L’exploit di Aurelio

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Cari amici, è con vero orgoglio che vi annuncio l’ennesimo successo di un nostro amico poeta del Cantiere, il caro Aurelio Zucchi, che si è recentemente aggiudicato il prestigiosissimo “Fiorino d’argento” al XXXVII Premio Firenze categoria poesia inedita, nell’ambito della cerimonia svoltasi lo scorso 7 dicembre nella suggestiva cornice di Palazzo Vecchio, presentando un brano (“Parlami”) che il nostro sito ha già avuto l’onore di pubblicare a suo tempo (lo potete trovare qui).
Al nostro Aurelio vanno i complimenti sinceri di tutti gli amici e gli auguri per il prosieguo della sua già brillante carriera letteraria. Lascerei il commento della poesia alle parole che l’autorevole Giuria Letteraria ha speso nel conferire l’ambito riconoscimento:

Verbale Giuria Letteraria

XXXVII PREMIO FIRENZE
Fiorino d’Argento ex-aequo a
AURELIO ZUCCHI
per la poesia
“PARLAMI”
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“Parlami” è la richiesta lirica con cui il poeta schiude il suo spazio interiore al colloquio con se stesso e con l’Altro che è dentro e fuori di noi. In questo contesto di raffigurazioni simboliche di ordine naturale, la luna di leopardiana memoria, è l’iride che dall’alto del silenzio, comunica e specchia con le sue mutevolezze la solitudine del poeta che necessita della Parola che, nella consecutio tematico-formale di concatenazioni crepuscolari, si fa “urgenza di ascolto e di sguardo” quando gli elementi cardini della natura come l’alba e il mare esauriscono le loro funzioni. Infine, per raggiungere il summum della sua “introspezione poetica” riferita con nitidezza stilistica e calore emozionale, Aurelio Zucchi trasmette al lettore la priorità di “essere ed esserci” al di là della complessità degli accadimenti.
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Il Cantiere
Published in: on dicembre 18, 2019 at 19:26  Comments (3)  

Fiori di ricordi

Sembra bonaccia,
ma lo specchio del tempo
dietro filtri di sole rami spogli
riflette, cascano a dirotto
i sogni, nel botro colmo
si radunano, portano il peso
delle foglie ingiallite.
Il ritmo dell’orologio
scandisce come passi nella nebbia
le anafore del tempo,
le screpolature del cuscino
girano
sulle dentellature di ricordi,
scricchiola note stanche il mio mulino
con le pale rivolte contro il sole
come un silenzio imprigionato
che non esplode …
le foglie vecchie cadono dai rami
aderiscono al cambio di stagione.
Si muovono pensieri a passi lenti
con le orecchie accostate a origliare
quello che succede all’altro lato.
A questa età di foce
dove l’acqua del fiume vede il mare
il presente non trova spazi,
prende gioia da spunti di passato,
come sentirsi a capo di un sorriso
che si versa nei campi
e fa sbocciare zolle inaridite.
Fiori di ricordi sono belli,
si sciolgono in bocca dolcemente,
tingono di colori i giorni lenti
come raggi rosati del tramonto
che assomigliano all’alba.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 18, 2019 at 07:43  Lascia un commento  

Briglie di vento

Ho messo i piedi tra fremiti di cornamuse

su lunghe scogliere di paludi taglienti

tra galoppi e schizzi di fango.

C’è il tempo che torna su briglie di vento

svolazzando fantasmi rimasti in memoria

da quando si scrivevano pareti indelebili.

Cencioso, un sacco di juta s’appoggia 

allo stipite della porta di marmo

dove vociferano proci di cartapesta.

 

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 18, 2019 at 07:26  Comments (1)  

All’Italia

O patria mia, vedo le mura e gli archi

E le colonne e i simulacri e l’erme

Torri degli avi nostri,

Ma la gloria non vedo,

Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi

I nostri padri antichi. Or fatta inerme,

Nuda la fronte e nudo il petto mostri.

Oimè quante ferite,

Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,

Formosissima donna! Io chiedo al cielo

E al mondo: dite dite;

Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,

Che di catene ha carche ambe le braccia;

Sì che sparte le chiome e senza velo

Siede in terra negletta e sconsolata,

Nascondendo la faccia

Tra le ginocchia, e piange.

Piangi, che ben hai donde, Italia mia,

Le genti a vincer nata

E nella fausta sorte e nella ria.

Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,

Mai non potrebbe il pianto

Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;

Che fosti donna, or sei povera ancella.

Chi di te parla o scrive,

Che, rimembrando il tuo passato vanto,

Non dica: già fu grande, or non è quella?

Perchè, perchè? dov’è la forza antica,

Dove l’armi e il valore e la costanza?

Chi ti discinse il brando?

Chi ti tradì? qual arte o qual fatica

O qual tanta possanza

Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?

Come cadesti o quando

Da tanta altezza in così basso loco?

Nessun pugna per te? non ti difende

Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo

Combatterò, procomberò sol io.

Dammi, o ciel, che sia foco

Agl’italici petti il sangue mio.

Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armi

E di carri e di voci e di timballi:

In estranie contrade

Pugnano i tuoi figliuoli.

Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,

Un fluttuar di fanti e di cavalli,

E fumo e polve, e luccicar di spade

Come tra nebbia lampi.

Nè ti conforti? e i tremebondi lumi

Piegar non soffri al dubitoso evento?

A che pugna in quei campi

L’itala gioventude? O numi, o numi:

Pugnan per altra terra itali acciari.

Oh misero colui che in guerra è spento,

Non per li patrii lidi e per la pia

Consorte e i figli cari,

Ma da nemici altrui

Per altra gente, e non può dir morendo:

Alma terra natia,

La vita che mi desti ecco ti rendo.

Oh venturose e care e benedette

L’antiche età, che a morte

Per la patria correan le genti a squadre;

E voi sempre onorate e gloriose,

O tessaliche strette,

Dove la Persia e il fato assai men forte

Fu di poch’alme franche e generose!

Io credo che le piante e i sassi e l’onda

E le montagne vostre al passeggere

Con indistinta voce

Narrin siccome tutta quella sponda

Coprìr le invitte schiere

De’ corpi ch’alla Grecia eran devoti.

Allor, vile e feroce,

Serse per l’Ellesponto si fuggia,

Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;

E sul colle d’Antela, ove morendo

Si sottrasse da morte il santo stuolo,

Simonide salia,

Guardando l’etra e la marina e il suolo.

E di lacrime sparso ambe le guance,

E il petto ansante, e vacillante il piede,

Toglieasi in man la lira:

Beatissimi voi,

Ch’offriste il petto alle nemiche lance

Per amor di costei ch’al Sol vi diede;

Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.

Nell’armi e ne’ perigli

Qual tanto amor le giovanette menti,

Qual nell’acerbo fato amor vi trasse?

Come sì lieta, o figli,

L’ora estrema vi parve, onde ridenti

Correste al passo lacrimoso e duro?

Parea ch’a danza e non a morte andasse

Ciascun de’ vostri, o a splendido convito:

Ma v’attendea lo scuro

Tartaro, e l’onda morta;

Nè le spose vi foro o i figli accanto

Quando su l’aspro lito

Senza baci moriste e senza pianto.

Ma non senza de’ Persi orrida pena

Ed immortale angoscia.

Come lion di tori entro una mandra

Or salta a quello in tergo e sì gli scava

Con le zanne la schiena,

Or questo fianco addenta or quella coscia;

Tal fra le Perse torme infuriava

L’ira de’ greci petti e la virtute.

Ve’ cavalli supini e cavalieri;

Vedi intralciare ai vinti

La fuga i carri e le tende cadute,

E correr fra’ primieri

Pallido e scapigliato esso tiranno;

Ve’ come infusi e tinti

Del barbarico sangue i greci eroi,

Cagione ai Persi d’infinito affanno,

A poco a poco vinti dalle piaghe,

L’un sopra l’altro cade. Oh viva, oh viva:

Beatissimi voi

Mentre nel mondo si favelli o scriva.

Prima divelte, in mar precipitando,

Spente nell’imo strideran le stelle,

Che la memoria e il vostro

Amor trascorra o scemi.

La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando

Verran le madri ai parvoli le belle

Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,

O benedetti, al suolo,

E bacio questi sassi e queste zolle,

Che fien lodate e chiare eternamente

Dall’uno all’altro polo.

Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle

Fosse del sangue mio quest’alma terra.

Che se il fato è diverso, e non consente

Ch’io per la Grecia i moribondi lumi

Chiuda prostrato in guerra,

Così la vereconda

Fama del vostro vate appo i futuri

Possa, volendo i numi,

Tanto durar quanto la vostra duri.

 

GIACOMO LEOPARDI

Published in: on dicembre 18, 2019 at 06:51  Comments (1)