Violetta

.
Sorridi
palpito
odoroso
tra radici
affioranti.
Cuore
di velluto
stretta
in foglie
a rosetta
timida
presenza
in semplice
umiltà.
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Graziella Cappelli
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Published in: on luglio 10, 2012 at 07:35  Comments (8)  
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Giulia

Soffio leggero di nuova vita,
di infinito amore.
Dono divino che placa il radicato
dolore.
Occhi che racchiudono l’universo,
che s’aprono a noi per riscoprir
della vita quel palpito solo sopito
che credevamo ormai perso.
È dolce riscoprir quei gesti antichi,
dimenticati troppo in fretta.
stupita ci guardi, seriosa accogli
da mani tremanti d’amor la carezza.
Il cielo di luce brillò per la nuova stella,
angeli in festa alla fine del viaggio
a noi ti condussero qual gioiosa novella.
Fu la tua voce nuovo canto di vita,
che nella casa di tristezza pervasa
fiorire rifece quella rosa appassita.

Claudio Pompi

§

Carissimi Massimo, Tinti, Roberta e tutti voi cari amici del Cantiere, perdonate il nostro silenzio ma abbiamo avuto seri problemi con il computer di Claudio (anche lui risente dell’assenza di chi lo gestiva quotidianamente). Ora con Stefano e Francesca siamo riustiti a ripristinarlo e siamo di nuovo in grado di seguire il Cantiere con le vostre poesie e vedere che Claudio è sempre presente. Come i vostri commenti e il vostro affetto verso di lui.  Grazie di tutto. La poesia “Giulia” Claudio la scrisse alla nascita di Giulia, la nostra prima nipote, quattro anni fa. Una poesia carica di dolcezza che descriveva in pieno quel momento di felicità che stavamo vivendo da nonni. Oggi vorrei con questa poesia annunciare a tutti voi amici del Cantiere che entro la fine di febbraio diventeremo nonni per la seconda volta. Francesca aspetta la sua seconda bimba, Sofia.  “Fu la tua voce nuovo canto di vita che nella casa di tristezza pervasa fiorire rifece quella rosa appassita”. E’ cosi, e ne  sono certa che Claudio avrebbe voluto condividere con voi questa gioia immensa. Un abbraccio infinito a tutti voi

Rita

…Cruciverba

Sottile
cruciverba
agita
il pensiero.

Di là del sonno
giace libertà
sopravvissuta
e recidiva al sogno,
naufraga dell’abitudine,
all’incipit inquieto
d’un palpito segreto.

La sua prigione
è il vento.

Silvano Conti

Published in: on gennaio 18, 2012 at 07:05  Comments (2)  
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Dalla soglia di un sogno

DESDE EL UMBRAL DE UN SUEÑO

Desde el umbral de un sueño me llamaron…
Era la buena voz, la voz querida.

—Dime: ¿vendrás conmigo a ver el alma?…
Llegó a mi corazón una caricia.

—Contigo siempre… Y avancé en mi sueño
por una larga, escueta galería,
sintiendo el roce de la veste pura
y el palpitar suave de la mano amiga.

§

Dalla soglia di un sogno mi chiamarono
era la buona voce, amata voce.
Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?
una carezza mi raggiunse il cuore.
Sempre con te… ed avanzai nel sogno
per una lunga, spoglia galleria;
sentii sfiorarmi la sua veste pura
e il palpito soave della mano amica.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Published in: on ottobre 1, 2011 at 07:00  Comments (2)  
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Il vaso

C’è un piccolo amico
nascosto nel mio taschino
che porto sempre con me
quando vado a passeggio
sugli asfalti assolati della vita
Se parlo o rido
lui ascolta in silenzio
e sente passare la gente
mentre fingo interesse
al confuso brusio della strada
oppure sonnecchia
e si accomoda piano
in un fresco giaciglio di pensieri

Ma un mio palpito può risvegliarlo
e accende di stelle i suoi occhi
ad ogni tuo incontro prezioso e raro
Allora gli freme dentro
quella voglia di uscire
portando di corsa il suo vaso
E’ una coppa di pura bellezza
una giara ricolma di baci
da versarti e con quelli coprire
le tue ciglia curiose del mondo
e ogni ciocca mossa dal vento
e poi calde le tue mani d’avorio
con le dita dalle unghie gentili
e se mai ne avanzassero ancora
tutte di baci riempire
le piegoline del tuo sorriso

C’è un piccolo uomo
proprio lì sul mio cuore
Ogni volta rimane rinchiuso
schiacciato e senz’ali
sul fondo di un alto taschino
Quando vai e mi saluti
lui resta abbracciato a quel vaso
carezzandone il chiuso sigillo
Poi ritorna al suo posto
a nascondersi quieto
nel confuso brusio della strada.

Fabio Sangiorgio

Sedoka – A primavera

A primavera
frinire di cicale
fra i frutti dei ciliegi
.
Nel vento s’ode
il palpito di un cuore
sotto la luna piena
Patrizia Mezzogori
Published in: on giugno 21, 2011 at 07:32  Comments (18)  
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Voglia di un figlio

Volere un figlio è un palpito d’ali
ancestrale voglia di prosecuzione
caldo lanoso abbraccio
odoroso di latte
Amore di sé

Anna Maria Guerrieri

Published in: on aprile 2, 2011 at 07:27  Comments (3)  
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Totus in illis

Così, in quelle che belle
e quasi tenere ventose
erano le attenzioni
che cancellavano d’intorno
al punto vero tutte l’altre cose,

mi cancellavo
come Orazio in via Sacra
perivo di limpida vita
nella freschezza assorbente
di una piccola idea quasi dea
che m’isolava del tutto
anche se per un solo minuto.

Ora, totus in illis
torno a pensieri di ieri
quali frammenti di diamanti-misteri
imprigionati come in un’apnea.
Intorno è un senza-niente
che nessun baratro eguaglia
un’assenza che rende
ogni contesto festuca e frattaglia
e langue dell’affiorare
come atto stesso dell’evaporare.

“Totus in illis-illa” rovesciato
come vuota bouteille-à-la mer
solo a se stessa indirizzata
e sgomenta di sé-
palpito-smalto
già di perente ere
dove niente è più alto
che d’una ustrina lo spento braciere.
Totus-totus
in illa insula immotus.

ANDREA ZANZOTTO

Tra il giorno e la notte

Ti ritrovai,
nell’orfica battigia,
proprio
tra il giorno e la notte,
di un mio miraggio
spiaggiato.

Immobile,
l’oceano attendeva,
pacifico, un palpito
e il levigato planare
d’albatri assordanti;
ma il loro volo
sminuzzato
dal ristagno del tempo
stramazzava, tarpato,
ai miei piedi argillosi

Solo la tua immagine,
folle di Sole,
delirante di stelle
danzava,
tra il giorno e la notte,
proprio
sulla rena deserta,
fradicia
della mia malinconia

Flavio Zago

Published in: on febbraio 23, 2011 at 07:28  Comments (2)  
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Torna

Torna sovente e prendimi,
palpito amato, allora torna e prendimi,
che si ridesta viva la memoria
del corpo, e antiche brame trascorrono nel sangue,
allora che le labbra ricordano e le carni,
e nelle mani un senso tattile si riaccende.
Torna sovente e prendimi, la notte,
allora che le labbra ricordano, e le carni…

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on dicembre 5, 2010 at 07:38  Comments (2)  
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