di cielo mancato, in gola -
quant’è breve il canto dell’usignolo
certe mattine d’estate
ed è subito ombra – ma non mi possiede.

Anileda Xeka